La memoria non è un monumento da inaugurare: è un campo di battaglia sul presente.
Antifascismo vivo, non da cerimonia — perché chi decide cosa la città ricorda, decide anche cosa può tornare.
Firenze è Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza e ama definirsi «città antifascista». Per noi non è un’etichetta da cerimonia: è un impegno che si misura ogni giorno, negli atti e nelle scelte concrete di chi governa. La memoria della Resistenza non è un patrimonio acquisito una volta per tutte — è qualcosa che si difende, o si perde.
Questa Lotta nasce da uno scorporo: fino a poco tempo fa memoria e antifascismo vivevano dentro la pagina dedicata alla pace. Ma sono due campi distinti. La pace guarda fuori — le guerre, il riarmo, chi fugge. La memoria guarda alla città e alla sua storia: il 25 aprile e l’11 agosto, le targhe e la toponomastica, le cerimonie e i luoghi, il filo che lega la Resistenza di ieri all’antirazzismo di oggi. Tenerli insieme rischiava di sciogliere la specificità di ciascuno.
Perché la memoria è una lotta
Ci viene obiettato spesso che il 25 aprile «dovrebbe unire tutti» e che la memoria non è materia di scontro politico. È il contrario. La memoria è sempre una scelta: cosa si ricorda e cosa si lascia cadere, a chi si dedica una via e a chi no, quali cerimonie l’amministrazione presidia e quali lascia agli spazi vuoti dove ricompaiono i nostalgici. Ogni monumento è anche una decisione su cosa la città considera degno di essere tramandato.
Per questo la memoria passa dal Consiglio comunale, e per questo la difendiamo con gli strumenti dell’aula: la mozione, che impegna la Giunta; l’interrogazione e il question time, con cui chiediamo conto di cosa succede nei luoghi della città — da un cimitero a una targa, da uno spazio autogestito a una commemorazione. Sono strumenti modesti, ma servono a non lasciare che la memoria diventi rito vuoto, buono per la foto del sindaco e dimenticato il giorno dopo.
Antifascismo vivo, non da cerimonia
La distanza tra l’antifascismo dichiarato e l’antifascismo praticato si misura in casi concreti. Ogni anno, il 25 aprile e l’11 agosto — le due date della Liberazione di Firenze — al cimitero di Trespiano tornano manifestazioni nostalgiche che onorano chi combatté contro la nascita della Repubblica. Abbiamo chiesto al Consiglio di condannarle senza ambiguità (Mozione 914, approvata emendata) e abbiamo interrogato più volte l’amministrazione perché prendesse misure preventive, non parole a cose avvenute (Interrogazioni 910, 210 e 735).
Non è un caso isolato. Abbiamo posto in aula il tema di un raduno di estrema destra a Settignano, chiedendo quale fosse l’impegno concreto della città antifascista (Interrogazione 496), e delle risposte politiche mancate di fronte a manifesti e propaganda in città (Interrogazione 466). E abbiamo difeso gli spazi che l’antifascismo lo praticano davvero: sulla continuità dello spazio autogestito della Polveriera di Sant’Apollonia abbiamo chiesto come l’amministrazione intendesse sostenere antifascismo e partecipazione, invece di trattarli come un problema di ordine pubblico (Question time 1114).
Le targhe della città: chi si ricorda e chi no
La toponomastica — le targhe, le vie, i luoghi intitolati — è il modo più concreto in cui una città decide chi merita di essere ricordato. Ed è un terreno di conflitto preciso. Abbiamo interrogato l’amministrazione su una targa dedicata ai repubblichini in piazza della Repubblica: come può una città che si dice antifascista convivere con un segno che onora chi stava dall’altra parte? (Interrogazione 307).
Sull’altro versante, abbiamo proposto di intitolare un luogo della città a Lorenzo Orsetti, il combattente fiorentino caduto in Rojava nel marzo 2019 contro l’ISIS (Mozione 571): una figura che tiene insieme antifascismo, internazionalismo e memoria viva. Perché la toponomastica non è un dettaglio burocratico: è il racconto che la città fa di sé a chi la attraversa.
Il caso più grave di memoria negata è però un altro, e lo abbiamo trasformato in un’inchiesta a sé: la targa per Idy Diene, chiesta dal Consiglio comunale con una mozione votata nel 2018 e mai apposta dall’amministrazione.
Il 5 marzo 2018 Idy Diene, ambulante senegalese, veniva ucciso sul Ponte Vespucci. Dodici giorni dopo il Consiglio approvava con 29 voti una mozione per una targa: otto anni dopo, quella targa istituzionale ancora non c’è. La ricostruzione completa — fatti, processo, atti del Comune, cronologia — nella scheda dedicata.
Dalla Resistenza a Idy Diene: l’antifascismo è antirazzismo
L’antifascismo non è archeologia. Nasce dalla Resistenza e arriva dritto al presente: alla strage razzista di piazza Dalmazia del 13 dicembre 2011, in cui furono uccisi Samb Modou e Diop Mor; all’omicidio di Idy Diene nel 2018; al clima di odio che colpisce chi migra, chi è senza dimora, chi vive ai margini. Difendere la memoria antifascista significa riconoscere questo filo, non spezzarlo in commemorazioni separate.
Per questo leghiamo la memoria alla difesa dei diritti nel presente. In occasione del Giorno della Memoria abbiamo chiesto che imparare la storia servisse a difendere i diritti delle persone, comprese quelle migranti (Ordine del giorno 155, approvato). E abbiamo proposto la cittadinanza onoraria di Firenze a Francesca Albanese, per il suo impegno sui diritti umani e contro le complicità delle istituzioni (Ordine del giorno 1803): una proposta respinta dalla maggioranza, che dice molto su dove passi oggi il confine dell’antifascismo praticato.
Giorno della Memoria e Giorno del Ricordo: contro gli usi revisionisti
Le date della memoria sono diventate un terreno di revisionismo strisciante. Ogni anno, sulle comunicazioni istituzionali per il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo, presentiamo ordini del giorno per difendere la verità storica dagli usi politici che la deformano.
Sul Giorno della Memoria abbiamo chiesto e ottenuto che non si accettasse l’equiparazione tra nazismo e comunismo (Ordine del giorno 152, approvato), che si distinguesse con chiarezza tra antisemitismo e antisionismo contro ogni discriminazione (Ordine del giorno 153, approvato), e che la storia servisse ai diritti del presente (Ordine del giorno 155, approvato). Abbiamo insistito sul valore dei Viaggi della Memoria per il pensiero critico (Ordine del giorno 133) e su un efficace contrasto all’antisemitismo (Ordine del giorno 132). Sul Giorno del Ricordo abbiamo chiesto di rispettare la memoria e la complessità della storia, proponendo una Casa della Cultura e della Storia del Novecento (Ordine del giorno 232, approvato emendato).
La memoria come impegno pubblico: scuole, fondi, una Casa del Novecento
L’antifascismo, per non essere retorica, ha bisogno di infrastrutture: risorse, luoghi, presenza nelle scuole. Su questo abbiamo lavorato con continuità. Abbiamo chiesto che l’antifascismo fosse presente non solo nelle scuole ma anche nelle istituzioni (Ordine del giorno 1384, approvato) e che diventasse un obiettivo centrale del Documento Unico di Programmazione del Comune, cioè una scelta di bilancio e non solo di parole (Ordine del giorno 1419).
Quando il Governo nazionale ha tagliato i fondi alle istituzioni dell’antifascismo — gli istituti storici della Resistenza, i luoghi della memoria — abbiamo portato in aula una risoluzione per denunciarlo e chiedere che Firenze facesse la sua parte (Risoluzione 824, approvata emendata). E siamo tornati più volte sulla proposta di una Casa della Cultura e della Storia del Novecento (Ordini del giorno 154 e 232): un luogo permanente dove la città custodisca e discuta la propria storia recente, invece di affidarla a cerimonie stagionali.
Nel programma 2024
Gli impegni su memoria e antifascismo che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.
- Difesa della memoria antifascista e della Costituzione nata dalla Resistenza
- Antifascismo come pratica quotidiana, non come cerimonia: presidio del 25 aprile e dell’11 agosto
- Toponomastica e targhe come racconto pubblico coerente della città
- Contrasto al razzismo e all’odio: dalla Resistenza a Idy Diene, un solo filo
- Una Casa della Cultura e della Storia del Novecento come luogo permanente della memoria
- Difesa delle istituzioni dell’antifascismo dai tagli e dagli usi revisionisti delle date
Gli atti depositati
Una selezione del lavoro consiliare su memoria e antifascismo in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.
| Atto | Oggetto | Esito |
|---|---|---|
| MOZ 914 | Firenze è antifascista: condanna delle manifestazioni nostalgiche a Trespiano | Approvata emendata |
| INT 910 | 25 aprile e 11 agosto: fascisti a Trespiano nelle giornate dell’antifascismo? | Non trattato |
| INT 210 | Trespiano: prese misure per il 25 aprile e l’11 agosto del 2026? | Depositata |
| INT 735 | 25 aprile 2026 a Firenze, tra Trespiano e la scuola Villani | Non trattato |
| INT 496 | Raduno di estrema destra a Settignano, quale impegno antifascista? | Risposta in aula |
| INT 466 | Antifascismo, manifesti e PMLI: mancano le risposte politiche | Risposta in aula |
| QT 1114 | Polveriera in Sant’Apollonia: come supportiamo antifascismo e partecipazione? | Risposta in aula |
| INT 307 | In piazza della Repubblica una targa per repubblichini, in una Città antifascista? | Depositata |
| MOZ 571 | Intitolazione di un luogo toponomastico a Lorenzo Orsetti | Depositata |
| RIS 824 | Taglio dei fondi alle istituzioni dell’antifascismo da parte del Governo | Approvata emendata |
| ODG 1384 | Antifascismo, nelle scuole ma anche nelle istituzioni | Approvata |
| ODG 1419 | Antifascismo, deve essere un obiettivo centrale (DUP 2026-2028) | Non trattato |
| ODG 153 | Il Giorno della Memoria aiuti a distinguere antisemitismo e antisionismo | Approvata |
| ODG 152 | Il Giorno della Memoria non può accettare equiparazione tra nazismo e comunismo | Approvata |
| ODG 155 | Imparare la storia, per i diritti delle persone anche migranti | Approvata |
| ODG 232 | Rispettare la memoria e la complessità della storia: una Casa del Novecento | Approvata emendata |
| ODG 1803 | Cittadinanza onoraria di Firenze a Francesca Albanese | Respinto |
I numeri
Fonti: storia della Liberazione di Firenze (11 agosto 1944) e Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza; vicenda Lorenzo Orsetti (marzo 2019); strage di piazza Dalmazia (13 dicembre 2011) e omicidio di Idy Diene (5 marzo 2018), ricostruiti nella scheda dedicata su palagixfirenze.it. Le date della memoria non sono ricorrenze da calendario: dicono cosa la città sceglie di ricordare, e cosa lascia cadere.
La nostra posizione
Non crediamo che l’antifascismo sia una cerimonia da rinnovare una volta l’anno, né che la memoria sia un patrimonio acquisito che si conserva da solo. Antifascismo e memoria sono una pratica quotidiana: si difendono presidiando i luoghi, scegliendo le parole giuste nelle date, intitolando le vie alle persone giuste, tenendo aperti gli spazi che quella memoria la fanno vivere. Una città Medaglia d’oro della Resistenza che tollera targhe ai repubblichini, lascia scoperte le sue date e nega da otto anni una targa a un uomo ucciso per strada, non è all’altezza del proprio passato.
Per questo continuiamo a portare in aula la memoria come conflitto sul presente: contro il revisionismo che deforma le date, contro i tagli alle istituzioni dell’antifascismo, per una Casa del Novecento che custodisca la storia recente della città, e per riconoscere il filo che lega la Resistenza all’antirazzismo di oggi. Perché chi controlla la memoria della città, controlla il suo futuro.
L’antifascismo o è vivo, o non è. E si vede da come una città tratta le sue targhe, le sue date e chi le abita.