Categoria: Da Palazzo Vecchio

  • Via Bufalini: il Comune ha firmato l’esenzione dagli affitti brevi mentre scriveva il divieto

    Via Bufalini: il Comune ha firmato l’esenzione dagli affitti brevi mentre scriveva il divieto

    “Il TAR ha chiarito che il principio vale solo per il complesso Bufalini. Ma il principio che ha usato — le convenzioni attuative precedenti non possono essere vanificate dal regolamento successivo — è generale. Quante altre convenzioni simili esistono nel centro storico UNESCO?”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Francesca Lupo — Sinistra Progetto Comune Quartiere 1

    Il TAR Toscana ha stabilito che il complesso immobiliare di via Bufalini — 18.000 mq tra via Bufalini e piazza Brunelleschi, ex sede della Cassa di Risparmio, oggi di proprietà di una società di gestione patrimoniale milanese — può destinare i propri 150 appartamenti alle locazioni turistiche brevi. Il Comune ha risposto che si tratta di un “caso specifico”. È un caso specifico. Ma il principio giuridico che lo fonda è generale, e nessuno ha ancora risposto a una domanda semplice: quanti altri casi come questo esistono nel centro storico di Firenze?

    La storia non inizia con la sentenza TAR. Nel 2015 il Regolamento Urbanistico dell’amministrazione Nardella include la scheda norma AT 12.01 dedicata al complesso, con destinazioni d’uso ampie. Nel 2017 il Comune firma la convenzione attuativa con il proprietario dell’epoca: quella convenzione, secondo il TAR, non prevede “alcuna limitazione rispetto alla facoltà di destinare le unità immobiliari alla locazione di breve durata”. Fin qui il passato. Ma la parte più rilevante viene dopo. Nel settembre 2023 — quando il Piano Operativo era già in costruzione e la direzione politica sugli affitti brevi era chiara — la Direzione Urbanistica del Comune di Firenze ha approvato l’atto unilaterale d’obbligo relativo al complesso Bufalini (DD 07456/2023), re-consolidando il regime della convenzione 2017 e rendendo ancora più solide le pretese della proprietà. Quell’atto è del settembre 2023. La continuità politica del centrosinistra fiorentino non lo ha mai rimesso in discussione, neppure quando si stava scrivendo il regolamento anti affitti brevi. Nell’ottobre 2023 la società proprietaria dell’epoca — Colony Capital — ha versato al Comune la monetizzazione della quota di housing sociale prevista dal piano, pagando in denaro anziché costruire case: il Comune ha incassato e ha usato quei fondi per un intervento all’ex caserma dei Carabinieri di Santa Maria Novella (DD 10599/2023). La componente sociale di uno dei complessi più grandi del centro storico è stata fisicamente spostata altrove, con un assegno. Nell’aprile 2024 la proprietà è passata a una società di gestione patrimoniale milanese che gestisce oltre 1,5 miliardi di asset, subito autorizzata a eseguire il progetto operativo di bonifica del sito (DD 03350/2024). Nell’aprile 2025 il Consiglio comunale ha approvato la variante alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Operativo in materia di locazioni turistiche brevi, rafforzando il divieto nel perimetro UNESCO (DC/2025/00019): contestualmente procedeva la causa al TAR. A maggio 2026 il TAR ha dato ragione alla proprietà.

    Il TAR ha chiarito che il vizio del regolamento accertato non produce effetti erga omnes: vale solo per il complesso Bufalini. Ma il principio che ha usato per arrivarci — le convenzioni attuative che precedono il regolamento non possono essere vanificate da quel regolamento — è un principio generale del diritto urbanistico e amministrativo. Questo significa che qualunque proprietà nel centro storico UNESCO che abbia una convenzione attuativa o un atto d’obbligo stipulato prima dell’entrata in vigore della disciplina sulle locazioni turistiche brevi può teoricamente avanzare la stessa pretesa. Il numero di queste convenzioni non è pubblico. Non esiste, che risulti, una ricognizione ufficiale del Comune su quante siano e quali clausole contengano.

    Con l’interrogazione depositata abbiamo chiesto alla Giunta di rispondere a quattro domande: se abbia condotto o intenda condurre questa ricognizione sistematica; se ci siano altri ricorsi pendenti al TAR con le stesse argomentazioni; se ritenga la disciplina del Piano Operativo ancora efficace o intenda integrarla; e — questa è la domanda più diretta — se in sede di approvazione dell’atto d’obbligo del settembre 2023 fosse stata valutata la compatibilità con il Piano Operativo in costruzione e la sua variante sugli affitti brevi. La risposta a quest’ultima domanda avrà un valore chiarificatore.

    La risposta di Palazzo Vecchio alla sentenza è che il piano anti-affitti brevi “va avanti”. È possibile. Ma un piano urbanistico che ha già un buco certificato dal TAR di 18.000 mq nel cuore del centro storico UNESCO — e che non sa quanti buchi analoghi abbia — non è una politica, è un annuncio.

  • Franchi: il Comune ci dice che non ci sono interlocuzioni con la Fiorentina

    Franchi: il Comune ci dice che non ci sono interlocuzioni con la Fiorentina

    “Siamo la proprietà dello Stadio, il suo futuro non si può negoziare informalmente”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    Il 28 aprile 2026, come gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune avevamo presentato una richiesta di accesso agli atti sul Franchi, chiedendo tre cose precise: se la proprietà della Fiorentina avesse presentato una «proposta di pubblico interesse» per la Fase 2 dei lavori; se esistessero atti connessi a tale proposta; se ci fossero comunicazioni formali tra Comune e proprietà negli ultimi due anni.

    Un mese dopo – come da termini di legge – la Direzione Generale (che ringraziamo) ci ha risposto con tre «non risulta».

    Abbiamo verificato sul portale pubblico delle delibere e determine del Comune di Firenze.

    Il 16 aprile 2026 la Direzione Cultura e Sport ha approvato gli «Indirizzi per l’utilizzo dello stadio comunale Artemio Franchi nella stagione calcistica 2026/2027» (DD 00123/2026). Il 22 aprile 2026 — sei giorni prima della nostra richiesta — la stessa Direzione ha approvato lo «schema di accordo modificativo alla Convenzione del 25.1.2010 per la concessione in uso dello Stadio Artemio Franchi e delle aree limitrofe per la stagione 2026-27» (DD 03071/2026). Modificare la convenzione di concessione è un atto formale che implica un’intesa con il concessionario — cioè la società che usa lo stadio.

    La Direzione Generale risponde che non risultano «correlate comunicazioni formali». La parola «correlate» fa tutto il lavoro: quelle comunicazioni esistono, ma riguardano la gestione ordinaria dello stadio, non il project financing. Il Comune parla formalmente con la Fiorentina per stabilire come usare i bagni e i parcheggi; non parla formalmente con la Fiorentina — o almeno non lascia traccia — quando si tratta dei 110 milioni del secondo lotto.

    La risposta della Direzione Generale non nega l’esistenza della manifestazione d’interesse protocollata (prot. 182470/2026): era l’oggetto stesso della nostra richiesta, e la DG la cita esplicitamente. Dice però che non è qualificabile come «proposta di pubblico interesse» ai sensi della normativa sui contratti pubblici. Questa distinzione non è solo tecnica: se la società sportiva avesse presentato formalmente una proposta di pubblico interesse, scatterebbe un obbligo di pubblicazione, di istruttoria e — auspichiamo — di coinvolgimento del Consiglio comunale. Tenere il documento fuori da quella classificazione significa tenere fuori anche quei vincoli di trasparenza.

    Le nostre domande diventano ancora più urgenti. Chi ha firmato la manifestazione d’interesse di aprile? Con chi sta negoziando il Comune il project financing da 55 milioni di euro a testa e la concessione pluridecennale?

    Nel frattempo, secondo quanto riportato dalla stampa locale, i colloqui tra Comune e Fiorentina per il project financing del secondo lotto devono concludersi entro il 31 luglio 2026, data entro la quale Firenze deve candidare il Franchi come sede di Euro 2032. Una scadenza irreversibile che si avvicina senza che il Consiglio abbia discusso nulla di formale, tantomeno il Consiglio del Quartiere 2.

    Non vogliamo esprimere una posizione ingenua: immaginiamo che il Comune conduca anche trattative riservate in alcune fasi, o comunque ci siano confronti anche informali. Contestiamo che uno dei maggiori impianti sportivi pubblici della Città – finanziato con fondi statali PNRR, oggetto di un project financing da oltre 100 milioni, destinato a ospitare un campionato europeo – possa vedere il suo futuro trattato senza che il Consiglio comunale sia coinvolto in nessuna fase formale.

    La risposta della Direzione Generale certifica ufficialmente che non esiste un percorso trasparente e verificabile per la decisione più rilevante sul Franchi degli ultimi vent’anni. Questo non è riservatezza negoziale: è esclusione del Consiglio da una scelta che appartiene alla Città.

    Depositeremo un’interrogazione urgente alla Sindaca e alla Giunta.

  • Global Sumud Flotilla: in Commissione 7 audizione di Bundu e Salvetti

    Global Sumud Flotilla: in Commissione 7 audizione di Bundu e Salvetti

    “Ringraziamo la Presidente per aver convocato questa seduta. Importante ascoltare le testimonianze dirette in Comune”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Questa mattina la Commissione 7 del Consiglio Comunale di Firenze ha convocato in audizione Antonella Bundu e Dario Salvetti per sentire la loro testimonianza diretta sull’esperienza della Global Sumud Flotilla. Ringraziamo la Presidente per questa scelta: è un’audizione che aveva senso fare, e aveva senso farla subito.

    I fatti sono noti, ma vale la pena ricordarli. Il 19 maggio, a circa duecento miglia nautiche dalla costa di Gaza — in acque internazionali — la marina israeliana ha abbordato l’imbarcazione Don Juan, come ha fatto con le tutte le altre imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Entrambi sono stati detenuti per due giorni finendo anche in container circondati da filo spinato, senza acqua né cibo per ventiquattr’ore, senza accesso a legali o personale consolare. Le testimonianze in questi giorni per fortuna vengono riportate da più parti e pensiamo sia importante evitare di normalizzare o dimenticare.

    L’audizione di oggi non è un fatto isolato. Il 30 aprile, dopo la prima intercettazione, il Consiglio comunale aveva approvato senza voti contrari un ordine del giorno di solidarietà che chiedeva al Governo italiano di intervenire diplomaticamente: quell’atto si inseriva in una linea coerente che include il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’adesione alla Rete degli enti locali per i diritti del popolo palestinese, la delibera sulla cooperazione sanitaria in West Bank e Gaza. Una linea costruita atto per atto, tra la precedente consiliatura e questa.

    Il contesto in cui questa Commissione si è tenuta è quello di un conflitto che, nonostante un cessate il fuoco formalmente in vigore dal 10 ottobre 2025, ha già prodotto ulteriori 800 vittime palestinesi dall’inizio della cosiddetta tregua, tra cui duecento bambini. Secondo WAFA, al 28 maggio 2026 il bilancio complessivo dall’ottobre 2023 ha raggiunto 72.819 morti. A marzo 2026 è stata dichiarata ufficialmente la carestia in alcune zone della Striscia: quattro bambini su cinque affrontano livelli catastrofici di fame, con il Flash Appeal ONU finanziato solo al 13%. Il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu, emesso nel novembre 2024, è ancora inevaso – l’Italia non ha ancora dichiarato che lo eseguirebbe. Il 20 maggio 2026 il Parlamento europeo ha respinto l’emendamento per l’embargo delle armi verso Israele: i rappresentanti delle destre italiane hanno votato contro, mentre i partiti di centrosinistra che a Firenze chiedono di stare dalla parte dei diritti non sempre hanno la stessa coerenza a Bruxelles.

    Quello che Bundu e Salvetti hanno vissuto non è una storia privata: è una testimonianza politica su cosa accade quando si prova a rompere un blocco illegale con azioni civili non violente. Firenze può e deve trarne le conseguenze istituzionali: nella pressione diplomatica sul Governo nazionale, nelle reti di enti locali, negli atti concreti di cooperazione e interruzione di relazioni con chi pratica quel blocco, denunciando eventuali connivenze economiche del nostro tessuto.

  • Bus come serre, notti senza protezione: il protocollo Comune – Autolinee Toscane non sta funzionando

    Bus come serre, notti senza protezione: il protocollo Comune – Autolinee Toscane non sta funzionando

    “Sei mesi dopo la firma del Protocollo d’intesa sulla sicurezza del TPL, arriva la denuncia di bus con climatizzatori guasti, posti guida senza protezione, turni notturni in condizioni inaccettabili”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Raccogliamo e facciamo nostra la denuncia di COBAS Lavoro Privato – Autolinee Toscane pubblicata in queste ore: decine di bus fermi nei depositi per impianti di climatizzazione guasti, altri veicoli formalmente “funzionanti” che non abbassano le temperature interne, personale esposto a turni serali e notturni su vetture prive di protezione totale del posto guida. E — dettaglio che riguarda direttamente il Comune di Firenze — una richiesta di aumento delle corse notturne da parte dell’amministrazione comunale avanzata senza affrontare preventivamente la questione della sicurezza di chi guida. È una miscela che COBAS definisce pericolosa e che non pensiamo possa passare sotto silenzio istituzionale o politico.

    Il 25 novembre 2025 la Direzione Infrastrutture di viabilità e mobilità del Comune di Firenze ha approvato lo schema di un Protocollo d’intesa tra il Comune stesso e Autolinee Toscane, finalizzato a promuovere e garantire la sicurezza del servizio di trasporto pubblico locale e regionale (DD 00483/2025). Sei mesi dopo arriva la denuncia di condizioni che quel protocollo avrebbe dovuto affrontare.

    Il quadro che emerge non è accidentale. Nel frattempo i fondi PNRR per il rinnovo delle flotte bus erano stati accertati già nel giugno 2025 (DD 04660/2025): a che punto è il cronoprogramma del rinnovo per il territorio fiorentino? Autolinee Toscane ha dichiarato di aver avviato il dispiegamento delle prime cabine integralmente protette, ma i dati pubblici indicano che a oggi meno della metà della flotta toscana è equipaggiata con protezioni adeguate, con un obiettivo del 69% entro dicembre 2026. Non è abbastanza, e non è abbastanza in fretta. Nel frattempo l’estate è già arrivata.

    Se il Comune ha effettivamente richiesto ad Autolinee Toscane un aumento delle corse notturne senza contestualmente esigere il rispetto delle condizioni di sicurezza per il personale, ha sbagliato. Il trasporto pubblico notturno è un servizio essenziale — di mobilità, di riduzione dell’uso dell’auto privata, di qualità della vita — ma non può essere conquistato a spese della salute e dell’incolumità di chi lo rende possibile. Non si espande un servizio scaricando i costi sulle lavoratrici e sui lavoratori.

    Chiediamo alla Giunta di riferire in Consiglio se e come il Protocollo d’intesa del novembre 2025 con Autolinee Toscane sia stato attuato e quali meccanismi di verifica siano stati attivati; se la richiesta di aumento delle corse notturne sia stata condizionata al rispetto di standard di sicurezza per gli autisti, e in caso negativo perché; quali azioni il Comune intenda assumere, nei limiti delle proprie competenze e nell’ambito del contratto di servizio regionale, per accelerare il completamento della protezione totale del posto guida su tutta la flotta operante sul territorio fiorentino.

  • Affitti brevi, undici anni di ritardo dai verbali del Comitato di Pilotaggio UNESCO

    Affitti brevi, undici anni di ritardo dai verbali del Comitato di Pilotaggio UNESCO

    «Si continua a operare in modo parziale e insufficiente, occorre una svolta politica e la volontà di un confronto reale»


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    I verbali del Comitato di Pilotaggio del sito UNESCO «Centro Storico di Firenze» — organo consultivo del Comune presieduto dalla stessa amministrazione — acquisiti nelle scorse settimane dal gruppo Sinistra Progetto Comune via accesso atti, dimostrano che la regolazione delle locazioni turistiche brevi è richiesta da almeno undici anni. Nella seduta della Maratona dell’Ascolto del novembre 2015, il tavolo Residenza chiedeva «la regolazione delle locazioni turistiche non professionali»; nello stesso documento l’allora Sindaco Nardella in apertura ammetteva che il centro storico era «sempre più ostile alla residenza».

    Nel verbale del 9 luglio 2020, in piena pandemia, la rappresentante del Ministero dei Beni Culturali chiedeva esplicitamente di «riaffittare appartamenti che prima del Covid erano ad uso turistico ed ora potrebbero essere destinati alla residenza»: un programma di riconversione, sei anni fa, mai avviato.

    Nel verbale del 12 dicembre 2023 il Focal Point UNESCO Italia per il Ministero della Cultura indicava «Berlino e Barcellona come riferimento per buone pratiche per la gestione degli affitti brevi». Nello stesso verbale il responsabile dell’Ufficio UNESCO comunale concludeva che «Firenze non può legiferare a differenza di New York». Due anni dopo, la sentenza della Corte Costituzionale 186/2025 ha smentito quella tesi.

    E non si è trattato di un’apertura giuridica improvvisa. Le 19 sentenze del TAR Toscana del 14 maggio 2026, che hanno respinto i ricorsi contro il Regolamento comunale del 5 maggio 2025, si fondano espressamente sull’art. 99 della legge regionale toscana 65/2014 — il Testo unico sul governo del territorio approvato dalla Giunta Rossi su impulso dell’allora Assessora Anna Marson — che già attribuiva ai Comuni il potere di stabilire «specifiche condizioni e limitazioni» per i mutamenti di destinazione d’uso. Lo strumento giuridico, in altre parole, è a disposizione del Comune di Firenze da dodici anni.

    Dalle carte lette emerge la conferma di un ritardo del Comune di Firenze che rischia di non essere risolto da quanto sta avvenendo in questi giorni. Nei primi cinque mesi del 2026 sono state rilasciate 270 nuove autorizzazioni; in tutto il 2025 erano state 132. Il ritmo è raddoppiato.

    I dati restano impietosi. Firenze conta 16.906 strutture di locazione turistica registrate dall’Osservatorio Regionale e oltre 13.000 annunci attivi sulla sola piattaforma Airbnb. La pressione residenziale è la più alta d’Italia: le locazioni brevi corrispondono a due terzi delle abitazioni locate ai residenti, secondo i dati elaborati dal Dipartimento MEMOTEF della Sapienza per il Comune di Firenze. Gli effetti misurati da IRPET sono che ogni dieci per cento di crescita degli annunci nel centro storico fa salire i prezzi residenziali dell’1,6 per cento, ottantadue euro al metro quadro. Le quindicimila famiglie in difficoltà abitativa documentate dallo stesso istituto non sono un effetto collaterale: sono la conseguenza prevedibile di un’industria estrattiva sulle case della città.

    Quello che la maggioranza presenta come svolta è scritto da otto anni nei verbali dei suoi stessi organi. Allora la domanda diventa una sola: perché solo ora, e quali altre politiche si pensano di intraprendere? Perché non c’è un programma pubblico di riconversione come Renda Segura a Lisbona, sebbene il Ministero della Cultura lo abbia chiesto al Comune nel luglio 2020? Perché non si vincola una parte del gettito dell’imposta di soggiorno — 82 milioni nel 2025 — alla casa pubblica? Perché non si mette al centro l’atto sul lavoro nell’housekeeping degli affitti brevi, dove Filcams CGIL ha promosso la prima vertenza italiana?

    In queste ore lavoreremo su alcune proposte di emendamento, facendo tesoro di quello che emerge da documenti dell’Amministrazione stessa e dalla necessità di dare centralità al Comune come ente capace di incidere e programmare, mentre Regione e Governo nazionale sembrano voler togliere strumenti agli enti locali.

  • Inchiesta «Fantasmi» nei cantieri TG3 Toscana: il Comune di Firenze deve dare segnali

    Inchiesta «Fantasmi» nei cantieri TG3 Toscana: il Comune di Firenze deve dare segnali

    “Palazzo Vecchio aveva rilasciato sei deroghe acustiche al cantiere di via Mariti prima della strage. Ne ha già firmate quattro al cantiere Foster. Il Protocollo Appalti del 2024 che novità ha portato sul ruolo del nostro Ente?”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    L’inchiesta «Fantasmi» della TgR Rai Toscana, trasmessa il 28 maggio 2026, documenta un sistema di caporalato che attraversa il cantiere della nuova stazione AV di Firenze Belfiore e tre Case di Comunità PNRR in provincia di Siena. Circa sessanta operai stranieri in subappalto avrebbero dovuto restituire ai reclutatori parte del salario ricevuto in busta paga — il meccanismo classico della paga decurtata in nero, che lascia formalmente regolare tutta la documentazione contabile e scarica il rischio penale sul lavoratore. Non la riteniamo una notizia isolata, anzi conferma l’urgenza di riflettere su quanto sia debole il pubblico sul territorio.

    Il 16 febbraio 2024, cinque persone morirono nel cantiere Esselunga di via Mariti. L’inchiesta della Procura di Firenze ha ricostruito una rete di circa trenta ditte in subappalto e lavori condotti a tappe forzate, con frammentazione della filiera, pressione sui tempi, assenza di controlli reali sulle imprese esecutrici. Gli atti pubblici del Comune mostrano che l’Amministrazione aveva autorizzato quel cantiere con sei deroghe ai limiti acustici tra il 2021 e il 2023 — dalla demolizione dell’ex panificio militare alle ultime proroghe edilizie. Il Comune sapeva chi lavorava, sapeva che i lavori andavano avanti di notte, ma non ci risulta politicamente abbia mai cercato di produrre un atto di verifica sulla filiera dei subappalti. Ora lo stesso schema si ripete al cantiere Foster: dal 2024 a oggi, il Comune ha rilasciato almeno quattro deroghe acustiche al Consorzio Florentia (Pizzarotti + Saipem) per gli scavi delle gallerie, il pozzo nord, il by-pass Mugnone. Ogni volta: autorizzazione alle lavorazioni, nessun impegno di controllo sulla filiera.

    Dopo la strage di via Mariti, il Comune ha annunciato — con ampio risalto istituzionale e mediatico — un Protocollo sugli appalti siglato con CGIL, CISL e UIL nel maggio 2024, con l’obiettivo dichiarato di fermare il subappalto a cascata, vietare i ribassi sul costo del lavoro e costruire «cantieri trasparenti» per gli appalti sopra i due milioni. Abbiamo cercato le conseguenze di questo Protocollo: non abbiamo trovato nessuna delibera di Giunta, nessuna determina attuativa, nessun atto che lo renda vincolante per i contratti del Comune e per le sue convenzioni con i privati e con RFI. Il Comune ha incassato da RFI un contributo di 21.623.880 euro per il nodo AV (DD 09432 del 9 dicembre 2024) e ha firmato convenzioni attuative con RFI nel 2023, senza produrre nessun atto che applichi il Protocollo Appalti a quel cantiere, da quel che abbiamo ricostruito.

    Un ulteriore elemento era già sul tavolo del Consiglio comunale: il 23 aprile 2026, con un’interrogazione, abbiamo chiesto alla Giunta di chiarire i riflessi della ristrutturazione societaria di Pizzarotti sulle opere TAV a Firenze. Pizzarotti è il capofila del Consorzio Florentia che gestisce l’appalto da oltre un miliardo: la sua instabilità societaria è una variabile attiva — e si aggiunge alla scia di infortuni e sfruttamento dei subappalti che attraversa l’edilizia toscana da mesi, contesto in cui la DDA di Firenze ha condotto nell’aprile 2026 l’Operazione Contractus su ipotizzate infiltrazioni nel settore. Non ci è arrivata ancora risposta.

    Gli altri tre cantieri PNRR coinvolti nell’inchiesta del TG3 — le Case di Comunità di Poggibonsi, Colle Val d’Elsa e Rapolano Terme — non sono di competenza del Comune di Firenze, ma della ASL Toscana Sud Est e della Regione Toscana. Il modello è però diffuso: scadenze di rendicontazione PNRR incompatibili con la verifica puntuale delle filiere, stazioni appaltanti che pubblicizzano i cantieri come «medicina di prossimità» e affidano i controlli alla patente a crediti e al badge, lavoratori stranieri con permesso di soggiorno legato al contratto e strutturalmente ricattabili.

    Depositeremo un’interrogazione urgente alla Sindaca e alla Giunta per sapere se il Protocollo Appalti del maggio 2024 sia stato recepito in un atto formale vincolante e quale; se le convenzioni tra il Comune e RFI per il nodo AV contengano clausole che impongano al Consorzio Florentia e ai suoi subappaltatori il rispetto del CCNL edilizia e il divieto del subappalto a cascata; quale sia l’elenco completo delle ditte subappaltatrici autorizzate sul cantiere Foster e se il Comune abbia mai richiesto a RFI questa lista; quali azioni la Giunta intenda assumere alla luce dell’inchiesta «Fantasmi» e della ristrutturazione societaria di Pizzarotti. Chiediamo inoltre un’audizione urgente in commissione di sindacati e organizzazioni delle comunità migranti che operano nei cantieri.

    Il cantiere più grande di Firenze è autorizzato dal Comune, finanziato con fondi pubblici via RFI, sorretto da una narrazione istituzionale di «transizione sostenibile». Chi lavora in quel cantiere, e a quali condizioni, non è una questione che può essere lasciata all’autorità giudiziaria. È una questione politica. Politica è anche un’altra domanda che consideriamo centrale: il Presidente della Regione Toscana che festeggia il rispetto dei cronoprogrammi ha forse da farsi due domande sulla sua ostinazione per l’opera della TAV e la scelta di non ascoltare i dubbi di comitati e movimenti?