Diritti e libertà

I diritti non sono concessioni da celebrare: sono impegni da mantenere, ogni giorno, per ogni persona.

Genere, orientamento, cittadinanza, disabilità — la libertà si misura negli atti dell’amministrazione, non nei patrocini.

Questa pagina cresce con il mandato: stiamo aggiungendo proposte, atti consiliari e approfondimenti.
59.005persone residenti a Firenze senza cittadinanza italiana: il 16,2%, senza diritto di voto per chi governa la città
1 su 2persone trans e non binarie: una su due dichiara discriminazioni nella ricerca di lavoro (ISTAT-UNAR)
97donne uccise in Italia nel 2025, 85 in ambito familiare o affettivo

Firenze ama raccontarsi come città dei diritti: le giornate celebrate, i patrocini, le dichiarazioni solenni non mancano mai. Ma un diritto non vive nelle ricorrenze — vive negli atti amministrativi, nei regolamenti, nei cantieri, negli sportelli. È lì che si misura la distanza tra la città dichiarata e la città reale, ed è lì che portiamo il nostro lavoro in Consiglio.

Questa Lotta tiene insieme campi diversi — il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, la cittadinanza, la disabilità — perché hanno una cosa in comune: riguardano il riconoscimento delle persone per ciò che sono, e la libertà di esserlo senza chiedere permesso. Non è la pagina del welfare: la povertà, la casa, la marginalità materiale stanno nella Lotta per la sicurezza sociale; il razzismo e la memoria della città in Memoria e antifascismo. Qui parliamo di chi la città la vive già, ma non è ancora contata fino in fondo.

Perché i diritti sono una lotta

Ci viene detto che sui diritti civili «siamo tutti d’accordo», e che quindi non ci sarebbe conflitto. I fatti dicono altro. Un’interrogazione sulle carriere alias che resta senza risposta, uno stallo per il contrassegno disabilità che tarda mesi, una cerimonia di cittadinanza approvata in aula e poi lasciata sulla carta: ogni volta il principio è condiviso a parole e negato nella pratica. Il conflitto non è sulle dichiarazioni — su quelle vincono tutti. È sull’ordine delle priorità, sul bilancio, sul tempo delle persone.

Per questo trattiamo i diritti come una lotta e non come un galateo: depositiamo atti, chiediamo conto dei tempi, misuriamo la distanza tra ciò che l’amministrazione celebra e ciò che l’amministrazione fa. Quando il Consiglio approva le nostre proposte lo riconosciamo — ed è successo, da ultimo anche su temi non scontati. Ma un voto favorevole è l’inizio dell’impegno, non la sua conclusione.

I diritti non sono concessioni. Una concessione dipende dalla benevolenza di chi governa e si revoca al primo cambio di stagione. Un diritto vale per tutte le persone, anche antipatiche, anche non organizzate, anche senza voto. La differenza si vede nei momenti difficili: quando un diritto costa qualcosa a chi amministra.

Genere e autodeterminazione

Nel 2025 in Italia sono state uccise 97 donne, 85 per mano di una persona dell’ambito familiare o affettivo. A Firenze il centro antiviolenza di riferimento per l’intera Città metropolitana ha raccolto 1.151 richieste di aiuto in un solo anno, in crescita dell’11,5%. Di fronte a questi numeri abbiamo portato in aula una risoluzione per promuovere il principio del consenso esplicito nella riforma dei reati di violenza sessuale e per consolidare le azioni territoriali di contrasto alla violenza di genere: il Consiglio l’ha approvata emendata (Risoluzione 283), e questo va riconosciuto.

Ma per contrastare un fenomeno bisogna prima vederlo: per questo abbiamo chiesto che i dati sulla violenza di genere siano garantiti in qualità, quantità e accessibilità (Mozione 282) — senza dati pubblici e confrontabili, ogni politica resta un annuncio. E la città deve riconoscere le donne anche nel suo racconto pubblico: abbiamo proposto l’intitolazione di un luogo alle 21 donne che scrissero la Costituzione (Ordine del giorno 417, approvato emendato) e chiesto conto del sostegno a esperienze culturali storiche come il festival Cinema e Donne (Interrogazione 522).

La violenza maschile contro le donne non è un’emergenza da ricorrenza: è un fenomeno strutturale, che si contrasta con dati, risorse continuative ai centri antiviolenza e autodeterminazione — non con una panchina rossa inaugurata a novembre e dimenticata a dicembre.

Persone LGBTQIA+: riconoscere, non tollerare

Le carriere alias — la possibilità per le persone trans e non binarie di vedere usato il proprio nome di elezione nei documenti interni di enti, scuole e luoghi di lavoro — sono uno strumento concreto, a costo quasi nullo, che cambia la vita quotidiana di chi lo usa: un tesserino, un registro, una casella di posta con il nome giusto. Abbiamo chiesto all’amministrazione a che punto fosse la loro attuazione (Interrogazione 452): l’atto risulta a oggi non trattato. La distanza tra le giornate celebrate e un’interrogazione lasciata cadere è esattamente il tema di questa pagina.

I dati nazionali dicono quanto sia urgente: secondo le indagini ISTAT-UNAR, una persona trans o non binaria su due dichiara di aver subito discriminazioni nella ricerca di lavoro, e il 46,4% ha rinunciato a candidarsi o a presentarsi a un colloquio pur avendone i requisiti; tra le persone lesbiche, gay e bisessuali che si sono sentite discriminate sul lavoro, il 62,2% indica l’orientamento sessuale tra i motivi. Non sono percezioni: sono vite che si restringono per non esporsi.

Riconoscere non è tollerare. La tolleranza lascia intatta la gerarchia: c’è chi è norma e chi è eccezione ammessa. Il riconoscimento la smonta: ogni persona ha lo stesso titolo a esistere negli atti, nei registri e negli spazi della città.

Cittadinanza: la città è di chi la vive

A Firenze vivono 59.005 persone senza cittadinanza italiana: il 16,2% della popolazione. Lavorano, studiano, crescono figlie e figli, pagano le imposte — ma non votano per chi governa la città in cui vivono. La legge sulla cittadinanza è ferma al 1992, il referendum del giugno 2025 non ha raggiunto il quorum, e intanto nel 2024 oltre 217mila persone hanno acquisito la cittadinanza italiana: la realtà corre più veloce della norma che la nega.

Un Comune non può cambiare la legge, ma può scegliere da che parte stare. Abbiamo proposto una cerimonia collettiva annuale per chi ottiene il riconoscimento della cittadinanza italiana (Mozione 541, approvata emendata, con l’ordine del giorno collegato 992 approvato): un gesto pubblico che dice a chi diventa concittadina e concittadino «questa città ti aspettava». Abbiamo chiesto che la scuola sia riconosciuta come scuola di cittadinanza, oltre lo ius scholae e lo ius soli (Ordine del giorno 579, approvato emendato). E abbiamo proposto la cittadinanza onoraria a Pakhshan Azizi, operatrice sociale e attivista curda condannata a morte in Iran (Mozione 255, approvata): la cittadinanza è anche uno strumento di protezione internazionale. Alle persone iscritte all’AIRE che mantengono un legame con Firenze abbiamo dedicato atti su informazioni e servizi (Mozione 1723, Interrogazione 1283).

Chiamiamo «cittadinanza» due cose: un certificato e un’appartenenza. La seconda esiste già — nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri. È il certificato che è in ritardo di una generazione.

Disabilità e accessibilità: una questione di libertà

In Italia 2,9 milioni di persone vivono con limitazioni gravi — il 5% della popolazione; dopo i 75 anni quasi una su cinque. L’accessibilità non è una politica di settore né una voce del welfare: è la condizione materiale della libertà di movimento, di studio, di lavoro, di vita indipendente. E a Firenze le barriere le produce anche il Comune: le abbiamo documentate all’Info Point di Santa Maria Novella (Interrogazione 143), nei cantieri pubblici (Interrogazione 533), in piazza della Stazione (Interrogazione 565), perfino nel nuovo ascensore di Palazzo Vecchio — la casa dell’amministrazione (Question time 983) — e nel progetto del lungarno Diaz, che privilegerebbe l’affaccio sul fiume a scapito dell’accessibilità (Interrogazione 1161).

Poi ci sono i dettagli che decidono una giornata: gli stalli riservati al contrassegno disabilità. Abbiamo chiesto tutela del diritto alla mobilità e alla libertà personale di chi ha un posto assegnato (Mozione 175), tempi certi per le richieste arretrate (Interrogazione 570) e un sistema di protezione dei posti personalizzati (Ordine del giorno 778). Un parcheggio che non arriva o è occupato non è un disservizio: è una persona che quel giorno non esce di casa.

Una rampa che manca non è un disagio: è un divieto. Scritto da nessuno, firmato da tutti quelli che potevano toglierlo e non l’hanno fatto.

Nel programma 2024

Gli impegni sui diritti e sulle libertà che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.

  • Contrasto alla violenza maschile contro le donne: dati pubblici, risorse continuative, sostegno ai centri antiviolenza
  • Pieno riconoscimento delle persone LGBTQIA+ negli strumenti dell’amministrazione, a partire dalle carriere alias
  • Cittadinanza e diritto di voto per chi vive la città: superare la legge del 1992
  • Accessibilità universale di spazi, servizi e cantieri pubblici
  • Una memoria pubblica che riconosca le donne e le vite finora escluse dal racconto della città
  • Una città laica e plurale, che non discrimina per fede, origine, orientamento o identità

→ Leggi il programma completo 2024

Gli atti depositati

Una selezione del lavoro consiliare su diritti e libertà in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.

AttoOggettoEsito
RIS 283Principio del consenso esplicito nella riforma della violenza sessuale e azioni territoriali contro la violenza di genereApprovata emendata
MOZ 282Dati sulla violenza di genere: garantire qualità, quantità e accessibilitàDepositata
ODG 417Intitolazione di un luogo pubblico alle 21 donne costituentiApprovata emendata
INT 522Sigillo della pace e Cinema e Donne, a che punto siamo?Non trattata
INT 452Carriere alias, a che punto siamo?Non trattata
MOZ 541Una cerimonia collettiva annuale per chi ottiene il riconoscimento della cittadinanza italianaApprovata emendata
ODG 992Conferimento della cittadinanza (collegato alla Mozione 541)Approvato
ODG 579La scuola è anche scuola di cittadinanza, oltre ius scholae e ius soliApprovato emendato
MOZ 255Cittadinanza onoraria a Pakhshan AziziApprovata
MOZ 1723Una pagina in Rete Civica per i diritti della cittadinanza iscritta all’AIREDepositata
INT 1283Per la cittadinanza iscritta all’AIRE e domiciliata, quali servizi per la sosta?Non trattata
MOZ 175Tutela del diritto alla mobilità e alla libertà personale con i parcheggi riservati al contrassegno disabilitàDepositata
INT 570Stalli riservati per contrassegno disabilità, quali tempi?Non trattata
ODG 778Stalli riservati: tempi certi per gli arretrati e protezione dei posti personalizzatiNon trattato
INT 143Barriere architettoniche all’Info Point di Santa Maria NovellaNon trattata
INT 533Barriere architettoniche e cantieri pubbliciNon trattata
INT 565Barriere architettoniche in piazza della StazioneNon trattata
INT 1161Lungarno Diaz: a favore dell’affaccio e a sfavore della disabilitàNon trattata
QT 983Il nuovo ascensore di Palazzo Vecchio non garantisce l’accessibilità?Risposta in aula
⏳ Gli atti formali — con numero di protocollo, testo integrale in PDF ed esito del voto — sono raccolti e aggiornati nell’archivio. → Tutti gli atti su diritti e libertà nell’archivio

I numeri

Italia 2024
217mila
acquisizioni di cittadinanza italiana: record storico, per il terzo anno oltre quota 200mila
Italia 2023
11mila
ragazze e ragazzi nati in Italia che hanno potuto dirsi italiani solo al compimento dei 18 anni
Italia
2,9 mln
persone con limitazioni gravi: il 5% della popolazione
Italia
19,2%
delle persone oltre i 75 anni vive con limitazioni gravi: l’accessibilità riguarda tutte le età della vita
Firenze 2023
1.151
richieste di aiuto in un anno al centro antiviolenza di riferimento della Città metropolitana: +11,5% sull’anno precedente
Italia 2022
62,2%
delle persone lesbiche, gay e bisessuali discriminate sul lavoro indica l’orientamento sessuale tra i motivi (ISTAT-UNAR)

Fonti: Bollettino mensile di statistica del Comune di Firenze (maggio 2026); ISTAT, bilancio demografico e indicatori demografici 2024; ISTAT-UNAR, indagini sulle discriminazioni lavorative verso le persone LGBT+ (2022 e 2023); Ministero dell’Interno, dati su omicidi volontari e femminicidi 2025; Artemisia, centro antiviolenza della Città metropolitana di Firenze (dati 2023).


La nostra posizione

Non crediamo alla città che celebra i diritti un giorno l’anno e li amministra al ribasso gli altri 364. I diritti si misurano nella vita quotidiana: nel nome giusto su un tesserino, in uno stallo libero sotto casa, in una cerimonia che accoglie chi diventa concittadina e concittadino, in un dato pubblicato invece che custodito. Su ciascuna di queste cose esiste un atto, un tempo di risposta, una scelta di bilancio — ed è lì che si vede la differenza tra un’amministrazione che riconosce e una che concede.

Per questo continuiamo a portare in aula i diritti come conflitto e non come galateo: perché le carriere alias diventino pratica e non annuncio, perché i dati sulla violenza di genere siano pubblici e confrontabili, perché chi vive la città da anni senza cittadinanza sia riconosciuta e riconosciuto come parte della città, perché ogni cantiere pubblico nasca accessibile invece di essere corretto dopo. Il welfare dà alle persone i mezzi per vivere; i diritti danno alle persone il titolo di esistere alla pari. Servono entrambi, e non si sostituiscono.

Un diritto che vale solo nei giorni di festa non è un diritto: è una gentilezza. E le gentilezze si revocano.