Edilizia residenziale sociale in via dell’Osteria: quello che non ci torna

Dettaglio da una foto di Matt Brown (Gentrification Zone) ripresa da flickr.com

Dmitrij Palagi, Antonella Bundu – Consigliera e Consigliere comunali di Sinistra Progetto Comune

La Giunta ha reso nota la sua soddisfazione per il bando di edilizia residenziale sociale in via dell’Osteria. Sicuramente il nostro gruppo consiliare è favorevole a ogni iniziativa tesa a garantire il diritto all’abitare.
Anzi, riteniamo necessario rilanciare un piano nazionale per l’edilizia popolare, teso al recupero del già edificato presente in città, ma magari vuoto o inutilizzato. Abbiamo però ricevuto numerose critiche, ben motivate, da parte di quella cittadinanza esclusa dalla soglia minima di ISEE richiesta dal bando stesso.

Questo perché, in termini di calcolo ISEE, dove tutte le spese “obbligatorie” come quella dell’affitto abbassano il totale finale, anche 16.500 € sono difficili da raggiungere, anche per un nucleo familiare dove entrambi i genitori lavorano.

Infatti proprio vivere in affitto abbassa significativamente i valori di uno strumento comunque al centro di numerose critiche, da tempo, e che ha visto le regole cambiare numerose volte negli ultimi tre anni (a gennaio 2020 si sono registrate ulteriori novità).

Si parla di una fascia grigia che sarebbe funzionale al “risanamento” di alcune aree. Usiamo parole “vecchie”: si manda la borghesia in zone degradate, perché così si riqualificherebbero, anziché riqualificare le aree e far sì che la comunità le faccie davvero proprie e le difenda perché migliorate

Una visione classista e decisamente poco di sinistra, visto che a questa area politica la Giunta insiste a richiamarsi.

Ci sono però alcune considerazioni, al di là del giudizio politico, che meritano di essere fatte.

Anzitutto perché il quadro normativo regionale in questa materia fissa le soglie massime, ma non stabilisce la soglia minima.

I 16.5000 € scelti dal Comune di Firenze, invece, sono proprio quelli di riferimento come tetto massimo per l’edilizia popolare (persone evidentemente poco adatte a riqualificare le zone della città, secondo il giudizio di chi ci governa).

È quindi consueto fare come ha fatto il Comune di Firenze.

Ma non ci risulterebbe essere obbligatorio mettere anche il limite minimo. E che anzi la Regione Toscana si sarebbe già espressa per la discrezionalità della soglia minima.

Quindi perché lunedì l’Assessore al welfare ha detto che vorrebbe ma non può prevedere soglie minime più basse?

Infine non possiamo evitare di notare come la banca che fa la gestione finanziaria di questa operazione in via dell’Osteria  gestirebbe contemporaneamente sia il fondo pubblico che gli investimenti privati negli immobili in questa strada.

Se poi la “zona grigia” che vivrà lì in affitto potrà acquistare direttamente o riscattare poi gli immobili, ecco che un grande affare per pochi investitori privati è stato fatto, grazie a incentivi pubblici.

Saremo ideologici, ma ci pare davvero poco condivisibile questo quadro generale…