Giustizia climatica

La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo: a pagare di più è chi ha già meno.

Verde, acqua, aria e suolo come beni comuni — contro le grandi opere che li divorano e una transizione che scarica i costi sui più deboli.

Questa pagina cresce con il mandato: stiamo aggiungendo proposte, atti consiliari e approfondimenti.
+2,3°Cla Toscana del 2024 rispetto al 1961-1990: anno più caldo dal 1955
×3le notti tropicali a Firenze, quasi triplicate in una generazione
agosto 2024più morti tra anziani e persone fragili per il caldo

Parliamo di «giustizia» climatica, non di «emergenza» climatica, perché la crisi del clima non è un imprevisto da gestire: è il risultato di scelte precise, e i suoi costi non si distribuiscono in parti uguali. Chi vive in periferia, in una casa che d’estate diventa un forno, senza un albero sotto cui ripararsi e senza un’auto con cui scappare, paga la stessa crisi molto più cara di chi può permettersi una seconda casa in collina.

Per noi la giustizia climatica non è un capitolo a parte rispetto alle altre lotte: è il filo che le tiene insieme. Si decide nel verde dei quartieri e nella sicurezza degli argini, nelle tariffe del trasporto pubblico e nel destino del suolo agricolo, in chi paga la transizione e in chi ci guadagna. Da qui, da un Consiglio comunale, non si ferma il riscaldamento globale. Ma si sceglie da che parte stare: con chi difende beni comuni e territorio, o con chi li tratta come terreno per la prossima grande opera.

Perché è una lotta di classe

Cominciamo dai fatti, non dalle opinioni. Il 2024 è stato in Toscana l’anno più caldo almeno dal 1955: secondo il consorzio regionale LaMMA la temperatura media è stata di 1,35°C sopra la media 1991-2020, e di 2,3°C sopra quella del 1961-1990. A Firenze le notti tropicali — quelle in cui la temperatura non scende sotto i 20°C e il corpo non recupera — sono quasi triplicate nel giro di una generazione, e crescono di circa tre notti ogni dieci anni. Nell’estate 2025 i giorni molto caldi in città sono stati 38. Non è una proiezione per i nostri nipoti: è il clima in cui Firenze vive già adesso.

E questo caldo non è democratico. Le ondate di calore uccidono di più gli anziani soli, chi lavora all’aperto, chi abita un appartamento che d’estate diventa un forno, ai piani alti, senza isolamento, senza un albero davanti alla finestra e senza i soldi per il condizionatore o per una casa al fresco. Le alluvioni, allo stesso modo, colpiscono per prime le abitazioni più esposte e meno tutelate. La crisi climatica prende le diseguaglianze che già esistono e le rende più profonde: è questo che intendiamo quando diciamo che il clima è una questione di classe.

Le ondate di calore non fanno notizia come un’alluvione, ma uccidono di più. Nell’agosto 2024 i decessi in Toscana e in Italia sono tornati a salire sopra la media degli anni pre-pandemia, e a pagare il prezzo più alto sono state le persone anziane e fragili; nell’estate 2022 le morti in eccesso a livello nazionale erano arrivate al 15% in più. Il termometro misura la temperatura; la mortalità misura la diseguaglianza.

Per questo diciamo «giustizia» climatica e non semplicemente «ambiente». Non basta il principio per cui chi inquina paga, se poi a pagare davvero sono i salari e le bollette di chi inquina di meno. Una transizione giusta deve garantire a tutte e tutti l’accesso ai beni essenziali — energia, trasporti, cibo, spazi verdi, sanità pubblica — e non scaricare i suoi costi su chi ha già di meno.

Riconosciamo che l’amministrazione ha adottato strumenti di pianificazione ambientale, dal piano del verde alla retorica della città resiliente. Ma un piano vale per quello che produce: alberi che restano in piedi, suolo che non viene impermeabilizzato, trasporto pubblico che funziona per chi non ha alternative. Il nostro lavoro in aula serve a misurare la distanza tra gli annunci e i cantieri, e a non lasciare che la parola «sostenibilità» diventi una verniciatura sopra scelte che vanno nella direzione opposta.

Alberi e verde: la città che si scalda

Gli alberi non sono arredo urbano: sono infrastruttura contro il caldo. Una città che si scalda di oltre due gradi in pochi decenni, con le notti tropicali quasi triplicate, ha bisogno di più ombra, non di meno. Eppure il verde fiorentino è sotto la media degli obiettivi che lo stesso Comune si è dato, e troppo spesso gli abbattimenti non vengono compensati da nuovi impianti. Per questo abbiamo portato in Consiglio una mozione per la tutela e la gestione conservativa degli alberi e del patrimonio arboreo del Comune (Mozione 905): prima di tagliare, dimostrare che non si poteva fare altrimenti, e ripiantare davvero.

Il lavoro si fa anche caso per caso, strada per strada. Abbiamo chiesto conto degli abbattimenti di alberature senza reimpianto compensativo in viale Ugo Bassi (Interrogazione 969) e dei rischi per i platani di viale Ariosto e viale Pratolini durante i lavori di rifacimento del manto stradale (Interrogazione 920). E abbiamo provato a trasformare spazi cementificati in spazi verdi: dalla mozione, approvata, per realizzare il verde pubblico richiesto dalla cittadinanza al Sodo (Mozione 1174) alla proposta di un parco in via Mariti, respinta dal Consiglio (Mozione 1267).

Quando un albero adulto viene abbattuto, non si sostituisce con una piantina: si perde per decenni l’ombra, l’assorbimento dell’acqua piovana e la frescura che quell’albero garantiva. Per questo continuiamo a chiedere che ogni abbattimento sia l’ultima opzione, motivata e compensata, e non la prima scorciatoia di un cantiere.

Acqua, Arno e rischio idraulico

Il clima che cambia significa anche piogge più violente e concentrate, su una città attraversata dall’Arno e da una rete di corsi d’acqua minori. La messa in sicurezza idraulica non è un tema da addetti ai lavori: è ciò che decide se un quartiere allaga oppure no. Abbiamo interrogato l’amministrazione sulla messa in sicurezza idraulica di via Arnoldi (Interrogazione 1032) e sulle criticità dell’argine del Mugnone in piazza della Costituzione (Interrogazione 968), perché la manutenzione ordinaria di argini e reticolo è la prima, più concreta forma di adattamento al clima — e quella di cui si parla di meno.

Difendere il suolo dal cemento è parte della stessa partita: più superfici impermeabilizziamo, meno acqua il terreno riesce ad assorbire, e più aumenta il rischio quando piove forte. La cura dei fiumi e il contrasto al consumo di suolo sono due facce della stessa scelta: restituire alla città la capacità di reggere gli eventi estremi, invece di rincorrere i danni dopo.

Aeroporto e Parco della Piana

C’è un’opera, sopra tutte, che mette alla prova la coerenza ambientale di chi governa Firenze e la Toscana: l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola, con una nuova pista da circa 2.400 metri e un investimento di centinaia di milioni di euro, alimentato anche da fondi pubblici, per portare il traffico fino a quasi sei milioni di passeggeri l’anno. Tutto questo nel cuore della Piana fiorentina, l’area che dovrebbe ospitare il Parco agricolo della Piana — uno dei pochi grandi polmoni verdi rimasti tra Firenze, Sesto e Prato.

La nostra posizione è netta: no alla nuova pista, sì al potenziamento del Parco della Piana e di altre infrastrutture di mobilità sostenibile. Lo abbiamo messo nero su bianco con un ordine del giorno (Ordine del giorno 1796), respinto dal Consiglio. Abbiamo chiesto conto del rispetto del decreto di Valutazione di Impatto Ambientale che pesa sull’opera (Interrogazione 884) e dei problemi già oggi visibili dello scalo, dal sovraffollamento al pagamento dell’IMU (Question time 864). E ci siamo opposti alla modifica dello Statuto di Toscana Aeroporti, che accentrava il potere a vantaggio del socio privato di maggioranza riducendo gli spazi di controllo pubblico: la mozione è stata respinta, con l’unico voto favorevole in aula.

Un’opera che consuma suolo, aumenta il rumore e le emissioni e mette a rischio un parco agricolo non è «sviluppo»: è un costo ambientale pagato da tutti per un beneficio privato di pochi. Difendere la Piana significa scegliere quale idea di territorio vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.

Energia, suolo e cibo: una transizione giusta

Una transizione ecologica «giusta» non si limita a cambiare le fonti di energia: cambia anche chi le controlla e a chi servono. Per questo abbiamo sostenuto la diffusione delle energie rinnovabili a partire dal patrimonio pubblico, con una mozione, approvata, per l’installazione di impianti geotermici a bassa entalpia (Mozione 1198): tecnologie mature, adatte agli edifici comunali, che riducono i consumi senza nuovo consumo di suolo.

La giustizia climatica passa anche dal suolo e dal cibo. Abbiamo lavorato per garantire il futuro pubblico delle Cascine, a partire dall’immobile dell’ex Facoltà di Agraria (Ordine del giorno 1100, approvato emendato); valorizzato l’esperienza dell’agricoltura urbana e dell’autorecupero di Agripunk, chiedendo che esperienze simili si diffondano (Risoluzione 842, approvata emendata); e proposto un Comune libero dagli OGM, vecchi e nuovi (Mozione 964, respinta). Anche sui rifiuti la direzione è ridurre a monte: con un ordine del giorno, approvato emendato, per diminuire la plastica e l’impatto ambientale negli impianti sportivi comunali (Ordine del giorno 1095).

Nel programma 2024

Gli impegni su clima e ambiente che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.

  • Più verde e più alberi contro le isole di calore, in ogni quartiere
  • Stop al consumo di suolo e difesa del Parco della Piana: no alla nuova pista dell’aeroporto
  • Cura dei fiumi e messa in sicurezza idraulica come adattamento al clima
  • Energie rinnovabili a partire dal patrimonio pubblico
  • Una transizione giusta che non scarichi i costi su salari e tariffe
  • Beni comuni — acqua, suolo, aria — sottratti alla logica del profitto

→ Leggi il programma completo 2024

Gli atti depositati

Una selezione del lavoro consiliare su clima, verde, acqua e suolo in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.

AttoOggettoEsito
MOZ 905Tutela e gestione conservativa degli alberi e del patrimonio arboreo del ComuneDepositata
MOZ 1174Realizzare il verde pubblico richiesto dalla cittadinanza al SodoApprovata
MOZ 1267Via Mariti, facciamoci un parcoRespinta emendata
INT 969Viale Ugo Bassi: abbattimento di alberature senza reimpianto compensativoDepositata
INT 920A tutela dei platani di viale Ariosto e viale PratoliniDepositata
INT 1032Sulla messa in sicurezza idraulica di via ArnoldiDepositata
INT 968Piazza della Costituzione: criticità sull’argine del MugnoneDepositata
ODG 1796No alla nuova pista dell’Aeroporto di Peretola, potenziare il Parco della PianaRespinto
INT 884Aeroporto di Peretola e rispetto del Decreto VIA 0676/2003Depositata
QT 864Aeroporto Amerigo Vespucci: sovraffollamento, sicurezza e IMURisposta in Aula
MOZ 383Opporsi alla modifica dello Statuto di Toscana AeroportiRespinta
ODG 1100Garantire il futuro pubblico delle Cascine, anche dell’immobile di AgrariaApprovato emendato
RIS 842Esperienza di Agripunk e diffusione dell’agricoltura urbanaApprovata emendata
MOZ 1198Installazione di impianti geotermici a bassa entalpiaApprovata
ODG 1095Diminuire plastica e impatto ambientale negli impianti sportiviApprovato emendato
MOZ 964Firenze: Comune libero da OGM vecchi e nuoviRespinta
⏳ Gli atti formali — con numero di protocollo, testo integrale in PDF ed esito del voto — sono raccolti e aggiornati nell’archivio. → Tutti gli atti su giustizia climatica nell’archivio

I numeri

Toscana
+2,3°C
l’anomalia termica del 2024 sul 1961-1990 (+1,35°C sul 1991-2020): anno più caldo dal 1955
Firenze
×3
le notti tropicali, quasi triplicate tra il 1961-1990 e il 1991-2020; circa +3 ogni dieci anni
Firenze
35,9°C
la media delle massime nella seconda decade di luglio 2025, contro i 31,9°C della media trentennale; 38 i giorni molto caldi del 2025
Salute
agosto 2024
decessi sopra la media pre-pandemia in Toscana e in Italia, soprattutto tra anziani e fragili; estate 2022, +15% di morti in eccesso
Mondo
2024
primo anno oltre +1,5°C sui livelli preindustriali (+1,60°C): anno più caldo mai registrato, 11 mesi sopra la soglia
Firenze
22,2 m²
il verde urbano per abitante: l’obiettivo che il Comune si è dato è di 30 m²
Toscana
142.096 ha
il suolo già consumato in Toscana, il 6,20% del territorio; +265 ettari in un solo anno
Firenze
~500 mln €
il costo stimato della nuova pista e del terminal dell’aeroporto, anche con fondi pubblici, per quasi 6 milioni di passeggeri l’anno

Fonti: temperature e notti tropicali in Toscana e a Firenze — Consorzio LaMMA, report sul clima 2024 (febbraio 2025) e dati estate 2025. Effetti del caldo sulla mortalità — Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS) e sistema di sorveglianza nazionale, estati 2022 e 2024. Anno più caldo nel mondo — Copernicus Climate Change Service, gennaio 2025 (dati 2024). Verde urbano — Comune di Firenze, Piano del verde «Iris» (obiettivo 3-30-300). Consumo di suolo — ISPRA/SNPA, Rapporto consumo di suolo 2024. Aeroporto — piano di sviluppo aeroportuale e atti societari di Toscana Aeroporti, dati di stampa 2024-2025. Inquadramento concettuale: Katia Poneti, «Transizione ecologica e giustizia climatica», Castelvecchi, 2025. Questi numeri non sono lontani da noi: dicono come cambia la città in cui viviamo e chi paga per primo il conto.


La nostra posizione

Non crediamo che la giustizia climatica si risolva con qualche pannello solare e un piano dal nome inglese. Si decide su cose concrete: quanti alberi restano in piedi, quanto suolo smettiamo di cementificare, quanto trasporto pubblico mettiamo a disposizione di chi non può permettersi l’auto, da che parte stiamo quando una grande opera promette sviluppo e consegna consumo di territorio. Su tutte queste cose, da qui, una scelta è possibile — ed è una scelta di parte.

Continueremo a difendere il verde, l’acqua, l’aria e il suolo come beni comuni, e a chiedere che la transizione sia pagata da chi ha di più, non da chi ha di meno. Perché un ambiente vivibile non è un privilegio per chi può spostarsi al fresco: è un diritto di tutti, a cominciare da chi resta.

Non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale: il clima si difende dalla parte di chi paga il conto.