Io sono il potere, afferma un anonimo Capo di Gabinetto

Immagine di Lalupa, da wikipedia.org

Articolo pubblicato su il Becco qui.


Ti ricordi quella volta in cui suonarono l’inno della Slovenia anziché quello slovacco, all’Altare della Patria, con il capo del cerimoniale che fece finta fosse una marcia al campo?

E di quanto un Ministro dell’Ambiente (Alfonso Pecoraro Scanio) decise di salvare dall’abbattimento i cavalli e un mulo dell’Esercito, creando una notevole serie di difficoltà burocratiche?

Sono alcuni degli aneddoti contenuti in Io sono il potere. Confessioni di un capo di gabinetto. La fonte è anonima, mentre le testimonianze e le riflessioni sono raccolte da Giuseppe Salvaggiulo.

Uscito nelle librerie italiane il 5 marzo del 2020, a ridosso della loro chiusura a causa del COVID-19, ha lo scopo di scandalizzare il lettore sul funzionamento dello Stato nazionale a Roma.

La politica svuotata del suo senso, imprigionata da un impianto legislativo che non può rimanere nelle mani dei ministri e del Governo. Perché non è così che funziona una Repubblica nata da relativamente poco tempo e fondata su una struttura peculiare anche quando ancora c’erano i re d’Italia…

Lo stile del volume irrita, deprime e concede qualche risata. Come può capitare alla fine della visione di un film di Fantozzi…

C’è molto autocompiacimento, necessario per permettere alla voce narrante di esplicitare il maschilismo con cui fu accolta Maria Elena Boschi in Parlamento.

Ci sono tante meschinità nelle quasi 300 pagine in cui si raccontano principalmente gli anni della Seconda Repubblica e di quella che ancora non abbiamo capito se può essere chiamata Terza. Il quadro è aggiornato fino alla nascita del secondo Governo Conte.

Chi confessa il dietro le quinte della politica nazionale (romana) rivendica la trasversalità del proprio ruolo. L’importanza di un selezionato gruppo di professionisti chiamato a dare agibilità a chi ricoprire incarichi esecutivi.

Ne esce un quadro quasi privo di speranza, per chi si ostina a voler superare lo stato di cose presente. Si liquida come ideologia ogni visione politica. Le persone corrette sembrano destinate a sparire. A titolo di esempio può essere citato Fabrizio Barca, uno dei pochi che ha voluto lasciare il suo incarico senza svuotare le sue stanze per il suo successore. Un generoso protagonista presto sparito e dimenticato…

Un libro che conferma il peggiore senso comune. Quello di chi afferma che a essere buoni, o anche solo corretti, si finisce per affogare. Che occorre saper pensare a se stessi e aiutare il prossimo fino a che conviene a se stessi.
Io sono lo Stato sarebbe stato il titolo più opportuno (ma avrebbe fatto vendere meno) per questo libro. Perché cosa sia il potere è questione diversa.

Il volume merita comunque una lettura, soprattutto rispetto al nuovo contesto in cui il Paese si trova. Si parla in questi giorni di ricostruire l’Italia in modo analogo a quando avvenne durante il secondo dopoguerra. A metà del XX secolo partiti e sindacati svolsero però un ruolo centrale, non riuscendo magari a fare i conti fino in fondo con tante peculiarità della storia precedente (la fragile monarchia e il fascismo).

Occorre però capire quanto peso abbia quanto viene descritto in forma anonima. Soprattutto nell’Italia che arriverà quando sarà passata questa fase legata al COVID-19.

L’autore inoltre non cita mai il ruolo dell’Unione Europea nell’ultimo decennio. A conferma di un eccesso di romano-centrismo.

Sembra si voglia forzatamente strizzare l’occhio al grande pubblico, in modo compiaciuto rispetto a un microcosmo autoreferenziale proprio di ogni sistema. Un dirigente di una qualsiasi grande azienda potrebbe probabilmente descrivere la quotidianità della sua impresa in modo simile.
Certo qui si parla del Parlamento, del Governo e della Presidenza della Repubblica.
Però il merito principale della novità editoriale è forse quello di attestare l’umanità di ogni singolo vivente. Ogni alta carica nazionale ricade sulle spalle di una persona, inserita in circuiti amicali e parentali. Con la scarsa partecipazione ai partiti e alla vita politica in generale, le reti si fanno sempre più strette. Con rottamatori, pentastellati e leghisti accolti con molta sufficienza tra i palazzi romani. Perché una politica priva di peso è priva di potere.

Che la burocrazia l’abbia sostituita però è decisamente una falsa narrazione.

Gli interessi economici difesi tutti i giorni nel mondo che viviamo svelano altro. Dando a Io sono il potere un sapore di decadente autocompiacimento.
Quasi fosse Dagospia che pretende di affermarsi come reale spazio di informazione su quello che accade in Italia….