La signora del martedì (Massimo Carlotto)

Recensione pubblicata su Il Becco (originale qui).

La vita non si fa rinchiudere in uno schema. La società cerca però di ingabbiarla in categorie rigide e purtroppo la maggioranza sembra accettarlo passivamente, mietendo vittime su cui proiettare le proprie frustrazioni.

Nell’ombra l’ordinario nasconde i suoi “peccati”, pronto a giudicare chi osa uscire dai tracciati, perché obbligato, per scelta o per errore.
Nel frattempo i deboli sembrano destinati a non avere speranza, soprattutto mentre il mutamento offre speranza e al contempo cancella le illusioni.
Un equilibrio difficile da cogliere, che crea sofferenza quando lo si attraversa.
Il nuovo romanzo di Massimo Carlotto “va oltre il noir”, ci avverte la casa editrice.

«La signora del martedì» (edizioni e/o, 2020) è una donna che una volta a settimana si reca da un attore pornografico prestato alla prostituzione. Alla pensione Lisbona, gestita da un uomo che al suo interno veste rigorosamente da donna, anche se l’età che avanza ha svuotato le sue stanze, un tempo sempre piene di clienti capaci di apprezzare un luogo unico.
I protagonisti non si impongono, perché è lo scorrere della vita a occupare le pagine, in un intreccio di persone sfumate nelle loro identità, come siamo tutte e tutti nella realtà.
Vittime e complici, le persone vivono un’esistenza piena di contraddizioni, dove la consapevolezza è sempre amara, ma può godere di un distillato alcolico con cui lenire il proprio peso.
Carlotto ha scritto uno dei suoi libri più belli, capace di aggrapparsi ai sentimenti di chi legge, lasciando delle ferite.
La storia merita di non essere nemmeno riassunta.
Sono esistenze ai margini che si incontrano e creano la loro storia.
Un libro forte, coinvolgente e sfuggente. In un’Italia che un giorno riuscirà a essere migliore di come appare, ma a cui l’autore risparmia qualsiasi giudizio.
Vorrete sicuramente capire come le vicende andranno a finire, ma sarete costretti a raffrontare le vostre vite con quanto leggete.
Non siamo il peggiore nemico di noi stessi, ma per salvarci abbiamo bisogno di non condannarci alla solitudine, sapendo però quanti rischi ci siano intorno a noi, diffidando da facili rapporti.
Massimo Carlotto ha davvero regalato una bellissima storia, a cui consegnarsi, per poi fuggirne lontani. Cercando di sopravvivere ai nostri sentimenti, alle nostre debolezze e alla nostra parziale ma intensa felicità.