Montedomini, in undici bandi di locazione era scritto l’uso turistico: il criterio era la posizione, non il bisogno abitativo

Parete di cassette portachiavi per affitti turistici brevi

“Undici volte su undici in centro storico, mai una volta in altre zone. Dal gennaio 2026 la clausola è sparita da tutti i bandi, ma senza assunzioni di responsabilità politiche”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

«In espressa e specifica deroga a quanto sopra previsto, in considerazione della ubicazione dell’immobile in zona di elevato interesse turistico, il locatore consente sin d’ora al conduttore di destinare l’immobile oggetto di locazione ad uso turistico-ricettivo secondo tutte le modalità extralberghiere». Non è la clausola di un contratto fra privati: è l’articolo di uno schema di contratto allegato a un bando pubblico dell’Azienda pubblica di servizi alla persona Firenze Montedomini. La riga immediatamente precedente vieta al conduttore di sublocare: la deroga annulla quel divieto nella riga successiva, e lo motiva con la posizione dell’immobile sulla mappa della città.

Su 43 avvisi di locazione pubblicati dall’Azienda fra il giugno 2020 e il giugno 2026 la clausola compare in 11. Sono undici bandi, non undici appartamenti: il numero non va confuso con gli immobili in locazione breve dichiarati dall’Azienda a fine luglio. Per ventiquattro avvisi su quarantatré, poi, lo schema di contratto non risulta fra gli allegati pubblicati, come evidenziato anche da Salviamo Firenze.

Undici volte su undici si tratta di immobili del centro storico: via Vacchereccia, via Faenza, via Guelfa, piazza San Giovanni, via dell’Albero. Mai una volta in via Maccari, all’Isolotto. Tre giorni dopo il primo bando con la clausola l’Azienda ne pubblica un altro, per undici unità fra via delle Conce e via delle Casine: lì la clausola non c’è. Fra i diversi bandi non cambiava la domanda abitativa in Città: a mutare era la posizione degli immobili.

Il primo bando con la deroga è del 12 gennaio 2021 e riguarda via Vacchereccia 5, quattro unità, base d’asta 10.500 euro al mese, diciotto anni di durata. È la palazzina che i fratelli Fusi lasciarono «per asilo le famiglie povere della città di Firenze»; nel 2011 due famiglie vi pagavano 171 e 110 euro al mese; nel 2016 le ultime persone fragili sono state ricollocate; oggi è un albergo a quattro stelle. Per i bandi del 2020 lo schema non ci risulta pubblicato: non possiamo escludere che la clausola sia precedente, solo dire che questa è la più antica documentata.

Nel bando di via Guelfa 77 del 12 aprile 2024 la clausola esce dall’allegato ed entra nel testo, dentro il paragrafo intitolato «attività vietate», che ricorda «la D.C. del Comune di Firenze n. 39 del 2/10/2023 che aggiorna la disciplina delle locazioni turistiche brevi» e nelle stesse righe scrive che l’uso turistico-ricettivo si può fare. Nello schema di via Guelfa 81 del 22 maggio 2025 la formula si perfeziona e autorizza quell’uso «direttamente o mediante l’intermediazione di soggetti terzi». Non è una svista di chi non sapeva: è una scelta voluta.

Dal 20 gennaio 2026 la clausola sparisce da tutti i bandi. È un cambio di prassi deciso in silenzio. Nessuno ha spiegato perché si è cominciato, assumendosi la responsabilità politica della scelta, né perché si è smesso, né che ne sarà dei contratti già firmati, la cui durata arriva al 2039 e al 2042.

Un’azienda pubblica di servizi alla persona ha diviso il proprio patrimonio in due: dove c’è rendita di posizione ha messo per iscritto che si può affittare per turismo, dove non c’è ha continuato ad affittare alle persone. In via dell’Albero 10, categoria catastale A/4, abitazioni di tipo popolare, nel marzo 2011 quattro famiglie pagavano in tutto 1.678,45 euro al mese; nel 2023 le stesse unità vanno a bando a 2.600 euro di base con la facoltà di uso turistico. Accade mentre a Firenze risultano 837 alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti, di cui 758 in attesa di ristrutturazione. Nel preventivo 2026 dell’Azienda l’area immobiliare produce 1,6 milioni di margine contro 161.000 euro di tutti i servizi alla persona: l’ordine delle priorità è scritto nei numeri.

L’altra faccia della stessa scelta è la cura. Sull’internalizzazione dei servizi nelle residenze sanitarie ha aperto solo il presidente dell’ASP; dalla maggioranza di Palazzo Vecchio, per quanto ci risulta, non è arrivata una parola. Intanto il 31 agosto scade l’appalto dell’assistenza, oltre 32 milioni di euro affidati in lotto unico a una cooperativa sociale, e non ci risulta pubblicato alcun atto che dica cosa accadrà il 1° settembre (si va verso una proroga per altri due anni?). 

Domani porteremo entrambe le questioni in Commissione controllo. Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di riferire in Consiglio comunale con quale atto e in quale data è stato approvato lo schema contenente la deroga turistica, con quale atto è stato abbandonato, per quali immobili la facoltà sia stata effettivamente esercitata e che cosa accadrà dei contratti in corso. E chiediamo che la Commissione Politiche sociali e della salute sia convocata a inizio settembre, con la Società della Salute e con l’ASP, sulla reinternalizzazione dell’assistenza nelle residenze: è anche quanto prevede il monitoraggio permanente approvato all’unanimità il 10 giugno sul nostro ordine del giorno 745/2025.

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