Palazzo Giovane: mancano le clausole di continuità per personale e attività

“C’è tempo per prevedere forme di tutela, per chi lavora e per l’utenza”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

Il provvedimento dirigenziale 6518, adottato il 28 agosto e pubblicato oggi, proroga di venti giorni la gestione di Palazzo Giovane e poi affida l’immobile «a titolo gratuito» in custodia al gestore uscente, perché compia «le operazioni necessarie per la riconsegna dei locali liberi da persone e cose». Tradotto: dal 21 settembre lo spazio che il Comune elenca fra i propri centri giovani non sarà più un centro giovani, ma un immobile da liberare. Nessun atto pubblicato dice che ne sarà dei corsi, della sala prove, delle associazioni che quelle stanze le usano e delle persone che ci lavorano. Se poi la nuova concessione partisse dopo il 1° ottobre, l’atto circoscrive la custodia ai «dieci giorni precedenti la consegna».

Il Codice dei contratti, all’articolo 57, impone di inserire nei bandi e negli inviti (anche per le concessioni) clausole sociali che garantiscano «la stabilità occupazionale del personale impiegato». Il capitolato e la lettera d’invito richiamano quell’articolo e ne applicano quasi tutto: i contratti collettivi, il 30% di occupazione giovanile e femminile sulle nuove assunzioni, le relazioni di genere e sulla disabilità, i criteri ambientali. Sulla continuità del personale, dopo 12 anni di gestione dello stesso soggetto, non abbiamo trovato però trovato nessun riferimento. E il paragrafo 21 della stessa lettera d’invito ordina di verificare gli impegni «riguardanti la stabilità occupazionale» richiesti dal paragrafo 9, che quella clausola non la contiene.

Il piano economico allegato agli atti prevede 7 persone dipendenti per il ristorante e 3 per le attività giovanili (direzione, accoglienza e una custode a venti ore) più 552.867 euro di collaborazioni in quattro anni, calcolati dal Comune stesso «in misura pari al 50% dei ricavi dei servizi di politiche giovanili». Chi fa lavoro educativo e culturale viene pagato sulla base di quote su quanto riesce a incassare dalle ragazze e dai ragazzi. Sugli stessi numeri il costo del lavoro supera il 50% dei costi e dei ricavi: abbiamo chiesto come mai la concessione non è stata qualificata ad alta intensità di manodopera.

Il resto è già emerso, sia da parte di Fratelli d’Italia che del nostro gruppo, anche se con posizioni e impostazioni diverse. Il Comune riconosce negli atti un «vantaggio finanziario» di 620.000 euro, perché mette a base di gara un canone di 10.000 euro l’anno su un immobile che la sua stessa Commissione valuta 165.000 euro. In cambio, corsi, sala prove, coworking e perfino le stanze delle associazioni restano a pagamento: 150 euro al mese, senza alcun tetto fissato da Palazzo Vecchio, mentre la delibera di indirizzo (che la Giunta definisce «vincolante») prescriveva di favorire l’utilizzo degli spazi da parte delle associazioni giovanili. E il valore stimato si ferma 10.713 euro sotto la soglia europea: quanto basta per non fare una gara aperta.

Non è un dettaglio numerico, è una questione politica e un’idea di città. L’unico spazio pubblico per i giovani dentro l’area UNESCO viene tenuto in piedi da un bar e da un ristorante invece che dal bilancio comunale, e il conto lo pagano due volte le stesse persone: chi ci lavora senza garanzia di continuità, e chi lo frequenta pagando ogni singola attività.

Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di intervenire prima dell’11 settembre, quando le offerte scadranno e la partita rischia di chiudersi per quattro anni: integrare gli atti di gara con una clausola di stabilità occupazionale, fissare un tetto alle tariffe per le associazioni e dire alla città che cosa succede a Palazzo Giovane dal 21 settembre.

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