San Salvi: trent’anni di promesse e nessun cantiere ancora aperto

«L’analisi degli atti pubblici 2023–2026 rivela: progettazione ancora in corso a maggio 2026, fondi europei a rischio, servizi tagliati in anticipo»


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

«Trent’anni di vergogna per il recupero di San Salvi»: così titolava perUnaltracittà già nel 2021, documentando decenni di promesse non mantenute su uno dei complessi più importanti e più trascurati della città. Oggi, a maggio 2026, il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune è in grado di aggiungere dati nuovi e più precisi a quella denuncia — e purtroppo il quadro non è cambiato.

L’analisi di 51 atti pubblici — delibere di giunta e determine dirigenziali — pubblicati dal Comune di Firenze tra il 2023 e il maggio 2026 permette di ricostruire con precisione lo stato reale del progetto di rigenerazione FESR dei padiglioni 33-34-35-37: la progettazione strutturale è ancora in corso, la gara per gli impianti tecnologici è ancora in fase di valutazione, le indagini geologiche per le aree esterne sono state avviate ad aprile 2026. Nessun cantiere di cosiddetta rigenerazione è aperto.

Non si tratta di un ritardo di qualche settimana: il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (il primo livello progettuale vero) è stato approvato nell’ottobre 2024 e l’Amministrazione aveva promesso l’avvio dei cantieri per il 2025–2026, ma quell’orizzonte non è stato rispettato. E il tempo che rimane si sta esaurendo. I 10 milioni di euro del progetto provengono da fondi FESR 2021–2027: la regola europea N+2 ci risulta imponga che i contratti d’appalto siano firmati entro fine 2026 per non perdere le risorse già assegnate. Con la progettazione ancora in corso a maggio, diventa ogni settimana più difficile rispettare quella scadenza: un eventuale disimpegno automatico dei fondi sarebbe molto rilevante, visti gli annunci roboanti del centrosinistra.

A rendere il quadro ancora più inaccettabile c’è una vicenda specifica: nel giugno 2025 il Centro Diurno «Le Civette», in via San Salvi 12, 15 posti per anziani non autosufficienti, è stato chiuso. Il cantiere non era ancora partito — e non sarebbe partito per almeno un anno. Quindici famiglie hanno perso un servizio di prossimità in nome di una rigenerazione che non si vede, mentre tardano ad arrivare le risposte a una nostra specifica interrogazione su questo. Si tagliano i servizi sociali nell’immediatezza, le promesse di riqualificazione restano promesse. Alla stessa area appartiene la palestra di via San Salvi, finanziata con legge 1185/2019 e affidata a Costruzioni Vitale S.r.l.: cinque anni di cantiere, almeno quattro proroghe documentate, una variante in corso d’opera. L’ultima presa d’atto di proroga risale al febbraio 2026: il Comune non ha mai spiegato alla residenza perché i lavori non finiscono, né ha fornito una data di consegna credibile.

I Comitati «San Salvi chi può» e «Salviamo San Salvi», insieme alle realtà che si battono per questo pezzo di città — da perUnaltracittà alla petizione «Salviamo il Parco di San Salvi» — denunciano da anni non solo i ritardi, ma una visione sbagliata: quella di un’area che rischia di essere consegnata a logiche di privatizzazione o di monofunzionalità, invece di restare pienamente pubblica, aperta, culturalmente e socialmente vitale. Noi condividiamo quella preoccupazione e ci impegniamo a portarla dentro le istituzioni con gli strumenti del mandato consiliare.

C’è però un ulteriore elemento che rende questa contraddizione ancora più evidente. Il Piano Operativo del Comune — approvato in Consiglio Comunale il 7 aprile 2025 con il nostro voto contrario e in vigore dal 6 giugno 2025 — prevede l’apertura di due nuove strade all’interno del parco di San Salvi, con ingresso da via del Mezzetta e uscita su via Andrea del Sarto. Le osservazioni formali presentate dai comitati sono state respinte. La stessa Amministrazione che promette rigenerazione pubblica attraverso i fondi europei ha quindi già approvato, nello strumento urbanistico vigente, un corridoio di traffico veicolare nel cuore del parco. Non si può riqualificare un’area per la comunità e simultaneamente trasformare il suo parco in un’arteria stradale: chiediamo che questa previsione venga eliminata.

Presenteremo nei prossimi giorni un’interrogazione urgente alla Giunta per chiedere: qual è la data target per la firma dei contratti d’appalto Op 1A e Op 1B; se il Comune ha già comunicato alla Regione Toscana rischi di disimpegno dei fondi FESR; quando la palestra dovrebbe essere consegnata alla città. Restiamo in attesa di capire anche il futuro del Centro Diurno e pensiamo sia necessario che anche il Quartiere 2 si attivi per capire cosa sta succedendo. San Salvi non è solo un’area da riqualificare: è un pezzo di storia della città, un parco pubblico, un luogo di memoria su cui la comunità ha il diritto di essere coinvolta davvero.

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