“Nessuna cifra, nessuna durata, documenti riservati: e il Consiglio comunale, ancora una volta, non è mai stato chiamato a decidere”
Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
Il 24 luglio la Giunta ha approvato la terza deliberazione di indirizzo sullo Stadio Franchi in poco più di un mese. Approvata all’unanimità e dichiarata immediatamente eseguibile. Nessun passaggio in Consiglio comunale, nessun passaggio nel Consiglio del Quartiere 2, dove l’impianto si trova.
Dentro quell’atto c’è una parola che finora non era mai comparsa nei documenti ufficiali. Il 13 luglio, protocollata il giorno successivo, ACF Fiorentina S.r.l. ha trasmesso al Comune una proposta per l’affidamento «in regime di concessione esclusiva ed in condizioni di equilibrio economico-finanziario dell’intervento volto al completamento dei lavori di riqualificazione dello Stadio Artemio Franchi ed alla successiva gestione economica e funzionale». È la citazione testuale della delibera. Non si parla di una partecipazione ai lavori: si chiede l’esclusiva sulla gestione e sui ricavi di un impianto che appartiene alla Città.
Negli stessi giorni, in Consiglio, chiedevamo che la scelta sulla concessione tornasse in aula con un atto dedicato e un voto separato, e ponevamo una domanda semplice: quali soggetti, diversi dalla società che già usa lo stadio, avrebbero realisticamente interesse a gestire il Franchi per decenni? La risposta è arrivata dai fatti, non dalle rassicurazioni. Il 13 luglio è stata depositata la proposta della Fiorentina, il 14 luglio si è tenuta la prima seduta della Conferenza di servizi preliminare. Il procedimento era già partito mentre si discuteva se il Consiglio avesse diritto di discuterne.
Il punto due della delibera è netto: il Comune conferma «l’integrale copertura del relativo fabbisogno residuo mediante risorse pubbliche proprie o comunque acquisite». Serve a rassicurare la FIGC e la UEFA entro il 31 luglio, perché l’istruttoria sulla proposta della società si chiuderà dopo quella data. Ma va detto con chiarezza cosa significa: qualunque cosa accada, i soldi mancanti li mette la Città. E se li mette la Città, resta da capire cosa stiamo comprando cedendo per decenni la gestione di un bene ricostruito con circa 200 milioni di euro di risorse pubbliche. Lo diciamo da mesi: il rischio è che il pubblico paghi due volte, prima per partire e poi con la concessione al privato per chiudere. Questa delibera non smentisce quel timore, lo mette per iscritto.
C’è poi quello che nella delibera non c’è. La deliberazione approvata il 24 luglio non contiene una sola cifra: non i 55 milioni, non la durata, non il canone. Sul portale degli atti del Comune non ci risulta pubblicata alcuna determina di convocazione o di indizione della Conferenza di servizi preliminare. I documenti depositati dalla Fiorentina (il documento di fattibilità, il piano economico-finanziario, la bozza di convenzione) sono dichiarati riservati fino alla conclusione del procedimento.
Nel frattempo sui giornali di oggi si leggono numeri che non ritroviamo in nessun atto pubblico: cinquantacinque milioni, trenta milioni di arredi, un canone da rinegoziare e adesso novant’anni di concessione. Novanta è il tetto massimo che l’articolo 4, comma 2, del decreto sugli impianti sportivi consente per la cessione del diritto di superficie. Nella programmazione approvata dal Comune, invece, la concessione di gestione del Franchi è iscritta per 720 mesi, cioè sessant’anni, con un valore stimato di oltre un miliardo e mezzo di euro. Sessanta o novanta non è un dettaglio contabile: è una generazione in più o in meno in cui lo stadio della Città non è a disposizione della Città. Ad oggi nessun atto pubblico dice quale sia la durata richiesta, e questo da solo basterebbe a fermare la corsa.
Merita di essere letto anche il punto quattro del dispositivo: l’eventuale esito positivo della proposta potrà determinare, con successivi provvedimenti «da parte degli organi competenti», la «rimodulazione del quadro delle fonti finanziarie e del percorso di completamento». Bene: chiediamo che l’organo competente sia il Consiglio comunale, e che quella rimodulazione sia discussa e votata in aula prima e non dopo.
Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo di dire in Consiglio, con numeri e non con comunicati, quanti anni dura la concessione richiesta, quali ricavi comprende (biglietteria, hospitality, sky box, naming, aree commerciali, eventi non sportivi) quale canone è previsto e a carico di chi resta la manutenzione. Chiediamo che i documenti della proposta siano resi pubblici al più tardi quando l’Amministrazione si pronuncerà sul pubblico interesse, e non a procedimento concluso. Chiediamo che sia reso noto lo stadium budget che la delibera affida alla Direzione Ufficio del Sindaco per la trasmissione alla FIGC. E chiediamo che il Consiglio del Quartiere 2 sia messo in condizione di esprimersi su ciò che accade nel proprio territorio.
La candidatura a ospitare partite degli Europei del 2032 è una scelta legittima e discutibile nel merito. Non può però diventare il cronometro che giustifica ogni scorciatoia: se la scadenza del 31 luglio impone di decidere in fretta, quella fretta non può valere solo per gli impegni verso la UEFA e mai per il confronto con chi in questa città ci vive.
Lo sport è un diritto pubblico, non una vetrina da consegnare al mercato. Qui non si tratta di trovare un investitore, si tratta di stabilire per quante generazioni la rendita di un bene costruito con soldi di tutte e tutti finisce nelle mani di una società privata. La città è di chi la vive: ha diritto di sapere, prima e alla luce del sole, a chi e a quali condizioni si affida il suo stadio.








