Statuto dei Lavoratori: una conquista che non era un punto di arrivo

“La pandemia e la crisi economica definiscono la necessità di una società che sappia rimettere al centro i bisogni e i diritti della classe lavoratrice. La storia non deve essere una cartolina in bianco e nero da guardare con nostalgia. Serve a comprendere meglio il presente e agire con più consapevolezza.

La classe lavoratrice – sottolineano i consiglieri di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi e Antonella Bundu – esce da decenni di sconfitte. Inutile raccontarsi qualcosa di diverso. Le tutele sembrano residui del passato, non conquiste per cui lottare. La solidarietà non è un’arma, la lotta viene criminalizzata, lo sciopero è visto come privilegio, l’idea di rivoluzione è inimmaginabile. Questo è quello che risulta a uno sguardo rapido in superficie, verso le nostre società. Così però non deve essere per il futuro. Tempi ancora più oscuri sono stati attraversati, anche dal nostro Paese, per questo il nostro impegno quotidiano è teso a un superamento in positivo della situazione, aggravata dalla pandemia.

La conquista dello Statuto dei Lavoratori è stata ottenuta grazie ai rapporti di forza, non per merito del governo dell’epoca, ma per necessità. Non si potevano non concedere alla classe lavoratrice quelle conquiste.

Il centrosinistra si sente talvolta erede del PCI (noi crediamo che gli eredi in politica non esistano). Sorridiamo, leggendo i dibattiti parlamentari di allora e i comunicati stampa della maggioranza di Palazzo Vecchio di oggi. I diritti e le vittorie le si ottengono nella società, prima che nelle istituzioni. Infatti arrivano anche stando all’opposizione. Basta agire per essere strumento della propria classe sociale, più che organizzazioni in costante ricerca di consenso elettorale. Guardiamo alla storia senza visioni integrali e totalizzanti, impegnati a non gettare via la memoria, per parafrasare alcune parole di Alfredo Reichlin.

Giuliano Pajetta, il 14 maggio del 1970, confermò con queste parole l’astensione del Partito Comunista Italiano sullo Statuto dei Lavoratori, di cui oggi si festeggiano 50 anni:

«Se non ci fossero dei lati positivi noi certamente non avremmo già detto e non ripeteremmo ora che ci asteniamo: voteremmo contro. Evidentemente ci sono dei lati positivi.

[…] La nostra critica perciò si articola su tre punti fondamentali, e chiedo scusa se li ripeto. Il primo punto riguarda le gravi lacune che concernono in particolare il problema delle piccole aziende, il problema dei licenziamenti collettivi ed altre questioni. […] Il secondo punto si riferisce alla mancanza di sanzioni serie per numerose violazioni. […] C’è infine la questione delle libertà politiche. […] La grossa questione relativa alla libertà politica, consiste nel vedere se si voglia o no che la Costituzione entri nelle fabbriche.

[…] Non temiamo che vi siano delle situazioni che conducano al peggio. Oggi noi desideriamo che questo progetto passi con la nostra astensione. Siamo certi che dopo il 7 giugno potremo riprendere questo discorso per fa sì che le cose vadano avanti e non si fermino, intendo quest’ultimo che traspare dal tenore non tanto del documento, che fu preparato in altri tempi, ma di alcuni interventi che abbiamo ascoltato ieri e stamane. [Applausi dall’estrema sinistra]»