Sullo stadio ormai sembra di essere in una vicenda da ‘Amici miei’

Foto di Lorenzo Palandri

“Lo scambio tra la deputata e il ministro del Partito Democratico rischiano di lasciare senza parole… Se non fosse che a rimetterci è Firenze”


“Diamo pieni poteri a chi ci governa e ci ritroveremo come nelle strisce designate da Bonvi dedicate alle Sturmtruppen, con il Franchi spostato in un’altra parte della città (invece che vedere di “raddirizzare” la torre di Pisa…).

La deputata del Partito Democratico che parla di una norma specifica per risolvere il problema del Franchi, a bando Mercafir ancora aperto, smentita dal Ministro dei Beni Culturali del suo stesso partito, è l’apice di uno spettacolo amaro. Da sorrisi tristi, come in un film di Monicelli.
Con il problema – aggiungono i consiglieri di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi e Antonella Bundu – che non è un film, ma si tratta di una forza che fa parte delle maggioranze sia a livello locale che nazionale. Un centrosinistra che vorrebbe Firenze capitale delle smart city nel mondo – dopo avere infilata nella monocultura di turismo/affitti – e non riesce nemmeno a coinvolgere la Città Metropolitana per immaginarsi il suo futuro.

Tutto questo era grave anche prima della pandemia. Ricordiamo il Presidente del quartiere 2, nel Salone dei Duecento, dare ragione alle parole del nostro gruppo consiliare sugli errori di una Giunta comunale che non aveva un’idea di futuro della zona di Campo di Marte (memorabile è lo spunto dell’housing sociale dentro il Franchi, un’idea che nemmeno Galezzo Musolesi avrebbe esposto…).

Quindi, caro Partito Democratico, cosa state facendo? Mercafir è ipotesi tramontata? A bando aperto? Avete deciso di portare “a Firenze” una norma nazionale che permetta di ignorare le parole del sovrintendente (che in realtà ha sempre detto di aver visto un solo progetto, con il quale si sarebbe dovuto abbattere il 40% del Franchi)?

Qui – concludono Bundu e Palagi – non sembra si vogliano trovare soluzioni, ma poter disegnare nuove strisce di questo amara vicenda degna di Bonvi…”.