Tag: pace

  • Finanziamenti alla politica: un problema anche a Firenze

    Finanziamenti alla politica: un problema anche a Firenze

    “Andrebbe resa chiara la disparità di risorse spese ed evidenziata l’inopportunità che chi ha rapporti con il Comune sostenga chi governa la Città da anni e anni”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune


    Faremo una mozione per impegnare chiunque abbia ruoli di governo nelle partecipate del Comune o in aziende con contratti con Palazzo Vecchio di poter contribuire, anche a titolo personale, alle elezioni comunali.

    L’Amministratore Delegato di ALIA non è mai venuto in Commissione Controllo, neanche per riferire sulla multiutility e le novità di questi mesi. Quando abbiamo proposto un ordine del giorno per limitare il costo di una sua eventuale buonuscita dalla società è stato bocciato dalla maggioranza.

    Ad oggi sul sito di ALIA non compare  dichiarato il compenso, ma la seguente frase: «l’Amministratore Delegato ha rinunciato al compenso di Consigliere, percepisce un trattamento economico assegnato in qualità di Dirigente di ALIA». Oggi scopriamo dalla stampa che l’amministratore ha contribuito personalmente alla campagna elettorale della Sindaca. Ovviamente non c’è niente di personale, ma la volontà di chiarire, non ci possono essere ombre politiche (non sul piano legale, su quello ci sono gli organismi preposti che passano al vaglio tutto ciò che dichiariamo).

    Un altro dato problematico è quello del Presidente di AVR. Prendiamo atto di quanto afferma («un contributo di natura squisitamente personale che nulla ha a che vedere con l’attività professionale»), ma non ci torna: i soldi non arrivano forse dal lavoro? E allora non è utilizzare (anche se nel rispetto delle regole) una parte di ciò che arriva dal lavoro con il Comune per garantire continuità alla maggioranza uscente?

    Anche sul Convitto della Calza deve essere fatta chiarezza, altrimenti il dibattito pubblico e istituzionale diventa poco credibile: chi chiede di trasformare quello spazio ha sostenuto economicamente chi governa e adesso tratta sul futuro dell’immobile?

    Chiariamo ora e ripristiniamo trasparenza nelle relazioni tra amministrazioni, partecipate e gruppi economici della Città prima che qualcuno pensi di poter diventare il Musk in salsa fiorentina e provare a comprarsi un seggio in Giunta. Certo non sono le cifre di cui si occupano Sanders e Ocasio-Cortez nel tour contro le oligarchie, ma c’è un’idea di politica da mettere in discussione, soprattutto se si è fatta sistema.

  • Militarizzare l’innocenza, una giornata su come si diventa disumani

    Militarizzare l’innocenza, una giornata su come si diventa disumani

    “Presentazione dell’appuntamento dell’11 aprile 2025 al Teatro L’ Affratellamento, rivolto la mattina alle scuole e nel pomeriggio a tutta la Città”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ringraziamo l’ufficio stampa del Comune per aver accompagnato e permesso la conferenza stampa di oggi in Palazzo Vecchio. Abbiamo accolto l’invito del Comitato No Comando NATO né a Firenze né Altrove e di Firenze per la Palestina, per la presentazione di un’importante giornata organizzata per venerdì 11 aprile 2025 al Teatro L’Affratellamento. Al centro ci sarà una doppia proiezione del film Innocence, di Guy Davidi, regista israeliano, già candidato all’Oscar nel 2012 e vincitore di un Emmy nel 2013. La mattina sarà riservata alle scuole, con richieste che hanno superato la capienza disponibile, mentre dalle 17:00 potrà partecipare chiunque, con a seguire un dibattito su come si diventa disumani.

    Riportiamo integralmente le note delle due realtà presenti oggi in Sala Macconi per presentare l’iniziativa, a cui invitiamo chiunque abbia modo di partecipare.


    La conferenza stampa è l’occasione per presentare l’iniziativa pubblica prevista per venerdì 11 aprile al Teatro dell’Affratellamento dove verrà proiettato, il film Innocence di Guy Davidi, in due sessioni, la matinée dedicata alle scuole fiorentine e già al completo da molte settimane.

    Regista nato a Jaffa, nomination Oscar 2013, selezionato per la Mostra di Venezia 2022, Innocence è un’opera intensa e necessaria che denuncia la progressiva militarizzazione del sistema educativo israeliano e si rivolge in particolare ai genitori dei giovani che vengono spinti, troppo spesso, a sacrificare la propria vita alla carriera militare. Il film è un appello alla consapevolezza e all’azione per fermare la deriva della disumanizzazione che vediamo ogni giorno in diretta, e ripetutamente, da un anno e mezzo, e anche prima.

    Sono previsti incontri e confronti dopo le proiezioni: ore 12.00 Militarizzare l’Innocenza; ore 17.00 Come si diventa disumani.

    La questione non riguarda solo Israele. In Italia è in atto da anni una penetrazione silenziosa ma costante delle forze armate nelle scuole pubbliche: personale in divisa sale in cattedra, propone percorsi di studio “gratuiti” subordinati all’arruolamento, a partire dai 16 anni e dopo l’abbandono scolastico. E molta altra propaganda ben mirata ed organizzata.

    Chiediamo una scuola libera, critica, democratica, non militarizzata, che stimoli intelligenza emotiva ed empatia, non competitiva e che non generi paura dell’altro, insegnando a non sopraffare chi è più debole.

    La conferenza stampa e l’iniziativa vogliono essere un momento di denuncia, riflessione e confronto aperto alla Città.


    Questa è la nota del Comitato NO Comando NATO né a Firenze né altrove – Gruppo di Lavoro Scuole non caserme.

    «Perché ci opponiamo alla militarizzazione dell’istruzione.

    La smobilitazione dell’apparato statunitense dalla NATO – annunciata e sostenuta da Elon Musk, ormai quasi alter ego di un Presidente che sembrerebbe avere bisogno di un amministratore di sostegno – potrebbe far pensare che finalmente il “Fuori la NATO dall’Italia” (e non solo) possa diventare realtà. Da qui, anche la lotta dei cittadini di Firenze contro l’insediamento di un Comando NATO a Rovezzano, affacciato sull’Arno, potrebbe apparire meno urgente, fino a smobilitarsi a sua volta.

    Ma non è così.

    L’Europa ha immediatamente reagito proponendo nuove forniture di armi, e tutti e 27 i Paesi dell’Unione si sono inchinati a un piano di riarmo comune, concordi nell’indebitarsi per cifre assurde in un momento di gravissima crisi economica e sociale.

    Questo è esattamente il momento in cui, se non vogliamo la NATO nelle nostre città, dobbiamo rafforzare la nostra presenza civile e democratica: con più voce, più chiarezza e su più fronti. Proprio ora, quando l’attenzione mediatica sulla mostruosità delle guerre sembra calare e il conflitto si trasferisce dalle trincee alle stanze dei colloqui diplomatici, spesso sterili o addirittura dannosi alla causa della pace.

    Quando la TV smette di mostrarci immagini fresche di sangue e distruzione, tutto sembra normalizzarsi. Ma non è così, e lo sappiamo. Perché dietro la guerra fatta di bombe e pallottole, esiste una guerra culturale, meno visibile ma altrettanto inquietante.

    A vincere è spesso chi ha più mezzi, più potere militare, più capacità organizzativa. E il supporto dei poteri istituzionali.

    Ecco perché parliamo – incredibilmente, ma necessariamente – anche di scuole, istruzione e ricerca universitaria.

    I ministeri della Repubblica italiana, con sempre maggiore frequenza, appoggiano e promuovono una cultura della militarizzazione, mascherata da servizio sociale o missione caritatevole.

    Nelle scuole entrano sempre più spesso le divise: promuovono l’accesso agli studi per chi ha minori risorse economiche, promettono un futuro fino alla laurea, offrono vitto, alloggio e formazione militare fin dal momento dell’abbandono scolastico precoce. Una vera alternativa strutturata per chi si trova in difficoltà. Ma a che prezzo?

    In Italia esistono quattro scuole militari:

    • due per l’Esercito (Nunziatella di Napoli, Teulié di Milano),
    • una per la Marina (Francesco Morosini di Venezia),
    • una per l’Aeronautica (Giulio Douhet di Firenze).

    Gli stand promozionali di queste scuole sono presenti negli eventi pubblici organizzati dagli Assessorati per le famiglie e gli studenti in cerca di orientamento. A Firenze, il liceo dell’Aeronautica aveva lo stand più attrattivo di tutti: una lunga fila di ragazzi aspettava il proprio turno per simulare un volo su un caccia da guerra, mentre i genitori filmavano con orgoglio.

    Una scena tanto surreale quanto tragica, se si pensa che in quel momento, mentre si giocava alla guerra, la guerra vera stava uccidendo civili inermi.

    Le iniziative dei militari nelle scuole sono tantissime e quotidiane. Non possiamo elencarle tutte qui, ma sono documentate sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università.

    Per contrastare il condizionamento alla militarizzazione – che comincia fin dall’infanzia – il Comitato Cittadino NO Comando NATO né a Firenze né altrove ha deciso di fondare un gruppo di monitoraggio attivo: Scuole NON caserme.

    Collaboriamo stabilmente con l’Osservatorio e siamo in contatto con gruppi di studenti e docenti che ci chiedono interventi informativi e formativi. Siamo stati invitati a portare i nostri incontri in diverse scuole fiorentine.

    La nostra attività è rivolta anche a tutta la cittadinanza, non solo a chi ha un ruolo diretto nelle scuole. Perché ogni persona ha il dovere di preoccuparsi della deriva militarista che sta prendendo la formazione dei nostri ragazzi. I giovani dovrebbero essere portatori di pace, non bersagli del reclutamento. La scuola dovrebbe coltivare coscienza critica, non addestramento all’obbedienza.

    L’educazione alla pace, oggi più che mai necessaria, avrebbe dovuto crescere dopo anni di guerre, genocidi, crisi etniche e politiche. E invece, è accaduto l’opposto.


    Questa è la nota di Firenze per la Palestina.

    «Deumanizzazione, propaganda e cultura militarista: una riflessione necessaria.

    Come è possibile che una popolazione intera sostenga un genocidio? Come è possibile che, in Italia e in Occidente, quasi non si reagisca? Quali sono i meccanismi psicologici e culturali che hanno indebolito l’umanità nelle nostre società – europee, americane, israeliane?

    Nonostante i media occidentali ci mostrino manifestazioni contro il governo Netanyahu, spesso omettono di spiegare che quelle proteste riguardano soprattutto il ritorno degli ostaggi e le riforme autoritarie del sistema giudiziario. Quasi mai vengono messe in discussione le operazioni militari su Gaza o l’alto numero di vittime civili palestinesi.

    Eppure i dati parlano chiaro: secondo vari sondaggi, circa due terzi del popolo israeliano si dichiara favorevole al blocco degli aiuti umanitari a Gaza. Questo significa accettare consapevolmente la morte per fame, sete e malattie di oltre due milioni di persone, tra cui un milione di bambini. In media, secondo alcune fonti, ne muoiono 50 al giorno da più di un anno.

    In questa prospettiva, il palestinese – soprattutto quello di Gaza – appare sempre più come un soggetto deumanizzato, la cui vita ha perso ogni valore.

    Deumanizzare l’altro significa deumanizzare se stessi. La perdita di empatia e di rispetto per la vita umana non riguarda solo chi la subisce: riguarda profondamente anche chi la mette in atto. Perdere il senso di solidarietà, abituarsi all’ingiustizia, significa perdere l’umanità.

    Guardare le immagini da Gaza – vedere volti, sofferenze, emozioni – e poi ascoltare risposte segnate da indifferenza o disprezzo crea una frattura dolorosa. Ma che abbiamo l’obbligo di affrontare, se ancora un altro mondo è possibile.

    L’educazione alla violenza fa parte di un sistema culturale e sociale che inizia ad agire, soprattutto, sui bambini e i ragazzi, e il film (Innocence, Guy Davidi, 2022) che presentiamo, – per quello che ci auguriamo sia un ciclo di iniziative sulla disumanizzazione, ci pone di fronte a questo “obbligo” di agire chiedendosi e chiedendoci: come si fa a normalizzare la guerra, la violenza, se non si agisce direttamente sulle famiglie che “mettono a disposizione” i propri figli a un sistema educativo dove si insegna una forte identità nazionale una società costruita intorno all’esercito – come quella israeliana – finisca per normalizzare la guerra, l’occupazione, la violenza, fin dall’infanzia. L’identità nazionale viene spesso fusa con quella militare, rendendo la sopraffazione un elemento strutturale.

    Il cinema occidentale, in particolare, ha giocato un ruolo decisivo nel sostenere la narrativa delle guerre in cui l’Occidente è stato coinvolto – dall’Afghanistan alla Libia, fino alla Palestina. Non sempre in modo esplicito: a volte con l’esaltazione eroica dei “soldati esportatori di democrazia”, più spesso con un lavoro sottile, simbolico, che ha impresso nell’immaginario collettivo l’equivalenza tra arabo, musulmano, terrorista, “cattivo per definizione”.

    È per questo che siamo “curiosi” di capire come un israeliano, nato a Jaffa nel 1978, da una famiglia di perseguitati, ha impegnato dieci anni della sua vita – dal 2013 al 2022 – per trovare quello che già sapeva che c’era: il problema dei suicidi di adolescenti e giovani adulti, come conseguenza o durante il primo periodo di addestramento militare nell’IDF.

  • Firenze risponde a guerra, carovita e repressione

    Firenze risponde a guerra, carovita e repressione

    “Al fianco di chi non rimane in silenzio di fronte alle parole di odio della Lega. Confermate le “zone rosse”“

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune


    La Lega ha scelto di fare l’ennesima sfilata della sua dirigenza a Firenze, compresi il Ministro Salvini e l’Eurodeputato Vannacci.

    La Città non è loro, per fortuna. Risponde. Lo fa nei fatti insieme a tutta la Piana, attorno al festival di letteratura working class. E lo fa anche con il corteo lanciato questo pomeriggio alle 14:30 dal Comitato NO Comitato NATO né a Firenze né altrove (finirà in tempo per raggiungere quello a Campi Bisenzio).

    Il concentramento è previsto in via Mariti, presso il cantiere in cui si è consumata l’ennesima strage sul lavoro. Mentre aumentano le spese militari, la produzione di armi, il profitto di un numero ristretto di persone, il costo della vita, le diseguaglianze, la politica rinuncia a svolgere un ruolo. Commenta, crea dibattiti distaccati dalla quotidianità e sfrutta l’astensionismo per alimentare dinamiche autoreferenziali.

    Il Ministro dell’Interno ha annunciato ieri un provvedimento che sostituisce il cosiddetto DDL Sicurezza ed esautora il Parlamento del suo ruolo. Nelle stesse ore cariche e manganellate colpivano una mobilitazione a Roma.

    Oggi saremo in piazza anche per evidenziare l’impatto della decisione della Lega: bloccare un pezzo di Città, a partire dalla Fortezza da Basso, di fatto una vera e propria zona rossa, che al Partito Democratico evidentemente non scandalizzano, visto come ha votato sul nostro atto che insisteva proprio su questi aspetti e i divieti in vigore sull’utilizzo di alcune piazze per le manifestazioni.

    Anche la realtà giovanile del Partito Democratico (GD) stamani ha dovuto “accontentarsi” di via de’ Gondi, perché piazza della Signoria è preclusa. Stamani con Possibile eravamo anche in questa piazza, anche se senza un’adesione formale. A ogni attacco di matrice razzista occorre rispondere, però ci teniamo a chiedere di separare la scelta di concedere una cittadinanza onoraria dalla lotta referendaria per abbassare da 10 a 5 gli anni necessari a ottenere la residenza. Alla Sindaca e a chi governato la Città in questi anni continuiamo a contestare l’ambiguità dimostrata su troppi temi, anche legati alle politiche migratorie e ai diritti sociali. Questo non toglie ritenere grave e inaccettabile lo striscione di Gioventù Nazionale e Azione Studentesca.

  • Repubblica Democratica del Congo: una risoluzione per rompere il silenzio sulla tragedia

    Repubblica Democratica del Congo: una risoluzione per rompere il silenzio sulla tragedia

    “Unanimità in Commissione Pace e Diritti. Ringraziamo la Presidente e l’Associazione Toscana Congo Solidarietà”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Senza la Repubblica Democratica del Congo non ci sarebbero molti dei dispositivi elettronici che usiamo ogni giorno (il riferimento è al coltan). Si tratta di un Paese che da decenni è segnato da sfruttamento e guerre. Purtroppo la Commissione Europea ha firmato un memorandum nel febbraio 2024 con il Ruanda che peggiora la situazione nella regione dei Grandi Laghi.

    Se hutu e tutsi sono una realtà che ha un suo spazio nell’immaginario comune italiano, lo stesso non si può dire di quanto sta avvenendo in questo momento in Africa.

    A seguito di un presidio organizzato a Firenze l’8 marzo 2025, abbiamo depositato una risoluzione discussa oggi in Commissione Pace e Diritti, di cui ringraziamo la Presidente Collesei, anche per aver invitato l’Associazione Toscana Congo Solidarietà, disponibile a raccontare le recenti vicende storiche, la situazione presente e l’importanza di rompere il silenzio sulla tragedia che si protrae, nonostante la mobilitazione dal basso.

    La devastazione ambientale aggrava la lesione dei diritti umani e la violazione di qualsiasi regola di diritto internazionale.

    L’Europa è soggetto spesso subalterno ai grandi interessi delle multinazionali e di governi di altri continenti, nonostante il terribile passato colonialista che la caratterizza.

    Ci fa piacere che la risoluzione abbia ricevuto parere unanime e ringraziamo per le proposte di emendamenti che arriveranno prima del voto del Consiglio comunale.

  • Dai Comuni della Toscana per la pace, contro riarmo ed economia di guerra: le prime 100 firme

    Dai Comuni della Toscana per la pace, contro riarmo ed economia di guerra: le prime 100 firme

    “Un appello delle amministratrici e degli amministratori degli Enti Locali: ha aderito anche il nostro gruppo consiliare”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il nostro gruppo consiliare ha aderito a un appello lanciato oggi con le prime 100 firme di amministratrici e amministratori dei Comuni della Toscana. Riportiamo il testo integrale, evidenziando la mail per le adesioni: incomuneperlapace@gmail.com

    «”Un appello delle amministratrici e degli amministratori dei Comuni della Toscana: le prime 100 firme

    Pace vuol dire casa, sanità, scuola e lavoro, non riarmo e finanziamento dell’economia di guerra: rilanciamo dalle città il no alla guerra”.

    Come figure presenti all’interno delle amministrazioni locali siamo il livello istituzionale più vicino ai bisogni della cittadinanza, in cui si offrono maggiori possibilità di ascolto e confronto diretto con chi ogni giorno vive il territorio. Per questo sentiamo la necessità di esprimere una profonda preoccupazione per il baratro in cui ci stanno portando i governi nazionali e l’Unione Europea.

    Ogni bilancio comunale presenta obblighi stringenti, spesso fatti di tagli e servizi privi di adeguate coperture. La scelta scellerata di rendere possibile la spesa militare fuori dai meccanismi di stabilità economica è lontana da quello che serve alla maggioranza delle persone ogni giorno, mentre evidentemente risponde ai grandi interessi economici e a chi trae profitto dall’industria bellica.

    In un contesto sociale sempre più frammentato, in cui i tagli a scuola e sanità vanno di pari passo con la precarizzazione e l’impoverimento del mondo del lavoro, in cui le giovani generazioni si trovano a fronteggiare un futuro di crisi ecologica e sociale, la svolta guerrafondaia di questa Unione Europea è coerente con una gestione del potere che negli ultimi decenni si è fatta sempre meno democratica e sempre più al servizio dei grandi soggetti economici.

    Improvvisamente, le politiche di austerity, il pareggio di bilancio in costituzione, tutti gli imperativi categorici che hanno giustificato i tagli al welfare e agli enti locali e che hanno sgretolato le nostre comunità, impoverendole e svuotandole di partecipazione e di voce, sono messi da parte. I soldi magicamente appaiono: 800 miliardi (presi anche da quei fondi che dovrebbero proprio servire al welfare) per riarmare gli stati dell’Unione. O per meglio dire, per armare di più. Perché la spesa bellica degli stati europei è in aumento da anni.

    E le politiche securitarie, repressive e antidemocratiche del governo italiano sono la logica conseguenza di questo clima di riarmo generalizzato: in tempi di guerra, il controllo democratico sulle istituzioni va limitato, il diritto di parola silenziato e il dissenso nascosto.

    Anche le azioni di contrasto alla crisi climatica sono trattate come un inutile ostacolo: se in Italia si propone di togliere i vincoli ambientali alle infrastrutture militari, l’Unione Europea ci ha già pensato, togliendo gran parte dei vincoli all’agire delle grandi industrie che erano contenuti nel Green Deal. Nel frattempo i vincoli di bilancio restano per la prevenzione degli effetti nefasti del cambiamento climatico, limitando gli investimenti contro il dissesto idrogeologico di cui ci sarebbe bisogno.

    Non abbiamo bisogno di più armi, di più basi militari o di più eserciti per difenderci da una fantomatica invasione Russa. Abbiamo invece bisogno di soldi per finanziare il diritto alla casa, alla sanità, all’istruzione, agli enti locali che in questi decenni sono stati strangolati dai tagli e dai vincoli del patto di stabilità. Abbiamo bisogno di investimenti per ricostruire e fare ripartire un tessuto economico-produttivo messo in crisi, appunto, dalla guerra e dalla chiusura nei confronti di buona parte del mondo. L’Europa di oggi propone di costruire una economia di guerra che invece farà arricchire soltanto chi produce armi (spesso statunitensi) e che porterà ancora di più ad un impoverimento della maggioranza della popolazione e ad una maggior riduzione dello stato sociale, a vantaggio dei grandi fondi speculativi (anche questi, spesso americani).

    Diciamo sì al disarmo generalizzato, alla pace tra i popoli, al multipolarismo, ad uno stato sociale più avanzato e capace di garantire risposte ai bisogni reali.

    Diciamo no all’economia di guerra, alla ricchezza in mano a una ristretta minoranza, alla militarizzazione dei territori.

    È necessario che i Comuni siano i primi ad opporsi a questa politica di riarmo e di escalation bellica, rifiutando la logica della militarizzazione del territorio e del finanziamento all’industria bellica. L’alternativa è tra sostenere una economia di pace o una economia di guerra, fra la partecipazione e la democrazia o l’autoritarismo e il segreto militare.

    Riteniamo che le Città possano essere luogo in cui aumentare i percorsi di incontro tra i movimenti per la pace e di solidarietà internazionale, per convergere in ogni appuntamento nazionale ed europeo assolutamente necessario e urgente. La denuncia di quanto succede intorno alle basi militari (a partire da quelle statunitensi e della NATO) vede tante comunità da tempo attive su questo. Convergere è una necessità, come alternativa a quelle Sindache e a quei Sindaci che invece scendono in piazza per chiedere risposte legate alla difesa militare».

    Per aderire: incomuneperlapace@gmail.com.


    Primi firmatari:
    Ilaria Antonelli, consigliera “Montelupo è partecipazione” (Montelupo Fiorentino)
    Ciccio Auletta, consigliere “Diritti in comune: Una Città in Comune – PRC” (Pisa)
    Veronica Bagni, consigliera “Filo Rosso” (San Miniato)
    Lorenzo Ballerini, assessore (Campi Bisenzio)
    Lorenzo Banchi, presidente consiglio comunale (Vicchio)
    Luigi Barbugli, consigliere “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo)
    Laura Barlotti, consigliera “Dicomano che verrà” (Dicomano)
    Samuele Baroni, assessore (Bientina)
    Amos Bartolini, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Lorenzo Bellini, assessore “Movimento 5 stelle” (Impruneta)
    Daniela Bennati, consigliera comunale “Polo Progressista e di Sinistra di Massa” (Massa)
    Teresa Bettini, consigliera “Impegno Comune” (Campiglia Marittima)
    Lisa Boni, assessora (Borgo San Lorenzo)
    Carla Bonora, assessora (Campi Bisenzio)
    Cristina Braschi, assessora (Vicchio)
    Gabriele Brazzini, consigliere “Campi a Sinistra” (Campi Bisenzio)
    Ilaria Burresi presidente del Consiglio Comunale (Rosignano Marittimo)
    Fabrizio Callaioli, consigliere “Partito della Rifondazione Comunista” (Piombino)
    Vanni Campo, consigliere “Sinistra per Pelago” (Pelago)
    Giacomo Cantini, assessore (Rosignano Marittimo)
    Giuseppe Carovani, sindaco (Calenzano)
    Enrico Carpini, consigliere “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello)
    Carlo Carriero, consigliere “Rosignano nel cuore” (Rosignano Marittimo)
    Alessio Cattelan, consigliere “Officina San Vincenzo” (San Vincenzo)
    Brian Ceccherini, consigliere “Campi a sinistra” (Campi Bisenzio)
    Federica Cerbai, presidente del consiglio comunale (Borgo San Lorenzo)
    Francesca Cerbai, consigliera “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Massimo Cerri, consigliere “Insieme per Vecchiano” (Vecchiano)
    Denise Ciampi, consigliera “Pontedera a Sinistra” (Pontedera)
    Sabrina Ciolli, consigliera “Buongiorno Empoli – SiAmo Empoli” (Empoli)
    Francesco Ciompi, consigliere “Follonica a sinistra” (Follonica)
    Paola Coppini, assessora (Borgo San Lorenzo)
    Gabriel Cordero, consigliere “L’è tutto da rifare” (Cerreto Guidi)
    Donatella Corsi, consigliera “Civica Gambassi” (Gambassi Terme)
    Caterina Corti, consigliera “Libera Sinistra in Movimento” (Scarperia e San Piero)
    Sandrine Cortes, consigliera “Viviamo” (Capraia e Limite)
    Antonella Cucinotta, assessora (San Vincenzo)
    Graziano D’Apice, capogruppo “Movimento 5 stelle” (Rosignano Marittimo)
    Guicciardo Del Rosso, consigliere “Viviamo” (Capraia e Limite)
    Francesca Fabbiani, consigliera “Movimento 5 Stelle” (Rosignano Marittimo)
    Dario Filippi, consigliere “Partito della Rifondazione Comunista” (Piombino)
    Nicola Filippi, consigliere “Sinistra Unita per un’Altra San Giuliano” (San Giuliano Terme)
    Ivana Fiorita, consigliera “Si Parco No aeroporto” (Campi Bisenzio)
    Davide S. Franchi, consigliere comunale “Rosignano nel Cuore” (Rosignano Marittimo)
    Caterina Deborah Franzoi, assessora (San Vincenzo)
    Laura Maria Cosetta Fratini, consigliera “Libera Sinistra in Movimento” (Scarperia e San Piero)
    Marco Gasparrini, vice sindaco (Vicchio)
    Fulvio Ghelardini, consigliere “Rosignano nel Cuore” (Rosignano Marittimo)
    Alessandro Giannelli, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Roberto Innocenti, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Alessio Landi, consigliere “Movimento 5 stelle” (San Vincenzo)
    Arianna Lombardi, consigliera “Camaiore Popolare” (Camaiore)
    Jacopo Maccari, consigliere “Movimento 5 stelle” (Empoli)
    Fabrizio Macchi, consigliere “Movimento 5 stelle” (Castelfiorentino)
    Nilde Mantellassi, consigliera “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo)
    Claudio Marabotti, Sindaco (Rosignano Marittimo)
    Giampaolo Marangi, consigliere “Dicomano che verrà” (Dicomano)
    Jadi Marinai, consigliere “Sinistra Progetto Comune per San Casciano” (San Casciano)
    Alberto Mariotti, consigliere “Laboratorio Politico di Rignano sull’Arno” (Rignano sull’Arno)
    Elena Marsili, assessora (Vicchio)
    Leonardo Masi, consigliere “Buongiorno Empoli – SiAmo Empoli” (Empoli)
    Giulia Masini, consigliera “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo)
    Susanna Masoni, assessora (Rosignano Marittimo)
    Leonardo Mastroleo, consigliere “Impegno Comune” (Campiglia Marittima)
    Maria Matteini, consigliera “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo)
    Marcella Merlini, consigliera “Bene Comune” (Portoferraio)
    Stefano Montagnani, consigliere “Rosignano nel Cuore” (Rosignano Marittimo)
    Andrea Morini, consigliere “Movimento 5 Stelle” (Livorno)
    Andrea Morreale, consigliere “Campi a Sinistra” (Campi Bisenzio)
    Paola Nardi, consigliera “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello)
    Silvia Notaro, assessora (Borgo San Lorenzo)
    Rita Oncini, consigliera “Rosignano nel cuore” (Rosignano Marittimo)
    Marzia Paladini, consigliera “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo)
    Dmitrij Palagi, consigliere “Sinistra progetto Comune” (Firenze)
    Daniele Palmieri, consigliere “Bene Comune” (Portoferraio)
    Pietro Panciatici, consigliere “Buongiorno Livorno” (Livorno)
    Giuseppe Pandolfi, consigliere “In Comune per Vinci” (Vinci)
    Costanza Pernici, consigliera comunale “Rosignano Nel Cuore” (Rosignano Marittimo)
    Federica Petti, vicesindaca (Campi Bisenzio)
    Mauro Pinzauti, consigliere “Borgo in Comune” (Borgo San Lorenzo)
    Francesco Polverini, consigliere “Montelupo è partecipazione” (Montelupo Fiorentino)
    Andrea Profeti, consigliere “Movimento 5 Stelle” (Rosignano Marittimo)
    Giulia Quintavalle, assessora (Rosignano Marittimo)
    Roberto Repeti, assessore (Rosignano Marittimo)
    Leonardo Romagnoli, sindaco (Borgo San Lorenzo)
    Ettore Rosari, consigliere “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Emiliano Saletta, assessore (Vicchio)
    Viola Salotti, consigliera “Obiettivo Comune” (Vicchio)
    Andrea Salvoni, consigliere “Progetto Comune” (Barga)
    Cristina Santinelli, assessora (Rosignano Marittimo)
    Mauro Sargenti, consigliere “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo)
    Lorenzo Scoccati, consigliere “Rifondazione Comunista” (Poggibonsi)
    Mario Settino, vicesindaco (Rosignano Marittimo)
    Samira Shabana, consigliera “Ora! Barberino” (Barberino di Mugello)
    Stella Sorgente, consigliera comunale “Movimento 5 stelle” (Livorno)
    Andrea Tagliaferri, sindaco (Campi Bisenzio)
    Francesco Tagliaferri, sindaco (Vicchio)
    Giacomo Tagliaferri, consigliere “Progressisti Democratici” (Borgo San Lorenzo)
    Cristina Ticci, consigliera “Dicomano che verrà”
    Gabriele Timpanelli, assessore (Borgo San Lorenzo)
    Tommaso Tofani, consigliere “Campi a Sinistra” (Campi Bisenzio)
    Alessandro Ubaldini, consigliere “Si Parco No Aeroporto” (Campi Bisenzio)
    Lorenzo Verdi, assessore (Borgo San Lorenzo)
    Fabrizio Zucconi, consigliere “Impegno Comune” (Campiglia Marittima)

  • In piazza per la Palestina, contro le guerre

    In piazza per la Palestina, contro le guerre

    “Adesione a una mobilitazione che si inserisce in una Città più sensibile di chi la governa”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ringraziamo chi oggi sarà in piazza Poggi per la Palestina. Ci saremo anche noi, come saremmo stati domani all’appuntamento che è stato fatto convergere in quello odierno, da parte di Firenze per la Palestina.

    Firenze ha un tessuto plurale e vivo, più sensibile di chi governa la Città.

    La Palestina ha bisogno di chi lotta contro silenzio, ingiustizie e sopraffazione. Serve manifestare, anche se chi fa profitto sulle armi prova a convincere del contrario, di sponda con un frainteso di realismo

    Ci dispiace che pochi giorni fa in Consiglio comunale sia stato bocciato da deste e PD un atto semplice: basta tagli agli enti locali e basta aumento delle spese militari, bloccare il Comando NATO alla Caserma Predieri e la militarizzazione di Coltano.

    Le politiche di guerra si tengono. A morire praticamente sempre e chi non prende decisioni al vertice e subisce questo sistema.

    Firenze oggi registrare voci di conflitto e di lotte. Alla politica la capacità di ascoltare e non essere peggiore della società, pretendendo una centralità per un diritto internazionale che dia spazio ai popoli.