Smart working: lo spettro di un nuovo scontro…

…SI AGGIRA PER IL COMUNE? – “A noi sembra evidente che la Giunta e le disposizioni organizzative apicali creino un contesto ostile ai diritti del personale dipendente del nostro ente”

Dmitrij Palagi, Antonella Bundu – Sinistra Progetto Comune

Il tema del giorno è “lavoro agile”, o “smart working”.

Anzitutto è stata aperta per le domande una finestra minima, se non risicata, e un termine brevissimo: da fare in pochi giorni, entro subito quasi. Ricorda certe richieste quotidiane, come quando chiedi per quando devi fare una cosa e ti rispondono “per ieri”.

Sarà quindi opportuno rinnovare l’interpello, onde non penalizzare dipendenti che per ragioni diverse non abbiano avuto ancora modo di partecipare.

Questo anche in ragione dell’importanza che tale possibilità ha per i tempi di vita di ogni dipendente, come pure tale “svolta” organizzativa dovrebbe avere nella vita dell’Ente, sempre se l’Amministrazione la voglia fare davvero.

E chiusasi la finestra minima, le notizie che ci giungono dalle varie Direzioni non sono confortanti, anzi. Un’applicazione disparitaria, diversa persino tra servizi della stessa direzione. Senza considerare che non ci risultano prodotti e condivise analisi e documenti sulla smartizzazione in concreto dei profili smartizzati.

Questo farebbe supporre che secondo l’Amministrazione sarebbe stato sufficiente aver proposto una divisione del mondo in due parti, in due grandi categorie, tra profili smartizzabili e profili non smartizzabili.

Ma se per i profili non smartizzabili è evidente che l’organizzazione del loro lavoro era e rimane quella pre-covid, sostanzialmente, per i profili smartizzabili, invece, le rispettive direzioni hanno fatto tesoro dell’esperienza del lavoro da remoto? Hanno provveduto ad organizzarsi affinché “niente fosse più come prima”? Evidentemente no. E con buona pace dell’accordo firmato con le Organizzazioni sindacali.

Le notizie che ci giungono sono di atteggiamenti più consoni a “carne da cannone” da rimettere in trincea, perché l’unico modello organizzativo che parrebbe essere praticato in buona parte dell’Ente sia quello gerarchico, ormai anacronistico. Un modello appunto vecchio, obsoleto, che umilia la e il dipendente-numero, che deve mettersi fisicamente a disposizione del superiore, invece che essere valorizzato per ciò che fa. E siccome ciò che fa in buona parte sono documenti, servizi, comunicazioni… tutti prodotti spesso gestibili da remoto, la contraddizione con le prese di posizione dei “generali” rispetto alle loro “truppe” ci paiono immotivabili sotto ogni profilo.

Un ritorno al passato, altro che “niente sarà più come prima”!

Quindi questa amministrazione ha perso l’ennesimo treno per cercare un cambiamento, davanti all’occasione di creare welfare aziendale a costo zero, anzi, con risparmi economici non soltanto per il singolo dipendente ma anche per il bilancio dell’Ente?