La polizia di prossimità a Firenze c’era già. È stata lasciata spegnere.
Il progetto di polizia di prossimità a Firenze era già stato finanziato dalla Regione, con dati di attività documentati e risultati positivi. È stato lasciato spegnere nel 2022 senza che nessuno se ne assumesse la responsabilità.
In breve
Da mesi i comitati del centro storico e il nostro gruppo consiliare chiedono un vero progetto di polizia di prossimità: agenti presenti in modo diffuso nei quartieri, che conoscono il territorio e costruiscono una relazione con chi ci vive. Non un presidio occasionale delle «zone calde», ma una presenza costante che genera sicurezza reale e percepita, e che attiva i servizi del Comune — non solo il controllo.
Lavorando su questa richiesta abbiamo ricostruito, attraverso l’accesso agli atti, una vicenda che l’Amministrazione conosceva benissimo: Firenze un progetto di prossimità lo aveva già avuto, finanziato dalla Regione, con dati di attività documentati e risultati positivi. È stato lasciato spegnere. E quando la Giunta, nel maggio 2026, ha annunciato in conferenza stampa un nuovo «servizio di prossimità», lo ha fatto prima che la Commissione consiliare competente concludesse il proprio lavoro e prima dell’assemblea pubblica che i residenti aspettavano da mesi. Qui il metodo vale quanto il merito.
Fonti: accesso agli atti del Comune di Firenze (convenzione Regione-Comune del 30 ottobre 2019, determine di assunzione, report GeTiCo 2018 e primo semestre 2019, nota di restituzione fondi 2024) e atti consiliari. I dati non descrivono un fallimento del modello: descrivono un modello che funzionava e che è stato lasciato decadere.
Cosa abbiamo chiesto: la nostra proposta
Il 4 febbraio 2026 abbiamo depositato la mozione Ripensare e rilanciare la figura del Vigile di Quartiere (Mozione 189), nata dall’ascolto dei comitati Oltrarno Futuro e Manoiquandosidorme, che avevano portato al Quartiere 1 una proposta articolata richiamando l’esperienza positiva del biennio 2017-2019. La richiesta: costruire un progetto di polizia di comunità, con figure di vigile di quartiere, attraverso un confronto reale che coinvolga le commissioni consiliari, i Consigli di Quartiere e i percorsi partecipativi rionali — prima di qualunque annuncio operativo.
Il 13 marzo 2026 anche il Partito Democratico ha depositato una propria mozione (Mozione 450), più cauta nei contenuti ma convergente sul metodo: recuperare l’esperienza del vigile di quartiere relazionandosi con i Consigli di Quartiere e con la Commissione competente. Riconosciamo la convergenza: il problema, come si vedrà, non è stato il dissenso in aula, ma la scelta della Giunta di muoversi al di fuori di quel percorso.
Cosa abbiamo scoperto negli atti
I dati di attività: il modello funzionava
Il progetto era accompagnato da una piattaforma pubblica di gestione delle segnalazioni, GeTiCo (Gestione Ticket Comunale), che tracciava le attività del Reparto Polizia di Comunità. I numeri parlano da soli.
| Periodo | Segnalazioni totali | Tasso di risposta | Inoltrate ad altre Direzioni |
|---|---|---|---|
| 2018 | 20.162 | 85% | 66% |
| 1° semestre 2019 | 19.287 (di cui circa il 28% di iniziativa diretta degli agenti) | 80% | 75% |
Il dato decisivo è l’ultima colonna: due terzi e più delle segnalazioni venivano indirizzate ad altre Direzioni comunali, non alla sola Polizia Municipale. Significa che il modello non era «più controllo», ma un raccordo amministrativo: l’agente di prossimità intercettava i problemi del territorio e attivava i servizi giusti. È esattamente l’opposto di una logica securitaria.
I report GeTiCo, va detto, sono stati reperiti non senza difficoltà, come allegati a vecchie email: non risultavano registrati nel sistema protocollare ufficiale del Comune. Già questo dice qualcosa su quanto poco si sia voluto tenere viva la memoria di quell’esperienza.
Come è finito, e i fondi restituiti
Il Reparto Polizia di Comunità si è spento non per inefficacia documentata, ma perché sono uscite di scena in poco tempo tutte le figure-chiave: l’ispettore responsabile in pensione, l’assessore spostato ad altra delega, il comandante trasferito. I contratti dei sei agenti a tempo determinato sono scaduti il 31 dicembre 2022 senza che nessuno si ponesse il problema della continuità.
Nell’autunno 2023 la Regione ha dovuto chiedere la restituzione di 11.064,82 € non spesi. Il Comune ha restituito la somma il 16 settembre 2024, con quasi un anno di ritardo. L’importo è pari all’1,6% del finanziamento totale: la quasi totalità dei fondi era stata utilizzata — segno che il progetto era operativo, non una scatola vuota.
La cronologia
- 30 ottobre 2019Il Comune firma la convenzione con la Regione: 675.000 € per la polizia di prossimità.
- 30 dicembre 2019Operativi 6 agenti a tempo determinato. Il Reparto Polizia di Comunità lavora con la piattaforma pubblica GeTiCo.
- 2020-2022Cambiano tutte le figure-chiave; il servizio si spegne progressivamente. Il 31 dicembre 2022 scadono i contratti degli agenti.
- 7 settembre 2023La Regione chiede la restituzione dei fondi non spesi.
- 16 settembre 2024Il Comune restituisce 11.064,82 €, con quasi un anno di ritardo.
- 4 febbraio 2026Depositiamo la Mozione 189 (SPC), nata dalla proposta dei comitati dell’Oltrarno.
- 13 marzo 2026Il PD deposita la Mozione 450, convergente sul metodo.
- Maggio 2026La Giunta convoca la stampa e annuncia il nuovo «servizio di prossimità» — prima che la Commissione concluda l’iter e prima dell’assemblea pubblica dei comitati, in programma la sera stessa.
- Inizio maggio 2026Parte la sperimentazione del «servizio di prossimità» della Polizia Locale.
- 21 giugno 2026Il Comune diffonde il primo bilancio: 242 servizi in un mese e mezzo, oltre 100 persone identificate, 20 denunce (14 per violazione delle norme sull’immigrazione). Metà dei servizi concentrati nel Quartiere 1.
- 26 giugno 2026Depositiamo un’interrogazione alla Giunta con sei domande sull’atto istitutivo, sull’appalto a Marshall Investigazioni & Security Group (DD 04262/2026, € 143.120), sulla compatibilità con il TULPS e sul ricorso strutturale a privati e volontari.
Cosa ha annunciato la Giunta
Il piano presentato dalla Giunta (la sindaca, l’assessore competente, il comandante della Polizia Locale e i presidenti di quartiere) prevede in sintesi:
| Denominazione | Non «vigile di quartiere», ma «servizio di prossimità» della Polizia Locale |
|---|---|
| Agenti | 80 agenti a settimana, dai reparti territoriali esistenti |
| Servizi | 40 servizi a settimana — totale previsto: 1.428 servizi, 8.568 ore |
| Modalità | A piedi, senza reparto dedicato |
| Aree | Scelte con i presidenti di quartiere: giardini, aree «delicate», davanti alle scuole |
| Integrazione | Unità cinofile antispaccio, agenti a cavallo, gruppi operativi specialistici |
| Governo | Cabina di regia istituzionale ogni 10 giorni |
| Orizzonte | Sperimentazione fino al 31 dicembre 2026, poi valutazione |
Tre proposte a confronto
Le differenze non sono di dettaglio: riguardano la logica di fondo del modello.
| Comitati + mozione SPC | Mozione PD | Piano Giunta | |
|---|---|---|---|
| Modello di riferimento | Polizia di comunità: relazione, raccordo servizi, co-produzione della sicurezza | Vigile di quartiere con raccordo istituzionale | Presidio di prossimità: identificazione, allontanamento, zone bersaglio |
| Logica | Prevenzione e relazione: presenza diffusa che genera sicurezza | Recupero del vigile di quartiere con raccordo istituzionale | Presidio di aree «delicate» selezionate |
| Personale | Agenti formati, con profilo relazionale | Agenti con rapporto col territorio | 80 agenti a settimana dai reparti esistenti |
| Sede | Sede fissa dedicata nel quartiere (come in via dell’Agnolo nel 2017) | Non specificata | Nessuna sede dedicata |
| Copertura | Tutto il territorio, per rioni, in modo diffuso | Tutto il territorio | Zone «delicate» scelte dall’alto |
| Trasparenza | Piattaforma pubblica tipo GeTiCo, verificabile dai cittadini | Non specificata | Non prevista |
| Governo | Sindaca, presidente di quartiere, comandante e comitati | Consigli di Quartiere e Commissione | Cabina di regia solo istituzionale |
| Ruolo del quartiere | Soggetto attivo e co-responsabile | Consiglio di Quartiere coinvolto | Presidenti consultati sulle aree; struttura decisa in giunta |
| Orizzonte | Progetto strutturale, valutazione partecipata | Progetto da sviluppare con valutazione | Sperimentazione fino al 31/12/2026 |
Prossimità o comunità? Una distinzione che cambia tutto
I due termini — «polizia di comunità» e «polizia di prossimità» — suonano simili ma descrivono logiche opposte. Comunità significa relazione strutturale con il territorio: l’agente conosce il rione, costruisce fiducia nel tempo, e usa quella presenza per attivare i servizi giusti — non per sanzionare. Prossimità, nella versione della Giunta, significa invece vicinanza fisica alle zone «calde»: presidio, identificazione, allontanamento. È la differenza tra un raccordo amministrativo e un dispositivo di controllo.
Il piano della Giunta segue una logica di identificazione di aree-problema — giardini, davanti alle scuole, zone segnalate come critiche — presidiate con agenti e reparti specialistici. È un modello di gestione del rischio territoriale: l’agente va dove si suppone ci sia il problema.
La polizia di comunità autentica — quella sperimentata a Firenze nel 2017-2019 e proposta dai comitati — funziona all’opposto: l’agente è presente in modo diffuso nel quartiere e costruisce una relazione stabile con chi ci vive. È questa presenza costante a generare sicurezza, non il presidio intermittente delle «zone calde». La differenza non è tecnica, è politica: concentrare gli agenti sulle aree-bersaglio significa scegliere chi «attenzionare», e rischia di trasformare la prossimità nel disciplinamento di alcune presenze e di alcuni luoghi, invece che in un servizio diffuso a tutta la città.
I primi dati della sperimentazione
Il 21 giugno 2026, dopo circa un mese e mezzo dall’avvio (inizio maggio), il Comune ha diffuso il primo bilancio della sperimentazione. I numeri, ripresi in modo concorde da più testate, dicono molto — non tanto su quanto è stato fatto, quanto sulla natura di ciò che è stato fatto.
Fonti: bilancio diffuso dal Comune di Firenze il 21 giugno 2026, ripreso dalle edizioni fiorentine di Corriere Fiorentino, La Nazione, Il Tirreno e la Repubblica (21 giugno 2026). Servizi: 242; persone identificate: oltre 100; denunce: 20, di cui 14 per violazione delle norme sull’immigrazione, le altre per spaccio, danneggiamento aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, furto e ricettazione; più 4 segnalazioni per possesso di stupefacenti, 17 sanzioni per ubriachezza, 19 ordini di allontanamento, 43 interventi sul degrado.
È il dato a confermare il problema che avevamo sollevato. Il bilancio comunicato è fatto di identificazioni, denunce, ordini di allontanamento e sgomberi: non un solo indicatore di relazione con chi abita i quartieri — che è il cuore della polizia di comunità. Quasi tre quarti delle denunce (14 su 20) riguardano la normativa sull’immigrazione: la «prossimità» si sta traducendo, nei numeri ufficiali, soprattutto in controllo e in rimozione delle marginalità. È esattamente il disciplinamento di alcune presenze che temevamo, documentato dai dati dell’Amministrazione stessa.
C’è poi la questione della diffusione. Metà dei servizi (119 su 242) si concentra nel Quartiere 1, mentre gli altri quattro Quartieri restano residuali: altro che presenza costante e diffusa su tutta la città. E se si prova a misurare questo sforzo con il metro della proposta dei comitati — un servizio per rione, mattina e pomeriggio — la distanza diventa di ordini di grandezza: su una ventina di rioni e quasi cinquanta giorni, una copertura davvero diffusa avrebbe richiesto migliaia di servizi, non poche centinaia. I 119 interventi in Q1, in quest’ottica, restano una frazione di ciò che servirebbe perché la prossimità sia reale e non simbolica.
Va nella stessa direzione l’annuncio del «passo successivo»: aggiornare il regolamento di polizia urbana per dotare gli agenti di «strumenti più efficaci». Si rafforza l’armamentario del controllo, non la funzione di raccordo con i servizi che aveva reso utile l’esperienza del 2017-2019, quando tre segnalazioni su quattro venivano girate ad altre Direzioni del Comune. La rotta, anche alla prova dei primi dati, resta quella del presidio — non della comunità.
Dietro la sperimentazione: l’appalto privato
Quello che invece esiste negli atti è la DD 04262/2026 del 29 maggio 2026 — adottata esattamente nelle settimane del lancio mediatico. La Direzione della Polizia Municipale ha affidato — con affidamento diretto, un’unica società invitata, senza gara — il «servizio di presidio del territorio nelle zone con maggiore aggregazione giovanile» alla Marshall Investigazioni & Security Group S.r.l.s. di Prato, per € 143.120,64 IVA compresa.
Il servizio: 24 operatori privati per notte, venerdì-domenica, ore 22:30–02:30, per 52 serate (giugno 2026 – gennaio 2027). Non è una novità: dal 2021 il servizio viene affidato ogni anno a una diversa società di investigazione privata, sempre con affidamento diretto, su impulso del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (COSP), organo a composizione prefettizia che non risponde al Consiglio Comunale.
| Anno | Società affidataria |
|---|---|
| 2024 | D.S.B. Assistance di Rutigliano Nicola |
| 2025 | Velox Investigazioni S.r.l. |
| 2026 | Marshall Investigazioni & Security Group S.r.l.s. (Prato) — DD 04262/2026, € 143.120,64 |
Il problema giuridico: privati che fanno presidio pubblico
Gli «osservatori specializzati» operano nella cornice del TULPS (R.D. 773/1931): non hanno la qualifica di pubblico ufficiale, non possono identificare persone, non possono sanzionare né allontanare. Queste funzioni la legge le riserva agli agenti di polizia. L’ordine di allontanamento — esteso dalla Legge 80/2025 — può essere eseguito solo da un agente accertatore.
Eppure la Giunta comunica i risultati in forma aggregata, senza distinguere cosa ha fatto la Municipale e cosa gli operatori privati. Quanti dei «242 controlli» erano svolti da agenti PM e quanti da questi investigatori privati?
Volontariato e organico: una scelta politica
Il 12 marzo 2026, con la DG 00077/2026, la Giunta ha approvato il «Volontariato per la sicurezza 2026-2028»: associazioni di volontariato che presidiano parchi e giardini pubblici, ore 15:00–20:00, fino a 1.200 servizi/anno rimborsati a € 6,50 ciascuno. Costo totale: € 78.000 in tre anni.
Il problema di metodo
Entrambe le mozioni chiedevano che il confronto con le commissioni, i quartieri e i comitati avvenisse prima di qualsiasi annuncio. È accaduto il contrario: il piano è stato presentato alla stampa mentre la Commissione non aveva ancora concluso l’iter sulle mozioni e i comitati non erano stati auditi formalmente. Un percorso partecipativo ancora aperto è stato trasformato nella ratifica di scelte già compiute.
Lo abbiamo detto anche in assemblea all’Oltrarno, con i comitati del centro storico: prendiamo atto della disponibilità al confronto dell’assessore competente e del presidente del Quartiere 1, ma chiediamo che le aperture del Quartiere 1 — quello che ha tenuto più Consigli aperti — producano finalmente effetti reali. E chiediamo coerenza istituzionale: se una scelta è presa, la si assuma fino in fondo e la si tolga dagli atti quando è superata, come nel caso del parcheggio di piazza del Cestello, dato per non realizzabile ma ancora presente nei documenti ufficiali.
Le domande dell’interrogazione — 26 giugno 2026
Il 26 giugno 2026 abbiamo depositato un’interrogazione alla Giunta che raccoglie i nodi aperti da questa analisi:
- La Giunta adotterà un atto formale che istituisca il progetto con obiettivi, risorse e criteri di valutazione verificabili?
- L’affidamento a operatori privati privi di qualifica di pubblico ufficiale è compatibile con il TULPS e la riserva di funzioni di polizia?
- La Giunta distinguerà, nella comunicazione istituzionale, l’attività della PM da quella degli operatori privati?
- È coerente con i principi di trasparenza e concorrenza il ricorso reiterato all’affidamento diretto per un servizio ormai strutturale?
- Il ricorso strutturale a privati e volontari non surrogerà il potenziamento dell’organico del Corpo PM?
- Un bilancio dominato da denunce per immigrazione e ordini di allontanamento non segnala un dispositivo di disciplinamento, non di prevenzione sociale?
Cosa chiediamo
Che il confronto avvenga prima delle decisioni e che la Commissione completi il proprio lavoro. Che i comitati siano coinvolti nel governo del progetto, non solo sentiti. Che si torni a un modello di polizia di comunità reale: presenza diffusa nel territorio, formazione specifica degli agenti sulle competenze relazionali, una sede di quartiere, e strumenti di trasparenza verificabili dai cittadini come la piattaforma GeTiCo. E che, dopo il 31 dicembre 2026, la valutazione si faccia su indicatori chiari e pubblici, costruiti insieme a chi i quartieri li vive.
La nostra posizione
La polizia di comunità a Firenze c’era già. Era finanziata, era operativa, e i suoi dati dicono che funzionava come raccordo dei servizi, non come pura sorveglianza. È stata lasciata spegnere senza che nessuno se ne assumesse la responsabilità, e oggi se ne annuncia una versione diversa — più presidio, meno relazione — saltando il confronto che era stato promesso.
Ricostruirla davvero, non annunciarla, è una questione di giustizia sociale prima ancora che di sicurezza.