Vigile di quartiere: il progetto c’era già

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La polizia di prossimità a Firenze c’era già. È stata lasciata spegnere.

Pagina di approfondimento — Sicurezza sociale · palagixfirenze.it
A cura di Dmitrij Palagi e Francesca Lupo (Sinistra Progetto Comune) · Aggiornata al 26 giugno 2026

Questa scheda cresce con il mandato: aggiorniamo dati e atti man mano che la Commissione conclude il proprio lavoro e la sperimentazione della Giunta arriva a scadenza (31 dicembre 2026).

Il progetto di polizia di prossimità a Firenze era già stato finanziato dalla Regione, con dati di attività documentati e risultati positivi. È stato lasciato spegnere nel 2022 senza che nessuno se ne assumesse la responsabilità.

675.000€
finanziamento regionale per la prossimità (2019–2022)
20.162
segnalazioni gestite nel 2018 (tasso di risposta 85%)
~75%
inoltrate ad altre Direzioni: coordinamento, non controllo

In breve

Da mesi i comitati del centro storico e il nostro gruppo consiliare chiedono un vero progetto di polizia di prossimità: agenti presenti in modo diffuso nei quartieri, che conoscono il territorio e costruiscono una relazione con chi ci vive. Non un presidio occasionale delle «zone calde», ma una presenza costante che genera sicurezza reale e percepita, e che attiva i servizi del Comune — non solo il controllo.

Comunità ≠ Prossimità. La «polizia di comunità» sperimentata a Firenze nel 2017–2022 era un modello relazionale: l’agente conosceva il rione, costruiva fiducia, e soprattutto girava i problemi ad altre Direzioni comunali — tre segnalazioni su quattro non finivano in sanzione, ma in manutenzione, servizi sociali, igiene urbana. La «prossimità» di cui parla oggi la Giunta è invece un modello di presidio: l’agente va nelle zone «calde», identifica, allontana, denuncia. Stesso nome, logica opposta.

Lavorando su questa richiesta abbiamo ricostruito, attraverso l’accesso agli atti, una vicenda che l’Amministrazione conosceva benissimo: Firenze un progetto di prossimità lo aveva già avuto, finanziato dalla Regione, con dati di attività documentati e risultati positivi. È stato lasciato spegnere. E quando la Giunta, nel maggio 2026, ha annunciato in conferenza stampa un nuovo «servizio di prossimità», lo ha fatto prima che la Commissione consiliare competente concludesse il proprio lavoro e prima dell’assemblea pubblica che i residenti aspettavano da mesi. Qui il metodo vale quanto il merito.

675.000 €il finanziamento regionale che Firenze aveva già ottenuto per la prossimità (tre annualità, 2019-2022)
6agenti della Polizia Municipale assunti per il Reparto Polizia di Comunità
20.162segnalazioni gestite nel solo 2018 dalla piattaforma pubblica GeTiCo (tasso di risposta 85%)
~75%delle segnalazioni l’agente le girava ad altre Direzioni del Comune: prossimità come raccordo dei servizi, non come solo controllo
1,6%la quota di fondi restituita perché non spesa (11.064 €): il progetto era pienamente operativo
80agenti a settimana nel nuovo piano della Giunta (2026), ma senza reparto né sede dedicata

Fonti: accesso agli atti del Comune di Firenze (convenzione Regione-Comune del 30 ottobre 2019, determine di assunzione, report GeTiCo 2018 e primo semestre 2019, nota di restituzione fondi 2024) e atti consiliari. I dati non descrivono un fallimento del modello: descrivono un modello che funzionava e che è stato lasciato decadere.

Cosa abbiamo chiesto: la nostra proposta

Il 4 febbraio 2026 abbiamo depositato la mozione Ripensare e rilanciare la figura del Vigile di Quartiere (Mozione 189), nata dall’ascolto dei comitati Oltrarno Futuro e Manoiquandosidorme, che avevano portato al Quartiere 1 una proposta articolata richiamando l’esperienza positiva del biennio 2017-2019. La richiesta: costruire un progetto di polizia di comunità, con figure di vigile di quartiere, attraverso un confronto reale che coinvolga le commissioni consiliari, i Consigli di Quartiere e i percorsi partecipativi rionali — prima di qualunque annuncio operativo.

Il 13 marzo 2026 anche il Partito Democratico ha depositato una propria mozione (Mozione 450), più cauta nei contenuti ma convergente sul metodo: recuperare l’esperienza del vigile di quartiere relazionandosi con i Consigli di Quartiere e con la Commissione competente. Riconosciamo la convergenza: il problema, come si vedrà, non è stato il dissenso in aula, ma la scelta della Giunta di muoversi al di fuori di quel percorso.

Cosa abbiamo scoperto negli atti

Il finanziamento che c’era. La Regione Toscana aveva stanziato risorse per la polizia di prossimità (delibere regionali 169 e 282 del 2019). Il Comune di Firenze ha aderito, firmando la convenzione il 30 ottobre 2019 e ottenendo un contributo totale di 675.000 € (tre annualità da 225.000 €). Le risorse sono andate interamente all’assunzione di 6 agenti della Polizia Municipale a tempo determinato, operativi dal 30 dicembre 2019.

I dati di attività: il modello funzionava

Il progetto era accompagnato da una piattaforma pubblica di gestione delle segnalazioni, GeTiCo (Gestione Ticket Comunale), che tracciava le attività del Reparto Polizia di Comunità. I numeri parlano da soli.

PeriodoSegnalazioni totaliTasso di rispostaInoltrate ad altre Direzioni
201820.16285%66%
1° semestre 201919.287 (di cui circa il 28% di iniziativa diretta degli agenti)80%75%

Il dato decisivo è l’ultima colonna: due terzi e più delle segnalazioni venivano indirizzate ad altre Direzioni comunali, non alla sola Polizia Municipale. Significa che il modello non era «più controllo», ma un raccordo amministrativo: l’agente di prossimità intercettava i problemi del territorio e attivava i servizi giusti. È esattamente l’opposto di una logica securitaria.

I report GeTiCo, va detto, sono stati reperiti non senza difficoltà, come allegati a vecchie email: non risultavano registrati nel sistema protocollare ufficiale del Comune. Già questo dice qualcosa su quanto poco si sia voluto tenere viva la memoria di quell’esperienza.

Come è finito, e i fondi restituiti

Il Reparto Polizia di Comunità si è spento non per inefficacia documentata, ma perché sono uscite di scena in poco tempo tutte le figure-chiave: l’ispettore responsabile in pensione, l’assessore spostato ad altra delega, il comandante trasferito. I contratti dei sei agenti a tempo determinato sono scaduti il 31 dicembre 2022 senza che nessuno si ponesse il problema della continuità.

Nell’autunno 2023 la Regione ha dovuto chiedere la restituzione di 11.064,82 € non spesi. Il Comune ha restituito la somma il 16 settembre 2024, con quasi un anno di ritardo. L’importo è pari all’1,6% del finanziamento totale: la quasi totalità dei fondi era stata utilizzata — segno che il progetto era operativo, non una scatola vuota.

Cosa non risulta dagli atti dopo il 2022. Nessun atto comunale — nessuna delibera di giunta, nessuna determina dirigenziale — ha mai previsto la stabilizzazione degli agenti, l’istituzione di un servizio permanente di prossimità, il finanziamento autonomo del modello con risorse comunali, o la presentazione di un nuovo progetto alla Regione. Per oltre tre anni: il nulla.

La cronologia

  • 30 ottobre 2019Il Comune firma la convenzione con la Regione: 675.000 € per la polizia di prossimità.
  • 30 dicembre 2019Operativi 6 agenti a tempo determinato. Il Reparto Polizia di Comunità lavora con la piattaforma pubblica GeTiCo.
  • 2020-2022Cambiano tutte le figure-chiave; il servizio si spegne progressivamente. Il 31 dicembre 2022 scadono i contratti degli agenti.
  • 7 settembre 2023La Regione chiede la restituzione dei fondi non spesi.
  • 16 settembre 2024Il Comune restituisce 11.064,82 €, con quasi un anno di ritardo.
  • 4 febbraio 2026Depositiamo la Mozione 189 (SPC), nata dalla proposta dei comitati dell’Oltrarno.
  • 13 marzo 2026Il PD deposita la Mozione 450, convergente sul metodo.
  • Maggio 2026La Giunta convoca la stampa e annuncia il nuovo «servizio di prossimità» — prima che la Commissione concluda l’iter e prima dell’assemblea pubblica dei comitati, in programma la sera stessa.
  • Inizio maggio 2026Parte la sperimentazione del «servizio di prossimità» della Polizia Locale.
  • 21 giugno 2026Il Comune diffonde il primo bilancio: 242 servizi in un mese e mezzo, oltre 100 persone identificate, 20 denunce (14 per violazione delle norme sull’immigrazione). Metà dei servizi concentrati nel Quartiere 1.
  • 26 giugno 2026Depositiamo un’interrogazione alla Giunta con sei domande sull’atto istitutivo, sull’appalto a Marshall Investigazioni & Security Group (DD 04262/2026, € 143.120), sulla compatibilità con il TULPS e sul ricorso strutturale a privati e volontari.

Cosa ha annunciato la Giunta

Il piano presentato dalla Giunta (la sindaca, l’assessore competente, il comandante della Polizia Locale e i presidenti di quartiere) prevede in sintesi:

DenominazioneNon «vigile di quartiere», ma «servizio di prossimità» della Polizia Locale
Agenti80 agenti a settimana, dai reparti territoriali esistenti
Servizi40 servizi a settimana — totale previsto: 1.428 servizi, 8.568 ore
ModalitàA piedi, senza reparto dedicato
AreeScelte con i presidenti di quartiere: giardini, aree «delicate», davanti alle scuole
IntegrazioneUnità cinofile antispaccio, agenti a cavallo, gruppi operativi specialistici
GovernoCabina di regia istituzionale ogni 10 giorni
OrizzonteSperimentazione fino al 31 dicembre 2026, poi valutazione

Tre proposte a confronto

Le differenze non sono di dettaglio: riguardano la logica di fondo del modello.

Comitati + mozione SPCMozione PDPiano Giunta
Modello di riferimentoPolizia di comunità: relazione, raccordo servizi, co-produzione della sicurezzaVigile di quartiere con raccordo istituzionalePresidio di prossimità: identificazione, allontanamento, zone bersaglio
LogicaPrevenzione e relazione: presenza diffusa che genera sicurezzaRecupero del vigile di quartiere con raccordo istituzionalePresidio di aree «delicate» selezionate
PersonaleAgenti formati, con profilo relazionaleAgenti con rapporto col territorio80 agenti a settimana dai reparti esistenti
SedeSede fissa dedicata nel quartiere (come in via dell’Agnolo nel 2017)Non specificataNessuna sede dedicata
CoperturaTutto il territorio, per rioni, in modo diffusoTutto il territorioZone «delicate» scelte dall’alto
TrasparenzaPiattaforma pubblica tipo GeTiCo, verificabile dai cittadiniNon specificataNon prevista
GovernoSindaca, presidente di quartiere, comandante e comitatiConsigli di Quartiere e CommissioneCabina di regia solo istituzionale
Ruolo del quartiereSoggetto attivo e co-responsabileConsiglio di Quartiere coinvoltoPresidenti consultati sulle aree; struttura decisa in giunta
OrizzonteProgetto strutturale, valutazione partecipataProgetto da sviluppare con valutazioneSperimentazione fino al 31/12/2026

Prossimità o comunità? Una distinzione che cambia tutto

I due termini — «polizia di comunità» e «polizia di prossimità» — suonano simili ma descrivono logiche opposte. Comunità significa relazione strutturale con il territorio: l’agente conosce il rione, costruisce fiducia nel tempo, e usa quella presenza per attivare i servizi giusti — non per sanzionare. Prossimità, nella versione della Giunta, significa invece vicinanza fisica alle zone «calde»: presidio, identificazione, allontanamento. È la differenza tra un raccordo amministrativo e un dispositivo di controllo.

Il piano della Giunta segue una logica di identificazione di aree-problema — giardini, davanti alle scuole, zone segnalate come critiche — presidiate con agenti e reparti specialistici. È un modello di gestione del rischio territoriale: l’agente va dove si suppone ci sia il problema.

La polizia di comunità autentica — quella sperimentata a Firenze nel 2017-2019 e proposta dai comitati — funziona all’opposto: l’agente è presente in modo diffuso nel quartiere e costruisce una relazione stabile con chi ci vive. È questa presenza costante a generare sicurezza, non il presidio intermittente delle «zone calde». La differenza non è tecnica, è politica: concentrare gli agenti sulle aree-bersaglio significa scegliere chi «attenzionare», e rischia di trasformare la prossimità nel disciplinamento di alcune presenze e di alcuni luoghi, invece che in un servizio diffuso a tutta la città.

I primi dati della sperimentazione

Il 21 giugno 2026, dopo circa un mese e mezzo dall’avvio (inizio maggio), il Comune ha diffuso il primo bilancio della sperimentazione. I numeri, ripresi in modo concorde da più testate, dicono molto — non tanto su quanto è stato fatto, quanto sulla natura di ciò che è stato fatto.

242servizi svolti in un mese e mezzo, sull’intera città
119di questi servizi nel solo Quartiere 1 (il 49%): 30 in Q2, 30 in Q3, 20 in Q4, 43 in Q5
14 su 20delle denunce sono per violazione della normativa sull’immigrazione
100+persone identificate
19ordini di allontanamento (48 ore); 17 sanzioni per ubriachezza in luogo pubblico
43interventi sul «degrado»: soprattutto sgomberi di bivacchi e richieste di pulizia straordinaria

Fonti: bilancio diffuso dal Comune di Firenze il 21 giugno 2026, ripreso dalle edizioni fiorentine di Corriere Fiorentino, La Nazione, Il Tirreno e la Repubblica (21 giugno 2026). Servizi: 242; persone identificate: oltre 100; denunce: 20, di cui 14 per violazione delle norme sull’immigrazione, le altre per spaccio, danneggiamento aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, furto e ricettazione; più 4 segnalazioni per possesso di stupefacenti, 17 sanzioni per ubriachezza, 19 ordini di allontanamento, 43 interventi sul degrado.

È il dato a confermare il problema che avevamo sollevato. Il bilancio comunicato è fatto di identificazioni, denunce, ordini di allontanamento e sgomberi: non un solo indicatore di relazione con chi abita i quartieri — che è il cuore della polizia di comunità. Quasi tre quarti delle denunce (14 su 20) riguardano la normativa sull’immigrazione: la «prossimità» si sta traducendo, nei numeri ufficiali, soprattutto in controllo e in rimozione delle marginalità. È esattamente il disciplinamento di alcune presenze che temevamo, documentato dai dati dell’Amministrazione stessa.

C’è poi la questione della diffusione. Metà dei servizi (119 su 242) si concentra nel Quartiere 1, mentre gli altri quattro Quartieri restano residuali: altro che presenza costante e diffusa su tutta la città. E se si prova a misurare questo sforzo con il metro della proposta dei comitati — un servizio per rione, mattina e pomeriggio — la distanza diventa di ordini di grandezza: su una ventina di rioni e quasi cinquanta giorni, una copertura davvero diffusa avrebbe richiesto migliaia di servizi, non poche centinaia. I 119 interventi in Q1, in quest’ottica, restano una frazione di ciò che servirebbe perché la prossimità sia reale e non simbolica.

Va nella stessa direzione l’annuncio del «passo successivo»: aggiornare il regolamento di polizia urbana per dotare gli agenti di «strumenti più efficaci». Si rafforza l’armamentario del controllo, non la funzione di raccordo con i servizi che aveva reso utile l’esperienza del 2017-2019, quando tre segnalazioni su quattro venivano girate ad altre Direzioni del Comune. La rotta, anche alla prova dei primi dati, resta quella del presidio — non della comunità.

Dietro la sperimentazione: l’appalto privato

Nessun atto istitutivo. «Vigile di quartiere» e «Polizia di prossimità» non compaiono in nessuna delibera di Giunta del 2026. Il progetto esiste nella comunicazione istituzionale, non negli atti: il Consiglio Comunale non può controllarlo perché non c’è nessun provvedimento che dica cos’è, con quali soldi e con quali obiettivi funziona.

Quello che invece esiste negli atti è la DD 04262/2026 del 29 maggio 2026 — adottata esattamente nelle settimane del lancio mediatico. La Direzione della Polizia Municipale ha affidato — con affidamento diretto, un’unica società invitata, senza gara — il «servizio di presidio del territorio nelle zone con maggiore aggregazione giovanile» alla Marshall Investigazioni & Security Group S.r.l.s. di Prato, per € 143.120,64 IVA compresa.

Il servizio: 24 operatori privati per notte, venerdì-domenica, ore 22:30–02:30, per 52 serate (giugno 2026 – gennaio 2027). Non è una novità: dal 2021 il servizio viene affidato ogni anno a una diversa società di investigazione privata, sempre con affidamento diretto, su impulso del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (COSP), organo a composizione prefettizia che non risponde al Consiglio Comunale.

AnnoSocietà affidataria
2024D.S.B. Assistance di Rutigliano Nicola
2025Velox Investigazioni S.r.l.
2026Marshall Investigazioni & Security Group S.r.l.s. (Prato) — DD 04262/2026, € 143.120,64

Il problema giuridico: privati che fanno presidio pubblico

Gli «osservatori specializzati» operano nella cornice del TULPS (R.D. 773/1931): non hanno la qualifica di pubblico ufficiale, non possono identificare persone, non possono sanzionare né allontanare. Queste funzioni la legge le riserva agli agenti di polizia. L’ordine di allontanamento — esteso dalla Legge 80/2025 — può essere eseguito solo da un agente accertatore.

Eppure la Giunta comunica i risultati in forma aggregata, senza distinguere cosa ha fatto la Municipale e cosa gli operatori privati. Quanti dei «242 controlli» erano svolti da agenti PM e quanti da questi investigatori privati?

Volontariato e organico: una scelta politica

Il 12 marzo 2026, con la DG 00077/2026, la Giunta ha approvato il «Volontariato per la sicurezza 2026-2028»: associazioni di volontariato che presidiano parchi e giardini pubblici, ore 15:00–20:00, fino a 1.200 servizi/anno rimborsati a € 6,50 ciascuno. Costo totale: € 78.000 in tre anni.

I volontari non possono identificare, contestare né allontanare nessuno: solo presenza visibile e segnalazione. Il progetto si autoproclama «aggiuntivo e mai sostitutivo» del lavoro degli agenti — ma istituire su base triennale un sistema di volontariato per coprire 1.200 turni/anno, mentre si rinviano le assunzioni nella Polizia Municipale, è coprire un deficit strutturale di organico senza assumersene la responsabilità politica.

Il problema di metodo

Entrambe le mozioni chiedevano che il confronto con le commissioni, i quartieri e i comitati avvenisse prima di qualsiasi annuncio. È accaduto il contrario: il piano è stato presentato alla stampa mentre la Commissione non aveva ancora concluso l’iter sulle mozioni e i comitati non erano stati auditi formalmente. Un percorso partecipativo ancora aperto è stato trasformato nella ratifica di scelte già compiute.

Partecipazione significa confronto prima delle decisioni, non presentazione di ciò che è già stato deciso.

Lo abbiamo detto anche in assemblea all’Oltrarno, con i comitati del centro storico: prendiamo atto della disponibilità al confronto dell’assessore competente e del presidente del Quartiere 1, ma chiediamo che le aperture del Quartiere 1 — quello che ha tenuto più Consigli aperti — producano finalmente effetti reali. E chiediamo coerenza istituzionale: se una scelta è presa, la si assuma fino in fondo e la si tolga dagli atti quando è superata, come nel caso del parcheggio di piazza del Cestello, dato per non realizzabile ma ancora presente nei documenti ufficiali.

Le domande dell’interrogazione — 26 giugno 2026

Il 26 giugno 2026 abbiamo depositato un’interrogazione alla Giunta che raccoglie i nodi aperti da questa analisi:

  1. La Giunta adotterà un atto formale che istituisca il progetto con obiettivi, risorse e criteri di valutazione verificabili?
  2. L’affidamento a operatori privati privi di qualifica di pubblico ufficiale è compatibile con il TULPS e la riserva di funzioni di polizia?
  3. La Giunta distinguerà, nella comunicazione istituzionale, l’attività della PM da quella degli operatori privati?
  4. È coerente con i principi di trasparenza e concorrenza il ricorso reiterato all’affidamento diretto per un servizio ormai strutturale?
  5. Il ricorso strutturale a privati e volontari non surrogerà il potenziamento dell’organico del Corpo PM?
  6. Un bilancio dominato da denunce per immigrazione e ordini di allontanamento non segnala un dispositivo di disciplinamento, non di prevenzione sociale?

Cosa chiediamo

Che il confronto avvenga prima delle decisioni e che la Commissione completi il proprio lavoro. Che i comitati siano coinvolti nel governo del progetto, non solo sentiti. Che si torni a un modello di polizia di comunità reale: presenza diffusa nel territorio, formazione specifica degli agenti sulle competenze relazionali, una sede di quartiere, e strumenti di trasparenza verificabili dai cittadini come la piattaforma GeTiCo. E che, dopo il 31 dicembre 2026, la valutazione si faccia su indicatori chiari e pubblici, costruiti insieme a chi i quartieri li vive.


La nostra posizione

La polizia di comunità a Firenze c’era già. Era finanziata, era operativa, e i suoi dati dicono che funzionava come raccordo dei servizi, non come pura sorveglianza. È stata lasciata spegnere senza che nessuno se ne assumesse la responsabilità, e oggi se ne annuncia una versione diversa — più presidio, meno relazione — saltando il confronto che era stato promesso.

Ricostruirla davvero, non annunciarla, è una questione di giustizia sociale prima ancora che di sicurezza.