Autore: Benedetto Pietro Casu
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Incontro con EcoLobby del 24 aprile
Questa settimana abbiamo risposto alle domande delle associazioni ecologiste del territorio. Potete vedere il video qui sotto.
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Ambiente ed energia
Laddove le politiche dell’amministrazione uscente sono pervase da retoriche di greenwashing e non tengono conto delle ricadute ambientali delle scelte di edificazione e pianificazione urbana, è invece necessario integrare una prospettiva ecologista in tutti gli ambiti relativi al governo e allo sviluppo di Firenze, con l’obiettivo di trasformarla in una città a impatto climatico zero.
- Invertire la tendenza alla cementificazione del suolo attraverso politiche di de-impermeabilizzazione e rinaturalizzazione del suolo, senza ricorrere a misure di compensazione e introducendo un indicatore di“ripristino di suolo pro capite”.
- Rendere la permeabilità del suolo un requisito imprescindibile per la ridefinizione di area verde nelle NTA del Regolamento Urbanistico.
- Creare un comitato di esperti all’interno del Consiglio comunale incaricato di indirizzare e supervisionare le strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, con potere di vincolo sulle operazioni di nuovo sviluppo urbanistico.
- Facilitare la creazione di comunità energetiche attraverso la semplificazione delle procedure burocratiche e favorire l’elettrificazione e l’adozione di fonti rinnovabili, seguendo un approccio di democrazia energetica che tenga conto dell’inclusione delle fasce di reddito meno elevate.
- Promuovere una diversa strategia di collegamento della città attraverso il potenziamento della rete ferroviaria e il ridimensionamento dello scalo aeroportuale, la cui espansione è incompatibile con le caratteristiche morfologiche ed ecologiche di un’area soggetta a forte rischio idrogeologico.
- Promuovere un sistema di mobilità sostenibile che disincentivi l’utilizzo dell’auto, anche attraverso l’espansione di aree interdette al traffico secondo il modello dei super-isolati sperimentato a Barcellona a Graz.
- Espandere la rete del verde attraverso il recupero e lo sviluppo di corridoi ecologici integrati nei parchi cittadini.
- Investire nell’educazione al risparmio energetico e al riuso
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Cultura e socialità
Firenze rischia di vivere un paradosso mortificante: quello di possedere un ineguagliabile patrimonio artistico e architettonico e al tempo stesso, proprio per l’attrattività che questo induce e le logiche di mercato che la alimentano, perdere la propria dimensione di comunità cittadina per trasformarsi in meta turistica, setting per eventi e convention, sfondo per cartelloni pubblicitari.
- Qualificare il lavoro culturale: diventare una capitale italiana del rispetto della dignità di chi opera in questo settore, superando le logiche di sfruttamento troppo spesso mascherate da meccanismi di volontariato.
- Un tavolo con tutti i soggetti pubblici che operano sul territorio metropolitano, per una programmazione coordinata, capace di dialogare con le numerose realtà sociali della Città. Per esempio, in una situazione di forte carenza di spazi il Maggio Musicale deve confrontarsi con Teatro della Toscana e la Scuola di Musica di Fiesole, più che con Firenze Fiera, il cui ruolo deve a sua volta essere ripensato per favorire un rilancio del tessuto produttivo e artigianale anche nel centro storico.
- Gli eventi che coinvolgono le attività economiche del territorio (dalle librerie a chi partecipa ai bandi, a partire dall’Estate Fiorentina) devono essere inseriti in progettualità dal chiaro profilo sociale, senza scaricare sulle singole esperienze il carico della dimensione propriamente culturale (non sovrapponibile commerciale).
- Il tessuto associativo del nostro territorio è uno dei più capillari e presenti del paese. I Circoli ricreativi e culturalisono a tutti gli effetti un interlocutore imprescindibile per favorire la nascita di una libera espressione della socialità, fornendo strumenti e spazi per farla esprimere, senza delegare funzioni sostitutive, che spettano al pubblico (es. garantire un futuro al Circolo GS Romito, accettando la disponibilità che arriva dalla cittadinanza e dall’associazionismo).
- Utilizzare il censimento del patrimonio edilizio abbandonato, sfitto e/o invenduto – a cui aggiungere una ricognizione precisa sull’utilizzo di quello pubblico a finalità culturali e sociali – per rispondere ai numerosi bisogni di spazi delle realtà cittadine. Stabilire criteri chiari e trasparenti sia per l’assegnazione che per la gestione. Anche questi sono luoghi in cui costruire cittadinanza, in maniera partecipata e aperta.
- Investire nelle biblioteche e nel personale che ci operano. L’internalizzazione deve riconoscere l’esperienza maturata da chi per anni ha garantito i servizi: l’appalto non deve essere chiuso, fino a che ci sarà chi rischia di perdere il lavoro, sviluppando eventualmente sempre maggiori servizi (coinvolgendo scuole di scrittura, di fumetto e altre forme di espressione artistica).
- Creare una Casa della Culturale e della Storia del Novecento e del tempo presente, recuperando quando è stato proposto da tante realtà della città. Rilanciare il ruolo del Memoriale Italiano di Auschwitz. Rendere i musei laboratori di costruzione di una cittadinanza consapevole.
- Creare un meccanismo di assoluta trasparenza sui criteri di assegnazione delle risorse, perché ci sia pari accesso ai contributi e permettendo forme di collaborazione ai diversi soggetti interessati.
- Rivendicare l’importanza dei luoghi civici e pubblici, impedendo alle grandi case del lusso di privatizzare luoghi come Palazzo Vecchio e Ponte Vecchio.
- Superare l’impostazione rigida che rinchiude Firenze in un luogo comune pseudo-rinascimentale, alimentando immaginari più aperti al conflitto e al futuro (oltre che ad altre pagine importanti della storia locale).
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Urbanistica e turismo
Censimento del patrimonio edilizio abbandonato, sfitto e/o invenduto da oltre due anni (pubblico e privato): uno strumento da tenere costantemente aggiornato e che riporti, nel caso di edifici pubblici, la tipologia dell’immobile.
Vincolare tutti gli immobili adibiti a servizi pubblici, rispettando i vincoli di donazione per chi ha voluto offrire alla città spazi da destinare ai servizi socio-sanitari.
Urbanistica partecipata: progettare il futuro della città confrontandosi con le tante osservazioni e le elaborazioni di questi mesi. Creare momenti pubblici per rivedere in maniera condivisa le singole schede, permettendo votazioni più consapevoli a Consiglio comunale e di Quartiere.
Urbanistica di genere: si tratta di riconoscere i bisogni sacrificati da parte di persone disconosciute. Non si tratta solo delle donne, penalizzate spesso nella progettazione degli spazi nel corso dei secoli, ma di una prospettiva intersezionale.
Piano di Edilizia Residenziale Pubblica: entro 5 anni, eseguito il censimento, predisporre con Regione Toscana e Casa S.p.A. per recuperare nuovi alloggi. Innovare e migliorare la pianificazione, che sia ordinata e ragionata. Politica di recupero immediato di alloggi sfitti (800 a Firenze e 1400 nell’area metropolitana). Ci sono circa 200-250 rilasci l’anno ma senza risorse per fare ristrutturazioni, né da parte dello Stato né dalla Regione. Chiarire il fatto che senza adeguati alloggi l’impoverimento dei nuclei assegnatari aggrava l’assenza di risorse. Recuperare spazi soprattutto nel centro storico, sviluppando i servizi adeguati e necessari.
Creare un tavolo politico capace di intervenire con una funzione di mediazione per gli sfratti e gli sgomberi, tutelando le piccole proprietà e chi vede negato il diritto alla casa, favorendo soluzioni prima dell’aggravarsi delle soluzioni.
Contrasto alla rendita, favorendo canoni concordati e elaborando una funzione di garanzia a tutela di piccole proprietà e inquiline/i.
Tutelare al massimo l’area ex OGR, dopo la mancata occasione di recuperare la proprietà dell’area e garantire un futuro alle Cascine senza l’ipotesi di fondazione (più personale per la cura del verde per integrare il presidio dell’area).
Interventi su tutte le aree soggette a isole di calore, per mitigare le conseguenze entro 5 anni.
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Mobilità e accessibilità
Realizzare un percorso che in 5 anni renda il TPL gratuito, a partire dall’utenza in maggiore condizione di bisogno (studentesse e studenti, persone anziane, persone con difficoltà motorie, fasce più povere).
Avviare un confronto con la Regione Toscana per tornare a gestire il TPL metropolitano con una partecipata pubblica.
Ridefinire i collegamenti che devono integrare le linee tramviarie con il resto della città, aumentando le linee e la frequenza recuperando i km di percorso coperti dal tram.
Iniziare un percorso che ci porti al modello della città a 30km/h a partire dall’istituzione di vere zone 30 ridisegnando le strade a favore di sicurezza, mobilità di prossimità favorendo contestualmente il commercio di vicinato. Firenze 30 entro 5 anni, in parallelo al progetto del TPL.
Garantire una ciclopedonabilità effettivamente fruibile. Dando priorità a questo tipo di spostamenti (da integrare con un TPL efficace). Obiettivo raddoppio dei km di ciclabili e percorsi sicuri in 5 anni.
Mappatura di tutte le barriere architettoniche e degli ostacoli che impediscono l’accessibilità della città.
Sviluppare la teoria dei nudge, una serie di azioni che permettono di favorire comportamenti positivi, spiegando come ci si muove in città (efficacia di prevenzione maggiore delle sanzioni amministrative). Dalla capitale delle multe, alla capitale della sicurezza stradale.
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Lavoro e istruzione
Internalizzazione dei servizi esternalizzati, riconoscendo l’esperienza maturata da chi per anni li ha garantiti in appalto (a partire da quelli educativi e dal servizio mensa).
Garantire un salario minimo di almeno 10 euro a chiunque lavora per il Comune di Firenze.
Dare centralità al personale dipendente del Comune e a chi lavora in appalto per suo conto: ripensare l’organizzazione e favorire il riconoscimento di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali, evitando divisioni tra lavoratrici e lavoratori. I luoghi comuni cancellano l’impoverimento degli ultimi anni e le condizioni in cui si trovano realmente.
Invertire il percorso che negli ultimi anni ha visto diminuire in modo drastico il personale dell’amministrazione pubblica → migliori condizioni per lavoratrici e lavoratori e migliori servizi per cittadine e cittadini.
Ripensare con le realtà del territorio e la Regione Toscana alla formazione professionale: per la fascia adolescenziale e giovanile aumentano i rischi di abbandono scolastico. Che tipo di lavori vogliamo favorire sul territorio? Dare risposte in modo partecipato.
Coinvolgere la Polizia Municipale nei controlli per contrastare lo sfruttamento del lavoro (con particolare attenzione al lavoro povero) e rafforzare le misure di tutela (es. lavoro nei cantieri ad alte temperature). Fornire alla stessa armadietti blindati in cui poter lasciare l’arma quando non sono in servizio.
Rendere le Chiavi della Città un percorso in cui sviluppare sempre più elementi di formazione civica e di cultura generale.
Svolgere una funzione di supporto alla Città Metropolitana in materia di manutenzione degli edifici. Rafforzare la funzione di scuole nel centro storico, contrariamente alla tendenza di creare nuove strutture fuori dall’area UNESCO (non svuotarla ulteriormente di servizi pubblici).
Utilizzare gli strumenti urbanistici per favorire uno sviluppo economico del territorio che rafforzi ambiti economici che aiutino la città a non rimanere ostaggio dell’overtourism.
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Accoglienza e pace
I CPR non sono luoghi sicuri e aumentano l’insicurezza. Occorre sviluppare un sistema di accoglienza che non crei logiche di sfruttamento e di appalti al ribasso: dare totale trasparenza agli aspetti dei costi e dei servizi. Individuare gli investimenti necessari per compensare le eventuali risorse insufficienti statali, anche confrontandosi con la Regione Toscana per eventuali progetti sperimentali.
Rafforzare la presenza di sportelli e uffici rivolti a tutta la cittadinanza, con attenzione a chi ha barriere linguistiche o digitali di accesso ai servizi, assumendo e investendo (senza delegare funzioni dello Stato).
Ricostituire il Consiglio delle straniere e degli stranieri, dotandolo di precise e utili prerogative istituzionali, inclusa la possibilità di avanzare proposte al Consiglio comunale e ai Consigli di Quartiere.
Prendersi cura della tradizione e della storia di Firenze come città operatrice di pace, rinnovando gli impegni presi dalle Amministrazioni precedenti, facendo nascere un forum permanente cittadino per la pace, coinvolgendo le tante realtà del territorio impegnate su questo tema.
Rendere Firenze capitale della solidarietà internazionale, dando concretezza a progetti di cooperazione con le municipalità, a partire da quella di Kobane e rilanciando quella con Betlemme, oltre al patto di amicizia con il Popolo Saharawi e l’amicizia con la città di El Aayun.
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Sicurezza e solidarietà
Comitati Locali di Sicurezza, Socialità e Solidarietà dove offrire luogo e strumenti diversi dal Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza.
Chi ne fa parte?
Le diverse realtà impegnate sul territorio in materia di marginalità e gestione delle criticità: associazioni, comitati, cooperative, movimenti, operatrici e operatori di strada, rappresentanze di categoria, servizi sociali e sociosanitari.
Nella prospettiva di impegno nella promozione di una Salute di comunità, che effettui percorsi di prevenzione (anche) delle discriminazioni che spesso sono associate a prassi di tipo repressivo (securitario), ci proponiamo di Coinvolgere: Consulta per la tutela della salute mentale (da riattivare), Consulta deli invalidi e degli handicappati, Consulta per il Contrasto ad ogni tipo di discriminazione e per i diritti delle persone LGBTQI+ e il Consiglio degli stranieri, dotando questi organismi di maggiori prerogative istituzionali, inclusa la possibilità di avanzare proposte.
Riteniamo imprescindibile ripristinare le funzioni dei Quartieri: capacità di intervento diretto nel sociale, nella gestione del verde urbano, nella manutenzione, nella gestione degli spazi e nella programmazione culturale, arrivando entro cinque anni a un Comitato per ogni circoscrizione.
Dai Comitati, è utile ripensare complessivamente il progetto “vigilesse e vigili di Quartiere”, come realtà utile, coordinata con gli altri servizi comunali, capace di rendere trasparente la presa in carico delle diverse segnalazioni e l’orientamento verso risposte pertinenti. Non tutto può accumularsi come compito della Polizia Municipale: le segnalazioni devono essere riportate ai diversi ambiti dell’ente (illuminazione, sicurezza stradale, situazioni di abbandono, etc.) o verso le amministrazioni competenti e prese in carico dai relativi uffici, che dovranno rispondere alle sollecitazioni della cittadinanza.
Diventa necessario Costruire percorsi di formazione reciproca tra i diversi soggetti che ogni giorno operano in strada, per una gestione delle zone grigie dentro cui conoscenze e competenze trasversali servono per non rischiare di perdere tempo e/o spostare le traiettorie dei percorsi di risoluzione dentro ambiti differenti (esempio risposta medico-sanitaria al posto di risposta sociale-abitativa…).
Nella prospettiva di prevenire la cronicizzazione del danno e del disagio connesso, è utile Arrivare velocemente alla mappatura degli spazi necessari alle pene alternative rispetto alla detenzione carceraria (a Sollicciano): Non serve un nuovo carcere, vanno resi praticabili percorsi diversi e personalizzati per tutte le soggettività che ne abbiano diritto (es.: madri detenute).
Necessario inoltre è creare un elenco degli spazi necessari per offrire luoghi sicuri per le comunità che subiscono discriminazioni e per le categorie che operano in condizioni di maggiore rischio (esempio rider).
Non tutto può finire in Prefettura: pensionamenti e assenza di concorsi pubblici rendono vuote le promesse su “maggiori divise per strada”; le telecamere servono talvolta a posteriori, quando gli eventi si sono già verificati. Si devono invece evitare le situazioni di pericolo, prevenendo, e non soltanto con le forze di polizia. Centralità poi va data al contrasto della criminalità organizzata. Non ci si può limitare a mitigare le conseguenze ultime, senza agire sulle cause.
Il crescente fenomeno di uso, abuso e dipendenza da sostanze stupefacenti – illegali e legali (farmaci – psicofarmaci, alcol…) e la dipendenza da gioco di azzardo sono “spazi” in cui agiscono anche organizzazioni criminali. Per questo è importante sviluppare una dialettica capace di coinvolgere tutte le parti della società, creando luoghi di confronto collettivi.
I servizi devono essere progressivamente internalizzati: si può e si deve riconoscere un’autonomia del sociale e del sociosanitario (dal terzo settore che svolge azione di prevenzione sul territorio, fino ai movimenti), senza che vi sia una delega totale da parte dei servizi pubblici, I quali devono fornire risposte essenziali di Cura (individuale e collettiva).
Contestiamo una visione che costruisce disciplinamento, promettendo presunta sicurezza in cambio di perdita di libertà. Pensiamo che una società più libera dai bisogni sia una società più sicura.
