Sicurezza e solidarietà

Comitati Locali di Sicurezza, Socialità e Solidarietà dove offrire luogo e strumenti diversi dal Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza.

Chi ne fa parte?

Le diverse realtà impegnate sul territorio in materia di marginalità e gestione delle criticità: associazioni, comitati, cooperative, movimenti, operatrici e operatori di strada, rappresentanze di categoria, servizi sociali e sociosanitari.

Nella prospettiva di impegno nella promozione di una Salute di comunità, che effettui percorsi di prevenzione (anche) delle discriminazioni che spesso sono associate a prassi di tipo repressivo (securitario), ci proponiamo di Coinvolgere: Consulta per la tutela della salute mentale (da riattivare), Consulta deli invalidi e degli handicappati, Consulta per il Contrasto ad ogni tipo di discriminazione e per i diritti delle persone LGBTQI+ e il Consiglio degli stranieri, dotando questi organismi di maggiori prerogative istituzionali, inclusa la possibilità di avanzare proposte.

Riteniamo imprescindibile ripristinare le funzioni dei Quartieri: capacità di intervento diretto nel sociale, nella gestione del verde urbano, nella manutenzione, nella gestione degli spazi e nella programmazione culturale, arrivando entro cinque anni a un Comitato per ogni circoscrizione.

Dai Comitati, è utile ripensare complessivamente il progetto “vigilesse e vigili di Quartiere”, come realtà utile, coordinata con gli altri servizi comunali, capace di rendere trasparente la presa in carico delle diverse segnalazioni e l’orientamento verso risposte pertinenti. Non tutto può accumularsi come compito della Polizia Municipale: le segnalazioni devono essere riportate ai diversi ambiti dell’ente (illuminazione, sicurezza stradale, situazioni di abbandono, etc.) o verso le amministrazioni competenti e prese in carico dai relativi uffici, che dovranno rispondere alle sollecitazioni della cittadinanza.

Diventa necessario Costruire percorsi di formazione reciproca tra i diversi soggetti che ogni giorno operano in strada, per una gestione delle zone grigie dentro cui conoscenze e competenze trasversali servono per non rischiare di perdere tempo e/o spostare le traiettorie dei percorsi di risoluzione dentro ambiti differenti (esempio risposta medico-sanitaria al posto di risposta sociale-abitativa…).

Nella prospettiva di prevenire la cronicizzazione del danno e del disagio connesso, è utile Arrivare velocemente alla mappatura degli spazi necessari alle pene alternative rispetto alla detenzione carceraria (a Sollicciano): Non serve un nuovo carcere, vanno resi praticabili percorsi diversi e personalizzati per tutte le soggettività che ne abbiano diritto (es.: madri detenute).

Necessario inoltre è creare un elenco degli spazi necessari per offrire luoghi sicuri per le comunità che subiscono discriminazioni e per le categorie che operano in condizioni di maggiore rischio (esempio rider).

Non tutto può finire in Prefettura: pensionamenti e assenza di concorsi pubblici rendono vuote le promesse su “maggiori divise per strada”; le telecamere servono talvolta a posteriori, quando gli eventi si sono già verificati. Si devono invece evitare le situazioni di pericolo, prevenendo, e non soltanto con le forze di polizia. Centralità poi va data al contrasto della criminalità organizzata. Non ci si può limitare a mitigare le conseguenze ultime, senza agire sulle cause.

Il crescente fenomeno di uso, abuso e dipendenza da sostanze stupefacenti – illegali e legali (farmaci – psicofarmaci, alcol…) e la dipendenza da gioco di azzardo sono “spazi” in cui agiscono anche organizzazioni criminali. Per questo è importante sviluppare una dialettica capace di coinvolgere tutte le parti della società, creando luoghi di confronto collettivi.

I servizi devono essere progressivamente internalizzati: si può e si deve riconoscere un’autonomia del sociale e del sociosanitario (dal terzo settore che svolge azione di prevenzione sul territorio, fino ai movimenti), senza che vi sia una delega totale da parte dei servizi pubblici, I quali devono fornire risposte essenziali di Cura (individuale e collettiva).


Contestiamo una visione che costruisce disciplinamento, promettendo presunta sicurezza in cambio di perdita di libertà. Pensiamo che una società più libera dai bisogni sia una società più sicura.

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