Il carcere non è fuori dalla città. È il modo in cui la città decide chi conta e chi no.
Sollicciano, IPM Meucci, salute mentale, giustizia riparativa.
C’è un riflesso automatico ogni volta che si parla di carcere: non è affare del Comune. È dello Stato, della magistratura, del Ministero. Palazzo Vecchio guarda dall’altra parte — e quando non può più farlo, si indigna per qualche giorno e torna all’abitudine.
Ma dietro quel riflesso c’è qualcosa di più profondo: una scelta politica che dura da decenni. Il legislatore produce continuamente nuove norme penali — ogni anno nuovi reati, pene più dure, scorciatoie securitarie — e così delega al potere esecutivo, alla polizia e all’amministrazione penitenziaria, la gestione di problemi che la politica non vuole affrontare strutturalmente. La povertà, la marginalità, la malattia mentale, la mancanza di casa: tutto finisce dentro le mura. Il carcere diventa la discarica sociale di chi la politica non riesce — o non vuole — tenere in carico. E la politica, producendo nuove leggi, finge di aver fatto il suo dovere.
Noi partiamo da un rifiuto di questa logica e da un fatto semplice: Sollicciano è sul territorio del Comune di Firenze. Al confine tra Firenze e Scandicci, nel Quartiere 4. Le persone che ci vivono — detenute, operatori, educatori, volontari — sono parte della città. Le loro condizioni di vita, i loro diritti, la loro salute sono una questione politica che l’amministrazione comunale può e deve affrontare.
Non è sufficiente esprimere vicinanza. Serve costruire strumenti di controllo pubblico, accesso alle informazioni, interlocuzione con la magistratura di sorveglianza, pressione sulla Regione per la sanità penitenziaria. Serve portare il carcere dentro il perimetro del discorso pubblico cittadino: non come emergenza da gestire, ma come condizione strutturale da trasformare.
Sollicciano: la responsabilità del Comune
Sollicciano è al 158% della capienza regolamentare. Nel 2025 ci sono stati cinque suicidi, centotrentatré tentativi, milletrecentotre atti di autolesionismo. Nella primavera del 2026 tra alcuni detenuti sono comparsi febbre ed eruzioni cutanee: il sospetto riguarda l’acqua dei rubinetti — la stessa usata per lavarsi e, da chi non può permettersi la minerale dal sopravvitto, per bere. Non è un’eccezione: è la punta di un problema sistemico.
Il Comune di Firenze non gestisce il carcere. Ma non è un soggetto estraneo. Sono almeno dodici gli atti comunali per servizi e progetti interni a Sollicciano: laboratori di riparazione biciclette, orti urbani, animazione culturale, il progetto ICARE per la rigenerazione della periferia ovest. La Sindaca presiede — nella persona dell’Assessore delegato — la Società della Salute di Firenze, il consorzio pubblico tra Comune e ASL Toscana Centro che governa la salute territoriale. È l’ASL Toscana Centro a erogare i servizi sanitari dentro Sollicciano: medici, infermieri, psichiatri, continuità terapeutica. Il Comune ha già firmato un protocollo per la continuità terapeutica dei detenuti in uscita: ha riconosciuto formalmente la propria corresponsabilità. Quella corresponsabilità va esercitata.
La nostra proposta: il carcere deve entrare stabilmente nell’agenda della Commissione Consiliare competente, con un aggiornamento periodico sulle condizioni e sui diritti violati. Non come eccezione, ma come punto fisso.
→ Leggi: “Sollicciano, se anche l’acqua diventa una pena”
Salute mentale: il vuoto istituzionale non lo coprono i volontari
Omar — nome di fantasia, 26 anni, patologie psichiatriche certificate — è uscito da Sollicciano con la copertura farmacologica per pochi giorni e l’indicazione di raggiungere autonomamente un presidio sanitario a Prato. Nessuna presa in carico sanitaria, nessuna soluzione per la notte. Un magistrato di sorveglianza aveva disposto il suo collocamento in una struttura adeguata: quello che è seguito è la fotografia di un sistema che non esiste.
A tenerlo insieme ci ha pensato l’associazione Pantagruel, come fa ogni giorno dentro e intorno a Sollicciano. Non è un elogio — è una denuncia. Il volontariato non può essere l’architettura istituzionale. Non esiste un protocollo operativo che coordini, in modo sistematico, il passaggio dalla detenzione alla libertà per le persone con fragilità psichiatrica: tra Tribunale di Sorveglianza, Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna, ASL territoriale e servizi sociali.
Chiediamo alla Regione Toscana e al Ministero della Giustizia un protocollo vincolante per la presa in carico sanitaria, sociale e abitativa delle persone con patologie psichiatriche al momento della scarcerazione. Gestire ogni caso come un’emergenza non è una risposta: è la garanzia che l’emergenza si ripeterà.
→ Leggi: “Carcere e salute mentale: ora serve un protocollo che valga per tutti”
Giustizia riparativa: piccoli passi, concreti
La giustizia riparativa non è un’idea astratta. È una pratica che esiste, che funziona, che riduce la recidiva e restituisce dignità — a chi ha subito un reato e a chi lo ha commesso. In Italia è stata formalmente introdotta con il D.Lgs. 150/2022. A Firenze dobbiamo costruire le condizioni perché diventi accessibile e non resti un percorso per pochi.
Gli atti approvati nel 2025 e nel 2026 in Consiglio Comunale vanno in questa direzione: il pubblico deve avere un ruolo centrale nei percorsi di giustizia riparativa; le misure alternative alla detenzione devono essere realmente praticabili; la genitorialità detenuta — con le sue ricadute sui figli e sulle famiglie — va trattata come questione sociale, non come dettaglio amministrativo.
IPM Meucci e la giustizia minorile
L’Istituto Penale per Minorenni Meucci è la parte più invisibile del sistema detentivo fiorentino. Al 27 aprile 2026 ospitava 24 persone: 15 minori e 9 giovani-adulti, 16 italiani e 8 stranieri. Un numero apparentemente contenuto, ma dietro ci sono traiettorie di vita che la città quasi sempre ignora.
I dati sugli ingressi raccontano una tendenza preoccupante: nel 2020 erano entrati all’IPM 46 giovani; nel 2024 erano 75, quasi il doppio. Il 2025 segna un calo (67), ma il trend quinquennale indica che sempre più persone giovani finiscono dentro il circuito penale — e che i servizi territoriali, la scuola, il lavoro, la salute mentale non riescono ad intercettarle prima.
La risoluzione del dicembre 2025 contro la squalificazione della giustizia minorile nasce da una convinzione: che la risposta penale per le persone giovani debba essere l’ultima risorsa, non la prima. Che il Meucci debba essere connesso — non separato — dai servizi educativi, sociali e culturali della città.
Fonte ingressi: Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Centro per la Toscana e l’Umbria — dati ufficiali trasmessi al Gruppo Foucault, 29/04/2026.
Il Gruppo Foucault — Relazione tra Carcere e Città
Il Gruppo Foucault è un collettivo di persone e realtà con lunga esperienza nelle politiche penitenziarie, nato nell’ambito di Sinistra Progetto Comune in collaborazione con l’Associazione Progetto Firenze.
L’obiettivo è occuparsi in modo continuativo del carcere a Firenze — Sollicciano, Gozzini e Meucci — con concretezza e soluzioni verificabili, superando polarizzazioni sterili. Il lavoro mira a costruire una strategia pubblica che renda effettivi i diritti già formalmente riconosciuti, coinvolgendo amministrazioni, sanità, servizi sociali e magistratura di sorveglianza.
Piccoli passi, concreti e misurabili.
Relazioni prodotte dal Gruppo Foucault
📄 Relazione su IPM Meucci — aprile 2026
📄 Relazione su Sollicciano — aprile 2026
Verbali delle assemblee pubbliche
La relazione della Commissione Consiliare 4 su Sollicciano (luglio 2025) è un atto istituzionale separato — consultabile nella sezione atti qui sotto.
Nel programma 2024
Le proposte su carcere e giustizia che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.
- Inserire il carcere nell’agenda permanente della Commissione Consiliare competente, con aggiornamenti periodici sulle condizioni
- Protocollo vincolante tra Comune, ASL e Tribunale di Sorveglianza per la presa in carico delle persone con fragilità psichiatrica all’uscita dal carcere
- Garantire l’iscrizione anagrafica di tutte le persone detenute a Sollicciano, condizione per l’accesso ai servizi
- Sostenere e finanziare i percorsi di giustizia riparativa come alternativa strutturale alla recidiva
- Contrastare ogni forma di squalificazione della giustizia minorile e rafforzare i servizi educativi per i giovani a rischio
Un lavoro sistematico dal 2019 a oggi
Dal 2019 al 2026, sette anni di interventi concreti: prima per vedere e capire, poi per costruire strumenti di controllo pubblico, allargare i diritti, promuovere la giustizia riparativa, resistere alle politiche securitarie e programmare il futuro.
| Atto | Oggetto | Approvato | |
|---|---|---|---|
| OdG 2025/01866 | Giustizia riparativa e alternative al carcere | 4 feb 2026 | ↓ |
| Risoluzione 2025/01144 | Contro la squalificazione della giustizia minorile | 17 dic 2025 | ↓ |
| OdG 2025/01249 | La giustizia riparativa veda un ruolo centrale del pubblico | 28 lug 2025 | ↓ |
| OdG 2025/01248 | Aggiornare la relazione sul carcere | 28 lug 2025 | ↓ |
| OdG 2025/00851 | Il Garante dei detenuti nella Commissione 4 | 19 mag 2025 | ↓ |
| OdG 2025/00850 | Risolvere il problema delle iscrizioni anagrafiche dei detenuti | 19 mag 2025 | ↓ |
| OdG 2024/00423 | Carcere, ICAM, genitorialità detenuta: Sollicciano è anche questione di spesa sociale | 29 lug 2024 | ↓ |
| OdG 2021/01166 | Un rapporto migliore tra Consiglio comunale, città e carcere | 8 nov 2021 | ↓ |
| Mozione 2019/00689 | Recupero sociale delle detenute e dei detenuti a Sollicciano | 28 ott 2019 | ↓ |
📄 Relazione della Commissione Consiliare 4 su Sollicciano — luglio 2025
I numeri
Fonti: Garante regionale Fanfani (Sollicciano), relazione al Consiglio Regionale 2026; Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Relazione al Parlamento 2025 (suicidi nazionali); Ministero della Giustizia — Dipartimento Giustizia Minorile, dati trasmessi al Gruppo Foucault 29/04/2026 (IPM Meucci).

La nostra posizione
Il carcere non è una parentesi nella vita della città: è il luogo dove si misura quanto valgono i diritti quando riguardano chi è stato spinto ai margini. Rifiutiamo l’idea che Sollicciano, il Meucci e la salute mentale dietro le sbarre siano «competenza di altri». Sono competenza di chiunque governi questa città.
Non chiediamo compassione: chiediamo strumenti. Il carcere come punto fisso dell’agenda consiliare, un protocollo vincolante per chi esce con una fragilità psichiatrica, l’iscrizione anagrafica garantita, la giustizia riparativa finanziata e accessibile. Sono misure concrete, già scritte nei nostri atti — non costano retorica, costano volontà politica.
Continueremo a portarle in Consiglio finché non smetteranno di essere eccezioni. Piccoli passi, concreti e misurabili: la dignità delle persone non sopporta rinvii.