Insorgiamo al fianco della classe lavoratrice della GKN

“La politica deve concretamente scegliere da che parte stare in questa vertenza, con carattere non solo locale. La parte giusta è quella che risponde all’assemblea permanente all’interno della fabbrica”
Foto: Dmitrij Palagi

Dmitrij Palagi, Antonella Bundu – Sinistra Progetto Comune

“Insorgiam, ci chiamano gli schiavi, sbirri della Libertà”.

Sono le parole della canzone della Brigata Sinigaglia, rievocate dalla parola d’ordine scelta dall’assemblea permanente della GKN, che dovremo cantare e fare nostre ad agosto, il mese della Liberazione di Firenze. Il fascismo si afferma come forza di governo al servizio del capitale, per reprimere le lotte operaie e le esperienze di socialismo. Bene quindi che le istituzioni si dichiarino dalla parte della lotta operaia di Campi Bisenzio, ma è urgente evitare che tutto questo si limiti alle dichiarazioni stampa e ai rituali delle trattative, accompagnando la fabbrica alla chiusura.

La Costituzione prevede un intervento diretto della dimensione pubblica in quella economica, a tutela degli interessi del territorio: il fondo di investimento lascia 500 persone nella disoccupazione per guadagnare in borsa, nonostante l’azienda non sia in crisi. Non è un’eccezione: è la regola dell’attuale sistema economico, insostenibile per il pianeta e per la dignità delle persone. Non ci sono mediazioni: o si sta da una parte o dall’altra di questo conflitto.

Insorgiamo vuol dire prendere posizione, scegliere una parte, contrastare ogni forma di indifferenza, il peso morto di una storia che ci era stato raccontato essere finita (non ci sono più gli operai, le ideologie non servono, non c’è più conflitto tra capitale e lavoro).

L’illegalità più grave in questo momento è quella istituzionale: la Costituzione dà un ordine di priorità chiaro. La Repubblica è fondata sul lavoro, quindi le politiche di smantellamento dei diritti degli ultimi decenni sono contrarie ai principi della Resistenza.

Per questo la manifestazione di sabato era collegata a quella di venerdì sera, partita da Santo Spirito, contro le ordinanze con cui governa il Sindaco, in nome del decoro e della repressione.

“Il fascismo ci rese ribaldi vili servi del gran capital freme a noi tra di noi Garibaldi, muoia dunque chi vili ci fa”. Questo cantavano le partigiane e i partigiani.