La Costituzione fonda la Repubblica sul lavoro. Una città fondata sulla rendita lo rende invisibile.
Appalti, internalizzazioni, salario, vertenze, sicurezza.
«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.» È il primo articolo della Costituzione. Ma la Firenze che conosciamo si regge sempre più su un’altra cosa: la rendita — turistica, immobiliare, finanziaria. E più una città vive di rendita, più tende a rendere invisibile il lavoro che la fa funzionare ogni giorno: chi pulisce gli alberghi, chi cucina nelle mense, chi guida i bus, chi tiene aperti i musei, chi assiste a casa le persone non autosufficienti.
Quando si parla di lavoro c’è un riflesso comodo: non è competenza del Comune. È materia di contratti nazionali, di imprese private, dello Stato. È un alibi. Il Comune di Firenze è uno dei più grandi datori di lavoro e committenti della città: assume personale, affida appalti e concessioni, rilascia autorizzazioni, finanzia servizi. Ogni volta che firma un bando o concede uno spazio pubblico, decide — di fatto — le condizioni di lavoro di migliaia di persone.
Noi partiamo da qui. Non dalla solidarietà generica, ma dalle leve che l’amministrazione ha davvero in mano: le clausole sociali negli appalti, l’internalizzazione dei servizi, il rispetto dei contratti collettivi nei bandi, il salario del personale comunale. Dove il Comune paga, concede o autorizza, può pretendere lavoro regolare, sicuro e dignitoso. Quando sceglie di non farlo, è una scelta politica — non un vincolo.
Appalti: far valere il contratto
Il punto di leva più potente è anche il più ignorato: gli appalti. Il Comune affida all’esterno mense, pulizie, assistenza, manutenzioni, servizi culturali. In quei contratti può scrivere le regole — oppure scaricare la gara al ribasso sulle spalle di chi lavora. Riconosciamo che la normativa nazionale sugli appalti è un vincolo reale; ma dentro quei margini la scelta di pretendere, o non pretendere, condizioni dignitose resta politica.
Abbiamo chiesto che il rispetto dei contratti collettivi diventi condizione effettiva nei bandi e che il Comune verifichi davvero le condizioni applicate da chi vince le gare (Interrogazione 1505, ottobre 2025), e che la regolarità del lavoro sia un requisito anche per chi occupa suolo pubblico — dai dehors alle locazioni turistiche brevi (Ordini del giorno 79 e 979). Il primo è stato respinto, il secondo rinviato: la maggioranza preferisce non legarsi le mani. Sul personale in appalto «rimasto chiuso fuori» dai bagni pubblici turistici, o sui turni notturni di chi guida i bus di Autolinee Toscane, abbiamo portato in aula i casi concreti, con nome e cognome del problema.
Mense: internalizzare, non esternalizzare
Sull’internalizzazione delle mense scolastiche abbiamo ottenuto il risultato più concreto di questa consiliatura sul lavoro: nel settembre 2025 il Consiglio ha approvato — emendato — il nostro ordine del giorno che ribadisce la necessità di riportare in mano pubblica la refezione (Ordine del giorno 1383). Non è un dettaglio gestionale: significa cuoche, cuochi e personale assunti dal pubblico invece che gara al ribasso tra ditte, e quindi qualità del cibo, continuità del rapporto di lavoro, responsabilità diretta dell’amministrazione su chi serve i pasti a bambine e bambini.
Da allora difendiamo quell’impegno dalle marce indietro: con la mozione «Non abbandonare l’obiettivo di internalizzare le mense» e con le interrogazioni che chiedono conto di ogni rallentamento (Mozione 550 e Interrogazione 554, aprile 2026). Un voto approvato non è un risultato finché non diventa atto amministrativo concreto: è lì che continuiamo a fare pressione.
Il salario, anche dove decide il Comune
Il Comune non fissa i salari del settore privato. Ma fissa quelli del suo personale e influenza quelli di chi lavora per i suoi appalti — e da lì può aprire una strada. Per questo abbiamo chiesto un salario minimo «a partire da musei e servizi igienici» (Interrogazione 1656), un aumento reale e generalizzato per le lavoratrici e i lavoratori del comparto (Interrogazione 770), e abbiamo sollevato la discriminazione retributiva legata all’uso degli «articoli novanta» e il nodo delle indennità di comparto non corrisposte al personale (Interrogazioni 1501 e 949).
Il problema non è che manchi la ricchezza. In Toscana, tra il 2015 e il 2024, la produzione industriale è cresciuta dell’86,5% e gli utili netti di circa il 70%, ma la quota di valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0% (studio IRES Toscana per la CGIL). La ricchezza prodotta c’è: è come viene distribuita a essere una scelta politica, non un destino.
Dietro queste sigle ci sono buste paga vere. In una città dove l’affitto è ormai insostenibile per chi vive del proprio stipendio (→ ne parliamo nella Lotta Diritto all’abitare), il salario non è una voce tecnica: è la condizione per continuare ad abitare la città in cui si lavora.
Le vertenze: stare dalla parte di chi lotta
Una parte del nostro lavoro è semplicemente esserci, quando un pezzo di città difende il proprio lavoro. Lo abbiamo fatto sull’ex GKN, simbolo nazionale di una lotta operaia che chiede al Comune impegni concreti e non solo applausi (Interrogazione 99); sulle lavoratrici e i lavoratori degli Uffizi (Risoluzione 587); sull’abuso dei contratti a tempo determinato al Maggio Musicale Fiorentino (Question time 154 e 298); sui licenziamenti a TIM–FiberCop e alla British Council, e sulla lavoratrice licenziata nei Servizi di Assistenza Domiciliare (Domanda d’attualità 787).
Non è tifo. È chiedere alla nostra amministrazione di usare il proprio peso — come socio, come committente, come istituzione — dalla parte di chi lavora. E di non trovarsi mai, come pure è accaduto, a ritrovarsi dalla parte opposta a quella di un sindacato (Interrogazione 328).
Sicurezza, regolarità, dignità
Il lavoro dignitoso è anche lavoro sicuro e regolare. Abbiamo chiesto come la città si attrezza contro il caldo che, d’estate, diventa un rischio concreto nei cantieri e nelle cucine (Interrogazione 1136), e abbiamo legato il tema del suolo pubblico al lavoro nero che a volte vi si annida (Interrogazione 139). Sono domande scomode, perché chiamano in causa controlli, risorse e responsabilità — non slogan.
Nel programma 2024
Le proposte su lavoro e appalti che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.
- Clausole sociali e rispetto dei contratti collettivi come condizione vincolante in tutti gli appalti e le concessioni del Comune
- Internalizzazione progressiva dei servizi esternalizzati, a partire dalle mense scolastiche
- Verifica reale delle condizioni di lavoro applicate da chi vince le gare pubbliche
- Un salario dignitoso nel perimetro pubblico, come riferimento per l’intera città
- Regolarità del lavoro come requisito per l’uso del suolo pubblico e delle autorizzazioni
- Il Comune al fianco delle vertenze del territorio, con il proprio peso di socio e committente
Gli atti depositati
Una selezione del lavoro consiliare su lavoro, appalti e salario in questa consiliatura. L’elenco completo — oltre cinquanta atti — con testo integrale in PDF ed esito del voto è nell’archivio.
| Atto | Oggetto | Esito |
|---|---|---|
| ODG 979 | Clausola sociale nel rilascio delle autorizzazioni (locazioni turistiche brevi) | Rinviato |
| INT 857 | Licenziamento TIM–FiberCop e tutela della libertà sindacale | Con risposta |
| ODG 768 | Rilanciare sull’internalizzazione delle mense | Non trattato |
| RIS 587 | Uffizi, solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori | In corso |
| INT 99 | Ex GKN: quale impegno del Comune di Firenze? | In corso |
| ODG 1383 | Ribadire la necessità di internalizzare mense e refezione | Approvato |
| INT 1656 | Salario minimo, a partire da musei e servizi igienici | In corso |
| INT 1505 | Condizioni contrattuali nei bandi e obblighi del Comune | In corso |
| ODG 79 | Favorire la regolarità del lavoro nelle occupazioni di suolo pubblico | Respinto |
| INT 328 | SUDD Cobas: il Comune si ritrova ad avversare i sindacati? | Con risposta |
| QT 298 | Maggio Musicale: bilancio a rischio e abuso di tempi determinati | Con risposta |
| INT 1136 | Caldo e sicurezza sul lavoro | In corso |
I numeri
Fonti: reddito mediano — Comune di Firenze, redditi 2022. Quota del valore aggiunto al lavoro, utili ed erosione del potere d’acquisto — IRES Toscana/CGIL, «Profitti e dinamica salariale nella manifattura in Toscana 2015-2024» e Focus Economia Toscana (2026). Composizione della nuova occupazione — IRPET. Divario retributivo di genere — INPS, Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato 2024 (dato nazionale). Internalizzazione delle mense — ordine del giorno 2025/01383, approvato emendato il 14 settembre 2025.
La nostra posizione
«Fondata sul lavoro» non è un’etichetta nostalgica: è un metro di giudizio. Una città si misura da come tratta chi la tiene in piedi — nelle mense, negli alberghi, sui bus, nelle case dove si assiste chi non è autosufficiente. Riconoscere il valore del turismo e della cultura non significa accettare che si reggano sullo sfruttamento di chi ci lavora.
Non chiediamo al Comune gesti simbolici. Chiediamo che usi le leve che ha già: appalti con dentro i diritti, servizi riportati in mano pubblica, salari che permettano di vivere dove si lavora, e la spina dorsale di stare, ogni volta, dalla parte di chi il lavoro lo fa e non di chi lo comprime.
Il lavoro non è un costo da abbattere. È la città stessa.