Firenze non è a misura di chi vive del suo salario.
Sfratti, casa pubblica, rendita immobiliare.
Non è un’emergenza improvvisa: è il risultato di decenni di scelte politiche. Edilizia pubblica smantellata, migliaia di alloggi sfitti lasciati al degrado, rendita immobiliare incentivata mentre i salari restano fermi. Qui mettiamo in fila i dati, i casi fiorentini e le proposte che portiamo in Consiglio.
Trent’anni di assenza
Dal secondo dopoguerra all’inizio degli anni Ottanta, l’Italia ha costruito un sistema di edilizia residenziale pubblica imperfetto ma presente: piani casa, IACP, cooperative, edilizia convenzionata. Poi quel sistema è stato smontato pezzo per pezzo. Il Programma Straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica del 1978 è rimasto l’ultimo piano casa nazionale di scala. Da allora: dismissioni progressive del patrimonio pubblico, trasferimento di responsabilità agli enti locali senza risorse corrispondenti, sussidi alla domanda (contributi affitto, bonus) al posto di investimenti nell’offerta. I fondi nazionali per l’edilizia residenziale pubblica si sono ridotti dell’85% in termini reali tra il 1990 e il 2020. Ogni euro di soldi pubblici non investito in case popolari è andato altrove: spesso in detrazioni fiscali sul mattone che hanno alimentato la rendita immobiliare, non il diritto all’abitare.
A Firenze questa logica si è riprodotta a scala locale con precisione. Il Piano Operativo comunale non ha mai previsto un aumento degli alloggi ERP — scelta politica esplicita, non un vincolo tecnico. Il numero di alloggi ERP vuoti si è mantenuto stabilmente intorno a 800 per anni: 837 a marzo 2023, 807 a luglio 2024 nonostante lo sforzo straordinario. Ogni anno si liberano circa 400 abitazioni per decadenze, e i fondi comunali bastano solo per ristrutturarne altrettante — il problema non si riduce mai, si riproduce. Il piano di recupero trasparente, con delibere pubbliche e cronoprogrammi leggibili, esisteva nei primi anni 2000; da allora è sparito. Casa Spa pubblica i CIG (il codice identificativo di ogni appalto pubblico) e numeri di procedura, ma i documenti sono inaccessibili, le assegnazioni anonimizzate, le motivazioni delle decadenze invisibili. Il controllo democratico sull’ERP è stato progressivamente svuotato.
Quando il centrosinistra fiorentino ha affrontato il tema, lo ha fatto con strumenti di social housing rivolti alle cosiddette “fasce grigie”: chi non ha i requisiti per l’ERP ma non regge il mercato. Una categoria reale, un bisogno reale — ma che non risolve nulla se si usa come alternativa all’ERP invece che come complemento. La povertà non è una fascia di reddito da servire con prodotti finanziari adeguati. Chi è in lista d’attesa ERP con ISEE sotto 16.000 euro non può permettersi 600 euro al mese per 75 metri quadri, per quanto “calmierati” rispetto al mercato locale. Le disuguaglianze crescono. La risposta non può essere aiutare chi galleggia a galleggiare meglio, mentre chi è sotto l’acqua non viene raggiunto.
Il caso BEI: la stessa logica con strumenti europei
Nel marzo 2026 il Comune di Firenze ha firmato un accordo con la Banca Europea degli Investimenti (URBIS) per uno studio sulla fattibilità di un programma di social housing. L’accordo è stato siglato dalla Giunta senza un voto del Consiglio comunale che ne definisse il perimetro. Lo studio sarà consegnato a novembre 2026: a quel punto il Consiglio potrà valutare un’analisi già fatta, con criteri già scelti, su aree già selezionate.
Il problema non è la BEI come istituzione. La BEI può e finanzia edilizia residenziale pubblica vera: ad agosto 2025 ha erogato 113 milioni al Comune di Barcellona per 641 alloggi pubblici in affitto sociale, proprietà municipale permanente, nessuna società di gestione privata. A marzo 2026 ha erogato 465 milioni a un ente abitativo pubblico del Land Assia in Germania. A Firenze stessa, la nona erogazione del frame loan 2022 destina già 6,2 milioni al programma di recupero degli alloggi ERP sfitti (DD/2026/02498): la prova che la BEI può finanziare ERP è già in casa nostra.
La scelta del Comune di Firenze è di usare la BEI per un percorso diverso: canoni “calmierati” (modello Abitaequo, circa 600 euro per 75 mq), soggetti privati o para-privati nella gestione, vincoli temporanei a vent’anni dopo i quali il bene torna al mercato. Il criterio di valutazione sarà la “bancabilità” — la capacità di generare flussi di cassa per il rimborso — il che orienta sistematicamente verso costruzioni standardizzate con inquilini solvibili, non verso il recupero di patrimoni complessi o le esigenze di chi ha redditi bassi. Nel frattempo, Casa Spa ha dichiarato in Commissione Controllo (13 gennaio 2026) che circa 90 alloggi ERP sono stati censiti come “alto costo di recupero” e ipotizzati per il trasferimento a soggetti privati — inclusi quelli di via de’ Pepi che il Consiglio di Stato (sentenza n. 3377/2023) ha stabilito essere ERP inalienabile. La profezia che si autoavvera: si lasciano deteriorare gli immobili, si dichiara che non conviene recuperarli come ERP, si trasferiscono con vincoli temporanei.
Vale la pena notare che il Piano Casa del Governo Meloni (approvato il 30 aprile 2026) ha esattamente lo stesso schema: spostamento dalla spesa ERP all’ERS, target “fascia grigia”, coinvolgimento di fondi e SGR private, beni che tornano al mercato a scadenza. Il Governo usa INVIMIT — la stessa SGR pubblica a cui Firenze aveva conferito alloggi nel 2017. La giunta di centrosinistra fiorentina fa, a scala locale e con strumenti diversi, quello che il governo di centrodestra fa a scala nazionale. Non lo diciamo come provocazione: lo diciamo perché è documentato, e perché chi si oppone al Piano Casa Meloni a livello nazionale non può ignorare la coerenza con quello che si fa nei territori che governa.
Le case di chi: due casi fiorentini
Le Quinte — canone concordato a rischio
Tra il 2005 e il 2008, la società Le Quinte S.p.A. ha costruito 161 appartamenti in tre complessi fiorentini (via Niccolò da Tolentino, via di Scandicci, via Alberto Arnoldi) nell’ambito del programma nazionale «20.000 abitazioni in affitto» (L. 21/2001). Lo Stato ha finanziato il 45% dei costi in cambio di un vincolo permanente di locazione a canone concordato: affitti attorno ai 300 euro mensili, senza scadenza. Oggi quella società è in liquidazione e il liquidatore cerca di vendere quegli appartamenti a 33.000 euro l’uno — meno di un quarto del costo reale — incorporando nel prezzo il valore del vincolo che si vuole cancellare. Chi comprerà avrà tutto l’interesse a vincere il ricorso al TAR (pendente dal 2023) per liberarsi del vincolo. Se lo vincesse, le famiglie residenti perderebbero la protezione per cui quella casa è stata costruita con soldi pubblici. Il 29 giugno 2026 è fissata l’asta. Abbiamo depositato una mozione per l’acquisto pubblico degli alloggi nell’ottobre 2025. È ferma in Commissione.
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Accademia del Cimento — dignità nelle case popolari
Via Accademia del Cimento è un complesso di case popolari di proprietà comunale nel Quartiere 5. Un cantiere di ristrutturazione ha tenuto famiglie fuori casa per tre anni, con rientri ripetutamente slittati. Chi è rimasto ha vissuto in un contesto di abbandono progressivo, con risposte lente o assenti da parte dell’Amministrazione. Non è un caso isolato: è il modo in cui si gestisce l’ERP quando non è una priorità politica. Le persone che vivono in case popolari hanno diritto alla stessa dignità di chiunque altro. Seguiamo questa vicenda con interrogazioni continue dal 2024.
Nel programma 2024
Nel programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del giugno 2024, il capitolo Urbanistica conteneva proposte precise sul diritto all’abitare. A due anni dall’insediamento, misuriamo la distanza tra quello che chiedevamo e quello che la giunta ha fatto.
Le nostre proposte in Consiglio
Nell’arco del mandato, il diritto all’abitare è al centro del lavoro in Consiglio e nelle strade. Di seguito i principali interventi pubblici per tema.
Casa popolare e patrimonio ERP
- mag 2026Via Accademia del Cimento: tre anni fuori casa, rientro slittato
- feb 2026Torre degli Agli: allagamenti e penali dopo anni di ritardo
- gen 2026Case popolari vuote: sempre oltre 570. 90 considerate non recuperabili
- dic 2025Case popolari: non bastano i milioni, se non cambia l’approccio
- nov 2025Case popolari in attesa di ristrutturazione: siamo a 578
- ott 2024Case popolari vuote, intorno a quota 800
Affitti brevi e locazioni
- giu 2026Dodici emendamenti presentati al Consiglio comunale
- mag 2026Via Bufalini: esenzione firmata mentre si scriveva il divieto
- mag 2026Undici anni di ritardo dai verbali del Comitato UNESCO
- mag 2025Locazioni turistiche brevi: perché non votiamo contro
- lug 2024Affitti brevi: la delibera arretra politicamente
Le Quinte e canone concordato
Posizioni politiche e risposte alla giunta
I numeri
I dati sul costo dell’affitto sono calcolati sul reddito imponibile mediano di 21.927 euro l’anno (≈ 1.300–1.400 euro netti/mese): la soglia sotto cui si trova la metà dei contribuenti fiorentini. Il reddito medio (22.566€) è alzato dalle fasce alte: nei Quartieri 4 e 5 scende a 24.000–27.000 euro. Bollettino n.183, Comune di Firenze, maggio 2026 — dati a.i. 2022. · Il dato sui giovani ancora in famiglia si riferisce ai residenti al 31 dicembre 2024: su 67.963 italiani tra 18 e 40 anni, 32.331 (47,6%) convivono con almeno un genitore. La percentuale è in lieve peggioramento rispetto al 2021. Bollettino n.173, luglio 2025.
70% per morosità incolpevole (redditi che non reggono i canoni); un quarto per finita locazione, proprietari che convertono a Airbnb
per 75 mq — 2ª città più cara d’Italia; canoni +25% in tre anni
800+ alloggi pubblici sfitti fermi per mancanza di risorse
proprietari preferiscono transitorio (+50%) o affitti brevi turistici
assegnazioni anonimizzate, motivazioni invisibili, nessun controllo democratico
100% patrimonio disponibile
pubblico e privato
recupero vuoti urbani
accordi territoriali
La nostra posizione
Non ci basta una gestione più efficiente dello status quo. Serve un cambio di direzione.
Il Piano Operativo deve prevedere nuovi alloggi ERP, non solo la manutenzione dell’esistente. Le risorse BEI disponibili vanno usate per il recupero del patrimonio sfitto e la nuova edificazione pubblica su aree comunali — come già avviene a Barcellona e in Germania con gli stessi strumenti. Nessun alloggio costruito con fondi pubblici deve uscire dalla proprietà pubblica con vincoli temporanei. I canoni devono essere calcolati sui costi reali, non sul mercato di riferimento.
Sul caso Le Quinte: il Comune deve presentare un’offerta migliorativa entro il 26 giugno o partecipare all’asta del 29 giugno. Il Consiglio deve votare la mozione depositata nell’ottobre 2025. Sul BEI: prima della consegna dello studio URBIS (novembre 2026), il Consiglio deve votare un atto formale di indirizzo che stabilisca la priorità assoluta all’ERP, la proprietà pubblica permanente e i criteri di valutazione — non ratificarli a studio già fatto.
Abitare non è un privilegio da meritare con il reddito giusto. È un diritto.
