Tag: multiutility

  • TARI: PLURES ha provato a bloccare ATO Toscana Centro

    TARI: PLURES ha provato a bloccare ATO Toscana Centro

    Le tariffe dei rifiuti e il ruolo di una partecipata con solo soci pubblici non possono diventare “informazioni privilegiate”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    ATO Toscana Centro ha accolto, anche se parzialmente, la nostra richiesta di accesso civico generalizzato relativa ai documenti sulla validazione dei costi del servizio rifiuti gestito da Plures S.p.A. (già Alia).

    Il percorso per arrivarci ha però prodotto atti che meritano attenzione pubblica. Nel corso del procedimento, Plures S.p.A. ha formulato formale e motivata opposizione alla trasmissione dei documenti.

    Tra gli argomenti presentati per iscritto ad ATO, tre sono politicamente rilevanti, con tratti che si prestano persino a ironia.

    Il primo: la nostra richiesta costituirebbe «un’applicazione funzionalmente sviata» del diritto di accesso civico, «diretta a eludere un limite normativo all’accesso del consigliere comunale». ATO ha risposto che il nostro interesse conoscitivo «coincide con la finalità tipica dell’istituto ovvero il controllo diffuso sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche», indipendentemente dalla qualità soggettiva del richiedente. Esattamente quello che un consigliere (di maggioranza o opposizione che sia) è chiamato a fare.

    Il secondo argomento è il più straordinario. Plures gestisce un bond quotato su mercati regolamentati. Su questa base ha sostenuto che i dati sui costi del servizio rifiuti «costituirebbero informazioni cd. privilegiate ai sensi del Regolamento UE n. 596/2014» (il regolamento europeo sugli abusi di mercato, concepito per prevenire l’insider trading sui mercati finanziari). Le tariffe che la cittadinanza paga per la raccolta dei rifiuti e come si arriva a definirle, secondo Plures, sarebbero informazioni sensibili per i mercati finanziari e dunque sottratte all’accesso civico? ATO non ha accolto questa impostazione.

    Il terzo argomento è il più esplicito sul piano politico. Plures ha dichiarato che la divulgazione dei documenti, «quando accompagnata da letture parziali o decontestualizzate, potrebbe determinare una rappresentazione distorta del loro effettivo contenuto e significato, con conseguenti effetti negativi sull’immagine» del gestore. Ha indicato espressamente la «vicenda giornalistica» citata nella nostra istanza come il «concreto contesto di esposizione mediatica» che renderebbe prevedibile un «aggravamento del pregiudizio reputazionale». Una società che gestisce un servizio pubblico essenziale, finanziato dalle tariffe di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini, ha opposto la propria immagine aziendale al diritto alla trasparenza. ATO ha risposto che il pregiudizio alla concorrenza invocato da Plures «permane indipendentemente dalle qualità soggettive del richiedente» e che il rischio competitivo è «meramente eventuale e futuro».

    ATO non ha concesso tutto: i database di unbundling (la contabilità separata per voci di costo) sono stati esclusi dall’accesso. Stiamo valutando se procedere con una richiesta di riesame.

    Lunedì discuteremo in aula un question time. Il Comune di Firenze è il primo socio di Plures con il 36,99% del capitale. Chiediamo se la Giunta sia a conoscenza delle argomentazioni con cui Plures ha opposto l’accesso civico, se condivida che i dati tariffari del servizio rifiuti debbano essere qualificati come “informazioni privilegiate” ai sensi della normativa sugli abusi di mercato, se condivida che la tutela dell’immagine aziendale di una partecipata pubblica prevalga sul diritto alla trasparenza, e quali iniziative intenda assumere nell’esercizio dei diritti di socio. Chiediamo inoltre se la Giunta ritenga che la struttura finanziaria adottata da Plures (fondata su strumenti obbligazionari quotati) sia compatibile con gli obblighi di trasparenza che la legge impone a chi gestisce un servizio pubblico essenziale finanziato da tariffe regolate.

    Non sono dettagli tecnici, sono scelte politiche. È una scelta politica, che il Comune di Firenze come azionista di riferimento non può ignorare.

    Chiudiamo con l’elemento di ironia, facendo domande provocatorie a Plures, a partire dal suo Presidente, che in Palazzo Vecchio ha avuto esperienza anche da Assessore (con delega alle partecipate): pensa davvero che un Consigliere comunale di opposizione agisca per ragioni “egoistiche e di immagine” quando svolge la funzione di controllo prevista per legge? Davvero se troviamo informazioni che riteniamo siano di rilevanza pubblica dovremmo rimanere in silenzio? E ancora: se diamo informazioni parziali, Plures ci fornisca i documenti: sono anni che non lo fa e comunque insistiamo a voler capire se ci sono problemi intorno alla TARI e alla gestione dei servizi ambientali. Però sbagliamo a farle a Plures queste domande, dobbiamo farle ai soci che ne fanno parte, cioè gli enti pubblici, a partire dal Comune di Firenze, il socio di maggioranza relativa.

    Chiudiamo questa lunga nota con un appello ai movimenti per l’acqua pubblica: hanno sempre avuto ragione e la lotta di questi decenni deve continuare. L’opposizione alla multiutility sta trovando sempre più conferme di quanto dicono dal primo momento. Abbiamo bisogno di mobilitare saperi e competenze che ristabiliscano la centralità del controllo democratico sui servizi essenziali.

  • Plures chiede ad ATO Toscana Centro di non trasmettere la documentazione richiesta

    Plures chiede ad ATO Toscana Centro di non trasmettere la documentazione richiesta

    “La situazione si fa sempre più assurda: chiediamo di partecipare alla prossima assemblea dell’Autorità. Una società con soci pubblici non può comportarsi così”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Da oltre tre anni il nostro gruppo consiliare tenta di ottenere da Alia — oggi Plures — le informazioni necessarie a svolgere la funzione di controllo che la legge assegna alle consigliere e ai consiglieri comunali. Da oltre tre anni la risposta è sempre la stessa: no.

    L’ultimo capitolo di questa vicenda riguarda la richiesta di accesso civico generalizzato che abbiamo inviato il 22 aprile 2026 ad ATO Toscana Centro. Non abbiamo chiesto documenti generici. Abbiamo chiesto cose precise: i dati di unbundling (contabilità separata) del servizio rifiuti per il 2022, 2023 e 2024; la corrispondenza tra ATO e Alia sulle contestazioni contabili emerse a marzo 2026 sulla stampa; la documentazione sull’imputazione dei costi del progetto multiutility alla TARI. Plures si è opposta formalmente.

    Plures S.p.A. è una società a totale capitale pubblico. Il 100% delle azioni è detenuto da una sessantina di Comuni toscani. Firenze ne è il primo azionista con circa il 37%: non ha un solo euro di capitale privato. Gestisce servizi pubblici essenziali — rifiuti, acqua, energia — per oltre un milione e mezzo di cittadine e cittadini. Eppure si oppone alla richiesta di un consigliere comunale di vedere i dati contabili relativi alla TARI che quelle persone pagano e ora prova a mettersi nel mezzo anche nel rapporto con ATO.

    Nel 2023 abbiamo chiesto ad Alia i dati sugli emolumenti della dirigenza. Tre richieste, tre dinieghi. Nel febbraio 2024 siamo andati al TAR. La sentenza n. 1143/2024 del TAR Toscana ci ha dato torto: secondo il Tribunale, il Comune di Firenze non ha un rapporto di “dipendenza” con Alia sufficiente ad attivare il diritto di accesso previsto dall’art. 43 del Testo Unico degli Enti Locali. Il primo azionista di una società interamente pubblica non può sapere quanto guadagnano i suoi dirigenti, oltre a quanto pubblicato sul sito. Le spese sono state compensate — segno che la questione era quantomeno controversa.

    In quel giudizio Alia ha difeso con forza la propria qualificazione come società quotata — in virtù di un’obbligazione collocata all’Irish Stock Exchange da Quadrifoglio S.p.A. prima della fusione. Grazie a questo strumento, Alia/Plures si sottrae ai vincoli del Testo Unico sulle Società Partecipate e ai controlli che la legge prevede per le partecipate pubbliche non quotate. Una società senza un centesimo di capitale privato che si dichiara “quotata” per non rendere conto ai propri azionisti pubblici: è difficile immaginare un paradosso più efficace.

    Questi episodi non sono isolati. Il bilancio consolidato 2025 di Plures è stato ritirato, la partecipazione in Publiacqua è in un limbo giudiziario, le passività finanziarie ci risulta abbiano raggiunto 872 milioni di euro e la contabilità separata del servizio rifiuti è stata contestata dallo stesso ente regolatore (ATO Toscana Centro) a fine 2025. E mentre tutto questo accade, la multiutility prova ad alzare ulteriormente il muro per tenere fuori figure elette dalla possibilità di svolgere il loro mandato.

    La Vicesindaca di Firenze presiede l’Assemblea di ATO Toscana Centro. La Sindaca siede nell’assemblea dei soci di Plures. Il Comune paga un quarto delle spese di funzionamento dell’ente regolatore. Chiediamo: la Giunta è al corrente delle contestazioni contabili mosse da ATO a Plures? Ha mai sollevato queste questioni negli organi societari? Perché il Consiglio comunale non è stato informato? E soprattutto: di fronte all’opposizione di Plures alla trasparenza, la Giunta intende restare in silenzio o utilizzare i propri poteri di socio per pretendere chiarezza?

    Non chiediamo nulla di straordinario. Chiediamo che una società interamente pubblica, che gestisce servizi essenziali pagati dalla cittadinanza, renda conto della propria gestione alle istituzioni democratiche. Se anche questo è troppo, il problema non è solo del consigliere che fa le domande.

    Aspettiamo l’esito degli approfondimenti avviati da ATO Toscana Centro, ringraziando per il loro lavoro e già stamani faremo richiesta formale di poter partecipare alla prossima assemblea di ATO Toscana Centro: le sedute sono pubbliche anche se manca il regolamento che spieghi come poter partecipare.

  • Publiacqua, la mail cancellata: l’operazione Multiutility perde pezzi di continuo

    Publiacqua, la mail cancellata: l’operazione Multiutility perde pezzi di continuo

    “Chi ha permesso a questa operazione di finire in acque così incerte deve rispondere politicamente del modo in cui la dirigenza di ALIA-Plures sembra aver scelto di porsi con i Comuni”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il 21 maggio 2026, alle 16:52, l’Amministratore Delegato di Publiacqua Paolo Saccani ha inviato una mail a tutti i dipendenti con oggetto «affidamento del servizio idrico integrato». Ne abbiamo ricevuto una copia. Tre affermazioni: la sentenza del Tribunale di Firenze non è mai stata provvisoriamente esecutiva; di conseguenza l’affidamento in-house a Publiacqua non è più possibile; l’unica alternativa è una nuova società interamente pubblica (NewCo). La mail è stata poi cancellata. Ne pubblichiamo il testo integrale in calce.

    Il riferimento è all’ordinanza della Corte d’Appello di Firenze del 21 maggio 2026, che ha respinto la richiesta cautelare di Acque Blu Fiorentine (ABF, gruppo ACEA): ABF chiedeva la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza n. 1298/2026 del 10 marzo, che aveva dichiarato già perfezionato il trasferimento del 40% di Publiacqua da ABF a Plures. La Corte ha rigettato perché l’appello non è manifestamente fondato — e perché i capi condannatori (obbligo di trasferire le azioni, penale giornaliera, restituzione di 8 milioni di dividendi) non sono provvisoriamente esecutivi finché il merito dell’appello non sarà definito.

    Sul piano tecnico-giuridico, pensiamo ci sia un fondo di ragione. Se ABF è ancora formalmente iscritta come socia al 40%, la condizione di capitale interamente pubblico richiesta dal D.Lgs. 175/2016 per l’affidamento in-house non è soddisfatta. Questo non riduce la gravità politica delle domande che seguono: la rende più acuta.

    Chi ha costruito questa situazione? L’Operazione Multiutility è stata costruita sul presupposto che le quote ABF sarebbero state acquisite, e ABF lo contestava giudizialmente da anni. Eppure le banche hanno concesso 765 milioni di euro con la condizione del consolidamento di Publiacqua; i covenant dipendono da quel consolidato; la delibera AIT del 28 aprile presuppone la proprietà pubblica al 100%. Chi ha costruito un’architettura finanziaria da quasi un miliardo su una premessa giuridicamente contestata deve spiegare perché.

    Chi ci guadagna dall’impasse? La NewCo proposta come «unica alternativa» costerebbe enormemente ai Comuni (trasferimento di personale, asset e contratti), consentirebbe ad ABF di conservare la propria quota in Publiacqua o di farla liquidare a un prezzo potenzialmente superiore a quello della sentenza, e renderebbe impossibile rispettare la scadenza del 31 dicembre 2026. Il limbo avvantaggia chi vuole restare dentro e chi vuole farsi pagare di più per uscire.

    Chi ha chiesto di cancellare quella mail? Un’analisi giuridica fondata va resa pubblica, discussa in CdA, sottoposta ai soci (per essere discussa anche nei rispettivi Consigli comunali) e all’AIT, non fatta sparire.

    Questa vicenda si inserisce in un quadro già di crisi. Il bilancio 2025 di Plures, approvato il 2 aprile con toni trionfalistici, è stato ritirato a fine aprile, come ritirato ci è stato detto sarebbe stato il parere di revisione della società PricewaterhouseCoopers S.p.A.. Le passività finanziarie della capogruppo sono cresciute del 170% in un anno — da 323 a 873 milioni di euro. I covenant bancari dipendono dal consolidamento di Publiacqua, lo stesso consolidamento ora in un limbo. La proroga tecnica della gestione idrica scade il 31 dicembre 2026: 1,5 milioni di utenti nell’area metropolitana fiorentina non possono permettersi un vuoto gestionale.

    La partita dei nuovi statuti di queste società (Plures e Publiacqua) non è mai stata aperta: che si sta aspettando?

    Chiediamo che il Consiglio Comunale sia convocato con urgenza per un’informativa completa: sullo stato dell’Operazione Multiutility, sul bilancio ritirato, sullo stato dei covenant bancari, sulle conseguenze del limbo Publiacqua e sulle alternative concretamente praticabili per l’affidamento in-house. Il Comune di Firenze è azionista di maggioranza relativa con il 36,8%. Non può continuare a non essere informato.

    I Consigli di amministrazione non possono sostituirsi alla politica, in cambio dei dividendi: Sinistra Progetto Comune dice queste cose da anni, insieme ai movimenti e ai gruppi consiliari di altri comuni. Le cronache di questi mesi confermano la gravità della situazione, che va ben oltre la quotazione in borsa. Per noi l’acqua deve essere pubblica e senza logiche di profitto, come bene comune: va tirata fuori dal progetto multiutility e i servizi ambientali devono registrare un radicale – immediato – cambio di passo.


    Ci è pervenuta la mail fatta “sparire” che mettiamo di seguito.

    «Facendo seguito alle mie pregresse comunicazioni, Vi informo che con l’Ordinanza odierna nella causa promossa da ABF – socio privato di Publiacqua – per l’ottenimento della sospensione della provvisoria esecutività della Sentenza di primo grado n. 1298/2026 del 10 marzo scorso, la Corte d’Appello di Firenze ha respinto il ricorso, affermando tuttavia che tale Sentenza non è mai stata provvisoriamente esecutiva (ad esclusione alle spese di lite), diversamente da quanto pacificamente riconosciuto dai legali di tutte le parti in lite.

    Allo stato quindi ABF continua ad essere socio di Publiacqua.

    Con questa Ordinanza della Corte d’Appello non è ad oggi, di conseguenza, più possibile l’affidamento del servizio idrico integrato a Publiacqua, mancando il requisito dell’intera partecipazione pubblica richiesto dalla normativa vigente per l’affidamento secondo il modello in house providing, di cui alla deliberazione assembleare dell’AIT n. 12/2016 del 28 aprile 2026.

    L’unica alternativa per procedere secondo questo modello rimane quindi, sempre ad oggi, l’affidamento ad una NewCo interamente pubblica».

  • ALIA-Plures: le rassicurazioni della Giunta ci inquietano

    ALIA-Plures: le rassicurazioni della Giunta ci inquietano

    «L’Assessore ci ha detto che le cose vanno meglio del previsto, ma a noi risultano tante criticità»


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Oggi in Consiglio comunale abbiamo discusso il question time sul bilancio ritirato di Plures S.p.A. e sulle conseguenze per la TARI. La risposta della Giunta, anziché chiarire, solleva ulteriori interrogativi.

    La Giunta ha confermato che il progetto di bilancio approvato dal CdA il 2 aprile era accompagnato da pareri favorevoli senza rilievi del Collegio Sindacale e della società di revisione PwC. Eppure, a distanza di sole quattro settimane, l’intera documentazione è stata annullata. Se non c’erano criticità, perché non limitarsi a un aggiornamento integrativo? Perché ritirare tutto e dichiarare che i documenti trasmessi ai soci «non devono essere considerati»?

    La risposta rivela anche le cause: il trattamento contabile della partecipazione Publiacqua nel bilancio ACEA e l’adeguamento a un principio contabile (IFRS 20) non ancora in vigore. La Giunta parla di «effetti migliorativi sui risultati di esercizio» — ammettendo implicitamente che il bilancio presentato il 2 aprile sovrastimava o rappresentava in modo non corretto alcune poste. È lo stesso bilancio comunicato a investitori, banche e controparti con un comunicato stampa e un’intervista al Presidente su Forbes Italia.

    Da nostre analisi sulla documentazione disponibile, le criticità potrebbero essere ben più profonde di quanto la Giunta lasci intendere. Il margine operativo lordo depurato della componente tariffaria risulterebbe in calo significativo rispetto al 2024. I rapporti tra indebitamento e redditività previsti dai contratti di finanziamento potrebbero risultare al di fuori dei parametri concordati con le banche. A fronte di un debito cresciuto di centinaia di milioni, la società avrebbe distribuito dividendi per 65 milioni.

    Sulla TARI la Giunta non ha risposto, anzi ci ha detto che le partite non sono collegate. Abbiamo chiesto se l’aumento dell’8,7% nel biennio 2024-2025 sia destinato a proseguire e se l’affidabilità contabile del gestore incida sulla validazione dei costi: la risposta si è limitata a dire che la tariffa sarà predisposta entro luglio.

    Ricordiamo che ATO Toscana Centro a fine 2025 ha formalmente contestato la contabilità separata di Alia-Plures segnalando un’esplosione dei costi indiretti e la necessità di verificare la relazione con il progetto multiutility: non solo, tra l’autorità e Alia-Plures ci sono almeno due contenziosi aperto. A bilancio sono state messe le tariffe riconosciute valide o no?

    L’Assessore ci ha parlato di trasparenza: allora ci sia trasmessa tutta la documentazione annullata e una prima nota che entra nei dettagli per chiarire cosa si sta cambiando.

  • Plures annulla il bilancio e chiede di non leggere i pareri: chiediamo quello di Pricewater

    Plures annulla il bilancio e chiede di non leggere i pareri: chiediamo quello di Pricewater

    “La documentazione annullata deve essere trasmessa integralmente ai soci pubblici. Le dichiarazioni che leggiamo ci paiono contraddittorie”


    Dmitrij Palagi – Sinistra progetto Comune

    Plures conferma la revoca dell’assemblea dei soci e la sostituzione integrale del bilancio 2025, ma le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla società sollevano più interrogativi di quanti ne risolvano.

    Il Presidente Lorenzo Perra ha dichiarato che le relazioni sul bilancio «non evidenziavano rilievi» e che la revoca sarebbe legata alla necessità di aggiornare la situazione patrimoniale alla luce della sospensiva della Corte d’Appello sull’operazione Publiacqua. Ma se davvero non c’erano rilievi, perché il Consiglio di Amministrazione non si è limitato a rinviare l’assemblea? Perché ha scelto di annullare tutta la documentazione – bilancio, relazioni e pareri – e di comunicare ai soci che quei documenti «non devono essere considerati»?

    La differenza tra un rinvio e un annullamento è sostanziale: un rinvio conserva la validità dei documenti e sposta solo la data della discussione. Un annullamento dichiara quei documenti inadeguati. Plures ha scelto la seconda strada. E ha annullato anche i pareri.

    Tra i documenti annullati dalla revoca, da quello che abbiamo capito, vi dovrebbe essere necessariamente il giudizio della società di revisione legale dei conti. Per Alia Servizi Ambientali – oggi confluita in Plures – il revisore legale è PricewaterhouseCoopers S.p.A., come risulta dal bilancio di sostenibilità 2023 dell’azienda. Il D.Lgs. 39/2010, all’articolo 14, prevede che la società di revisione esprima un giudizio sul bilancio che può essere senza rilievi, con rilievi, negativo, oppure la società può dichiarare l’impossibilità di esprimere un giudizio. Nei casi diversi dal giudizio positivo senza rilievi, la relazione deve illustrare analiticamente i motivi.

    Chiediamo con nettezza: qual era il giudizio di PricewaterhouseCoopers sul progetto di bilancio 2025 di Plures? Era un giudizio senza rilievi, come le dichiarazioni di Perra lascerebbero intendere? Oppure la società di revisione aveva sollevato osservazioni incompatibili con l’approvazione del bilancio così come presentato? O la società aveva rilasciato un parere “clean” e poi ha scelto di ritirarlo?

    La domanda non è oziosa. La lettera di revoca di Plures annulla esplicitamente «i pareri precedentemente trasmessi». Se quei pareri non evidenziavano rilievi, come dichiara il Presidente, non c’era ragione di annullarli. Se invece contenevano rilievi significativi, allora le dichiarazioni rese alla stampa sono fuorvianti, e il Comune di Firenze – primo socio pubblico – ha il diritto e il dovere di saperlo.

    Il D.Lgs. 39/2010 non lascia margini di discrezionalità. Quando il giudizio della società di revisione non è positivo, scattano obblighi di comunicazione verso i soci e – per le società di interesse pubblico – verso le autorità di vigilanza. Il Comune di Firenze è socio di riferimento di Plures: ha ricevuto la relazione di PricewaterhouseCoopers prima della revoca? I revisori dei conti del collegio sindacale avevano espresso a loro volta un parere sul bilancio? E qual era quel parere?

    La cronologia dei fatti è eloquente. Il 2 aprile 2026 il CdA approva il bilancio con numeri presentati come brillanti – ricavi a 2,3 miliardi, EBITDA in crescita del 22,8% – e l’Amministratore Delegato li comunica alla stampa e alla rivista Forbes. Il 30 aprile, ventotto giorni dopo, il Presidente scrive ai soci annullando tutto. Nel frattempo, la Corte d’Appello di Firenze aveva già sospeso il 27 marzo – sei giorni prima dell’approvazione del CdA – il trasferimento del 40% di Publiacqua a Plures. Eppure il CdA ha approvato un bilancio che consolidava quell’operazione. Chi era consapevole dell’incompatibilità?

    Mentre la governance di Plures si avvita in contraddizioni, le famiglie fiorentine e toscane, come le imprese, continuano a pagare una TARI crescente. ATO Toscana Centro ha già documentato nel rapporto di Unbundling 2024 un’esplosione dei costi indiretti del gestore, e ha formalmente contestato la contabilità separata a fine 2025. La validazione dei Piani Economico Finanziari – da cui dipendono direttamente le tariffe – si basa sui dati contabili dello stesso gestore i cui bilanci vengono ora annullati. Quale affidabilità possono avere quei PEF? E davvero la dirigenza della multiutility vuole dirci che non ci sono collegamenti tra queste cose?

    Le nostre richieste restano ferme:
    •⁠  ⁠pubblicazione integrale del giudizio espresso da PricewaterhouseCoopers S.p.A. sul progetto di bilancio 2025, prima che venga sostituito dal nuovo documento;
    •⁠  ⁠pubblicazione del parere del collegio sindacale sul medesimo bilancio;
    •⁠  ⁠che il Comune di Firenze pretenda una relazione dettagliata sulle ragioni contabili – non generiche – che hanno reso necessario l’annullamento del bilancio già approvato dal CdA;
    •⁠  ⁠che l’Assessora con delega all’ambiente, nella sua funzione di Presidente di ATO Toscana Centro, riferisca sulle conseguenze per la validazione dei PEF e per la TARI;
    •⁠  ⁠il blocco dell’operazione Plures finché non sia garantita piena trasparenza sui conti della società e pieno esercizio del controllo analogo congiunto da parte dei Comuni soci.

    Non è accettabile che una società partecipata annunci numeri di successo, annulli tutto un mese dopo, e chieda ai soci di dimenticare i documenti ricevuti (ma sono poi stati trasmessi tutti?). Le famiglie che pagano la TARI hanno diritto a sapere se i conti su cui si basano quelle tariffe sono affidabili. Le lavoratrici e i lavoratori di Alia e delle aziende in appalto hanno diritto a un’azienda trasparente, non a dichiarazioni stampa che si contraddicono.

  • Plures revoca l’assemblea e annulla il bilancio

    Plures revoca l’assemblea e annulla il bilancio

    “Chiediamo di capire cosa non torna nel bilancio della multiutility”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio di Amministrazione di Plures ha revocato la convocazione dell’Assemblea dei Soci prevista per il 30 aprile 2026 per l’approvazione del bilancio. Non si tratta di un rinvio tecnico: tutta la documentazione precedentemente trasmessa — bilancio, relazioni e pareri — è stata annullata e dovrà essere integralmente sostituita.

    La motivazione ufficiale è la necessità di aggiornare il progetto di bilancio, avvalendosi del maggior termine previsto dal codice civile. Ma il 2 aprile, meno di un mese prima, il CdA della stessa Plures aveva approvato e annunciato quel bilancio ai media con toni trionfali: ricavi a 2,3 miliardi, investimenti a 547 milioni, crescita su tutti gli indicatori. Che cosa è successo in quei ventotto giorni?

    Chiediamo con nettezza: il parere dei revisori dei conti sul bilancio 2025 era negativo? Perché questa informazione non è stata resa pubblica, o almeno trasmessa ai Consigli comunali dei soci della multiutility? Il Comune di Firenze, primo socio pubblico, ha ricevuto quel parere?

    La revoca dell’assemblea non avviene nel vuoto. Avviene dopo che ATO Toscana Centro — presieduta dalla Vicesindaca con delega all’ambiente — ha formalmente contestato la contabilità separata di Alia-Plures a fine 2025, rilevando dati trasmessi in ritardo, separazione contabile insufficiente e una mancata fornitura del database sulla dotazione organica. Avviene dopo che lo stesso documento di Unbundling 2024 di ATO ha segnalato un’esplosione dei costi indiretti dell’azienda (+71% per i Servizi Comuni, +64% per le consulenze) e la necessità di “verificare la relazione con il progetto Multiutility”. Avviene mentre la Corte d’Appello di Firenze ha sospeso il trasferimento del 40% di Publiacqua da Acea a Plures — un’operazione da 122 milioni di euro che Plures potrebbe aver già contabilizzato come consolidamento nel bilancio 2025.

    Sono soggetti diversi che in tempi diversi hanno messo in discussione aspetti fondamentali della rappresentazione contabile e finanziaria di questa azienda. E intanto la TARI continua a crescere: +8,7% a Firenze nel biennio, 437 milioni da raccogliere complessivamente nell’ATO nel 2025, quasi 50 milioni in più rispetto a due anni fa.

    Come Sinistra Progetto Comune, lunedì, con un question time, chiederemo:
    •⁠ ⁠la trasmissione alla Commissione Controllo di Palazzo Vecchio del parere espresso dai revisori dei conti sul progetto di bilancio 2025, prima che venga sostituito dal nuovo documento;
    •⁠ ⁠che il Comune di Firenze, in qualità di primo socio, pretenda piena trasparenza sulle ragioni contabili della revoca dell’assemblea, prima di accettare qualunque nuovo progetto di bilancio;
    •⁠ ⁠che la Giunta e l’Assessora con delega all’ambiente riferiscano al Consiglio comunale su come questa vicenda potrebbe impattare o intrecciare quella sulla validazione dei PEF e quindi sulla TARI;
    •⁠ ⁠il blocco dell’operazione Plures finché non sia chiarita la solidità dei conti della società e finché i Comuni soci non dispongano degli strumenti di controllo previsti dal controllo analogo congiunto.

    Non è accettabile che un’azienda così centrale sul territorio annunci numeri brillanti e un mese dopo annulli tutto. Ribadiamo di voler stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori di Alia-Plures, di chi ogni giorno opera attraverso le ditte in appalto, e di chi in questi giorni fa i conti su come pagare i bollettini TARI aumentati. I servizi ambientali e idrici sono garantiti dal lavoro, non dalle operazioni finanziarie.