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Nobel ai bambini di Gaza: sì della Commissione Pace, ora tocca al Consiglio

“I Comuni non possono avanzare candidature, ma possono chiedere a chi ne ha il diritto di farlo entro gennaio”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

Oggi la Commissione consiliare Pari opportunità, pace e diritti umani ha dato parere favorevole alla nostra mozione n. 1485/2026. La mozione chiede che il Comune di Firenze aderisca all’appello per il Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza, lanciato ad agosto dal quotidiano Avvenire. Su sedici presenti, dieci hanno votato a favore e sei non hanno partecipato al voto. Ringraziamo la Presidente Collesei per il lavoro di emendamenti fatto, al fine di arrivare a una sintesi, oltre che per aver sottoscritto l’atto.

La proposta l’ha avanzata il 4 agosto il professor Eugenio Mazzarella, docente emerito di Filosofia teoretica alla Federico II di Napoli. In due settimane ha raccolto più di diciassettemila adesioni, fra cui quelle del Centro Studi Giorgio La Pira e della Custodia di Terra Santa con padre Ibrahim Faltas. Diversi Comuni hanno già aderito, compreso quello di Bagno a Ripoli. Il 6 agosto l’UNICEF ha comunicato che nei trecento giorni successivi al cessate il fuoco dell’ottobre 2025 a Gaza è stato ucciso in media un bambino al giorno. Per la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, nei due anni precedenti erano stati 20.179.

Abbiamo scritto la mozione perché l’adesione non si fermi a un gesto. Lo Statuto della Fondazione Nobel non prevede premi postumi né assegnati a una collettività. Inoltre i Comuni non sono fra i soggetti che possono proporre una candidatura, mentre possono farlo le e i parlamentari nazionali e chi insegna all’università storia, diritto, filosofia e scienze sociali. Per questo invitiamo le parlamentari e i parlamentari eletti sul territorio, la Rettrice e i dipartimenti dell’Università di Firenze a depositare entro il 31 gennaio 2027 una candidatura formale. Dovrebbe riguardare le agenzie umanitarie, gli ospedali pediatrici e le persone che a Gaza hanno continuato a curare e proteggere l’infanzia. Così la proposta diventa ricevibile, e chi ha agito sotto le bombe compare accanto a chi le ha subite.

In Commissione abbiamo accolto emendamenti che hanno cambiato le richieste al Governo. Il testo non chiede più l’embargo totale sulle armi né il riconoscimento della Palestina senza condizioni. Chiede di mantenere lo stop alle nuove autorizzazioni all’export di armamenti previsto dalla legge 185/1990, di revocare, e non solo sospendere, il memorandum di cooperazione militare con Israele, di cooperare con la Corte penale internazionale e di riconoscere lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Per noi l’embargo resta la richiesta giusta e continueremo a sostenerla. Qui abbiamo scelto un testo che il Consiglio possa votare e trasmettere a nome della città, in un momento in cui il Governo italiano è stato fra i sette che ad aprile hanno bloccato in Europa la sospensione dell’accordo commerciale con Israele.

Chiediamo che la mozione arrivi in aula presto, perché parlamentari e università abbiano il tempo di depositare la candidatura prima della scadenza. L’atto impegna anche il Consiglio a organizzare in Palazzo Vecchio un’iniziativa pubblica sull’infanzia palestinese, aperta alle scuole. Firenze ha già accolto le famiglie di bambini curati al Meyer e finanzia cliniche pediatriche mobili in Cisgiordania. Ha senso aderire all’appello se si continua su quella strada e se la città dice con chiarezza al Governo che cosa chiede.

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