Dmitrij PalagiConsigliere comunale · Firenze · SPC

Lupi di Toscana, il rischio idraulico si gioca su dieci centimetri

“Chiediamo alla Giunta di rendere pubblici i dati con cui ha difeso il progetto davanti all’Autorità di bacino”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Giulia Marmo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 4

Secondo l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, l’ente che pianifica la difesa dalle alluvioni lungo i fiumi toscani, il progetto dell’ex caserma Lupi di Toscana è stato impostato su uno scenario di rischio idraulico che non teneva conto delle sue mappe. Lo ha detto Gaia Checcucci, che guida l’Autorità, in un’intervista uscita oggi su la Repubblica Firenze. Lo scenario presentato dal Comune negli ultimi mesi non considerava le mappe nuove e, dice, «nemmeno quelle vecchie», anche se l’indicazione di tenerne conto era stata data già nella conferenza dei servizi del 2021.

Con l’aggiornamento approvato ad aprile, l’area è finita in gran parte nella classe di pericolosità elevata, dove secondo l’Autorità «certe cose come i parcheggi interrati non si possono fare». La soluzione di cui si parla passa da due proposte del Comune: considerare come argine una costruzione esistente a Mulino Nuovo e usare dati diversi sul battente idraulico del ponte delle Bagnese. Se venissero accolte, l’area resterebbe a pericolosità media «per circa 10 centimetri». L’ultima parola spetta alla Regione, e non c’è una scadenza fissa.

Ai Lupi di Toscana il Comune ha scelto di conferire le aree in diritto di superficie al Fondo AbitaEquo di Investire SGR, che era l’unica offerente, per realizzare 236 alloggi a canone calmierato per quindici anni. Espropri, bonifiche e opere di compensazione idraulica restano a carico del Comune e vanno concluse entro il 31 dicembre 2026. La determina di aggiudicazione prevedeva una verifica congiunta con la società di gestione entro il 30 settembre, ma il suo esito non è stato reso noto. La gara per il piano di gestione delle acque, bandita ad aprile, non risulta ancora affidata. L’11 ottobre il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che ha deliberato di investire nel fondo, ha detto a Repubblica: «Intanto siamo fermi».

Quelle case servono alla città, e proprio per questo vanno costruite dove e come il rischio idraulico lo consente. A tre settimane dai sessant’anni dell’alluvione, la sicurezza di un pezzo di città non può diventare una variabile da sistemare per tenere in equilibrio il piano economico di un fondo immobiliare. Se il margine è di dieci centimetri, chi abita fra Legnaia e le Bagnese deve poter sapere su quali dati è stato calcolato. Le famiglie che aspettano un affitto accessibile devono sapere quando arriverà.

Oggi abbiamo depositato un’interrogazione urgente. Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di rendere pubblici i dati e i modelli della relazione idraulica, aggiornata con un incarico del novembre 2025, e le proposte presentate all’Autorità. Chiediamo anche di sapere com’è andata la verifica del 30 settembre, se è stato fissato un nuovo termine e quanto cambiano costi e tempi delle opere pubbliche nei due scenari. Se i tempi slittano, gli anni di affitto calmierato garantiti prima della vendita degli alloggi non devono diminuire. Sul cronoprogramma delle opere abbiamo già presentato due interrogazioni, a giugno e a settembre, che aspettano ancora risposta oltre i termini.

Con il modello scelto per i Lupi di Toscana il pubblico mette il suolo e le bonifiche e si assume il rischio, mentre al fondo restano la gestione degli alloggi e la rendita. Quello che sta emergendo in questi giorni dice che anche le opere pubbliche devono rincorrere le scadenze del fondo, a partire da quella del 31 dicembre. Per il diritto all’abitare servono case pubbliche, progettate a partire dal territorio su cui sorgono.

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