Dmitrij PalagiConsigliere comunale · Firenze · SPC

Scuole occupate e cortei: soffiare sulla paura non aiuta il territorio

“Sbagliato chi prova a dividere le nuove generazioni tra parte buona e cattiva”

Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

Fratelli d’Italia e Italia Viva, dopo le manifestazioni di questi giorni e le occupazioni, hanno deciso di dividere chi è sceso in piazza fra una parte buona e una parte cattiva, dando patenti di legittimità alle forme delle lotte. Pensiamo sia sbagliato, e chiediamo alle altre forze politiche di Palazzo Vecchio di non seguirle: è un linguaggio rituale, sempre più vuoto, che non aiuta a capire che cosa sta succedendo.

In piazza stanno scendendo persone giovanissime che non hanno alcuna fiducia in chi governa o in chi siede nelle assemblee elettive, compresa la nostra. Il sistema politico e istituzionale fatica ad accettarlo, e preferisce giudicare invece di chiedersi da dove venga quella sfiducia. Una parte della risposta sta in come lo Stato si presenta: quasi soltanto con il volto della repressione e dell’ordine pubblico, mentre da anni e anni appalta il resto dei servizi.

La sfiducia riguarda anche l’informazione. Le grandi piattaforme private vengono percepite come più libere della stampa tradizionale, o comunque vengono ritenute più utili. Intanto degli scioperi delle giornaliste e dei giornalisti si parla poco, probabilmente per il peso degli editori e dei loro rapporti con il resto del mondo economico.

Non ci permettiamo di intestarci proteste in cui si chiede esplicitamente di «non mettere cappelli». Ci colpisce però la tracotanza di chi ha ruoli pubblici e giudica processi sociali reali, ignorando quanto possa essere pesante il sistema penale e giudiziario. Pesa ancora di più dopo anni di leggi sempre pronte a introdurre nuovi reati, nell’illusione di produrre più sicurezza. A pagare questo peso, quando dal palazzo si separano i buoni dai cattivi, sono ragazze e ragazzi.

Il sistema sta scricchiolando, e se non cambierà in coerenza con i nuovi bisogni la sua crisi è destinata a peggiorare. Alla città chiediamo di dare il più spazio possibile ai conflitti, invece di rinchiudersi nella paura.

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