“Chiediamo un patto con le fondazioni nate per assistere chi è povero: case alle famiglie, con canoni garantiti dal Comune”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Abbiamo depositato oggi un’interrogazione e una mozione sugli alloggi dell’Opera pia laicale Cosi e, più in generale, su quelli delle fondazioni nate per assistere le persone povere. Il bilancio 2024 dell’ente, depositato nel Registro unico del Terzo settore, registra 366.000 euro di affitti e 47.000 euro destinati alla beneficenza. Una parte di quegli affitti la pagano le società a cui l’Opera ha affidato appartamenti in via dei Neri e in via della Scala, che il sito dell’ente presenta come operatori dell’ospitalità turistica.
L’Opera è un ente privato, nato da tre lasciti, il primo del 1821, ed è diventata fondazione del Terzo settore l’8 ottobre. Non affitta direttamente ai turisti: concede le case in locazione a società del settore, che le mettono sulle piattaforme. Il suo statuto indica fra gli scopi il «sostegno alle necessità abitative». Già lo statuto del 1890 prevedeva un aiuto a dieci donne in povertà, «onde possano provvedersi di un alloggio».
Il dato che ci sembra più importante è questo. Per i tre appartamenti di via dei Neri la società di gestione ci risulta pagare all’Opera circa 58.500 euro l’anno, cioè poco più di 1.600 euro al mese ciascuno: più o meno quello che costa un affitto in centro. Secondo gli annunci, ai turisti gli stessi appartamenti sono offerti intorno ai 250 euro a notte. La differenza resta a chi gestisce. L’ente benefico incassa una cifra che potrebbe ottenere quasi uguale affittando a famiglie, se qualcuno gli garantisse pagamenti regolari e manutenzione.
Sull’Opera il Comune non ha i poteri che ha su Montedomini, e non chiediamo divieti. A settembre però la maggioranza ha approvato un ordine del giorno che conferma l’indirizzo a promuovere accordi con ASP, istituti, fondazioni cittadine e Terzo settore, perché i loro alloggi vadano alla costituenda Agenzia per la Casa. Chiediamo di attuarlo con strumenti che rendano conveniente la scelta. Proponiamo un accordo con canone garantito e sostegno alla manutenzione per chi affitta a canone concordato o all’Agenzia. Proponiamo un’aliquota IMU ridotta per quegli alloggi: l’Opera paga circa 52.000 euro l’anno di IMU, la leva è concreta, anche se è indispensabile un quadro complessivo di agevolazioni ed esenzioni. E chiediamo una ricognizione pubblica e volontaria delle case di questi enti. Con l’interrogazione chiediamo anche con quale titolo e da quando gli alloggi di via dei Neri e di via della Scala sono sul mercato turistico, se sono stati controllati e se l’Amministrazione ha già aperto un confronto con l’ente.
Montedomini e l’Opera Cosi sono storie diverse, con un esito simile: case lasciate per chi ha bisogno che nel centro storico finiscono a sostenere la rendita turistica. Una parte sempre più grande del welfare cittadino vive di rendite private che nessuno indirizza e che il Consiglio comunale non discute. Se vogliamo che quelle case tornino a chi vive a Firenze, servono un’alternativa concreta e la volontà politica di costruirla; gli appelli alle proprietà non bastano.








