Via Martelli, trenta camere a cinque stelle con regole che lo permettono

“Il problema politico del modello di Città si conferma ancora completamente aperto”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Francesca Lupo –-Sinistra Progetto Comune Quartiere 1

Il primo ottobre apre in via de’ Martelli 4, a un minuto dal Duomo, Palazzo Sogni: un albergo a cinque stelle con trenta camere e suite, una spa e un rooftop con vista sulla cupola del Brunelleschi. L’edificio è una parte di Palazzo Testa, bene vincolato che la scheda del catalogo nazionale dei beni culturali registra come abitazione in origine e come uffici e negozi oggi. Se ne parla in questi giorni come di una novità: non lo è, e il Comune lo sa almeno dall’ottobre del 2024.

Due anni fa, dopo gli articoli di stampa del settembre 2024, abbiamo chiesto con un accesso agli atti la documentazione degli interventi sul civico 4. Gli uffici ce l’hanno fornita rapidamente e integralmente, e li ringraziamo ancora. La storia fino al restauro della facciata del 2007 era leggibile; la parte degli anni 2017 e 2018, quella che conta, non restituiva un quadro complessivo di che cosa sarebbe diventato il palazzo. Per questo abbiamo depositato un’interrogazione (sempre del 2024), «Spunta un nuovo albergo in Via Martelli?», chiedendo alla Giunta quali attività si sarebbero insediate a fine lavori.

La risposta dell’Assessora all’Urbanistica è del 31 ottobre 2024 ed è chiara. Il permesso di costruire prevede «la fusione delle unità immobiliari nelle quali era stato nel tempo suddiviso il Palazzo Testa e il cambio d’uso verso la destinazione turistico-ricettiva per la formazione di una struttura alberghiera». L’intervento ha l’autorizzazione della Soprintendenza del 20 marzo 2019 ed è, sempre secondo la risposta, «conforme alla disciplina comunale degli usi vigente al momento del rilascio del Permesso».

Non abbiamo motivo di dubitarne: quindi tutto questo è stato possibile rispettando le regole. La ricomposizione in un unico albergo di lusso delle unità in cui il palazzo era stato diviso nel tempo, nel cuore del sito UNESCO, è passata per un titolo ordinario, con i tempi lunghi che la stampa attribuiva allora anche alle proroghe concesse durante la pandemia. E un cambio d’uso conforme al piano, per come il Comune ha scelto di applicare dal 2020 il contributo straordinario sul maggior valore urbanistico, per quanto ci risulta non restituisce alla città nulla della rendita che genera: lo abbiamo documentato nell’interrogazione depositata ad agosto, dove abbiamo chiesto quanti contributi straordinari siano stati incassati dal 2020 a oggi.

C’è un precedente recente che aiuta a leggere questo caso. Lo scorso dicembre, sull’ex Palazzo Ruspoli, la Giunta ci ha risposto che il Comune sapeva e non aveva nulla da obiettare su una terrazza panoramica con specchio d’acqua ricavata con «modeste modifiche in copertura». Anche lì, tutto regolare. È esattamente questo il punto: le norme fotografano i rapporti di forza, e in centro storico quei rapporti premiano chi ha la capacità di spesa per comprare, aspettare, ricomporre e aprire anni dopo.

Il risultato si vede. Trenta camere a cinque stelle in un palazzo dove si abitava, mentre in centro mancano case in affitto per chi ci lavora e per chi ci studia. Ogni albergo di lusso che apre è rivendicato come argine agli affitti brevi; intanto il centro perde residenza e guadagna rendita.

Per questo chiediamo alla Sindaca e alla Giunta due cose precise, e le formalizzeremo in un’interrogazione. La prima: quanti titoli edilizi per cambio d’uso a turistico-ricettivo rilasciati prima delle norme oggi vigenti siano ancora validi o in corso di esecuzione nel perimetro UNESCO, con i relativi posti letto. La seconda: se il rooftop affacciato sulla cupola fosse parte del progetto autorizzato nel 2019 o sia arrivato con varianti successive, e con quale titolo.

Un Comune che si limita a prendere atto dei permessi già rilasciati non governa il proprio centro storico: lo amministra per conto di chi ci investe.

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