“Sul colle delle Rovinate mancavano le verifiche di stabilità del pendio: lo abbiamo saputo da un accesso agli atti”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Francesca Lupo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 1
Il 28 luglio l’Assessora all’Urbanistica ha risposto alla nostra interrogazione sul complesso di Costa Scarpuccia 3 e 7. Scriveva che il ripetersi delle segnalazioni in variante «ha consentito il rinnovarsi delle verifiche», e che «con l’occasione del recente deposito di nuova SCIA in variante n. 5281/2026» le verifiche sarebbero state rinnovate. Dai documenti che abbiamo ottenuto con l’accesso agli atti del 29 luglio risulta che quella segnalazione, tredici giorni prima, il 15 luglio, era già stata dichiarata inefficace, con l’ordine di non eseguire i lavori.
Di che cosa si tratta lo dice la stessa pratica. Secondo la relazione della proprietà, l’intervento consolida un muro di contenimento alto circa tre metri, al confine con un condominio vicino: si scava il terreno a monte e si getta a ridosso un nuovo muro in cemento armato, abbattendo due alberi. Sentita la Commissione edilizia del 14 luglio, gli uffici hanno rilevato che mancavano le verifiche di stabilità globale del sistema fra l’opera e il pendio, in condizioni statiche e sismiche, le valutazioni sulla liquefazione dei terreni e la segnalazione per l’abbattimento degli alberi prevista dal regolamento comunale. E hanno precisato che quella documentazione costituisce «il livello minimo di approfondimento tecnico ritenuto necessario» anche «ai fini della verifica delle condizioni di sicurezza e della tutela della pubblica incolumità». A fine luglio la proprietà ha depositato integrazioni: non ne conosciamo ancora l’esito.
Gli uffici hanno fatto il loro lavoro, e lo hanno fatto almeno due volte in sette mesi. L’11 dicembre 2025 avevano già dichiarato inefficace un’altra segnalazione, la n. 10513, scrivendo che per quell’intervento serviva un permesso di costruire. Il 28 aprile 2026 la pratica è stata archiviata con esito favorevole: la comunicazione dice che gli effetti dell’inefficacia sono cessati «essendo decorso il termine» per ulteriori provvedimenti, e che, esaminate le integrazioni, le difformità «risultano superate».
Il punto è politico. Quello che gli uffici scrivono non arriva al Consiglio, non si traduce in azione politica da parte della Giunta. La risposta di luglio presentava la successione delle segnalazioni come una garanzia di controllo, mentre agli atti c’era la seconda dichiarazione di inefficacia. E lunedì in aula, dopo 370 giorni, è arrivata la risposta alla nostra interrogazione n. 1388 del settembre 2025, che chiedeva la posizione dei quattro soggetti autorizzati a costruire sulla collina e il rischio di interferenze fra i cantieri. Il quarto era Costa Scarpuccia. Si è parlato del varco di Costa San Giorgio, rinviato a una primavera che è già passata, e dell’ex caserma Vittorio Veneto. Del quarto cantiere, e delle interferenze, niente.
Dobbiamo dare conto anche di quello che gli atti dicono in senso opposto. L’accertamento chiesto il 23 febbraio si è svolto il 31 marzo con la Polizia Municipale, «esclusivamente in riferimento alle modifiche esterne», ha trovato lo stato dei luoghi in linea con i titoli ed è stato archiviato il 16 giugno senza atti conseguenti. Il progetto del giardino, che il 29 luglio descrivevamo sospeso dalla Commissione per il Paesaggio e ancora contestato a maggio, aveva in realtà già ottenuto il 1° luglio il parere favorevole della Commissione, e il 19 agosto ha avuto quello della Soprintendenza, con una prescrizione: niente calcestruzzo architettonico sul tracciato inferiore, tutto a verde con trottatoi in pietra. Correggiamo il quadro che avevamo dato, con una domanda: chi verificherà in cantiere che quella prescrizione venga rispettata? È la stessa Soprintendenza a ricordarlo al Comune.









