Sport e impianti

Lo sport è un diritto pubblico, non una vetrina.

Palestre, piscine e campi di quartiere tengono in salute una città: vengono prima dello stadio-vetrina.

Questa pagina cresce con il mandato: stiamo aggiungendo proposte, atti consiliari e approfondimenti.
55 mlni milioni di risorse pubbliche in gioco sullo stadio Franchi
70%degli impianti sportivi italiani è pubblico: lo sport di base vive del patrimonio comunale
32,8%la sedentarietà in Italia: quasi un terzo non fa attività fisica

Lo sport a Firenze fa notizia soprattutto per una cosa: lo stadio. Ma lo sport di una città non è lo stadio-vetrina: sono le palestre scolastiche aperte il pomeriggio, le piscine comunali, i campi di rione, le società dilettantistiche che tengono insieme migliaia di ragazze e ragazzi. La domanda che poniamo è semplice: le risorse pubbliche vanno alla grande opera che fa immagine, o allo sport diffuso che fa salute e comunità?

È lo stesso avversario che affrontiamo su turismo e consumo di suolo, visto dal lato dello sport: la logica dell’evento e della grande opera privata contro il diritto pubblico e quotidiano a muoversi. Un Comune non gestisce da solo il calcio professionistico né le federazioni. Ma decide dove mettere i propri soldi e il proprio nome: negli impianti di quartiere o nella vetrina per gli Europei.

Perché lo sport è un campo di conflitto

Ci viene detto che lo sport unisce e basta. Ma dietro ogni scelta sportiva c’è una domanda politica: con quali soldi, per chi, in quale luogo. Uno stadio rifatto con capitali privati in cambio di volumetrie e diritti commerciali, e una palestra di quartiere che aspetta da anni la manutenzione, raccontano due idee opposte di città.

In Italia lo sport è anche una grande infrastruttura pubblica: quasi 77 mila impianti, il 70% dei quali di proprietà pubblica. È questo il patrimonio su cui vive lo sport di base — ed è un patrimonio vecchio, spesso ereditato dagli anni Settanta e Ottanta, che chiede manutenzione ordinaria e accessibilità, non grandi opere isolate. Mentre la città discute per anni di un solo stadio, gli impianti diffusi rischiano di restare indietro.

Lo stadio-vetrina: il Franchi e i suoi costi

La vicenda dello stadio Artemio Franchi — opera di Pier Luigi Nervi, vincolata e di proprietà comunale — è il caso di scuola. Da anni chiediamo conto in Consiglio di un cantiere che cambia continuamente: quale cronoprogramma, con o senza il ripiego sullo stadio Padovani, e soprattutto a quale costo (Interrogazione 469, Question time 1335). Perché il tema, prima ancora che sportivo, è di bilancio: sono soldi di tutti.

Il buco più grande l’hanno scavato i fondi statali che dovevano finanziare i lavori e poi sono stati riassegnati: abbiamo chiesto ripetutamente aggiornamenti sui 55 milioni mancanti e sui tempi (Domanda di attualità 1168, Interrogazione 807 sul PNRR). Nel frattempo i costi sono lievitati (Question time 245), sono emersi dubbi sugli errori costruttivi dei prefabbricati già installati (Interrogazione 378), e per coprire il conto si è aperta la strada del project financing del secondo lotto, con capitali privati, sospinta dalla scadenza della candidatura a Euro 2032 (Interrogazione 973): una procedura di cui pretendiamo massima trasparenza.

La nostra linea è netta: se in uno stadio si mettono risorse pubbliche, quello stadio deve restare pubblico e accessibile. Per questo abbiamo chiesto uno «stadio pubblico con risorse pubbliche» (Ordine del giorno 780), di non aumentare i costi di accesso per chi va a vedere le partite (Ordine del giorno 280) e di garantire il fotovoltaico nella ristrutturazione (Ordine del giorno 281). Il contrario dello stadio-vetrina che socializza i costi e privatizza i ricavi.

La domanda politica resta aperta: la città ha impegnato anni di dibattito e milioni di euro su un’unica grande opera, dettata dai tempi di un torneo internazionale. È questa la priorità? Approfondiamo tempi, cifre e responsabilità nella scheda dedicata.

Approfondimento — la cronologia completa, i costi e la procedura del project financing sono raccolti nella scheda Stadio Franchi: la grande opera che detta i tempi →

Impianti di quartiere: lo sport di base

Mentre i riflettori sono sul Franchi, lo sport quotidiano si gioca altrove: nelle strutture di quartiere. Abbiamo portato in Consiglio il caso del PalaGeminiani di Novoli (Interrogazione 645), un impianto pubblico su cui pesano incertezze di gestione e manutenzione: sono proprio queste le strutture che tengono in piedi lo sport popolare, e proprio queste finiscono in fondo alla lista.

Abbiamo anche lavorato perché il patrimonio sportivo comunale sia trattato come un sistema, non come una somma di emergenze: una riflessione complessiva sugli spazi sportivi, a partire da quelli polifunzionali (Ordine del giorno 1093, approvato), e la riduzione della plastica e dell’impatto ambientale negli impianti di proprietà comunale (Ordine del giorno 1095, approvato). E abbiamo sostenuto l’istituzione della Consulta dello Sport (Ordine del giorno 1176, approvato), perché le società e chi pratica abbiano una sede dove contare davvero.

Non è solo calcio: abbiamo chiesto conto del cronoprogramma per il rugby fiorentino e lo stadio Padovani (Interrogazione 1048), perché anche le discipline meno esposte hanno diritto a impianti certi. Lo sport di base non fa notizia, ma è la parte di sport che riguarda il maggior numero di persone.

Lo sport come diritto: salute, accesso, socialità

Lo sport è salute pubblica. In Italia la sedentarietà riguarda ancora quasi un terzo della popolazione (32,8% nel 2024) e la pratica sportiva è segnata da divari profondi: più bassa fra le donne (31,8%, contro il 43,4% degli uomini) e nel Mezzogiorno. Ridurre questi divari è un compito pubblico, e passa proprio dagli impianti diffusi e dal loro costo di accesso: quando andare in piscina o in palestra diventa caro, chi ha meno resta fuori.

Lo sport è anche presidio sociale: tiene insieme quartieri, offre alternative, contrasta l’isolamento. Per questo abbiamo tenuto alta l’attenzione sulle dipendenze da gioco d’azzardo, anche dentro il mondo dello sport (Risoluzione 463, approvata): lo sport non può diventare il veicolo di ciò che invece dovrebbe combattere. Un Comune che crede nello sport come diritto lo difende dalla logica del profitto a ogni livello — dallo stadio alla schedina.

Nel programma 2024

Gli impegni su sport e impianti che portiamo avanti in Consiglio.

  • Lo sport come diritto e presidio pubblico, non come vetrina o grande opera
  • Impianti di quartiere manutenuti, sicuri e accessibili, prima delle opere-simbolo
  • Costi di accesso contenuti, perché praticare sport non dipenda dal reddito
  • Se ci sono risorse pubbliche, l’impianto resta pubblico: nessuna privatizzazione mascherata
  • Sport come salute e socialità: contro sedentarietà, divari e azzardo

→ Leggi il programma completo 2024

Gli atti depositati

Una selezione del lavoro consiliare su stadio, impianti e sport di base in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.

AttoOggettoEsito
INT 973Project financing del secondo lotto del Franchi, trasparenza della procedura ed Euro 2032Depositata
INT 645Impianti sportivi: il caso del PalaGeminiani di NovoliNon trattato
ODG 780Stadio pubblico con risorse pubblicheNon trattato
INT 378Errori costruttivi dei prefabbricati per lo stadio: sono difettosi?Non trattato
ODG 280Non aumentare i costi di accesso al FranchiDepositato
ODG 281Garantire il fotovoltaico per il futuro del FranchiDepositato
ODG 279Contributi e spese per lo stadio Artemio FranchiDepositato
ODG 1176Istituire la Consulta dello SportApprovato
ODG 1093Riflessione complessiva sugli spazi sportivi, a partire dai polifunzionaliApprovato
ODG 1095Meno plastica e impatto ambientale negli impianti comunaliApprovato emendato
RIS 463Non abbassare l’attenzione sulle dipendenze da azzardo, anche nello sportApprovata emendata
ODG 1862Soluzione Padovani per liberare temporaneamente il FranchiRespinto
QT 1335Stadio Franchi, a che punto siamo. E sul Padovani che progetti?Risposta in aula
DAT 1168Stadio Franchi e 55 milioni, quali aggiornamenti?Risposta in aula
INT 639Fiorentina, Franchi e Padovani. È anche un tema di bilancioRisposta in aula
INT 1048Quale cronoprogramma per il rugby fiorentino e lo stadio Padovani?Depositata
⏳ Gli atti formali — con numero di protocollo, testo integrale in PDF ed esito del voto — sono raccolti e aggiornati nell’archivio. → Tutti gli atti su sport e impianti nell’archivio

I numeri

Italia
32,8%
la sedentarietà nel 2024 (in calo dal 35% del 2023): quasi un terzo non fa attività fisica
Italia
37,5%
chi pratica uno o più sport nel tempo libero; il divario di genere e territoriale resta forte
Italia
70%
degli impianti sportivi (quasi 77 mila) è di proprietà pubblica: lo sport di base vive del patrimonio comune
Italia
8%
la quota di impianti costruiti dopo il 2010: un patrimonio vecchio, da manutenere
Italia
43% / 32%
pratica sportiva fra uomini (43,4%) e donne (31,8%): il divario di genere da colmare
Firenze
55 mln
le risorse pubbliche in gioco sul Franchi, mentre gli impianti di quartiere aspettano

Fonti: pratica sportiva e sedentarietà — ISTAT, «La pratica sportiva in Italia» (dati 2024, pubblicazione giugno 2025). Numero, proprietà ed età degli impianti — Sport e Salute, Rapporto Sport 2024. Dato sul Franchi — atti consiliari di Sinistra Progetto Comune (Domanda di attualità 1168). I numeri dicono una cosa sola: lo sport è una questione di salute pubblica e di patrimonio comune, non di una singola grande opera.


La nostra posizione

Non crediamo allo sport come vetrina da esibire nelle candidature internazionali. Crediamo allo sport come diritto e come salute pubblica: impianti di quartiere manutenuti e sicuri; costi di accesso contenuti, perché muoversi non dipenda dal reddito; una programmazione che tratti il patrimonio sportivo comunale come un sistema, non come una somma di emergenze. E dove entrano risorse pubbliche, l’impianto deve restare pubblico: nessuna privatizzazione mascherata da riqualificazione.

Sul Franchi continuiamo a chiedere trasparenza sui costi, sui fondi e sulla procedura: perché una grande opera dettata dai tempi di un torneo non può valere più della salute e degli spazi sportivi di chi la città la abita ogni giorno.

Una città sportiva non è quella con lo stadio più nuovo. È quella dove tutti possono giocare.