Pace e internazionale

Le guerre non sono lontane: passano dai nostri bilanci, dalle nostre caserme, da chi bussa alle nostre porte.

Contro il riarmo e accanto a chi fugge — Palestina, Sudan, Congo, Cuba, popolo Saharawi.

Questa pagina cresce con il mandato: stiamo aggiungendo proposte, atti consiliari e approfondimenti.
117,8 mlnpersone in fuga da guerre e persecuzioni nel mondo (fine 2025)
11,7 mlnsfollati in Sudan: la più grande crisi di sfollamento del pianeta
2.700 mlddollari di spesa militare nel mondo nel 2024, record storico

«Pace e internazionale» sembra il tema più lontano dal lavoro di un Consiglio comunale. È il contrario: è uno dei più concreti. Le guerre si combattono anche con i soldi che un Paese sceglie di togliere alla sanità e alla scuola per darli alle armi; passano dalle caserme e dai comandi militari ospitati nelle nostre città; arrivano nelle case di chi accogliamo dopo essere scappato.

Firenze è Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza e si dice «città di pace». Per noi non è un’etichetta da cerimonia: è un impegno che si misura negli atti. Per questo, in questa consiliatura, abbiamo portato in aula decine di risoluzioni e mozioni sulla pace e sulla solidarietà internazionale — e non solo sui conflitti che fanno notizia. Ci occupiamo della Palestina, ma anche del Sudan e del Congo; di Cuba e del popolo Saharawi; del riarmo europeo e di chi, in fuga, bussa alle porte di Firenze.

Un Comune non firma trattati e non ferma eserciti. Ma può prendere posizione, indirizzare il Governo, scegliere con chi cooperare e chi accogliere, decidere a cosa dare il proprio nome. La pace, anche da qui, è una scelta di parte.

Perché un Comune si occupa del mondo

Ci viene obiettato spesso: «pensate ai problemi di Firenze». Rispondiamo che i problemi di Firenze e quelli del mondo sono lo stesso filo. Ogni euro speso in riarmo è un euro che non va in case popolari, trasporti, sanità. Ogni guerra produce persone in fuga che poi una città accoglie — o respinge. E ogni silenzio istituzionale di fronte a una violazione dei diritti è già una scelta politica.

Per questo usiamo gli strumenti che un Consiglio comunale ha: la risoluzione, con cui l’aula prende posizione su materie che vanno oltre i confini comunali e sollecita Governo e istituzioni; la mozione, che impegna l’amministrazione cittadina; l’interrogazione e il question time, con cui chiediamo conto di ciò che accade in città — da un comando militare a una famiglia accolta. Sono strumenti modesti, ma non inutili: costruiscono posizione pubblica, e nel tempo, pressione.

Contro le guerre e il riarmo

La nostra posizione di fondo è chiara: siamo contro le guerre — di chiunque le combatta — e contro la corsa al riarmo che le alimenta. Nel 2025 abbiamo chiesto al Consiglio di pronunciarsi per la pace e contro il piano di riarmo europeo «ReArm Europe» e le guerre (Risoluzione 494): un piano che mobilita fino a 800 miliardi di euro per le spese militari, mentre i bilanci pubblici per il welfare restano in sofferenza. Non è una scelta tecnica: è una direzione politica, e va contestata.

Il riarmo non è un’astrazione: ha un indirizzo anche a Firenze. Abbiamo chiesto conto, in aula e per iscritto, del comando NATO presso la Caserma Predieri a Rovezzano (Interrogazione 862 e question time 1040): un insediamento militare di cui la città sa pochissimo. Riteniamo che su una scelta del genere il Consiglio comunale e i cittadini abbiano diritto, come minimo, a sapere e a discutere.

Contro la militarizzazione abbiamo lavorato anche sul piano della cultura e dei diritti: una risoluzione contro lo stupro e la violenza sessuale come strumenti di guerra (Risoluzione 492, approvata emendata) e l’impegno a riconoscere l’apartheid di genere come crimine di diritto internazionale. Perché opporsi alla guerra significa anche nominare le sue vittime e le sue armi meno raccontate.

Palestina

Sulla Palestina Firenze ha preso posizione più volte, e noi abbiamo spinto perché lo facesse con chiarezza. Abbiamo chiesto e ottenuto che l’aula si pronunciasse per il riconoscimento dello Stato di Palestina (Risoluzione 532, approvata emendata) e che esprimesse preoccupazione per quanto emerso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia sul ricorso del Sudafrica (Risoluzione 493, approvata emendata). Di fronte al proseguire delle operazioni militari su Gaza, in Cisgiordania e nel sud del Libano, abbiamo chiesto al Governo italiano l’immediata sospensione della fornitura di armamenti (Risoluzione 1556, approvata emendata).

Abbiamo portato in Consiglio la solidarietà alla Global Sumud Flotilla diretta verso la Palestina (Risoluzione 711), e chiesto conto, con question time e interrogazioni, di cosa Firenze stia facendo concretamente: sui rapporti economici e di bilancio con realtà legate a Israele (Question time 1781), sul mancato incontro della sindaca con il sindaco di Tulkarem (Interrogazione 1263), sulle iniziative cittadine di solidarietà (Interrogazione 1259). La posizione non basta se non diventa coerenza nei comportamenti dell’ente.

Le guerre dimenticate: Sudan, Congo e non solo

C’è una geografia del dolore che i riflettori non illuminano. Noi crediamo che una città di pace non possa scegliere le guerre di cui indignarsi a seconda di quanto se ne parla. Per questo abbiamo portato in aula i conflitti che il dibattito pubblico tende a rimuovere.

Sul Sudan, teatro della più grande crisi di sfollamento del pianeta — oltre undici milioni di persone costrette a fuggire, più della metà minorenni — abbiamo chiesto al Consiglio di condannare le violenze in corso e di rompere il silenzio (Risoluzione 246). Sulla Repubblica Democratica del Congo, dove lo sfruttamento delle risorse alimenta una guerra che ha già sradicato milioni di persone, abbiamo ottenuto una risoluzione per fermare violenza e sfruttamento (Risoluzione 465, approvata).

Nominare un conflitto non lo ferma. Ma il silenzio delle istituzioni non è mai neutro: è un modo di prendere parte, dalla parte di chi quel conflitto lo subisce in solitudine. Per questo continueremo a portare in Consiglio anche le guerre senza telecamere.

Solidarietà internazionale: Cuba e popolo Saharawi

L’internazionalismo, per noi, non è solo denuncia delle guerre: è anche legame con i popoli. Su Cuba abbiamo chiesto e ottenuto che Firenze sollecitasse il superamento delle sanzioni statunitensi e il potenziamento della cooperazione sanitaria e umanitaria (Risoluzione 338, approvata emendata) e la rimozione dell’isola dalla lista degli Stati «sponsor del terrorismo» (Risoluzione 627, approvata). Abbiamo anche proposto di dare valore ai quadri donati dalla Repubblica di Cuba a Firenze dopo l’alluvione del 1966 (Mozione 560): un gesto di memoria e reciprocità.

Con il popolo Saharawi abbiamo costruito un legame di amicizia formale: due mozioni approvate emendate per la cooperazione internazionale e l’aiuto al popolo Saharawi (Mozione 674) e per il riconoscimento della RASD a tutela della pace e dei diritti umani (Mozione 675). Sono atti che impegnano la città a una solidarietà concreta e duratura, non occasionale.

Accoglienza e diritto d’asilo

Le guerre, da qualche parte, finiscono per bussare alla porta di una città. La coerenza di chi si dice per la pace si misura anche qui: nell’accoglienza di chi fugge. Abbiamo seguito da vicino l’accoglienza dei nuclei familiari arrivati dalla Palestina e delle famiglie da Gaza ospitate all’Opera Madonnina del Grappa (Interrogazioni 1552 e 1681), chiedendo che non fossero lasciate in un limbo di precarietà.

E abbiamo posto il tema, troppo spesso rimosso, della burocrazia che marginalizza: con una mozione approvata emendata sulle difficoltà nel rinnovo dei permessi di soggiorno delle persone straniere (Mozione 825), perché il diritto a restare regolarmente non sia ostaggio dei tempi e delle inefficienze degli uffici. L’accoglienza non è un favore: è il rovescio concreto di ogni dichiarazione di pace.

Antifascismo e memoria

La pace ha radici nella memoria antifascista. Ma memoria e antifascismo hanno ora una Lotta propria: le manifestazioni nostalgiche a Trespiano, le targhe e la toponomastica, il Giorno della Memoria e il filo che lega la Resistenza all’antirazzismo di oggi sono raccolti nella pagina dedicata. → Vai alla Lotta Memoria e antifascismo

Nel programma 2024

Gli impegni su pace e internazionalismo che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.

  • Firenze città di pace: contro le guerre e contro la corsa al riarmo
  • Spesa pubblica per il welfare, non per le armi
  • Trasparenza e dibattito sulle installazioni militari nel territorio
  • Solidarietà internazionale concreta: Palestina, popolo Saharawi, Cuba, e i conflitti dimenticati
  • Accoglienza e diritto d’asilo come pratica, non come slogan
  • Difesa della memoria antifascista e della Costituzione nata dalla Resistenza

→ Leggi il programma completo 2024

Gli atti depositati

Una selezione del lavoro consiliare su pace, solidarietà internazionale e antifascismo in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.

AttoOggettoEsito
RIS 711Al fianco della Global Sumud Flotilla verso la PalestinaDepositata
RIS 1556Contro le operazioni di Israele a Gaza: stop alla fornitura di armamentiApprovata emendata
RIS 532Riconoscimento dello Stato di PalestinaApprovata emendata
RIS 493Corte Internazionale di Giustizia e Sudafrica: preoccupazione sulla PalestinaApprovata emendata
RIS 492Contro lo stupro e la violenza sessuale come strumenti di guerraApprovata emendata
RIS 246Condannare le violenze in corso in Sudan e rompere il silenzioDepositata
RIS 465Fermare violenza e sfruttamento nella Repubblica Democratica del CongoApprovata
RIS 494Per la pace, contro il riarmo dell’Europa (ReArm Europe) e le guerreDepositata
INT 862Comando NATO presso la Caserma Predieri a RovezzanoNon trattato
RIS 338Solidarietà al popolo cubano: superamento delle sanzioni USAApprovata emendata
RIS 627Rimuovere Cuba dalla lista degli Stati «sponsor del terrorismo»Approvata
MOZ 675Riconoscere la RASD, amicizia con il popolo SaharawiApprovata emendata
MOZ 674Cooperazione internazionale, aiuto al popolo SaharawiApprovata emendata
MOZ 825Difficoltà nel rinnovo dei permessi di soggiorno delle persone straniereApprovata emendata
INT 1552Accoglienza delle famiglie da Gaza ospitate alla Madonnina del GrappaDepositata
⏳ Gli atti formali — con numero di protocollo, testo integrale in PDF ed esito del voto — sono raccolti e aggiornati nell’archivio. → Tutti gli atti su pace e internazionale nell’archivio

I numeri

Mondo
117,8 mln
le persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni nel mondo a fine 2025: 41,6 mln rifugiati, 9 mln richiedenti asilo, il resto sfollati nel proprio Paese
Sudan
11,7 mln
gli sfollati dalla guerra in Sudan, la più grande crisi di sfollamento del pianeta; oltre la metà sono minorenni
Congo
~7 mln
le persone sfollate nella Repubblica Democratica del Congo, quasi tutte a causa del conflitto e dello sfruttamento delle risorse
Mondo
2.700 mld
i dollari di spesa militare nel mondo nel 2024: livello record, +9,4% in un anno, il maggior aumento dal 1988
Europa
800 mld €
il piano europeo di riarmo «ReArm Europe» (2025), di cui 150 miliardi di nuovi prestiti per la spesa militare

Fonti: persone in fuga — UNHCR, Global Trends, dati a fine 2025. Sudan — OIM/UNHCR, novembre 2025. Congo (RDC) — OIM/UNHCR e Norwegian Refugee Council, 2025. Spesa militare mondiale — SIPRI, aprile 2025 (dati 2024). ReArm Europe — Commissione europea, marzo 2025. Questi numeri non sono lontani da noi: dicono dove va il denaro pubblico e da dove arriva chi accogliamo.


La nostra posizione

Non crediamo che la pace sia un tema da delegare alla politica estera, né un lusso da rimandare a quando «i problemi di casa» saranno risolti. La pace è una scelta di bilancio, di accoglienza e di parte, che si fa anche da un Consiglio comunale. Per questo continuiamo a chiedere che il denaro pubblico vada al welfare e non alle armi, che le installazioni militari siano conosciute e discusse, che Firenze accolga chi fugge e non lo lasci in un limbo.

E continuiamo a portare in aula tutte le guerre, non solo quelle che fanno notizia: dalla Palestina al Sudan, dal Congo a Cuba, fino al popolo Saharawi. Perché la solidarietà o è per tutti, o non è.

Una città di pace non è quella che tace per prudenza. È quella che prende parte.