La sicurezza vera non si garantisce con le ordinanze. Si garantisce con i diritti.
Senza dimora, non autosufficienza, salute mentale, vigile di quartiere, cremazione e Socrem.
Da anni a Firenze, come nel Paese, la parola «sicurezza» significa una cosa sola: ordine pubblico. Telecamere, vigili in tenuta antisommossa, ordinanze contro chi dorme in strada, «decoro». Noi partiamo da un’altra idea, e non è un gioco di parole: la sicurezza vera è quella sociale.
È sicura una persona che ha una casa, una cura quando la salute si incrina, un reddito che basta, qualcuno che risponde quando la vita si fa fragile — da anziani, da soli, senza lavoro, con una disabilità. Una città non diventa più sicura allontanando chi disturba la vista: diventa più sicura quando nessuno viene lasciato indietro. Per questo chiamiamo questa Lotta «sicurezza sociale» e non «sicurezza» e basta.
Riconosciamo che la paura esiste, e che chi la prova ha diritto a risposte. Ma rispondere alla paura con la sola repressione è comodo e inefficace: sposta il problema dietro l’angolo, riempie i verbali, non cambia nulla. La domanda che poniamo è semplice: a cosa servono davvero i soldi che mettiamo sulla «sicurezza»? A sorvegliare, o a non far cadere nessuno?
Due idee di sicurezza
La prima idea è quella che domina il dibattito: la sicurezza come ordine pubblico. Più controlli, più sanzioni, più «decoro». È un modello che a livello nazionale ha trovato la sua forma nel Decreto Sicurezza del 2025, che introduce quattordici nuovi reati, estende il cosiddetto DASPO urbano e arriva a punire con due-sette anni di carcere l’occupazione di un immobile — cioè, troppo spesso, il bisogno disperato di un tetto. Lo abbiamo contestato in Consiglio comunale con una risoluzione contro il clima repressivo nel Paese, approvata dall’aula seppure emendata (Risoluzione 935).
La seconda idea è la nostra, e ha un fondamento preciso: la Costituzione parla di sicurezza come libertà dal bisogno, non solo come assenza di disordine. Per questo, in sede di bilancio, abbiamo chiesto formalmente all’amministrazione di guardare «alla Costituzione e non solo all’ordine pubblico» (Ordine del giorno 1421, collegato al Documento Unico di Programmazione). E abbiamo chiesto conto, con interrogazione, di come vengono spesi i finanziamenti destinati alla «sicurezza»: perché ogni euro speso in sola sorveglianza è un euro che non va in prevenzione, presidio sociale, lavoro di comunità (Interrogazione 916).
Il vigile di quartiere: prossimità, non repressione
C’è una figura che racconta bene l’alternativa: il vigile di quartiere. Non l’agente che passa una volta a sanzionare e sparisce, ma una presenza stabile, conosciuta, radicata in una zona — che sa chi vive dove, intercetta i problemi prima che esplodano, fa da ponte tra le persone e i servizi. È il contrario del modello securitario: invece di reprimere ciò che è già degenerato, previene e tiene insieme la comunità.
Per questo abbiamo depositato una mozione per ripensare e rilanciare la figura della e del vigile di quartiere a Firenze (Mozione 189): non uno slogan nostalgico, ma una scelta organizzativa concreta sulla polizia locale, che chiede di investire risorse e personale in presenza e prossimità anziché in pura deterrenza. Sulla stessa polizia locale abbiamo anche posto un tema di civiltà: la sicurezza di chi indossa la divisa comincia dalla possibilità di non portare l’arma fuori dal servizio (Interrogazione 56). E abbiamo chiesto chiarezza quando la «sicurezza» viene appaltata: le guardie giurate sui tram sono lì per sorvegliare un bene aziendale o, impropriamente, per fare ordine pubblico al posto del pubblico (Interrogazione 924)?
Chi resta fuori: senza dimora e marginalità
Il banco di prova di quale idea di sicurezza si sceglie sono le persone che vivono in strada. A Firenze l’accoglienza per chi non ha una casa resta in gran parte legata all’«emergenza freddo»: poche centinaia di posti, aperti per qualche mese d’inverno, mentre il bisogno è di tutto l’anno. Abbiamo chiesto in aula se i posti fossero davvero diminuiti e come il Comune intenda affrontare marginalità ed emergenza freddo (Domanda di attualità 1842), e abbiamo segnalato le criticità dell’accoglienza invernale (Interrogazione 210).
Dietro questi servizi c’è quasi sempre un soggetto pubblico, l’ASP Montedomini, le cui convenzioni vengono però prorogate di anno in anno senza una programmazione stabile: lo abbiamo chiesto formalmente (Interrogazione 1040). E abbiamo posto in modo più ampio la questione, chiedendo chiarimenti sul sociale e sulla marginalità cittadina (Interrogazione 906), perché il rischio è che chi gestisce i tagli scarichi sulle fasce più deboli.
Quando non si è più autosufficienti
La forma più diffusa di insicurezza, in una città che invecchia, è non sapere chi si prenderà cura di te quando non basti più a te stesso. A Firenze gli over 65 sono ormai oltre un quarto della popolazione, e il Comune spende tra i nove e i tredici milioni l’anno solo per integrare le rette di chi entra in una struttura. Ma le rette corrono, i posti scarseggiano e una parte crescente delle residenze finisce in mano a fondi immobiliari che cercano una rendita, non una cura.
È un tema così denso che gli abbiamo dedicato una scheda di approfondimento a parte, con i dati di Firenze, il funzionamento delle rette e la finanziarizzazione del welfare.
Disabilità e salute mentale
La sicurezza sociale si misura anche sui servizi che spesso non fanno notizia. Abbiamo seguito il futuro del centro diurno per persone con disabilità gestito dalla cooperativa sociale Le Rose, a rischio per la sede di via Quintole (Interrogazione 986), e chiesto che programmazione ci sia tra San Salvi e Montedomini per il Centro Diurno e la RSA Le Civette (Interrogazione 518). San Salvi — l’ex ospedale psichiatrico — resta un nodo aperto: cosa diventerà quell’area dice molto di quanto la città voglia ancora prendersi cura della salute mentale come bene pubblico.
Sono servizi diversi tra loro, ma con un filo comune: quando vengono ridotti o esternalizzati al ribasso, a pagare sono sempre le persone più fragili e chi le assiste. La nostra parte è tenere acceso il faro su ognuno di questi presidi, prima che chiudano in silenzio.
Nel programma 2024
Gli impegni su sicurezza sociale e tutele che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.
- Una sicurezza fondata sui diritti sociali e sulla prossimità, non sulla sola repressione
- Rilancio del vigile di quartiere come presidio di comunità
- Accoglienza per le persone senza dimora come servizio stabile tutto l’anno, non solo «emergenza freddo»
- Difesa e rafforzamento del welfare pubblico: non autosufficienza, disabilità, salute mentale
- Stop alla criminalizzazione della povertà e della marginalità
- Un ruolo pubblico forte nei servizi alla persona, contro la finanziarizzazione del welfare
Gli atti depositati
Una selezione del lavoro consiliare su sicurezza sociale, marginalità e tutele in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.
| Atto | Oggetto | Esito |
|---|---|---|
| RIS 935 | Contro il Decreto Sicurezza e il clima repressivo nel Paese | Approvata emendata |
| ODG 1421 | Sicurezza: guardando alla Costituzione e non solo all’ordine pubblico | Non trattato |
| MOZ 189 | Ripensare e rilanciare la figura del vigile di quartiere | Depositata |
| INT 916 | A cosa vengono destinati i finanziamenti per la sicurezza? | Con risposta |
| INT 924 | Guardie giurate sui tram: sorveglianza del bene o ordine pubblico? | Con risposta |
| INT 56 | Polizia locale: la possibilità di non avere l’arma fuori dal servizio | Non trattato |
| INT 1040 | Proroghe della convenzione Montedomini per le persone senza dimora | Depositata |
| DAT 1842 | Senza dimora, marginalità ed emergenza freddo: i posti sono diminuiti? | Con risposta |
| ODG 354 | Annullare la multa al «libraio» senza fissa dimora delle Cure | Depositato |
| INT 210 | Accoglienza invernale e senza dimora, ci sono criticità? | Depositata |
| INT 906 | Marginalità e sociale, alcune richieste di chiarimento | Non trattato |
| INT 518 | Centro Diurno e RSA Le Civette: che programmazione tra San Salvi e Montedomini? | Non trattato |
| INT 986 | Cooperativa sociale Le Rose: futuro del centro diurno per persone con disabilità | Depositata |
I numeri
Fonti: accoglienza invernale — Comune di Firenze, servizio assistenza invernale 2025-2026. Residenti over 65 — Comune di Firenze, Bollettino di statistica n. 177 (novembre 2025). Integrazione rette — dati emersi in Commissione 4 (giugno 2026), vedi la scheda RSA. Decreto Sicurezza — D.L. 48/2025 convertito in Legge 80 del 9 giugno 2025. Questi numeri non descrivono un’emergenza improvvisa: descrivono due idee opposte di città.
La nostra posizione
«Sicurezza sociale» non è un modo gentile per dire welfare: è una scelta di campo. Diciamo che una città è sicura quando chi ci vive sa che, se cade, qualcosa lo regge — una casa popolare, un posto in accoglienza, una cura pubblica, un servizio che non chiude. E diciamo che spendere in sola sorveglianza, mentre quei presidi si svuotano, è una scelta politica sbagliata, non una necessità.
Per questo continuiamo a chiedere il rilancio del vigile di quartiere, l’accoglienza stabile per chi vive in strada, la difesa del welfare pubblico dalla finanziarizzazione, e lo stop alla criminalizzazione della povertà. Non contro chi ha paura: proprio per restituire a quella paura una risposta che funzioni.
Una città non è più sicura quando nasconde chi sta peggio. Lo è quando smette di lasciarlo solo.