Dmitrij PalagiConsigliere comunale · Firenze · SPC

RSA Le Civette: la vertenza

RSA Le Civette · vertenza aperta

La RSA pubblica di San Salvi non si chiude con un annuncio

Ci vivono diciannove persone anziane non autosufficienti, ci lavorano ventisei persone. L’Azienda sanitaria ha annunciato la chiusura al 31 dicembre: qui la storia, le carte, le risposte in Consiglio e quello che si può ancora fare.

Due carrozzine in un cortile, un cane che si avvicina. Foto di Carlo Galletti.

Pagina di vertenza — Sicurezza sociale · Fondata sul lavoro · palagixfirenze.it
A cura di Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri (Sinistra Progetto Comune, Quartiere 2) · Aggiornata al 29 settembre 2026

Venerdì 2 ottobre, ore 15: presidio con conferenza stampa davanti alla RSA Le Civette, via di San Salvi 12. Dal 23 settembre è aperta la procedura di licenziamento collettivo per tutto il personale: la fase con i sindacati e poi quella in Regione si chiudono fra ottobre e l’inizio di dicembre, non a gennaio.

Le Civette è una residenza sanitaria assistenziale pubblica dentro il parco di San Salvi, nel Quartiere 2. L’edificio è dell’Azienda USL Toscana Centro, l’assistenza è data in appalto a una cooperativa, l’autorizzazione a funzionare la rilascia il Comune di Firenze. Ci vivono diciannove persone anziane non autosufficienti e ci lavorano ventisei persone, quasi tutte donne. L’Azienda ha annunciato che chiuderà il 31 dicembre 2026. In venticinque anni i posti sono passati da sessanta a venti e il centro diurno per persone con Alzheimer è stato chiuso, senza che una sola di queste riduzioni sia stata discussa e votata in un’assemblea elettiva. Questa pagina mette in fila la storia, le carte, le risposte avute in Consiglio comunale e quello che si può ancora fare: la chiusura, a oggi, è un annuncio e non un provvedimento.

19
persone anziane che ci vivono oggi
26
lettere di licenziamento avviate il 23 settembre
60→20
posti dal 2001 a oggi, senza un atto che lo decida
~53 €
quota sociale al giorno, fra le più basse della città
206
persone in lista d’attesa per una RSA a Firenze (31/12/2025)

Fonti: autorizzazione comunale n. 128 del 17 luglio 2001 e determinazione dirigenziale 2017/DD/02405; comunicazione della cooperativa Proges del 23 settembre 2026 riportata dalle organizzazioni sindacali; liste d’attesa per una residenza a Firenze al 31 dicembre 2025, riprese anche dal comitato dei parenti; quota sociale a confronto con la media di 61,60 euro nelle trenta strutture private accreditate.

A che punto siamo

Il 15 settembre l’Azienda sanitaria ha incontrato i familiari, il 16 le organizzazioni sindacali, alla presenza della Società della Salute e della cooperativa Proges. In quella sede, secondo quanto riferito da Fp Cgil e Cub Sanità, ha confermato la chiusura al 31 dicembre, motivandola con i requisiti strutturali dell’edificio e l’entità dei lavori necessari. Ad agosto il direttore generale aveva già scritto alla cooperativa che il contratto sarebbe scaduto a fine anno e il servizio sarebbe cessato.

Il 23 settembre Proges ha comunicato ai sindacati, all’ARTI e alla Regione l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutto il personale: ventisei persone, fra cui dodici operatrici e operatori socio-sanitari, un’infermiera, due educatrici professionali e cinque ausiliarie. Nella comunicazione la ragione è scritta: l’Azienda ha deciso «di non procedere all’indizione di una nuova gara» e di destinare l’area di San Salvi «a una diversa destinazione d’uso». Dopo l’incontro del 16 era circolata la cifra di ventinove licenziamenti; il numero nella procedura è ventisei.

Al posto della residenza l’Azienda progetta altro. Lo ha scritto in risposta al nostro accesso civico, il 18 agosto: al primo piano, nella parte già dismessa dalla RSA, una Centrale operativa territoriale finanziata con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, affidata con determina del 30 luglio 2026; per il resto del complesso un documento di fattibilità con cure primarie, riabilitazione in età evolutiva, autismo in età adulta, il Centro Fior di Prugna e uffici amministrativi, oggi in locali per cui l’Azienda paga un affitto. Sono servizi utili e servono anche in quel quartiere. Il punto è che vengono presentati come alternativi a una residenza pubblica che la città non può permettersi di perdere.

La contraddizione negli atti. Con la deliberazione del direttore generale n. 210 del 27 febbraio 2026 l’Azienda ha messo in programmazione, affidandola a ESTAR, la gara per il lotto «RSA e CD – Acciaiolo, Le Civette, La Chiocciola»: 3.202.979 euro l’anno, 25.623.832 euro al netto dell’IVA per una durata fino a otto anni. Sette mesi dopo, per Le Civette, la gara non si fa più. Con quale atto quella delibera sia stata modificata, e quando, non è ancora stato detto.

Intanto si è mosso il territorio. Il 14 settembre il comitato dei familiari, Cub Sanità e la Cgil hanno fatto due presidi, sotto la Regione e sotto Palazzo Vecchio, con le fotografie delle persone ospitate incollate su scatole di cartone: «I nostri anziani non sono pacchi». La sera stessa il Consiglio di Quartiere 2 ha approvato all’unanimità la mozione di Serena Berti (Firenze Democratica) e Lorenzo Palandri (Sinistra Progetto Comune), fatta propria da tutti i gruppi: no a ogni chiusura, ripristino dei quaranta posti con un cronoprogramma verificabile, quaranta posti di residenza e quindici di centro diurno nel prossimo affidamento, lavori per fasi. Il 28 settembre il presidente del Quartiere, Michele Pierguidi, ha alzato l’asticella: almeno sessanta posti, come prima del 2023.

Venticinque anni per sottrazione

Il 17 luglio 2001 il Comune di Firenze autorizza Le Civette a funzionare come residenza sanitaria assistenziale per sessanta posti. Nel 2003 arriva il centro diurno per persone con demenza di Alzheimer, quindici posti. Per molti anni è un presidio di quartiere nel senso pieno: Pierguidi ha ricordato in aula, il 28 settembre, che quando cominciò a fare il presidente, c’erano sessanta ospiti e una scuola di danza, con le bambine che incontravano le persone anziane.

Il primo tentativo di chiusura è del 2011. L’allora Asl 10 fissa la chiusura al 31 ottobre. La fermano le lavoratrici e i lavoratori, le famiglie, Cub Sanità e le associazioni del territorio, anche con un presidio in piazza della Signoria il 3 ottobre, mentre il Consiglio comunale era riunito. Le Civette resta aperta. È la ragione per cui oggi ripetiamo che la mobilitazione, su questa struttura, ha già vinto una volta.

Il primo dimezzamento, 2017. L’Azienda USL Toscana Centro subentra nella titolarità e comunica di aver «diminuito la propria capacità ricettiva». Il Comune ne prende atto con la determinazione dirigenziale 2017/DD/02405 del 4 aprile 2017: la struttura «risulta ora autorizzata a funzionare per n. 40 posti». L’atto si chiude con la clausola di rito: «Ogni variazione o integrazione al presente atto deve essere preventivamente autorizzata nelle forme di legge». Nel 2017, dunque, una procedura per ridurre i posti c’era ed è stata seguita.

Gli anni degli appalti. Già nell’ottobre 2021 Cub Sanità e l’associazione ADINA chiedevano alla Società della Salute perché al centro diurno delle Civette e all’Atena ci fossero posti vuoti mentre le famiglie aspettavano. Nel luglio 2023, dopo un cambio d’appalto che aveva peggiorato le condizioni, Cub e Uil proclamano uno sciopero con presidio davanti alla struttura: eravamo lì, e il lunedì successivo abbiamo portato la vicenda in aula con una domanda di attualità.

Video: il question time dell'11 ottobre 2021 sui centri diurniIl video si carica da YouTube quando premi play

11 ottobre 2021: question time su centri diurni, posti vuoti e liste di attesa, dopo la lettera di Cub Sanità e ADINA. Risponde Sara Funaro, allora assessora.

Video: la domanda di attualità del 17 luglio 2023 dopo lo sciopero alle CivetteIl video si carica da YouTube quando premi play

17 luglio 2023: la domanda di attualità in Consiglio comunale dopo lo sciopero alle Civette. Risponde Sara Funaro, allora assessora.

Il secondo dimezzamento, 2023. Il 6 ottobre 2023 una nota del direttore generale facente funzioni dell’Azienda (protocollo 63620), indirizzata anche al Comune di Firenze e alla Società della Salute, annuncia una manutenzione urgente e usa due volte la stessa parola: «temporanea riduzione dell’attività», «temporanea riduzione del servizio». La sospensione doveva durare al massimo nove mesi. Con due settimane di preavviso un’ala chiude, metà delle persone ospitate viene trasferita altrove, il centro diurno si sposta all’Atena di Montedomini, parte del personale va in aspettativa. Il numero compare solo in un addendum al contratto: «riduzione del numero di ospiti presso la RSA “Le Civette” a n. 20 posti letto complessivi», con la retta rideterminata fino al 31 luglio 2024. Un provvedimento che autorizzi il passaggio da quaranta a venti posti, di qualunque amministrazione, non lo abbiamo trovato: non fra i documenti che il Comune ci ha trasmesso il 31 luglio 2026, non nella risposta dell’Azienda del 18 agosto, non sul portale della trasparenza.

Video: la domanda di attualità del 16 ottobre 2023 sulla riduzione dei posti alle CivetteIl video si carica da YouTube quando premi play

16 ottobre 2023: la domanda di attualità in cui la Giunta riferisce, su relazione dell’Azienda sanitaria, la riduzione da 38 a 20 presenze e il trasferimento del centro diurno all’Atena. Risponde Sara Funaro, allora assessora.

I lavori promessi. La delibera del direttore generale n. 326 del 22 marzo 2024 iscrive a bilancio gli interventi. Il 6 maggio 2024, dopo le pressioni dei sindacati, si scopre che i lavori sono più complicati del previsto e il termine slitta a fine 2024; il 31 maggio siamo al presidio sotto la Regione, in piazza Duomo. Poi i lavori non partono. Nel frattempo gli spazi evacuati nel 2023 «per ragioni di sicurezza» vengono ritinteggiati e riempiti: al piano terra arriva personale sanitario da Camerata e da via D’Annunzio, nell’ex centro diurno la fisioterapia pediatrica e uffici della riabilitazione. Il 9 maggio 2026 dal soffitto del piano terra cadono intonaco e cartongesso, proprio dove lavora quel personale, forse per infiltrazioni dall’ala chiusa del primo piano.

Il centro diurno chiuso con una comunicazione. Il 14 aprile 2025 l’Azienda comunica allo sportello unico la cessazione del centro diurno Alzheimer, con effetto «contestuale alla comunicazione». Il 28 aprile la Regione accerta con decreto n. 8755 la decadenza automatica dell’accreditamento, scattata perché la verifica annuale dovuta entro il 4 marzo non era stata trasmessa. Il 4 giugno il Comune chiude il cerchio con una presa d’atto dirigenziale di tre pagine, la DD/2025/04102. Nessuna delibera che decida e motivi la chiusura di un servizio specialistico unico nel Quartiere 2; in Consiglio comunale la notizia viene data per acquisita dalla Giunta rispondendo a un question time della maggioranza. Per mesi, intanto, gli elenchi della Società della Salute e la scheda regionale continuano a indicare Le Civette con quaranta posti e il centro diurno attivo.

Il 2026: dal silenzio all’annuncio. Il 31 marzo presentiamo l’interrogazione urgente n. 518; la risposta arriva il 15 maggio e rinvia per tre volte alla «competenza ASL», ma sul centro diurno scrive che «ogni passaggio relativo alla struttura Centro Diurno Le Civette è stato realizzato in collaborazione con SdS e Comune di Firenze». Il 29 giugno si costituisce il Comitato dei Parenti, che chiede un incontro e si sente rispondere che le famiglie saranno informate «una volta assunte le decisioni». L’8 luglio depositiamo l’interrogazione urgente n. 1270 e due accessi civici, al Comune e all’Azienda. Le risposte, del 31 luglio e del 18 agosto, permettono per la prima volta di leggere venticinque anni di questa struttura in fila. Da lì la vicenda diventa pubblica: il Corriere Fiorentino il 28 agosto, La Nazione il 30, poi tutte le testate. Il resto è nella cronologia in fondo.

Il punto. In venticinque anni la capienza è passata da sessanta a venti posti senza che una sola riduzione sia passata da un atto di programmazione discusso in un organo elettivo. Una riduzione «temporanea» è diventata il presupposto di un progetto che la rende definitiva, senza che nessuno abbia mai deliberato la ritirata del pubblico. È successo per determine, comunicazioni allo sportello, lettere a chi ha l’appalto.

Le carte della vertenza

Per chi segue la vertenza, per chi deve scriverne e per chi siede ai tavoli, questi sono gli atti che contano, con gli estremi. Li abbiamo ottenuti con gli accessi agli atti o trovati nei portali pubblici; saremo felici di essere smentiti con un numero e una data su qualunque punto.

17 luglio 2001Autorizzazione comunale al funzionamento n. 128: RSA per sessanta posti.
6 marzo 2003Atto n. 146: autorizzazione del centro diurno per persone con demenza di Alzheimer, quindici posti.
4 aprile 2017DD 2017/DD/02405: presa d’atto del subentro dell’Azienda USL Toscana Centro e della riduzione a quaranta posti (comunicazione aziendale prot. 105171 del 30 marzo 2017). «Ogni variazione […] deve essere preventivamente autorizzata».
6 ottobre 2023Nota del direttore generale f.f. dell’Azienda, prot. 63620: «temporanea riduzione» dell’attività e del servizio. Nessun numero.
Addendum al contrattoVenti posti letto complessivi e retta rideterminata fino al 31 luglio 2024. Dopo quella data il dimezzamento non ha più nemmeno una base contrattuale.
22 marzo 2024Delibera del direttore generale n. 326: lavori iscritti a bilancio. Non realizzati.
14 aprile 2025Comunicazione di cessazione del centro diurno allo sportello unico (pratica SUAP n. 4024).
28 aprile 2025Decreto della Regione Toscana n. 8755: decadenza dell’accreditamento del centro diurno. Per riaprirlo servono nuova autorizzazione e nuovo accreditamento.
4 giugno 2025DD/2025/04102 del Comune: presa d’atto della cessazione del centro diurno.
27 febbraio 2026Delibera del direttore generale n. 210: lotto «RSA e CD – Acciaiolo, Le Civette, La Chiocciola» in programmazione, 25.623.832 euro IVA esclusa, 5+2+1 anni, gara a ESTAR. Non indica su quanti posti.
15 maggio 2026Risposta della Giunta all’interrogazione n. 518: competenza ASL sull’immobile; sul centro diurno ogni passaggio «in collaborazione con SdS e Comune di Firenze»; la RSA «è comunque struttura attiva seppur con un numero ridotto a n. 20 posti».
30 luglio 2026Determina aziendale n. 1633: affidamento della Centrale operativa territoriale nella «porzione piano primo dismesso da RSA» (PNRR, Missione 6).
18 agosto 2026Nota dell’Azienda prot. 141592, in risposta al nostro accesso civico: riuso dell’edificio per attività oggi altrove, «preso atto degli ingenti investimenti necessari» e dei «minori costi parametrici».
Agosto 2026Nota del direttore generale alla cooperativa Proges: scadenza del contratto e cessazione del servizio al 31 dicembre 2026 (secondo Cub Sanità, via pec).
23 settembre 2026Avvio della procedura di licenziamento collettivo per ventisei persone (legge 223 del 1991: quarantacinque giorni di esame congiunto, poi fino a trenta in sede regionale).

Chi decide che cosa

La risposta che abbiamo sentito più spesso è «decide l’Azienda». L’edificio è dell’Azienda, e su questo non c’è discussione. Ma quanti posti residenziali pubblici esistono in questa città è una scelta politica, e ogni livello ha un pezzo di responsabilità che può esercitare.

Azienda USL Toscana CentroProprietaria dell’immobile e titolare della struttura; decide la gara per la gestione (delibera 210) e il riuso degli spazi. È governata dalla Regione.
Regione ToscanaIndirizza l’Azienda e accredita le strutture. È anche la sede in cui si chiude la procedura di licenziamento collettivo: non può fare da arbitro in una crisi che nasce da una scelta della sua Azienda. Il 14 settembre l’assessora Monia Monni ha ricevuto la delegazione dei familiari e dei sindacati e si è impegnata a riconvocarli.
Comune di FirenzeRilascia e vigila l’autorizzazione al funzionamento (legge regionale 41 del 2005): quella per quaranta posti è sua. È socio della Società della Salute e decide in Consiglio le trasformazioni urbanistiche di San Salvi.
Società della SaluteIl consorzio pubblico fra Comune e Azienda che programma i servizi sociosanitari della zona e integra le quote sociali. Era seduta al tavolo del 16 settembre.
Quartiere 2Non autorizza e non programma, ma si è espresso all’unanimità il 14 settembre. Il suo presidente siede nell’Assemblea e nella Giunta della Società della Salute.
Consiglio comunalePuò dare un indirizzo scritto a Sindaca e Giunta. La mozione sulle Civette depositata in Consiglio non è ancora stata discussa né in commissione né in aula.
«L’ASL non decide niente che non passi dalla politica.»Dalla replica alla domanda di attualità del 14 settembre 2026.

In Consiglio comunale: domande, risposte, video

A settembre abbiamo portato Le Civette in aula tre lunedì di fila, con domande costruite perché la risposta potesse essere un sì o un no, e poi nel dibattito sul Documento unico di programmazione. Qui sotto i video, in ordine. Gli estratti sono raccolti anche nella playlist «RSA Le Civette», pensata per essere girata al comitato e a chi lavora nella struttura.

7 settembre: i poteri del Comune prima del 15 settembre

Con il question time n. 1546 abbiamo chiesto tre atti che il Comune può adottare da solo: accertare la capienza effettiva rispetto al titolo per quaranta posti, scrivere all’Azienda e a ESTAR perché il lotto vada a gara sui posti autorizzati e con il centro diurno, dare un indirizzo scritto ai propri rappresentanti in Società della Salute. Nessuna delle tre risposte è stata un sì. L’assessore al welfare Nicola Paulesu ha confermato che il titolo vale per quaranta persone, ma ha sostenuto che il numero autorizzato è un massimo e non impone di garantire i posti, e che dimensione e continuità del servizio spettano all’«autonomia gestionale» dell’Azienda. Ed è stato confermato che l’ipotesi di chiudere, da parte dell’Azienda, c’era. Se l’autorizzazione è solo un tetto, per il Comune quaranta, venti o cinque posti sono la stessa cosa, e nessuna riduzione avrà mai bisogno di un atto.

Video: il question time del 7 settembre 2026 sulle CivetteIl video si carica da YouTube quando premi play

Question time del 7 settembre 2026, risponde l’assessore Paulesu. Il nostro commento.

14 settembre: continuità del servizio e posti pubblici in città

Il giorno dei presidi, con la delegazione dei familiari e dei sindacati in aula, la domanda di attualità n. 1613 ha chiesto quale posizione Comune e Società della Salute avrebbero portato all’incontro del giorno dopo. L’assessore ha confermato la «massima attenzione» dell’Amministrazione, ha messo al centro la continuità assistenziale e lavorativa e ha annunciato che avrebbe incontrato subito la delegazione. Abbiamo risposto che la continuità per chi ci vive e per chi ci lavora non basta: il servizio deve restare a San Salvi.

Video: domanda di attualità del 14 settembre 2026 sulle CivetteIl video si carica da YouTube quando premi play

Domanda di attualità del 14 settembre 2026, risponde l’assessore Paulesu. Il nostro commento.

21 settembre: chi ci vive e chi ci lavora dopo il 31 dicembre

Dopo l’annuncio della chiusura, il question time n. 1642 ha chiesto un atto scritto: nessuna delle diciannove persone deve pagare più di oggi, gli spostamenti devono avvenire con il consenso, insieme, nel Quartiere 2 e con il personale che le assiste; una clausola sociale che riconosca l’anzianità di chi ci lavora; un tavolo prima dei licenziamenti. L’assessore ha definito la vicenda di assoluta importanza per il sistema dei servizi cittadini, ha detto che il Comune continua a sollecitare Regione e Azienda e chiede il proprio «coinvolgimento formale» ogni volta che saranno prese decisioni. Passi avanti rispetto al «decide l’Azienda» del 7 settembre, ma nessun atto scritto.

Video: question time del 21 settembre 2026 sulle CivetteIl video si carica da YouTube quando premi play

Question time del 21 settembre 2026, risponde l’assessore Paulesu. Il nostro commento.

28 settembre: il DUP e la voce del Quartiere 2

Lunedì 28 settembre il Consiglio comunale ha votato il Documento unico di programmazione 2027-2029, la cornice del bilancio del prossimo anno. Le Civette è entrata nel dibattito da due parti. Nel nostro intervento siamo partiti da pagina 89 della sezione operativa, dove l’Amministrazione si impegna a «potenziare l’assistenza agli anziani» e promette il senior housing «sull’esempio di Montedomini anche in altre realtà come San Salvi», mentre lascia le residenze per anziani a gestione indiretta. A San Salvi, nello stesso giorno, ventisei persone avevano in mano una lettera di licenziamento e nessuno dal Comune era andato a dire loro che il posto non lo perderanno. La domanda è come Società della Salute, Regione e Azienda traducono le parole del DUP in un fatto, altrimenti restano parole.

Video: intervento sul DUP 2027-2029 e dichiarazione di voto, 28 settembre 2026Il video si carica da YouTube quando premi play

Intervento nel dibattito sul DUP 2027-2029 e dichiarazione di voto contrario, 28 settembre 2026. Le Civette nei primi due minuti; alla dichiarazione di voto (5:04) l’invito al presidio di venerdì.

Poco dopo ha chiesto la parola il presidente del Quartiere 2. Pierguidi, che siede anche nell’Assemblea e nella Giunta della Società della Salute, ha detto in aula che l’Azienda ha una sola strada: fare i lavori promessi nel 2023 nell’ala chiusa allora, spostarci chi abita oggi nella struttura, poi intervenire sul resto e riportare Le Civette a sessanta posti. «Tutto il resto è irricevibile». Ha ricordato che fra le persone ospitate ce ne sono ancora due che vengono dal manicomio, ha richiamato la medaglia d’oro della città per la Resistenza, e ha chiuso così: «Se non si resiste sulle Civette, io non riconosco questo Consiglio comunale». Nello stesso pomeriggio lo stesso contenuto è uscito in un suo comunicato sulla Rete Civica, con l’annuncio di una mobilitazione cittadina.

Video: diretta della seduta del 28 settembre 2026, dall'intervento del presidente del Quartiere 2Il video si carica da YouTube quando premi play · parte da 3:58:15

La diretta della seduta del 28 settembre sul canale del Consiglio comunale di Firenze, dal minuto dell’intervento del presidente del Quartiere 2 (3:58:15 circa). Il nostro intervento è a 3:48:10, la dichiarazione di voto a 4:27:05.

Lo abbiamo detto nella dichiarazione di voto e lo ripetiamo: siamo al fianco del presidente del Quartiere, e chiunque in quell’aula condivida quelle parole ha un posto dove farle valere. La voce della città, nella Società della Salute, è quella del Comune, che ne è socio e che per legge regionale autorizza il funzionamento delle strutture. Finora la posizione scritta l’ha messa nero su bianco un Consiglio di Quartiere, che non autorizza e non programma. Non l’ha fatto chi ha il potere di farlo.

Il DUP è stato approvato con 22 voti favorevoli e 9 contrari. Noi abbiamo votato contro e abbiamo presentato dieci ordini del giorno, fra cui quello che chiede di scrivere nella programmazione, con tempi, personale e contratto, l’internalizzazione dell’assistenza già votata dalla maggioranza per Montedomini il 4 settembre e la tutela delle Civette chiesta dal Quartiere 2. Per l’ora tarda la presidenza ha rinviato tutti gli ordini del giorno alla seduta di lunedì 5 ottobre. Anche Cecilia Del Re (Firenze Democratica) ha richiamato in aula la vicenda, e in giornata Francesco Grazzini (Italia Viva) ha chiesto che le parole di Pierguidi diventino la posizione dell’Amministrazione.

Video: Dopo il Consiglio, il racconto della seduta del 28 settembre 2026Il video si carica da YouTube quando premi play

«Dopo il Consiglio», il racconto della seduta del 28 settembre. Le Civette e il presidio di venerdì dal minuto 5:00.

Gli atti prima di settembre

Cosa chiediamo

Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo di portare in Società della Salute, dove il Comune siede accanto all’Azienda, tre richieste scritte. Primo, il ritiro della cessazione del contratto al 31 dicembre. Secondo, nessun licenziamento, con la tutela piena delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’anzianità maturata in qualunque passaggio di gestione. Terzo, lavori per fasi con un cronoprogramma pubblico che riporti i posti persi dal 2023, senza che nessuna delle persone che ci abitano debba lasciare la struttura. Il centro diurno non torna con una delibera: nuova autorizzazione e nuovo accreditamento vanno scritti nello stesso cronoprogramma.

Tenerla aperta è una strada percorribile, scritta in atti pubblici. Nell’ottobre 2023 si chiuse un’ala e l’attività proseguì nell’altra: si può lavorare per fasi, come chiedono il Quartiere e ora il suo presidente. Se servono spazi, i progetti finanziati dal PNRR si possono rimodulare: in città è già successo, al Villaggio Montedomini, con l’approvazione del Ministero il 2 aprile 2026 e la determina comunale del 18 giugno. Se si rimodula per togliere, si può rimodulare per non togliere. E se l’Azienda ritiene che l’edificio non abbia i requisiti, lo scriva: quali requisiti, quali lavori, con quali tempi.

Se un trasferimento temporaneo fosse davvero inevitabile, non può essere una dispersione: con il consenso delle persone e delle famiglie, insieme, nel Quartiere 2, con il personale che le assiste, senza pagare più dei circa 53 euro al giorno di oggi, con una data di ritorno scritta. Secondo quanto riferito dai familiari, passare in una struttura privata può voler dire fino a circa duemila euro in più al mese. Un trasferimento con una data di ritorno è un’altra cosa rispetto a una chiusura.

E c’è la questione più grande. Servono più residenze pubbliche, non meno, e non si può scaricare altra pressione su Montedomini, che nello stesso periodo ha visto scendere gli appartamenti del Villaggio da trentasei a quindici. Per questo chiediamo al Consiglio comunale una ricognizione dei posti residenziali pubblici disponibili in città e della lista d’attesa, e una scelta esplicita: le residenze pubbliche fanno parte della dotazione strategica dei servizi cittadini. La non autosufficienza non è un mercato in cui si tiene aperto o si chiude a seconda delle convenienze.

Cosa resta aperto

  • Venerdì 2 ottobre, ore 15: presidio e conferenza stampa davanti alla RSA, convocato dalle organizzazioni sindacali con un appello a chiunque voglia difendere la sanità pubblica. Il presidente del Quartiere 2 ha annunciato che ci sarà. Ci saremo anche noi.
  • Lunedì 5 ottobre: in Consiglio comunale si votano gli ordini del giorno al DUP rinviati il 28 settembre, compreso il nostro su Le Civette e l’internalizzazione dell’assistenza.
  • La procedura di licenziamento: quarantacinque giorni di esame congiunto dal 23 settembre, poi la fase in Regione. Il tavolo congiunto con Regione, Azienda, Società della Salute, cooperativa, sindacati e comitato, annunciato in aula il 21 settembre, al 23 settembre i sindacati dovevano ancora sollecitarlo.
  • La delibera 210: chiediamo con quale atto l’Azienda abbia tolto Le Civette dal lotto messo in programmazione a febbraio.
  • La mozione in Consiglio comunale sulle Civette: attende di essere calendarizzata in commissione 4.
  • Le interrogazioni n. 987 e n. 1270: ancora senza risposta.
  • San Salvi nel suo insieme: il futuro dell’area, fra padiglioni da rigenerare, fondi europei e senior housing annunciato nel DUP, va discusso nelle assemblee elettive e non deciso per pezzi. Ne parliamo in San Salvi, il cronoprogramma arriva al 2029.

Rassegna stampa

Gli articoli e i comunicati usciti da quando la vicenda è diventata pubblica, dal più recente. Dove c’è il link al sito, il ritaglio è nella nostra rassegna.

Cronologia

La cronologia viene aggiornata man mano che la vertenza avanza. I link portano alle nostre note, dove ci sono tutti i dettagli.

DataFatto
17/7/2001Il Comune autorizza la RSA Le Civette per sessanta posti.
6/3/2003Autorizzato il centro diurno Alzheimer, quindici posti.
Set.-ott. 2011L’Asl 10 fissa la chiusura al 31 ottobre; la mobilitazione di personale, famiglie, Cub Sanità e associazioni la ferma (presidio in piazza della Signoria il 3 ottobre).
4/4/2017Subentra l’Azienda USL Toscana Centro; il Comune prende atto della riduzione a quaranta posti.
Ottobre 2021Cub Sanità e ADINA chiedono conto dei posti vuoti nei centri diurni: portiamo le domande in Consiglio.
14/7/2023Sciopero Cub e Uil davanti alla struttura: siamo al presidio; il 17 luglio la domanda di attualità.
6/10/2023Nota aziendale: «temporanea riduzione» per manutenzione urgente, al massimo nove mesi. Da novembre venti posti, centro diurno all’Atena di Montedomini. La nostra nota del 16 ottobre.
22/3/2024Delibera del direttore generale n. 326: lavori iscritti a bilancio.
31/5/2024Presidio sotto la Regione: i lavori slittano a fine 2024. Al fianco della protesta.
14/4/2025Cessazione del centro diurno per comunicazione allo sportello unico; il 28 aprile decade l’accreditamento, il 4 giugno la presa d’atto del Comune.
30/6/2025«Stiamo perdendo i servizi»: torneranno quaranta posti e il centro diurno?
31/3/2026Interrogazione urgente n. 518. Risposta il 15 maggio.
9/5/2026Crollano intonaco e cartongesso al piano terra: il soffitto perde pezzi.
29/6/2026Si costituisce il Comitato dei Parenti.
8/7/2026Interrogazione urgente n. 1270 e due accessi civici: una struttura pubblica lasciata nell’incertezza.
31/7 e 18/8/2026Rispondono la Direzione Servizi Sociali e l’Azienda: il centro diurno chiuso con una comunicazione; la RSA si svuota nel silenzio.
28/8/2026La vicenda sul Corriere Fiorentino; mozione di Firenze Democratica in Consiglio comunale.
7/9/2026Question time n. 1546: l’ipotesi di chiudere c’è.
14/9/2026Presidi sotto Regione e Palazzo Vecchio, domanda di attualità n. 1613, mozione approvata all’unanimità dal Quartiere 2: deve restare a San Salvi; il Quartiere chiede cose chiare.
15-16/9/2026L’Azienda incontra familiari e sindacati e conferma la chiusura al 31 dicembre: tenerla aperta si può.
21/9/2026Question time n. 1642: dalla Giunta ci aspettiamo di più.
23/9/2026Proges avvia il licenziamento collettivo di ventisei persone: serve il tavolo congiunto.
28/9/2026Il presidente del Quartiere 2 in aula e sulla Rete Civica; DUP approvato, ordini del giorno rinviati: il Comune fermi chiusura e licenziamenti; il voto sul DUP.
2/10/2026Ore 15, presidio con conferenza stampa davanti alla RSA.
5/10/2026In Consiglio comunale il voto sugli ordini del giorno al DUP.
31/12/2026La data di chiusura annunciata dall’Azienda.

Continueremo a seguire ogni passaggio insieme al comitato dei familiari, alle lavoratrici e ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, in piazza e in Consiglio. Una residenza pubblica non si chiude per inerzia: si tiene aperta per scelta. Se hai documenti, segnalazioni o vuoi dare una mano, scrivici.