RSA Le Civette: una struttura pubblica lasciata nell’incertezza a San Salvi

“Appalto in scadenza e nessuna gara, posti dimezzati, Centro Diurno chiuso. incertezza inaccettabile”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

La RSA Le Civette, nel Parco di San Salvi, è una delle poche strutture per persone anziane non autosufficienti rimaste pubbliche nel sistema fiorentino: l’immobile è di proprietà dell’Azienda USL Toscana Centro e la gestione è affidata in appalto. Da qui al 31 gennaio 2027 quel contratto scade. A pochi mesi dalla scadenza, non risulta bandita né programmata alcuna nuova gara. All’incontro chiesto dal neonato Comitato dei Parenti, l’Azienda ha risposto che altre gare “hanno priorità” e che le decisioni sul futuro della struttura saranno comunicate solo una volta prese. Tradotto: le famiglie e chi ci lavora aspettano, senza sapere.

Nel frattempo la struttura è già stata svuotata pezzo per pezzo. Dal novembre 2023 la capienza della residenza è passata da 40 a 20 posti, con un’intera ala chiusa. Il Centro Diurno Alzheimer, quindici posti, è stato cessato con una pratica amministrativa e trasferito a Montedomini, senza un vero passaggio pubblico. I lavori di messa a norma promessi e iscritti a bilancio nel 2024 non si sono visti: a maggio 2026 dal soffitto del piano terra sono caduti intonaco e cartongesso, proprio dove opera il personale sanitario.

Di fronte a tutto questo, la risposta della Giunta alla nostra interrogazione urgente del 31 marzo è arrivata il 15 maggio ed è, nella sostanza, uno scaricabarile: “è competenza dell’Azienda sanitaria”. Sui punti più gravi (la sicurezza degli spazi evacuati nel 2023 e oggi di nuovo usati, i lavori mai realizzati, i tempi della gara) nessuna risposta nel merito.

Non è la prima volta. Già nel 2011 l’allora ASL tentò di dismettere Le Civette parlando di “riorganizzazione degli spazi”: solo la mobilitazione di lavoratrici, lavoratori e famiglie lo impedì. Oggi la stessa logica torna in forma più silenziosa, per determine e pratiche amministrative, mai per una scelta discussa apertamente. Ma il risultato a cui si rischia di arrivare è lo stesso: una struttura pubblica che si spegne, con l’ipotesi (a quel punto) di una gestione ridotta, di proroghe, di affidamenti-ponte decisi fuori da ogni confronto.

Il Comune non può nascondersi dietro la competenza dell’Azienda. Ha titoli propri: autorizza e vigila sulla struttura, concorre a fissare la quota sociale, è socio della Società della Salute. Può e deve esercitare un indirizzo politico. La non autosufficienza non è un mercato in cui si tiene aperto o si chiude a seconda delle convenienze: è un pezzo di sanità pubblica e di diritti, che riguarda le persone più fragili e chi se ne prende cura ogni giorno, spesso in appalto e in condizioni di precarietà.

Per questo depositiamo un’interrogazione urgente e presentiamo due istanze di accesso civico (all’Azienda USL e al Comune) per avere i documenti che finora non ci sono stati dati: il contratto di gestione e la sua scadenza, i lavori realizzati con i fondi del 2024, la pratica con cui è stato chiuso il Centro Diurno, l’autorizzazione e la capienza reale della struttura, i tempi della nuova gara. Chiediamo che, prima di qualsiasi decisione, si apra un tavolo con i sindacati, il Comitato dei Parenti e la cooperativa che gestisce il servizio, e che la RSA torni a 40 posti con il Centro Diurno riaperto nel Quartiere 2.

Una struttura pubblica non si lascia morire per silenzi e scaricabarile.

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