“Lunedì chiediamo in aula dove andranno i dieci ragazzi di Rifredi e chi si prende cura dei più fragili”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
L’Opera Madonnina del Grappa ha annunciato giovedì che nei prossimi giorni chiuderà la comunità di Rifredi in cui vivono dieci minori stranieri non accompagnati. Il motivo è che arrivano ragazzi con problemi di salute mentale e di dipendenza che una comunità socioeducativa non può seguire, e le segnalazioni fatte alle istituzioni sono rimaste senza risposta. Il Comune conosce il problema: a gennaio ha scritto in una determina che queste situazioni rendono «inadeguate le risposte tradizionali di accoglienza». Con lo stesso atto ha attivato un posto, uno solo, in via sperimentale per sessanta giorni, a 255,75 euro al giorno.
Lunedì presenteremo in Consiglio comunale una domanda di attualità. Chiediamo dove saranno accolti i dieci ragazzi, se la Giunta intende rendere stabili posti ad alta intensità educativa e sanitaria, e se aprirà il confronto che l’Opera chiede con la Società della Salute, l’Azienda sanitaria, il Meyer e la Prefettura. Sui minori stranieri non accompagnati avevamo depositato due interrogazioni, ad aprile e a giugno: sono ancora senza risposta.
La comunità che rischia di chiudere, la Casa Don Giulio, è uno degli appartamenti del progetto SAI per minori di cui il Comune è titolare, affidato fino al 2028: a fermarsi sarebbe un pezzo dell’accoglienza pubblica, non un servizio privato. Il problema non è nuovo. Già nel febbraio 2024, in Commissione, il direttore dei Servizi sociali parlava di costruire con l’autorità giudiziaria «strutture rinforzate» per i ragazzi più in difficoltà, e riferiva che molti gestori storici si stavano ritirando. A maggio di quest’anno, rispondendo a un’interrogazione, la Giunta ha annunciato «un programma complessivo di riorganizzazione delle accoglienze». La sperimentazione partita a gennaio va nella direzione giusta, ma un posto non fa un servizio. Intanto a lasciare è una realtà che a Rifredi accoglie ragazzi da oltre cent’anni.
Gli atti raccontano anche dove vanno le risorse. Nel centro di prima accoglienza per minori la Prefettura riconosce 60 euro al giorno per posto. Il Comune aggiunge di suo 33.588 euro al mese, circa 55 euro in più al giorno per ciascuno dei venti posti, e tra le spese che paga con risorse proprie ci sono gli addetti alla vigilanza di un’agenzia esterna. Negli appartamenti per ragazzi fra i sedici e i diciotto anni, più della metà fuori Firenze, le rette sono di 62 o 84,50 euro al giorno, con personale aggiuntivo che può essere anche non qualificato.
Su questi ragazzi la discussione pubblica scivola quasi sempre sull’ordine pubblico. Chi li accoglie ogni giorno chiede invece cura, cioè servizi sociali e sanitari che lavorino insieme, posti adeguati e personale formato. Salute mentale e dipendenze sono competenza dell’Azienda sanitaria e della Regione, ma il Comune siede nella Società della Salute e può pretendere un protocollo di presa in carico che oggi non si vede. Quando manca, il prezzo lo pagano i ragazzi, che rischiano di finire in strada, e le persone che lavorano nelle comunità, lasciate sole davanti a situazioni che non sono in grado di gestire. Il tema è tutto politico e non può essere rimosso.








