Cultura e sapere pubblico

La cultura è lavoro: Firenze ne vende l’immagine e sottopaga chi la produce.

Teatri, lirica, biblioteche, musei: infrastruttura pubblica del sapere — non vetrina per il turismo.

Questa pagina cresce con il mandato: stiamo aggiungendo proposte, atti consiliari e approfondimenti.
1,53 mlnchi lavora di cultura in Italia: il 5,8% dell’occupazione totale
36,5%quota di lavoro autonomo nella cultura, contro il 21,2% del resto dell’economia
dal 2014i salari al Maggio Musicale ancora fermi ai tagli del piano di risanamento

Firenze vive di cultura: la sua immagine nel mondo è fatta di musei, teatri, musica, biblioteche, un centro storico patrimonio dell’umanità. Ma dietro quell’immagine c’è lavoro — spesso sottopagato, a termine, invisibile. La domanda che poniamo è semplice: la cultura serve a chi la vive e a chi la produce, o è una vetrina che rende alla monocultura turistica e lascia gli ultimi in fondo?

È lo stesso avversario che affrontiamo su turismo e casa, visto però dal lato di chi la cultura la fa nascere: le maestranze del Maggio Musicale, chi tiene aperte le biblioteche di quartiere, chi lavora nei teatri e nei musei civici. Per noi la cultura non è un settore da monetizzare: è un’infrastruttura pubblica del sapere e un lavoro che va riconosciuto.

Un Comune non decide da solo i contratti nazionali né i fondi dello Stato. Ma sceglie a cosa dare i propri soldi e il proprio nome, come socio di fondazioni, come proprietario di teatri e biblioteche, come voce che può chiedere conto. Anche qui, la cultura è una scelta di parte.

Perché la cultura è un campo di conflitto

Ci viene detto che la cultura dovrebbe unire, non dividere. Ma dietro ogni scelta culturale c’è una domanda politica: con quali soldi, per chi, con quale lavoro. Un festival che riempie le piazze d’estate e un’orchestra i cui organici sono in agitazione da mesi raccontano due idee opposte di città. Una biblioteca aperta il pomeriggio in un quartiere periferico e un museo che alza i biglietti per fare cassa non sono la stessa cosa.

La cultura in Italia è un settore enorme: un milione e mezzo di persone al lavoro, oltre cento miliardi di valore aggiunto. Eppure è anche uno dei mondi più precari: oltre un terzo di chi ci lavora è autonomo, senza le tutele di un contratto stabile. La ricchezza culturale e la povertà di chi la produce convivono — ed è qui che si gioca la partita politica.

Chi la fa: lavoro culturale sottopagato e precario

Il caso più grave è sotto gli occhi di tutti: il Maggio Musicale Fiorentino, fondazione lirico-sinfonica di cui il Comune di Firenze è socio fondatore. Da anni la fondazione vive tra piani di risanamento, liquidità a rischio e organici sotto pressione; nella primavera del 2026 le lavoratrici e i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione e presidiato la Prefettura. I salari della gran parte del personale sono ancora fermi ai tagli introdotti oltre dieci anni fa, mentre il turnover resta bloccato e il contratto nazionale è in stallo.

Su questo abbiamo lavorato in Consiglio con continuità: abbiamo chiesto conto dell’uso dei rapporti a tempo determinato, anche per figure chiave come la Direzione di Scena (Question time 154), del rischio sul bilancio e del possibile abuso dei contratti a termine (Question time 298), e più in generale del ruolo che il Comune, come socio, intende avere di fronte alla crisi (Interrogazione 680). Non sono tecnicismi: dietro ogni contratto a termine c’è una persona che tiene in piedi la macchina culturale della città senza sapere se avrà un domani.

La cultura non è solo ciò che si vede in scena. È il lavoro che la rende possibile. Per questo abbiamo legato esplicitamente turismo e cultura come ambiti uniti anche dallo sfruttamento lavorativo (Interrogazione 1053): guide, personale dei musei, maestranze dello spettacolo, lavoro negli appalti dei servizi culturali. La stessa economia che riempie la città di visitatori regge, troppo spesso, su chi è pagato poco e tutelato meno.

La nostra posizione è netta: il Comune non può limitarsi a inaugurare stagioni e tagliare nastri. Come socio delle fondazioni e come committente di servizi culturali deve pretendere lavoro dignitoso, contratti stabili e trasparenza sugli organici. Il prestigio culturale di Firenze non può poggiare sulla precarietà di chi lo costruisce.

I teatri pubblici: programmazione e trasparenza

Firenze ha un sistema teatrale pubblico di primo piano, a partire dal Teatro della Toscana e dalla sua sala storica, la Pergola. Sono luoghi che appartengono alla città: per questo ne chiediamo conto. Abbiamo sollecitato una programmazione triennale che dia respiro e stabilità al Teatro della Toscana, oltre alla gestione anno per anno (Ordine del giorno 418, approvato); e abbiamo posto più volte la questione del futuro della Pergola e del Teatro della Toscana, chiedendo chiarezza sugli assetti e sulle scelte (Domanda di attualità 814).

Sulla vicenda dell’ex Teatro comunale — l’area di corso Italia trasformata in operazione immobiliare dopo il trasferimento del Maggio — abbiamo espresso più di una perplessità (Interrogazione 1714): quando un bene culturale pubblico diventa occasione di rendita, la città ha diritto di sapere cosa ci guadagna e cosa ci perde. La programmazione culturale non può essere ostaggio né della logica dell’evento, né di quella del mattone.

Biblioteche e sapere diffuso

Se la lirica e i teatri sono la cultura che fa notizia, le biblioteche sono la cultura che tiene in piedi il diritto al sapere ogni giorno, in ogni quartiere. Sono presidi pubblici, gratuiti, aperti a tutti: il contrario della cultura a pagamento. Per questo seguiamo da vicino il progetto della nuova biblioteca civica nell’ex caserma dei Carabinieri in piazza Santa Maria Novella, chiedendo chiarezza sulla sua funzione, sull’inserimento nella rete bibliotecaria SDIAF e su come verranno gestiti i servizi (Interrogazioni 854 e 906). Una grande biblioteca nel cuore della città è un’occasione: a patto che sia servizio pubblico, non contenitore per eventi.

Il sapere è un diritto anche dove sembra più difficile arrivare. Abbiamo chiesto l’attivazione di un servizio bibliotecario dentro l’Istituto Penale per i Minorenni Gian Paolo Meucci (Mozione 782): leggere, studiare, avere accesso ai libri è parte del percorso di chi sta scontando una pena, tanto più se minorenne. Una città si misura anche da qui — da quanto sapere lascia entrare dove le porte sono chiuse.

Il patrimonio: bene comune o vetrina?

Il patrimonio storico e artistico di Firenze è un bene comune, non un giacimento da monetizzare. Eppure la spinta a farne cassa è costante. Abbiamo interrogato l’amministrazione sull’introduzione del biglietto d’ingresso per parchi e giardini gestiti dal Ministero della Cultura — Boboli, il Giardino della Petraia, la Villa di Castello (Interrogazione 288): trasformare spazi verdi storici in luoghi a pagamento significa sottrarre alla cittadinanza pezzi di città che erano di tutti.

Sul versante opposto, abbiamo chiesto di rafforzare e rilanciare il Museo Stibbert (Mozione 538), un museo civico prezioso e trascurato, e di fare chiarezza sul progetto del Museo dell’Acqua a San Niccolò e sul rapporto con la città (Domanda di attualità 1448). E abbiamo posto la questione del degrado del patrimonio UNESCO nel centro storico — dalle finte buchette del vino ai lucchetti sui monumenti fino alle lacune nell’applicazione delle norme (Interrogazione 1028): la tutela vera non è il decoro di facciata, ma la cura di un patrimonio che appartiene a chi la città la abita.

Nel programma 2024

Gli impegni su cultura e sapere pubblico che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.

  • La cultura come diritto e infrastruttura pubblica, non come vetrina per il turismo
  • Lavoro culturale dignitoso: contratti stabili e trasparenza negli enti di cui il Comune è socio
  • Biblioteche di quartiere come presidi pubblici del sapere, gratuiti e diffusi
  • Teatri e musei civici sostenuti con programmazione pluriennale, non con la logica dell’evento
  • Patrimonio storico e verde pubblico accessibili, contro la monetizzazione a pagamento

→ Leggi il programma completo 2024

Gli atti depositati

Una selezione del lavoro consiliare su cultura, lavoro culturale, biblioteche e patrimonio in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.

AttoOggettoEsito
INT 906Biblioteca civica nell’ex caserma dei Carabinieri in piazza Santa Maria Novella: funzione, rete SDIAF, gestioneDepositata
INT 854Ex caserma dei Carabinieri a Santa Maria Novella: chiarimenti sulla bibliotecaDepositata
MOZ 782Un servizio bibliotecario dentro l’Istituto Penale per i Minorenni MeucciDepositata
INT 680Maggio Musicale: ancora sul ruolo del Comune di FirenzeNon trattato
QT 298Maggio Musicale: bilancio a rischio e abuso di tempi determinati?Risposta in aula
QT 154Maggio Musicale: rapporti a tempo determinato, anche per la Direzione di Scena?Risposta in aula
INT 1053Turismo e cultura, ambiti legati anche dallo sfruttamento lavorativoNon trattato
ODG 418Programmazione triennale anche per il Teatro della ToscanaApprovato
DAT 814Chiarimenti sul futuro della Pergola e del Teatro della ToscanaRisposta in aula
INT 1714Più di una perplessità sulle vicende dell’ex Teatro comunaleDepositata
INT 288Ingresso a pagamento nei parchi del Ministero della Cultura (Boboli, Castello, Petraia)Non trattato
MOZ 538Rafforzare e rilanciare il Museo Stibbert di FirenzeDepositata
INT 1028Degrado del patrimonio culturale UNESCO nel centro storicoDepositata
DAT 1448Il Museo dell’Acqua a San Niccolò: confronto con il Comune e situazione dell’ArnoRisposta in aula
⏳ Gli atti formali — con numero di protocollo, testo integrale in PDF ed esito del voto — sono raccolti e aggiornati nell’archivio. → Tutti gli atti su cultura e sapere pubblico nell’archivio

I numeri

Italia
1,53 mln
chi lavora nel sistema culturale e creativo: il 5,8% dell’occupazione totale del Paese
Italia
112,6 mld
gli euro di valore aggiunto prodotti dalla cultura nel 2024: una ricchezza enorme, distribuita male
Italia
36,5%
la quota di lavoro autonomo nella cultura, contro il 21,2% del resto dell’economia: la misura della precarietà
Firenze
dal 2014
i salari della gran parte del personale del Maggio Musicale sono fermi ai tagli del piano di risanamento; nel 2026 lo stato di agitazione e i presidi

Fonti: occupazione, valore aggiunto e lavoro autonomo nella cultura — Fondazione Symbola e Unioncamere, rapporto «Io sono cultura» 2025 (dati 2024). Situazione del Maggio Musicale Fiorentino — comunicati sindacali (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, FIALS-CISAL) e cronaca locale, primavera 2026. Questi numeri dicono una cosa sola: la cultura produce ricchezza, ma non la ridistribuisce a chi la fa.


La nostra posizione

Non crediamo alla cultura come fiore all’occhiello da esibire nelle brochure del turismo. Crediamo alla cultura come diritto e come lavoro: teatri e fondazioni sostenuti con programmazione pluriennale e organici stabili; biblioteche di quartiere aperte e gratuite; musei civici curati, non dimenticati; un patrimonio storico e verde che resti accessibile a chi la città la abita. E, prima di tutto, chi la cultura la produce va pagato e tutelato: il prestigio di Firenze non può poggiare sulla precarietà.

Per questo continuiamo a chiedere che il Comune, dove è socio e proprietario, usi quel potere per il lavoro dignitoso e per il servizio pubblico — non per fare cassa. La cultura o è di tutti e di chi la fa, o è soltanto una cartolina.

Una città di cultura non è quella che la mette in vetrina. È quella che la fa vivere — e che paga chi la fa.