Un Quartiere senza risorse e senza poteri non è decentramento: è una promessa rinviata.
Decentramento, bilancio e democrazia di prossimità: chi decide davvero, e con quali soldi, vicino a casa.
Firenze è divisa in cinque Quartieri, ognuno con decine di migliaia di abitanti: il più piccolo conta quasi 40.000 persone, il più grande oltre 106.000. Sono comunità grandi come città intere. Eppure i loro Consigli, eletti dai cittadinз, hanno pochissime risorse proprie e quasi nessun potere reale di decidere. La domanda che ci facciamo è semplice: la democrazia di prossimità a Firenze esiste davvero, o è solo un’insegna?
Per noi i Quartieri non sono un tema da addetti ai lavori. Sono il luogo in cui chi non ha tessere, relazioni o tempo libero può comunque contare qualcosa: la riunione in cui un’anziana segnala un marciapiede rotto, l’assemblea in cui un comitato discute di un parco, lo spazio in cui una scuola chiede un attraversamento sicuro. Svuotare quel livello significa allontanare ancora di più le persone dalle decisioni che le riguardano.
Perché i Quartieri contano
Il decentramento non è un dettaglio organizzativo: è il modo in cui una città grande decide di stare vicina o lontana da chi la abita. Un Quartiere dovrebbe poter intervenire sulle cose concrete della vita quotidiana — la manutenzione di una strada, la cura del verde, l’uso di uno spazio pubblico — con risorse proprie e con assemblee che contano. È il livello dove la partecipazione costa meno fatica e include di più: non serve essere espertз o organizzatз per portare un problema al proprio Consiglio di Quartiere.
A Firenze, invece, da decenni si parla di rafforzare i Quartieri senza che cambi davvero la sostanza. La domanda che facciamo a ogni annuncio è sempre la stessa: chi decide, con quali soldi, e chi può davvero partecipare?
Decentramento annunciato, decentramento reale
Nel febbraio 2026 la Giunta ha approvato una delibera (Deliberazione di Giunta 60/2026) presentata come un rafforzamento del decentramento: più poteri ai Quartieri sulla manutenzione ordinaria di strade e verde, confronto semestrale con assessorз e direzioni, più personale negli uffici decentrati. Riconosciamo che la direzione — dare ai Quartieri qualcosa da decidere — è quella giusta. Il problema è la misura.
La cifra che ci è arrivata per l’esercizio di questa autonomia è di 60.000 euro l’anno per Quartiere: 300.000 euro in tutto. Tradotto, sono meno di un euro per abitante all’anno — 0,83 euro — e meno dello 0,02% del bilancio comunale. Per dare la misura: a Bologna le circoscrizioni gestiscono risorse dell’ordine di decine di milioni con funzioni proprie, e a Torino, Genova, Padova, Verona le istituzioni decentrate operano con dotazioni incomparabilmente superiori. Non è una polemica ideologica: è il parametro con cui si capisce se un decentramento è reale o simbolico.
| Quartiere | Abitanti | € per abitante |
|---|---|---|
| Q1 – Centro storico | 61.996 | 0,97 € |
| Q2 – Campo di Marte | 89.030 | 0,67 € |
| Q3 – Gavinana–Galluzzo | 39.735 | 1,51 € |
| Q4 – Isolotto–Legnaia | 66.382 | 0,90 € |
| Q5 – Rifredi | 106.332 | 0,56 € |
| Firenze | 363.475 | 0,83 € |
Stesso budget fisso di 60.000 € per ogni Quartiere, a prescindere dalla popolazione: così Rifredi, con 106.000 abitanti, riceve meno di sessanta centesimi a testa. Popolazione: bollettino di statistica del Comune di Firenze, febbraio 2026.
Per questo abbiamo chiesto i dati, prima ancora che le promesse: con un’interrogazione abbiamo domandato di conoscere gli atti formali su cui si basa quella cifra e di renderli verificabili (Interrogazione 850), e con una seconda abbiamo chiesto risposte chiare sul rapporto tra decentramento e bilancio (Interrogazione 897). Lo abbiamo fatto anche perché nel maggio 2026, alla scadenza dei sessanta giorni che la stessa delibera dava alle direzioni per definire interventi e budget, nessuna determina attuativa risultava ancora pubblicata.
Soldi veri o delega dentro l’appalto?
C’è una domanda tecnica che cambia tutto, e che la delibera non chiarisce. Le risorse assegnate ai Quartieri sono fondi aggiuntivi, con capitoli di bilancio propri — soldi che il Quartiere può davvero decidere come spendere? Oppure si tratta solo di una delega operativa dentro i contratti di manutenzione già esistenti (il cosiddetto Global Service), dove chi guida il Quartiere può al massimo esprimere una preferenza sulle priorità, ma non disporre autonomamente di nulla?
Non è la prima volta. Già una delibera del 2021 prometteva il rafforzamento del ruolo dei Quartieri, senza che ne derivasse nulla di strutturalmente diverso. Vogliamo che questa volta i dati siano verificabili, gli impegni formali e le risorse reali — non un annuncio destinato a spegnersi nel giro di qualche mese.
Chi comanda nel Quartiere: l’elezione che ha svuotato le assemblee
C’è un nodo che viene prima dei soldi: come è fatto il potere dentro un Quartiere. Oggi lз Presidenti vengono elettз direttamente, con un sistema introdotto dalle riforme del 2013 e del 2019, dopo la riorganizzazione voluta dalla Giunta nel 2010. Sembra più democrazia — si vota direttamente chi guida — ma il risultato è stato l’opposto: tutto il peso si è spostato sulla figura apicale, mentre le assemblee elettive — il vero luogo dell’ascolto e del confronto con la comunità — sono state svuotate. E lo stesso Presidente si è ritrovato più visibile ma privo di strumenti reali di governo sul territorio.
Per questo proponiamo da tempo un ritorno alla situazione precedente al 2010, che ridia centralità ai Consigli rispetto alle figure apicali. È il senso della nostra proposta di deliberazione del 2024, ancora giacente in commissione in attesa di esame, e dell’emendamento con cui, nel novembre 2025, i nostri gruppi nei cinque Quartieri hanno sostenuto la richiesta — arrivata dagli stessi Consigli di Quartiere — di superare quelle riforme e tornare a dare potere alle assemblee.
Sul piano del coinvolgimento abbiamo anche proposto, con un ordine del giorno, un maggiore protagonismo dei Consigli di Quartiere nelle scelte che li riguardano (Ordine del giorno 767): è stato respinto dalla maggioranza. Un decentramento che non vuole rafforzare gli organi eletti è un decentramento a metà.
Partecipare prima, non a cose già decise
La partecipazione vera non è un sondaggio a cose fatte: è il diritto di pesare quando una decisione è ancora aperta. Su questo la distanza con la Giunta è netta. Sulle grandi trasformazioni urbane abbiamo chiesto che si attivi un vero dibattito pubblico, prima che i progetti siano definiti (Interrogazione 519), e che la programmazione triennale delle opere pubbliche passi da una consultazione reale della città (Interrogazione 524). Entrambe sono rimaste non trattate.
E quando un’occasione concreta si presenta, chiediamo che la consultazione sia vera: sul futuro dell’ex Caserma Predieri abbiamo portato in aula la richiesta di una consultazione pubblica che coinvolga davvero il territorio e il suo Quartiere (Mozione 1036). Perché un’area pubblica che cambia destinazione riguarda chi ci abita intorno, non solo gli uffici che la progettano.
Il Consiglio comunale aperto
Le istituzioni possono anche aprirsi, se lo vogliono. Per questo abbiamo proposto di prevedere la possibilità del Consiglio comunale aperto (Mozione 642): sedute in cui cittadinз, comitati, associazioni e Consigli di Quartiere possano intervenire direttamente sui temi che li riguardano, dentro l’aula, non fuori dalla porta. È uno strumento semplice e poco costoso per ricucire la distanza tra chi decide e chi quelle decisioni le vive.
Una nota, perché la trasparenza vale anche su questo: il gettone di presenza dei consiglieri di Quartiere è di circa 46 euro a seduta, e nel 2024 una sentenza ha chiuso un lungo contenzioso sugli arretrati. Chi siede in un Consiglio di Quartiere lo fa per impegno civile, non per il compenso: ragione in più per dare a quel ruolo strumenti veri, e non solo un rimborso.
Nel programma 2024
Gli impegni su Quartieri e partecipazione che abbiamo portato in campagna elettorale, e su cui continuiamo a lavorare in Consiglio.
- Un decentramento reale: risorse proprie e poteri veri ai Quartieri, non deleghe simboliche
- Assemblee elettive al centro, superando l’elezione diretta dei Presidenti introdotta dopo il 2010
- Consultazioni pubbliche che possano incidere sulle scelte, prima che i progetti siano definiti
- Dibattito pubblico sulle grandi trasformazioni urbane
- Il Consiglio comunale aperto a cittadinз, comitati e Consigli di Quartiere
- Bilancio leggibile: chiarire quanti soldi vanno ai Quartieri e come possono spenderli
Gli atti depositati
Il lavoro consiliare su Quartieri, decentramento e partecipazione in questa consiliatura. L’elenco completo, con testo integrale in PDF ed esito del voto, è nell’archivio.
| Atto | Oggetto | Esito |
|---|---|---|
| INT 850 | Decentramento ai Quartieri: oltre gli intenti, conoscere i dati | Depositata |
| INT 897 | Quartieri, decentramento e bilancio: necessario dare risposte | Depositata |
| ODG 767 | Per un maggiore coinvolgimento dei Consigli di Quartiere | Respinto |
| MOZ 642 | Prevedere la possibilità del Consiglio comunale aperto | Depositata |
| MOZ 1036 | Consultazione pubblica ed ex Caserma Predieri | Depositata |
| INT 519 | Dibattito pubblico sulle trasformazioni urbane | Non trattata |
| INT 524 | Programmazione triennale dei lavori pubblici: attivare la consultazione pubblica | Non trattata |
I numeri
Fonti: budget e quote — Deliberazione di Giunta del Comune di Firenze 60/2026 e nostra Interrogazione 850 (2026). Popolazione per Quartiere — bollettino di statistica del Comune di Firenze, febbraio 2026. Confronto Bologna — regolamenti e bilanci dei Quartieri del Comune di Bologna. Gettone di presenza — atti del Comune di Firenze, 2024–2026. Questi numeri dicono una cosa sola: a Firenze il decentramento è ancora più annunciato che reale.
La nostra posizione
Crediamo in una città in cui le decisioni si prendano il più vicino possibile a chi le vive. Per questo vogliamo Quartieri con risorse proprie e leggibili, non sessanta centesimi ad abitante; assemblee elettive che contino davvero, non Presidenti soli al comando; consultazioni che arrivino prima delle scelte e possano cambiarle, non dopo, a ratificarle. Il decentramento non si misura dagli annunci, ma dai capitoli di bilancio e dai poteri reali.
Non è una questione di organigrammi: è una scelta su chi conta in città. Avvicinare le decisioni alle persone è il modo più concreto di allargare la democrazia a chi di solito ne resta fuori.
La democrazia di prossimità non si annuncia: si finanzia e si lascia decidere.