“Bene i sei mesi in più, ora la Giunta dica se il Comune è disposto a farsi carico della struttura”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
Oggi in aula la Giunta ha risposto al nostro question time sulla RSA Le Civette e ha confermato la proroga del servizio fino al 30 giugno 2027. Dopo il Tavolo regionale di salvaguardia del 7 ottobre, l’Azienda USL Toscana Centro lo ha comunicato formalmente il 14 ottobre. Il giorno dopo la cooperativa Proges ha dato formale comunicazione di ritirare «formalmente» la procedura di licenziamento collettivo per ventisei lavoratrici e lavoratori. Delle quattro domande che avevamo posto, questa è l’unica che ha avuto una risposta precisa.
È una buona notizia e il merito va prima di tutto a chi l’ha ottenuta: il Comitato dei Parenti e organizzazioni sindacali, che da settembre tengono aperta la vertenza davanti alla struttura, in Regione e sotto Palazzo Vecchio.
Sul resto le risposte non sono arrivate. Nella struttura vivono diciannove persone, a fronte dei quaranta posti autorizzati dal Comune. Un posto è libero da agosto, mentre a fine giugno la lista d’attesa per le RSA della zona fiorentina contava 176 persone. Avevamo chiesto se quel posto sarà assegnato e se i servizi smetteranno di proporre trasferimenti alle famiglie. Ci è stato risposto che i posti saranno riutilizzati secondo le valutazioni dei servizi, senza dire quando né a chi, e senza una parola sui trasferimenti.
Nessuna risposta nemmeno sugli spazi e sui costi. A luglio l’Azienda ha affidato i lavori per la Centrale Operativa Territoriale finanziata con il PNRR nell’ala chiusa dal 2023. Secondo la Repubblica Firenze, la Regione non intende pagare gli otto milioni stimati per la ristrutturazione. Sosterrebbe però la gestione dei posti, portandoli fino a sessanta, se l’immobile passasse al Comune e fosse il Comune a rimetterlo a posto. Abbiamo chiesto se Palazzo Vecchio è disponibile a farsene carico, inserendo l’intervento nella programmazione dei lavori pubblici e accendendo un mutuo se serve. La Giunta ha parlato di soluzioni da rilanciare e di uno spazio di confronto, ma non ha detto né sì né no.
I sei mesi in più bastano per decidere, a patto di cominciare adesso. Il 5 ottobre il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proposto dalla maggioranza. Chiede «il recupero della piena capienza autorizzata» e lavori per fasi, «in modo da salvaguardare la continuità assistenziale, la permanenza degli ospiti». Se intanto gli spazi della residenza vengono destinati ad altro, al 30 giugno la scelta sarà già stata fatta nei cantieri. In città è già successo con la RSA Demidoff di via San Niccolò: nel 2011 l’autorizzazione fu sospesa in via «temporanea» per i lavori e la struttura non ha più riaperto.
Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di dire entro l’anno, con un atto, se il Comune accetta di prendersi carico della struttura. Chiediamo anche che l’Azienda sospenda la riconversione degli spazi autorizzati a residenza finché quella decisione non è presa, e che il posto libero vada a chi aspetta in lista. Lo riporteremo in aula con la mozione sottoscritta insieme a consigliere e consiglieri anche della maggioranza, che attende ancora di essere discussa.
A Firenze le residenze per anziani non autosufficienti sono ormai in grandissima parte private e le quote a carico delle famiglie continuano a salire. Una residenza pubblica a San Salvi è una delle poche cose che tengono il prezzo dell’assistenza fuori dal mercato: tenerla aperta è una scelta di bilancio, e la deve fare la politica.







