Tag: ricordo

  • Per Mario Fabiani e Alessandro Sinigaglia per il futuro della Città

    Per Mario Fabiani e Alessandro Sinigaglia per il futuro della Città

    “Presenti come gruppo agli appuntamenti istituzionali voluti dal Comune a cui ha partecipato l’Assessora Albanese”

    Dmitrij Palagi, Antonella Bundu – Sinistra Progetto Comune

    Stamani eravamo a Trespiano e in via Pandolfini, per confermare la nostra partecipazione alle annuali cerimonie in ricordo di Mario Fabiani e Alessandro Sinigaglia.

    Ringraziamo ovviamente l’Amministrazione comunale, dalla famiglia del Gonfalone al personale del Cerimoniale, per l’organizzazione, così come l’Assessora Albanese per la presenza, insieme alla famiglia di Fabiani, al Presidente del Quartiere 1, all’ANPI, e alle altre realtà presenti.

    Nella storia di questo paese avanza una pregiudiziale anticomunista che è foriera di approcci eversivi nei confronti della nostra Repubblica e della sua Costituzione.

    Fabiani e Sinigaglia erano comunisti. Un riferimento fondamentale per chi non ha rinunciato a credere nella politica come pratica di radicale trasformazione della realtà, vivendo le istituzioni come strumento e non come fine.

    (Foto di Carlo Galletti)

  • Un saluto e un grazie a Marzia Mecocci del Movimento di Lotta per la Casa

    Un saluto e un grazie a Marzia Mecocci del Movimento di Lotta per la Casa

    “Il testo della comunicazione effettuata nella seduta del 7 luglio 2025. Appuntamento alla manifestazione dell’8 luglio in piazza dei Ciompi”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Marzia Mecocci è stata una delle protagoniste del Movimento di Lotta per la Casa. Era sempre pronta a lottare per il diritto all’abitare. Dopo Lorenzo Bargellini, le persone in difficoltà, e con loro l’intera città di Firenze, perdono una dona che sapeva farsi carico del bisogno abitativo di chiunque.

    Si ama richiamare l’espressione “sedersi dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti sono occupati”. Marzia ha sempre scelto di sedersi dalla parte del torto anche quando le sono stati offerti posti più comodi.

    È stata avversata, infamata e temuta, ma non ha mai chiuso la porta al dialogo, anche con le istituzioni, tutelando la centralità del conflitto, che spesso chi sta in alto prova a rimuovere.

    Stare “dalla parte del torto”, di chi non ha potere, è faticoso. Logora. In una società che sul consumo e sulla mercificazione fonda ormai tutte le relazioni, rinunciando a prendersi cura di chi non ha mezzi o soldi, servono energie talvolta inimmaginabili per restare in piedi.

    Marzia mi ha insegnato che uno dei pochissimi momenti in cui è utile mostrare il tesserino da Consigliere comunale è durante gli sfratti: quando la forza pubblica identifica chi è al picchetto. Qualificarsi come pubblico ufficiale consente di mettere a disposizione di chi è in difficoltà estrema il potere che viene dal mandato elettorale.

    Marzia non difendeva solo “i buoni”. Ha incontrato anche persone cattive, razziste e indisponibili alla solidarietà: le ha aiutate comunque. A tutte proponeva di non accontentarsi di trovare una soluzione individuale, ma da quella non prescindeva.

    Il Movimento di Lotta per la Casa, insieme alle altre realtà con cui si coordina, ha spesso costruito soluzioni anche per le piccole proprietà. Cerca di non alimentare le guerre tra poveri, tra penultimi e ultimi, richiamando le istituzioni alle loro responsabilità, denunciando le inadempienze della politica.

    La retorica della legalità, di fronte ai movimenti per il diritto all’abitare, rende evidente quanto la disumanizzazione faccia parte delle nostre quotidianità, in tutti gli ambiti.

    Come figure istituzionali, però, non possiamo disconoscere le responsabilità che, insieme a chi governa Regione e Parlamento, la nostra Costituzione ci assegna: rimuovere gli ostacoli sociali che segnano la vita di troppe persone. Su questo non lo facciamo abbastanza, in alcuni casi affatto.

    Marzia aveva più autorevolezza e senso di responsabilità di larga parte della classe politica e istituzionale del Paese.

    Poter imparare da lei è stato un privilegio. Averla avuta in conferenza stampa, suscitando le condanne della maggioranza, pochi anni fa, è una delle cose di cui vado più orgoglioso.

    Averla avuta come cittadina è stata una fortuna per Firenze.

    Rilancio qui l’appuntamento per la manifestazione convocata domani, alle 18:00, in piazza dei Ciompi, dove ricorderemo che le lotte continuano.

    Perché con Marzia abbiamo avuto la conferma che sempre, sempre, ogni vita vale più di qualsiasi profitto.

    Grazie quindi Marzia, anche da quest’aula che spesso ti ha condannato, a nome delle tante persone che hai aiutato e di quelle che troveranno aiuto tra chi seguirà il tuo esempio.

  • La Commissione 5 chiede di inserire l’antifascismo tra gli obiettivi programmatici

    La Commissione 5 chiede di inserire l’antifascismo tra gli obiettivi programmatici

    “Fatto proprio il testo dell’ordine del giorno proposto in occasione della discussione sul Documento Unico di Programmazione”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ringraziamo la Commissione 5 e il suo Presidente per aver voluto fare proprio il testo dell’ordine del giorno che avevamo depositato in occasione della discussione sul Documento Unico di Programmazione.

    La richiesta – che ora arriverà al voto del Consiglio comunale – è di inserire tra gli obiettivi programmatici un rinnovato impegno sul fronte dell’antifascismo, della memoria e del ricordo della Liberazione di Firenze, visto anche gli 80 anni del 1945.

    Inoltre pensiamo sia importante aver esplicitato la necessità di avviare il percorso per individuare un luogo e un progetto, in dialogo con le tante realtà del territorio attive nell’ambito delle succitate tematiche, per realizzare una Casa della Cultura e della Storia del Novecento e del tempo presente a Firenze, da collegare al Memoriale Italiano di Auschwitz.

    Con l’occasione ringraziamo le tante realtà attive sul fronte dell’antifascismo, come l’Istituto Storico della Resistenza e l’ANPI, che fanno rete sul territorio e sapranno certamente aiutare la Città a realizzare quanto presto potremo votare nel Salone de’ Dugento.

  • Anna Nocentini, già Consigliera comunale, Firenze ti ringrazia!

    Anna Nocentini, già Consigliera comunale, Firenze ti ringrazia!

    “Il testo dell’intervento in aula, per salutare una donna che rende la Città fortunata”


    Dmitrij Palagi – Consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune

    Prima si vede il fulmine e poi si sente il tuono.

    Con Anna Nocentini era diverso. Prima si sentiva Morricone fischiettato e poi si vedeva lei salire le scale della sede del Partito, o sbucare da una porta. Negli spazi aperti era la sua chioma sopra una bicicletta ad anticipare il suo arrivo, a cui seguiva il fumo della Nazionale senza filtro spezzata, per fumarne metà.

    Chiunque abbia incrociato Anna ha almeno un ricordo e una testimonianza da raccontare. La Città ha un grazie collettivo da rivolgerle, stringendosi a chi ha avuto la fortuna di condividere molta strada comune, ritrovandosi oggi ad affrontare un dolore fortissimo e una paura enorme davanti a quello che sembra un vuoto troppo grande.

    Firenze ricorda oggi la lavoratrice dell’Università e sindacalista dell’FLC CGIL, la cattolica delle comunità di base e dei preti operai, la fondatrice e presidente dell’Associazione per la Difesa dei Diritti delle Persone Non Autosufficienti, la militante e dirigente locale (come avrebbe sottolineato lei) di Rifondazione Comunista, la Consigliera comunale dura nei confronti della maggioranza e delle destre (ma costantemente corretta e leale), la donna sempre attenta alle condizioni delle donne in una società patriarcale e maschilista. La persona sempre disponibile verso chiunque avesse bisogno, per capire come trovare soluzioni.

    Da poco in pensione aveva accettato di collaborare con un quotidiano on-line. In un articolo del 2013 scriveva: «non è chiudendosi all’interno del sistema sanitario e di protezione sociale che si può ricostruire equilibrio fra bisogno e risorse ma solo intervenendo sulla effettiva riduzione del bisogno, affrontando quindi il tema delle cause che generano il bisogno e il suo progressivo aumento: le diseguaglianze economiche».

    Appreso della morte, martedì scorso, non era possibile nascondere il dolore. Da questa notizia è però nato il gesto del Consigliere Francesco Grazzini, di ritrovare il bel testo che Anna Nocentini aveva scritto in ricordo di suo padre. Non aveva mancato di far polemica anche in quell’occasione: se il centrodestra si lamenta della troppa attenzione delle gerarchie ecclesiastiche fiorentine data al centrosinistra, che dovrebbe dire chi come lei era comunista e cattolica?

    Federico Da Rin mi ha segnalato un testo che ho voluto riprendere alle Piagge giovedì, dicendo che non stavamo celebrando i funerali del comunismo e del sindacato. All’ultima seduta del suo mandato le furono regalati dei fiori rossi. Sul Giornale della Toscana fu scritto che “si celebravano i funerali del comunismo”. Con Anna avevamo una paura comune, che non ci fossero più le comuniste e i comunisti in questo Consiglio comunale.

    C’è chi pensa che la politica sia un fatto individuale: per chi crede, in Dio o nell’umanità, o in entrambe, la politica è sì una questione individuale, ma nel senso di assumere su di sé tutto ciò che riusciamo a reggere e anche qualcosa di più.

    Quando con Antonella Bundu abbiamo raggiunto Palazzo Vecchio per la proclamazione nel 2019 c’era Anna ad accompagnarci, insieme a Roberto Rota. A fine giugno di questo anno, per il nuovo mandato, non poteva più esserci, ma c’è chi della Struttura Autonoma si ricordava della sua presenza la volta precedente e ha avuto la generosità di raccontarmelo.

    Sapevamo che in questa consiliatura sarebbe arrivato questo momento. Questo non lo rende più semplice. Anna Nocentini ci ha regalato molto anche nelle fasi finali e più dure della sua malattia. Chi altro ci ha invitato a spostare le telecamere, dopo l’installazione del nuovo sistema, perché non si vedeva bene? Quante e quanti ci mandano commenti, talvolta caustici, su cosa stiamo dicendo, seguendoci in diretta? Lei lo ha fatto e per quanto mi riguarda lo sta ancora facendo, dando forza.

    Un ringraziamento va alla sua famiglia. Hanno compensato le mancanze del nostro sistema sociosanitario e sanitario, insieme alla straordinaria professionalità delle classi lavoratrici, facendole concludere l’esistenza in questo mondo a casa sua. È una questione politica. Anche il senso di colpa di chi prova il dolore di non averle dedicato abbastanza tempo è una questione politica, per quanto sia difficile da ammettere.

    A loro va un grazie anche per permetterci di condividere il ricordo e affrontare insieme dolori diversi, ma vicini.

    Nei momenti di stanchezza, pensiamo ad Anna Nocentini.

    Firenze ha avuto una straordinaria donna e consigliera da poter ricordare.

    Per questo siamo una Città fortunata.

  • Anniversario di Togliatti, occasione per ricordare Fabiani

    Anniversario di Togliatti, occasione per ricordare Fabiani

    “C’è chi ha voluto tentare di cancellare la toponomastica a lui dedicata. In Palazzo Vecchio un appuntamento sull’importanza del comunismo italiano”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Palmiro Togliatti è morto il 21 agosto 1964. 10 anni dopo (14 febbraio 1974) moriva Mario Fabiani. Due comunisti fondamentali nella nascita e nel consolidamento della Repubblica Italiana.

    La cultura del comunismo italiano e internazionale (almeno europeo) è dispersa. Ridotta spessa a simulacro o a una ridicola immagine demonizzata.

    Da tempo si prova a riscrivere la storia, da quando le destre italiane hanno sdoganato la fiamma tricolore e in ogni modo si è provato a delegittimare la falce e martello.

    Sul nodo del potere e il senso delle istituzioni le storie di Togliatti e Fabiani hanno molto da dire e organizzeremo un momento per parlarne in Palazzo Vecchio entro al fine nel 2024.

    Anche perché nella precedente consiliatura ci fu chi propose di cambiare nome a viale Togliatti. Proposta bocciata ma a favore votarono anche due persone che siedono nuovamente nel Salone de’ Dugento, di cui una in maggioranza.

  • Firenze, tra Machiavelli e Savonarola: in ricordo di Giancarlo Garfagnini

    Firenze, tra Machiavelli e Savonarola: in ricordo di Giancarlo Garfagnini

    “Ieri riuscito e partecipato appuntamento in ricordo di un protagonista della storia della filosofia medievale”


    Sinistra Progetto Comune

    Ringraziamo il Presidente del Consiglio comunale, il personale di Palazzo Vecchio e l’Università degli Studi di Firenze per aver realizzato l’evento di ieri, Firenze, tra Machiavelli e Savonarola.

    Ci è dispiaciuto che non tutte le persone siano riuscite a trovare posto, in un Salone dei Cinquecento gremito.

    Ricordare in questo modo il Professor Giancarlo Garfagnini pensiamo sia stato importante per tutta la Città.

    Grazie al Presidente e agli uffici è possibile – per chi non ha avuto modo di esserci – rivedere gli interventi delle Professoresse Anna Rodolfi, Isabella Gagliardi, Anita Norcini Tosi e del Professor Fulvio Cervini: https://www.youtube.com/watch?v=rgjlGw6bkJY

    Il capoluogo toscano ha una tradizione consolidata di riflessione politica, di tensione tra il cambiamento e la storia.

    Ringraziamo anche la famiglia per aver condiviso questo momento con noi. E ringraziamo Carlo Galletti per la foto.

    Riportiamo il testo del saluto fatto da Dmitrij Palagi, consigliere comunale e ultimo laureando del Professor Garfagnini.

    Sulle spalle dei giganti

    Dmitrij Palagi, Consigliere comunale

    Grazie al Presidente del Consiglio Comunale, che ha accettato di organizzare questo pomeriggio e per il modo in cui svolge il suo ruolo. Grazie al personale del Comune di Firenze che rende possibile l’evento. Grazie alla famiglia di Giancarlo Garfagnini. Grazie alle Professoresse Anna Rodolfi, Isabella Gagliardi e Anita Norcini Tosi. Grazie al Professor Fulvio Cervini. Grazie all’Università di Firenze, ai Dipartimenti Dilef e Sagas. Grazie a voi che avete scelto di partecipare in presenza a questo appuntamento.

    Siamo in un luogo importante, di storia, di cultura, di arte; ma Palazzo Vecchio è per prima cosa un luogo di potere. Così come l’Università è un luogo di potere. Ho attraversato l’accademia per alcuni anni, potendo vantare di essere stato alla “scuola del Pellegrino”, in cima a via Bolognese, dove un tempo avevano sede le aule di Filosofia. Il mio primo ricordo di Garfagnini è però in Santa Croce. Una lezione introduttiva di un seminario sulla felicità, come ricerca costante della persona, che ambisce a stare bene.

    Chi ha la possibilità di insegnare esercita una forma di potere, ne ho voluto parlare stamani in classe, in un Centro di Formazione Professionale dove è una bella sfida costruire dialoghi sul significato della vita. Anche un Consigliere comunale esercita una forma di potere, per quanto piccola possa sembrare, rispetto a tanti altri livelli istituzionali. Impegnarsi a metterla a disposizione di una causa comune, della Città, è una delle lezioni più belle del mio percorso da studente e da consigliere.

    Nani sulle spalle dei giganti è anche il titolo di un evento del 2014 organizzato dalla Regione Toscana, durante il quale il Professor Garfagnini era in programma con l’intervento Dal dire al fare, in nome di Dio: Savonarola e Firenze. Vorrei qui condividere la mia testimonianza di un cittadino che negli studi di Garfagnini ha trovato e trova la tensione del passaggio tra teoria e prassi, tra prassi e teoria.

    Userò alcune delle sue parole, tratte da un saggio su Machiavelli. Nel quale chiarisce che quando ci si rivolge alla filosofia medievale occorre sapere che è «filosofia vera e a tutti gli effetti». Una «visione complessiva» che una parte consistente del mondo europeo ha avuto di sé stessa, in un arco di tempo che comprende interi secoli. Un’era piena di cambiamenti, rivoluzioni, tumulti e conflitti.

    «Mutano, col passare dei secoli che scorrono di fronte agli occhi dello storico, con l’accrescimento delle conoscenze ed il variare della situazione generale, le soluzioni che ai problemi vengono date, ma non muta il perché certi problemi continuino a porsi».

    I perché, le domande di senso, ci accompagnano tutti i giorni, che le si vogliano affrontare o meno.

    Il Professor Garfagnini è salito sulle spalle dei giganti e attraverso lui possiamo ergerci a nostra volta sugli orizzonti aperti dal pensiero politico medievale. In modo fugace qui lo ringrazio per avermi permesso di incontrare Tommaso d’Aquino, Bonaventura, Giovanni da Parigi, Matteo d’Acquasparta, Egidio Romano, Remigio de’ Girolami, Pietro di Giovanni Olivi, Marsilio da Padova, Guglielmo di Ockham. Sono solo alcuni dei nomi che ho avuto l’opportunità di studiare, ma che non sentiamo quasi mai nel dibattito politico del nostro tempo e in questo Palazzo, nonostante facciano parte della nostra identità.

    Per me è stata fondamentale l’efficacia con cui il Professor Garfagnini spiegava la centralità della cosiddetta “riscoperta di Aristotele”, un evento di cui sentiamo ancora l’eco. Scrivendo del pensiero tomista ricordava che esiste una tradizione filosofica per cui la politica è «l’idea del massimo dell’impegno a cui ogni essere umano degno di questo nome è chiamato. La più nobile scienza nell’ambito della vita pratica».

    Nel medioevo assistiamo a una crisi dei poteri universali. Mentre si scontrano impero e papato, si formano nuove sovranità, in modo non lineare, ma irreversibile.

    Nel Duecento si (ri)afferma anche a livello teorico l’«opportunità storica di dar luogo a forme diversificate di organizzazione politica, tali da rispondere a diversità di carattere antropologico e sociale, relative a condizioni spazio-temporali non omologabili ad un unico astratto modello». Una finalità che non è in contrasto con la conduzione spirituale affidata al regno di Cristo, che non è però di questo mondo.

    In un laboratorio politico di profondi mutamenti acquistano nuovi significati parole che usiamo ancora oggi.

    «La libertà, dal punto di vista religioso, resta a connotare una dimensione dello spirito, la dimensione umana nell’ottica della fede. Per quel che riguarda l’assetto storico, pratico e concreto dell’ordinamento politico, libertas definisce ormai stabilmente i diritti delle singole realtà statali a fronte di qualsiasi pretesa esterna alla loro giurisdizione, che è, questa sì, assunta come punto di riferimento proprio e naturale. Analogamente, il bonum commune non sta più ad indicare una caratteristica spirituale, interpretata e mediata dall’istituzione ecclesiastica, ma si riferisce a cose ben concrete, come l’equità fiscale, la giustizia nei commerci e nei rapporti interpersonali, i diritti delle singole componenti del quadro sociale e politico, che trovano nell’interesse reciproco il loro punto di equilibrio, qui ed ora, non nell’al di là. Tutto ciò sta a significare la desacralizzazione della società basso medievale? Non si tratta assolutamente di questo, ma piuttosto di una ridefinizione degli ambiti, di una reazione, per un verso, a pretese ormai considerate eccessive e non più funzionali e, per l’altro di riscoperta dei valori religiosi come premesse e conclusioni metastoriche ad un percorso che è affidato all’uomo e alla sua ragione».

    Il Professor Garfagnini aiuta anche a ricordarsi che politica e teoria politica non sono la stessa cosa. Prassi e teoria si tengono, ma non si annullano. L’una senza l’altra perde di senso.

    «Sono stati definiti, nell’ottica della trattatistica politica, «modesti» i testi della polemica contro Milano di Coluccio Salutati ed altri analoghi in difesa della Florentina libertas. I cancellieri della Repubblica, che con grande autorevolezza ed abilità retorica intervennero per sostenere le ragioni della città, del suo ordinamento come delle sue finalità espansionistiche, eseguirono le direttive di una classe politica che stava alle loro spalle e provvedeva a pagare il loro stipendio. Di funzionari di altissimo livello si trattava, non di teorici della politica, e che altrove ed egregiamente diressero le loro energie creative: non si rende loro un buon servizio, in realtà, né lo rendiamo a noi stessi e alla nostra esigenza di comprenderli, se li rivestiamo di un abito e di un’autorità che non spettava loro. Machiavelli no, Machiavelli costituisce un caso assai diverso, e non tanto per il fatto che il suo status di funzionario senza troppa fortuna lo rese più sensibile alle teorizzazioni, ma perché sin dall’inizio della sua attività ai fondamenti ed alle motivazioni dell’agire politico, all’analisi di ciò che si fa e si può prevedere tenendo come punto di riferimento il bonum dello stato di cui era rappresentante dedicò un coinvolgimento ed una lucidità di analisi che rispondevano ad una sua intima necessità».

    La politica può essere una vocazione, senza che si trasformi in un’ossessione. Questo costringe a stare dentro un contesto dove la dimensione individuale si scontra con i limiti del tempo in cui si vive. Ogni giorno richiede il suo compromesso, le sue scelte.

    Il Novecento ci ha insegnato i volti peggiori del potere. Ma senza potere è possibile cambiare qualcosa? Ed è possibile esercitare potere con umiltà vera, mettendosi completamente al servizio della Città? E perché dedicare la propria esistenza al bene comune, senza sapere quali risultati si otterranno? Spesso le azioni nella storia e le teorie politiche influiscono quando non c’è più chi le ha compiute o elaborate. Agiamo senza avere certezze delle conseguenze, senza sapere quale segno lasceremo. Perché il contesto determina cosa possiamo fare, ma anche come ci consegneremo al ricordo delle nostre comunità.

    Per esercitare al meglio la propria funzione, il proprio potere, occorre che la forma corrisponda alla sostanza, che esista un’autorevolezza che prescinde dall’autorità.

    Garfagnini è stato ed è un maestro, un gigante. Sono convinto che questa giornata ci aiuterà a guardare a un orizzonte più ampio.

    Vi rubo il tempo per un’ultima citazione.

    «Consapevolezza del mutare delle opinioni e delle passioni popolari, quindi la necessità di poter disporre di strumenti coercitivi per poter far continuare a credere chi non crede più; questa è la virtù del realismo politico, ma non poteva essere una virtù nell’organizzazione politica voluta dal Savonarola. […] Eppure, su alcuni aspetti, consonanze o riecheggiamenti [tra Savonarola e Machiavelli] sembra di poterli percepire, ma probabilmente in molti casi di debbono ad un comune fondamento morale e repubblicano, ad una considerazione per il ruolo della partecipazione al governo sul quale, più che su qualsiasi altro potere od aiuto, può fondarsi con qualche certezza il potere di un principe. […] Comunque le distanze sono tante e reali, e la maggiore, che segna anche il distacco più notevole rispetto alla tradizione politica medievale sullo stato, deriva dalla constatazione che per Machiavelli la mutabilità connota le cose umane, e non c’è più alcun ordine sovrannaturale che possa incardinare quello naturale. L’uomo è solo, con tutta la sua responsabilità politica e morale, di fronte alla natura ed alla sua creatura: virtù e fortuna combattono tra loro una guerra, in cui la prima vince soltanto e per tutto il tempo che la seconda, benignamente, gli concede. […] Ciclicità e imponderabilità degli eventi: il distacco da una idea della vicenda umana ricondotta sotto il disegno della ragione retta (umana e/o divina) può dirsi completato».

    Dalla consapevolezza di queste novità, di questo processo, torna l’importanza della politica come idea di massimo impegno per una persona che aspiri a essere degna: la forma più nobile di vita pratica, soprattutto da esercitare nei contesti democratici, dove le forme rischiano di essere vuote o ingiuste strutture di potere, se manca partecipazione.

    Con o senza Dio, la politica può essere una vocazione, una tensione teorica e pratica..

    Per questo ringrazio qui, nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, il Professor Garfagnini, ringraziando nuovamente tutte e tutti voi per essere qui.