Tag: antifascismo

  • 25 aprile a Firenze: su Trespiano e scuola Villani conferme, in attesa di risposte

    25 aprile a Firenze: su Trespiano e scuola Villani conferme, in attesa di risposte

    “Nuove testimonianze confermano che la mattina del 25 aprile, dopo che le realtà antifasciste erano già andate via, alcune decine di persone erano incolonnate a marciare a Trespiano”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La domanda di attualità presentata oggi — relativa a quanto accaduto quel giorno al cimitero di Trespiano e alla cerimonia della scuola Villani — non è rientrata tra quelle discusse in Consiglio Comunale. Diventerà interrogazione urgente.

    La stampa ha già riportato i fatti segnalati nelle ultime ore: a Trespiano c’è stato di fatto un tributo ai cosiddetti “Franchi Tiratori” della RSI e alla scuola Villani non è stato permesso di parlare a Stefano Donnini, per riportare – come di consueto – la testimonianza di suo padre partigiano. Entrambe le cose non possono ripetersi.

    Ulteriori testimonianze ci hanno confermato un elemento rilevante sulla tempistica: la cerimonia che ha visto il tributo ai caduti della RSI si è svolta la mattina del 25 aprile, dopo che la Rete Democratica e le realtà antifasciste avevano già concluso la loro commemorazione e se ne erano andate. Erano alcune decine di persone, incolonnate a marciare. Non un raduno informale: un’età media molto giovane, con alcune persone evidentemente presenti a guidare una vera e propria manifestazione.

    Tutto questo è accaduto a meno di una settimana dall’approvazione unanime della mozione 2025/00914, votata dal Consiglio Comunale il 20 aprile scorso, che impegnava esplicitamente la Sindaca e la Giunta sul nodo della commemorazione a Trespiano. Una mozione approvata con i voti di tutti i gruppi consiliari — inclusa la maggioranza e le destre presenti — che evidentemente non ha prodotto alcun effetto concreto entro il 25 aprile.

    Come Sinistra Progetto Comune poniamo due questioni distinte, entrambe che richiedono risposta istituzionale.

    La prima riguarda Trespiano: chi erano le persone incolonnate a marciare nel cimitero la mattina della Festa della Liberazione? L’Amministrazione era informata? Cosa intende fare affinché il 25 aprile e l’11 agosto non deventino, anno dopo anno, lo spazio per onorare chi combatteva contro la Resistenza e la liberazione dal nazifascismo?

    La seconda riguarda la scuola Villani: a Stefano Donnini, figlio del partigiano “Otto” — Sergio Donnini, comandante della 22ª bis Brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia” — non è stato permesso riportare la sua testimonianza in una cerimonia istituzionale del 25 aprile. La memoria diretta di chi ha combattuto per la liberazione non può essere trattata come un fuori programma da tagliare per esigenze di scaletta.

    L’interrogazione urgente chiederà alla Sindaca e alla Giunta di rispondere su entrambi i fronti.

  • A Trespiano, dopo la cerimonia antifascista, anche l’estrema destra. È un fatto grave

    A Trespiano, dopo la cerimonia antifascista, anche l’estrema destra. È un fatto grave

    “La Sindaca e la Giunta devono aprire un confronto urgente con Prefettura e Questura. Il 25 aprile e l’11 agosto non possono essere giorni in cui si onorano quelli che combatterono contro la nascita della Repubblica italiana»


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Ieri mattina al Cimitero di Trespiano eravamo presenti alla cerimonia organizzata dalla Rete Democratica Fiorentina: “Diamo un futuro alla memoria”, in ricordo di Gilda Larocca, partigiana di Radio Co.Ra. — la radio clandestina che durante l’occupazione nazista di Firenze tenne aperto il collegamento tra il CLN e gli Alleati. Era il senso giusto del 25 aprile: onorare chi scelse la parte giusta della storia, a rischio della propria vita.

    Poche ore dopo, durante gli orari di apertura ordinaria del cimitero, ci sono pervenute segnalazioni di una cerimonia di tutt’altro segno: un gruppo organizzato, con bandiera, di alcune decine di persone che come di consueto presumiamo abbiano voluto commemorare i cosiddetti “franchi tiratori” e chi scelse di servire la Repubblica Sociale Italiana, dopo la resa della monarchia a favore della Resistenza e degli eserciti Alleati. Ovvero chi scelse l’occupante nazista e il governo Mussolini, contro le formazioni partigiane e chi sconfisse la barbarie del secolo scorso.

    Lunedì scorso, 20 aprile 2026, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione 2025/00914, da noi proposta, che impegna la Sindaca e la Giunta a confrontarsi con Questura e Prefettura per impedire che sul territorio cittadino si verifichino episodi contrari ai principi costituzionali, ledendo l’onorabilità di una città Medaglia d’Oro al Valor Militare per il ruolo avuto nella Resistenza. Quel voto, unanime per tutti i gruppi presenti (con l’eccezione di un Consigliere, vicino a Casaggì), a che è servito se Palazzo Vecchio dimostra di non voler avere contezza di quanto avviene in un proprio spazio, quale è il cimitero di Trespiano?

    Ogni manifestazione pubblica di questo tipo richiede un preavviso alle autorità competenti. Se un gruppo strutturato si è presentato al cimitero a fine mattinata del 25 aprile, è ragionevole ritenere che le autorità ne fossero a conoscenza. La mozione appena approvata non ha trovato applicazione.

    Domani presenteremo una domanda di attualità e chiederemo anche nel Salone dei Duecento che Sindaca e Giunta si attivino immediatamente. Non per individuare responsabilità formali nella gestione dell’ordine pubblico — su cui il Comune non ha un ruolo centrale, ma può dire la sua — ma per esercitare la pressione politica e istituzionale che spetta a chi governa una città che ha fatto dell’antifascismo un valore fondativo. Non è facoltativo: è l’impegno che il Consiglio ha assunto all’unanimità solo cinque giorni fa, lo ripetiamo.

    Il 25 aprile e l’11 agosto non possono essere giorni in cui a Trespiano si onorano coloro che si opposero alla nascita della Repubblica italiana. Non è una questione di sensibilità: è una questione di coerenza istituzionale e di senso stesso della cornice pubblica di regole che dichiariamo di voler rispettare.

  • Transennare il 25 aprile genera tensioni e nega lo spirito della giornata

    Transennare il 25 aprile genera tensioni e nega lo spirito della giornata

    “Grazie a chi sta tenendo vive e vissute le piazze. Positivo che si sia colta l’esagerazione delle situazioni, anche se è stato brutto vedere il vuoto dentro l’area transennata delle piazze istituzionali.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il 24 aprile 2026 — ieri — la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge n. 23/2026, comunemente chiamato decreto sicurezza. Tra le sue norme: il fermo preventivo fino a 12 ore per chi durante una manifestazione sia ritenuto un potenziale pericolo, il rafforzamento del DASPO urbano, la possibilità per i prefetti di istituire nuove aree a vigilanza rafforzata. Quattro giorni fa, Amnesty International ha presentato il suo Rapporto 2026 denunciando la crescente criminalizzazione del diritto di protesta in Italia — con casi già documentati di divieti di accesso alle città per manifestanti pro-Palestina a Udine — come parte di una deriva autoritaria che attraversa le democrazie occidentali e non è un’anomalia italiana.

    Il giorno dopo, il 25 aprile, giorno di festa del popolo, per il popolo, Firenze ha dato due immagini opposte: piazza dell’Unità e piazza della Signoria transennate, con ampi spazi vuoti, mentre le persone senza incarichi istituzionali venivano tenute fuori.

    La coincidenza non è casuale: è la fotografia di un problema sistemico.

    Come gruppo consiliare abbiamo scelto oggi di non sedere davanti all’Arengario, per la prima volta in sette anni, rimanendo al di fuori del perimetro. Non è stata una protesta simbolica, ma una scelta di lettura dello Stato, che deve essere a disposizione delle persone. La Repubblica italiana non è nata grazie alle istituzioni — è nata grazie a chi scelse di essere partigiana e partigiano nell’illegalità, quando ancora la monarchia era alleata del governo Mussolini. Festeggiare la Resistenza tenendo la cittadinanza fuori da una piazza transennata è il contrario di quello che si vorrebbe ricordare: la Liberazione fu soprattutto un atto del popolo, non una cerimonia da osservare a distanza, altrimenti avremmo pagato molto di più le conseguenze della sconfitta bellica in cui fu trascinato il Paese.

    Prendiamo atto che in piazza della Signoria anche la Sindaca e la maggioranza abbiano riconosciuto l’esagerazione delle misure adottate, e questo è positivo. Ma non basta riconoscerlo a cose avvenute: serve che non si ripeta e per questo presenteremo una mozione affinché ogni 25 aprile e ogni 11 agosto la politica torni protagonista nelle piazze della città, senza la paura di chi scende a festeggiare. Nel rispetto delle competenze — la gestione dell’ordine pubblico non è del Comune — la domanda politica che poniamo è chiara: chi decide le modalità delle celebrazioni deve rispondere alle comunità che quelle piazze le abitano ogni giorno. Non riteniamo prioritario capire di chi è la “colpa”, l’importante è che non si ripeta.

    Con l’occasione vogliamo ringraziare le tante persone che hanno reso piazza Tanucci una piazza viva e vissuta, così come chi sta tenendo viva piazza Poggi e darà vita a piazza Santo Spirito. Questa è l’immagine migliore di Firenze oggi, che non accetta provocazioni e non chiede il permesso per ricordare il senso di oggi.

  • Il 25 aprile non è una data. È una scelta.

    Il 25 aprile non è una data. È una scelta.

    “Calendario ricco di appuntamenti, istituzionali e non: è fondamentale attraversare dimensioni diverse, rispettando le pluralità”


    Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune

    Domani, 25 aprile 2026, la nostra coalizione sarà presente a numerosi appuntamenti previsti in tutta la Città.

    Come gruppo consiliare saremo alle 8:00 al Cimitero di Trespiano, in memoria di Gilda Larocca. Alle 10:00 in piazza dell’Unità Italiana per la cerimonia istituzionale. Alle 11:00 in piazza della Signoria. Alle 12:30 in piazza Poggi per il pranzo collettivo. Alle 15:00 in piazza Santo Spirito e alle 17:00 al corteo di Firenze Antifascista. Segnaliamo anche l’impegno di Firenze per la Palestina, che si rinnova anche quest’anno nei diversi appuntamenti.

    È un programma ricco, ma ogni momento ha un senso preciso, come i tanti altri che non sono citati in questa nota.

    Non si tratta di commemorare, si tratta di scegliere, ancora una volta, da che parte stare rispetto ai fatti che stanno avvenendo.

    Noi quella scelta l’abbiamo fatta anche in aula, in questa consiliatura, più volte, con diversi atti approvati negli ultimi due anni con ampio consenso. Abbiamo votato che il Giorno della Memoria non può diventare il pretesto per equiparare nazismo e comunismo — dimentichi del fatto che fu un sindaco comunista, Mario Fabiani, il primo eletto democraticamente a Firenze dopo la Liberazione (ODG/2025/00152). Abbiamo chiesto che la memoria aiuti a distinguere antisemitismo, antisionismo e critica all’azione di un governo — che sono tre cose distinte e non confondibili (ODG/2025/00153). Abbiamo ricordato che imparare la storia serve anche a capire cosa accade oggi, quando si parla di respingimenti, deportazioni e politiche migratorie che somigliano sempre meno ai diritti che credevamo conquistati (ODG/2025/00155). Abbiamo condannato una consigliera di Quartiere che si era recata a Trespiano a onorare chi combatteva per la Repubblica Sociale Italiana, perché chi ha un ruolo pubblico non può veicolare quel tipo di messaggi (ODG/2025/01384). Abbiamo impegnato la Giunta a incontrare le realtà che chiedono una Casa della Cultura e della Storia del Novecento — perché la memoria ha bisogno di luoghi, non solo di cerimonie (ODG/2026/00232). E lunedì scorso, con voto unanime del Consiglio comunale, abbiamo approvato la mozione MZ/2025/00914: Firenze è antifascista, il cimitero di Trespiano non può essere aperto appositamente per permettere alla destra nostalgica di celebrare i “franchi tiratori” il 25 aprile e l’11 agosto. E confidiamo che domani non si tenga nessuna celebrazione di chi scelse il lato sbagliato della storia.

    Diciamo tutto questo perché il contesto in cui viviamo questo 25 aprile non è neutro. Chi governa — in Italia, in Europa, nel mondo — sta sistematicamente venendo meno ai compromessi su cui è stata costruita la pace dopo la seconda guerra mondiale: i diritti delle persone migranti vengono subordinati a logiche di deterrenza che arrivano a ipotizzare deportazioni; le discriminazioni sono tornate strumento di consenso elettorale; le guerre si combattono senza alcun rispetto per il diritto internazionale (anche la parvenza dell’ipocrisia legata all’esportazione della democrazia è svanita) e senza che la comunità internazionale trovi la forza di fermarle; i rapporti di forza economici e militari vengono presentati come ordine naturale delle cose. Non si tratta di cedimenti isolati: è un cambio di paradigma — e il 25 aprile è uno dei giorni in cui vale la pena dirlo ad alta voce.

    Per questo pensiamo che sia profondamente in errore chi non capisce che è il momento di tornare a rispettare le pluralità dell’antifascismo, in tutte le sue forme, senza pretendere di farne di per sé un progetto meramente elettorale, in nome di un bipolarismo forzato con leggi elettorali molto lontane dal proporzionale pensato alla nascita della nostra Repubblica. Domani saremo nelle piazze della Città con questo spirito: sapendo che anche chi sceglie di non votare (o non può votare), ma ogni giorno si impegna per dare valore concreto all’antifascismo, è parte di una comune lotta. Essere gruppo di opposizione non ci ha mai impedito di avanzare proposte in questo ambito che poi trovano ampia approvazione, come sopra dimostrato.

    L’antifascismo non è la memoria di una vittoria lontana, è la risposta alle domande che il presente ci pone ogni giorno.

    Grazie ad ANPI, all’Istituto Storico Toscano della Resistenza, ad ANED, all’ARCI, a Firenze Antifascista e a tutte le realtà che domani renderanno questa città viva. Non è scontato. È necessario.

  • Trespiano e Settignano: il Consiglio vota all’unanimità perché non si rievochi il fascismo

    Trespiano e Settignano: il Consiglio vota all’unanimità perché non si rievochi il fascismo

    “Una mozione e un’interrogazione hanno riportato al centro del dibattito i fatti dell’anno scorso, perché non si ripetano”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità la mozione «Firenze è antifascista: condanna delle manifestazioni nostalgiche a Trespiano il 25 aprile e l’11 agosto» (2025/00914). Il voto ci fa piacere, e non lo diamo per scontato, quindi ringraziamo chi lo ha fatto, anche del centrodestra (prendendo atto di un solo Consigliere che ha preferito non farlo, immaginiamo per i suoi legami con Casaggì). Vale la pena spiegare perché quella mozione esiste e cosa è successo nel mezzo.

    Tutto ha origine da un fatto preciso: il 25 aprile 2025, il Cimitero di Trespiano è stato aperto in via straordinaria dalle 14.30 alle 16.00 — fuori dagli orari ordinari — per permettere lo svolgimento di una manifestazione di estrema destra regolarmente preavvisata alla Questura, a cui hanno partecipato alcune decine di persone tra cui militanti di forze politiche note a tutta la Città. Lo abbiamo denunciato dopo aver raccolto alcune testimonianze. L’Assessore con delega ai cimiteri ha dichiarato di non sapere nulla di quanto accaduto fino a quando non ha letto la nostra nota. Il fatto rilevante non è solo quello che è successo il 25 aprile, ma quello che è cambiato dal 2022: da quell’anno le commemorazioni dei «franchi tiratori» repubblichini a Trespiano hanno smesso di essere pubblicamente annunciate, ma potrebbero essersi comunque tenute — in sostanza, organizzate nell’ombra, arrivando però a trovare addirittura aperture straordinarie del cimitero.

    Abbiamo presentato due interrogazioni: la prima per chiedere chi avesse autorizzato l’apertura e se vi fossero precedenti analoghi; la seconda per chiedere se la Giunta avesse adottato misure concrete per il 2026. La risposta alla prima è arrivata a novembre 2025, con una dichiarazione di principio: solo le celebrazioni ufficiali sono consentite, le celebrazioni del fascismo non sono ammissibili. Positivo come enunciato, assente come azione concreta. La risposta alla seconda, arrivata a marzo 2026, si limita a rinviare alla risposta precedente, senza dare conto di un solo atto adottato. Confidiamo che il voto unanime del Salone dei Duecento ci aiuti in vista dell’imminente 25 aprile e ringraziamo la maggioranza per aver voluto imporre il tema con mozione d’ordine nella seduta di ieri.

    Sempre quest’ultimo lunedì abbiamo ricevuto anche la risposta all’interrogazione urgente sul raduno tenuto a Settignano il 12 marzo 2025. La risposta ci ha detto che l’agibilità delle manifestazioni non è di competenza del Comune. Prendiamo atto, e restiamo in attesa di capire se però ci sia la volontà politica di agire, come Città.

    La nostra posizione è chiara. Non vogliamo risolvere queste questioni con l’ordine pubblico. Non chiediamo apparati di sicurezza o provvedimenti repressivi. Quello che chiediamo è una scelta politica: che il territorio non offra, nemmeno indirettamente, spazi, strutture o silenzi a chi evoca la Repubblica Sociale Italiana. Chi lo fa, lo fa ormai nell’ombra — senza pubblicizzare, senza foto, senza rivendicare pubblicamente. Ma questo non significa che il problema sia superato: significa che chi porta avanti quella nostalgia ha imparato a muoversi in modo da non essere fermato. Non vediamo fantasmi del passato. Vediamo processi reali del presente che cercano di costruire egemonia nell’indifferenza.

    Adesso la domanda è: abbiamo la certezza che sabato a Trespiano nessun gruppo organizzato celebrerà la barbarie nazifascista?

  • Tanucci: stare in piazza non può essere punito. Si crei un fondo di solidarietà

    Tanucci: stare in piazza non può essere punito. Si crei un fondo di solidarietà

    “Chiederemo alla Sindaca e alla maggioranza di partecipare a iniziative in cui raccogliere i fondi necessari in caso di importi da pagare. E di superare le zone rosse”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Oggi saremo in piazza Tanucci, con Pippo Civati e con l’assemblea convocata dal Comitato Tanucci Piazza Aperta. Lo faremo prima di tutto perché continuiamo a pensare che sia importantissimo sostenere in ogni modo la risposta spontanea di una parte importante della cittadinanza del rione, senza strumentalizzazioni e con piena convinzione.

    Ma saremo lì anche per esprimere solidarietà rispetto a quanto è successo, con le sanzioni notificate a persone colpevoli di aver espresso il loro pensiero, liberamente, in libera piazza.

    Il 28 marzo, quando Futuro Nazionale inaugurava la sua prima sede fiorentina in piazza Tanucci, centinaia di residenti erano in piazza. Famiglie e abitanti che ogni giorno vivono quegli spazi, bevendo qualcosa, o mangiando un panino, scambiando due parole. In quel giorno reagendo alle provocazioni dell’eurodeputato Vannacci, che si era chiesto “quante fave avrebbe trovato a Firenze”. Tante.

    Lui senza rispondere delle oscenità politiche o storiche dichiarate, corpo estraneo a Firenze, continua a vivere senza conseguenze i suoi ruoli pubblici (prima da generale, poi da eurodeputato eletto con un partito diverso da quello che ha creato adesso). Delle persone colpevoli di vivere la loro Città ora si trovano sanzionate.

    Il caso specifico si inserisce in un contesto più ampio. Le sanzioni amministrative tra i mille e i diecimila euro sono in applicazione dell’articolo 18 del TULPS — il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza — nella sua versione modificata recentemente.

    Non si tratta di una norma nuova nel suo impianto, ma di un inasprimento significativo che nega le tutele che erano previste nei procedimenti penali previsti in precedenza. Chi riceve la sanzione rischia di rimanere in una condizione sospesa per mesi e mesi, con giudici di pace e amministrativi che intervengono su una questione che ha rilievo anche costituzionale

    Il tutto mentre il Decreto Sicurezza è stato definito da giuristi e organizzazioni di tutela dei diritti come un provvedimento che rappresenta uno degli attacchi più estesi al diritto di protesta nella storia della Repubblica italiana.

    Porteremo in Consiglio comunale il tema, chiedendo alla Sindaca e alla Giunta, così come a tutto il Salone dei Duecento, se c’è la disponibilità a partecipare a eventi che raccolgano in forme solidali e pubbliche gli eventuali importi necessari, laddove ci fosse da far fronte alle sanzioni emanate.

    Noi lo faremo, con tutta la coalizione, parteciperemo a ogni iniziativa utile a ricordare che esprimere sentimenti antirazzisti e antifascisti non può essere sanzionato o considerato reato. Evidenziando che il tema è tutto politico e riguarda il legislatore, cioè la politica. Ricordando che Firenze è una città in cui si applicano le zone rosse, la videosorveglianza invasiva e un disciplinamento che purtroppo non è alternativo a quanto fatto dal Governo Meloni.