Dmitrij PalagiConsigliere comunale · Firenze · SPC

Lupi di Toscana, il silenzio avvolge anche i 236 alloggi

“Si lavora da mesi, ci dicono, ma del canone calmierato non si sa più niente”

Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Giulia Marmo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 4

Oggi in Consiglio comunale la Giunta ha risposto a una domanda di attualità di Fratelli d’Italia sull’ex caserma Lupi di Toscana (la nostra non è rientrata). Ha trattato la vicenda solo come una questione idraulica: «sono mesi che stiamo lavorando in silenzio» con l’Autorità di bacino e il Genio civile, il progetto approvato nel 2021 aveva tutte le autorizzazioni, gli approfondimenti in corso derivano da «un’evoluzione del quadro conoscitivo». Dei 236 alloggi a canone calmierato, che sono la ragione dell’intera operazione, non ha detto nulla.

Lavorare con l’Autorità di bacino perché in quell’area si costruisca in sicurezza è giusto, e ringraziamo chi lo sta facendo. Quel silenzio però ha riguardato anche il Consiglio. Le nostre interrogazioni 1186 e 1529, sul fondo immobiliare e sul cronoprogramma delle opere a carico del Comune, aspettano risposta oltre i termini, come quella urgente depositata il 14 ottobre. Nella Commissione del Quartiere 4 di settembre è stato riferito che un cronoprogramma di quelle opere non era stato redatto. Quanto al 2021, la Segretaria dell’Autorità di bacino ha dichiarato a la Repubblica di aver fatto notare «fin dalla conferenza dei servizi del 2021» che il progetto doveva tenere conto delle sue mappe.

Il nodo che oggi è mancato sta negli atti. Con la determina 1212 di febbraio il Comune ha affidato l’operazione al Fondo AbitaEquo di Investire SGR, unica offerente: 236 alloggi a canone calmierato per quindici anni, il minimo richiesto, e il valore delle aree pubbliche ripagato in quote del Fondo. L’offerente aveva scritto di non poter garantire più di quindici anni proprio per i tempi dei lavori e per la scadenza del 31 dicembre 2026. Le opere di compensazione idraulica, gli espropri e le bonifiche restano a carico del Comune.

Secondo la Repubblica di oggi, la Fondazione Cassa di Risparmio, che partecipa al Fondo, si dice «preoccupata», e se il costo di costruzione passasse da 2.200 a 2.800-3.000 euro al metro quadro l’operazione non reggerebbe. In questo schema ogni mese di ritardo e ogni euro in più finiscono da una sola parte: sul bilancio comunale oppure sulle condizioni sociali, cioè meno anni di canone calmierato, meno alloggi o un valore più basso riconosciuto alle aree. A pagare sarebbero le famiglie che aspettano una casa a un prezzo sostenibile, in una città in cui gli sfratti eseguiti sono tre a settimana.

Anche noi avevamo depositato una domanda di attualità, che non è stata discussa per mancanza di tempo e diventa così un’interrogazione urgente, con risposta scritta dovuta entro dieci giorni. Chiediamo tre cose alla Sindaca e alla Giunta: che ogni modifica alle condizioni offerte in gara passi dal Consiglio prima della firma della convenzione; che si dica chi sosterrà i maggiori costi delle opere idrauliche; che si spieghi a quale atto corrisponde la «parte di edilizia residenziale sociale totalmente pubblica» annunciata dalla Sindaca l’8 ottobre.

Quando il patrimonio pubblico viene conferito a un fondo, il Comune mette le aree e si tiene i rischi, mentre il privato entra alle condizioni minime. È per questo che sui Lupi di Toscana la domanda giusta non riguarda solo dove passa l’acqua, ma chi abiterà quelle case, per quanti anni e a quale prezzo.

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