Tag: trasporto pubblico

  • Taxi elettrici: se il Comune li vuole ne garantisca le condizioni

    Taxi elettrici: se il Comune li vuole ne garantisca le condizioni

    “Le colonnine spesso non funzionano e i costi di ricarica sono fuori controllo”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Comune di Firenze nel 2016 mise a bando 70 nuove licenze taxi — tutte a trazione elettrica, senza eccezioni e senza alternative. Un obbligo tecnologico imposto come condizione necessaria per accedere al servizio, presentato come avanguardia green. Dieci anni dopo, quei lavoratori e quelle lavoratrici pagano ancora le conseguenze di una scelta che non è stata accompagnata da infrastrutture adeguate, né da misure strutturali di sostegno economico.

    In sede di question time, abbiamo chiesto conto alla Giunta di questa contraddizione. La risposta ricevuta — pur apprezzabile nella disponibilità a fornire dati — non ci appare condivisibile per la parte in cui dice “lo sapevano”. No, non potevano sapere che non ci sarebbe stata un’infrastruttura adeguata e che i costi energetici sarebbero saliti in questo modo.

    Chi ha vinto il concorso del 2016 si è trovato a sostenere un differenziale di acquisto tra i 10.000 e i 15.000 euro rispetto a un veicolo ibrido o termico equivalente. Si è poi trovato a ricaricare il mezzo a colonnine pubbliche al costo medio di 0,75-0,95 €/kWh — circa tre volte il costo di una ricarica domestica — senza garage privato, senza agevolazioni tariffarie strutturali, senza compensazione del maggior costo operativo.

    Questa non è ecologia. È l’ecologia che si può permettere chi ha più capacità di spesa, o che obbliga a fare sacrifici ingiusti. Il principio “chi inquina paga” non può essere rovesciato in “chi rispetta le regole e segue le indicazioni del Comune paga di più di chi non le ha mai rispettate”.

    L’istituto della doppia guida — introdotto in via sperimentale nell’aprile 2024 e poi reso strutturale con l’accordo del 31 dicembre 2024 tra il Comune e le cooperative Socota e Cotafi — estende il turno fino a 14 ore di servizio. Per i veicoli elettrici, questo crea un problema tecnico reale: i tempi di ricarica rendono impossibile il passaggio immediato del mezzo tra conducenti. Il veicolo deve fermarsi, non può proseguire il servizio, e il reddito si riduce.

    Alla nostra domanda su questo punto, la risposta è stata: “la doppia guida non è un obbligo, ma una facoltà”. È vero. Ma chi ha un veicolo ibrido o termico può esercitare quella facoltà senza penalizzazione; chi è stato obbligato all’elettrico no. La disuguaglianza è nei fatti, non nelle norme formali. Chiediamo che l’Amministrazione faccia una valutazione quantitativa del danno economico complessivo subito dai vincitori e dalle vincitrici del concorso 2016 rispetto ai colleghi titolari di veicoli ibridi o termici. Se quella valutazione non è mai stata fatta, è già una risposta politica. Anche perché la categoria da tempo ha mostrato alla Giunta le sue richieste, che non è di avere degli aiuti economici, ma di poter effettuare concretamente il proprio lavoro.

    Da anni il nostro gruppo pone il problema delle infrastrutture di ricarica: colonnine che si surriscaldano in estate e smettono di erogare in inverno, guasti non riparati, posizioni insufficienti. Lo abbiamo fatto con atti consiliari sin dalla consiliatura precedente. La risposta ricevuta oggi ci informa di una collaborazione con Plenitude (Be Charge, società del gruppo Eni) per sostituire le colonnine con tecnologie più moderne. Il piano prevede un obiettivo di 139 colonnine Quick, 128 Fast/High Power e 15 UltraFast, a cui si aggiungono le postazioni Super Fast già esistenti e riservate esclusivamente ai taxi. Ad oggi risultano già attive circa 70 colonnine Quick.

    Prendiamo atto del piano e della distinzione tra rete generale e infrastruttura dedicata ai taxi — che è un elemento positivo se effettivamente funzionante (e se ci sono adeguati controlli che impediscono comportamenti abusivi). Rimangono però due questioni aperte. La prima è operativa: quante delle colonnine attualmente installate sono effettivamente operative in ogni momento? Il problema che abbiamo sollevato in questi anni non era solo l’assenza di colonnine sulla carta, ma i guasti ricorrenti, i tempi di ripristino lunghi e la concentrazione geografica insufficiente. Chiediamo che l’Amministrazione pubblichi dati regolari sull’uptime effettivo della rete, non solo sul numero di stazioni installate. La seconda questione è politica: affidare l’infrastruttura di ricarica pubblica a una controllata di Eni per dieci anni significa consegnare un servizio essenziale per la mobilità lavorativa a un operatore privato con interesse commerciale. Monitorare i costi di ricarica che quell’operatore applicherà negli anni sarà fondamentale, anche per evitare che il risparmio promesso oggi diventi un onere futuro per chi lavora.

    Nel frattempo, chi ha rispettato le regole — sostenendo costi di acquisto maggiori, accettando l’obbligo tecnologico, lavorando nei limiti della licenza — subisce la concorrenza di operatori irregolari che quelle regole non le hanno mai rispettate. La Polizia Municipale ha contestato oltre 150 veicoli NCC per varie violazioni; il Consiglio di Stato ha ribadito nel 2025 l’obbligo di rimessa nel Comune di autorizzazione per gli NCC; il Ministero dell’Interno ha emanato circolare per rafforzare i controlli.

    Dalla risposta scritta ricevuta oggi apprendiamo che nel 2026 sono già stati effettuati 17 servizi mirati in collaborazione con gli uffici dell’area Q1, con violazioni accertate per circolazione con licenza revocata, rimesse non idonee, mancanza di requisiti (CAP/KB) e revisioni scadute.

    Chiediamo che i dati sui controlli vengano resi disponibili con cadenza regolare — non come risposta a un’interrogazione ogni sei mesi — e che i 17 interventi dell’anno, pur apprezzabili come segnale, diventino uno standard sistematico e non episodico, di cui rendere conto puntualmente.

    Ribadiamo con chiarezza le nostre richieste, che sono emerse anche nel confronto odierno in aula:

    – Che la Giunta risponda alle richieste precise presentate da chi offre il servizio di trasporto pubblico locale non di linea con taxi elettrici.
    – Chiarezza sul numero reale di colonnine funzionanti, con pubblicazione di dati aggiornati e verificabili — non solo sul totale installato, ma sull’operatività effettiva.
    – Un piano di controlli sistematico e verificabile sull’abusivismo nel trasporto non di linea, con rendicontazione pubblica periodica.

    Il principio è semplice: se chiedi a delle persone di lavorare in un certo modo, devi metterle nelle condizioni di farlo. Non basta un obbligo tecnologico; serve un sistema che non scaricare sulle classi lavoratrici i costi della transizione ecologica. Noi insisteremo.

  • Tramvia Firenze – Campi Bisenzio: Firenze parla solo con il Ministero

    Tramvia Firenze – Campi Bisenzio: Firenze parla solo con il Ministero

    “Preoccupa che nello scontro tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia ci rimetta un intero territorio”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ci preoccupa la risposta, parziale, senza elementi politici, che ci è stata data oggi al question time sulla linea tramviaria Firenze-Campi Bisenzio.

    Non ci sono state illustrate le ragioni dei ritardi e le uniche interlocuzioni richiamate sono solo quelle con il Ministero, quindi in una dialettica Partito Democratico – Fratelli d’Italia che rischia di far ricadere le conseguenze dello scontro politico sul Comune limitrofo al nostro.

    La progettazione esecutiva della 4.1 (Leopolda – Piagge) è in corso, insieme a delle verifiche, ma non abbiamo capito entro quando tutto dovrebbe terminare. Per la 4.2 (Piagge – Campi Bisenzio) tutto è rimandato alla rimodulazione del finanziamento.

    In sostanza non ci assumiamo le responsabilità di un ragionamento complessivo metropolitano che tuteli il diritto alla mobilità che pure dovrebbe essere centrale, soprattutto quando si parla di trasporto pubblico locale.

    Lo ribadiamo: scaricare tutto su Campi Bisenzio sarebbe una responsabilità politica del centrosinistra fiorentino, un errore miope e grave.

  • Mobilità: Ti porta Firenze continua a penalizzare una parte dell’utenza

    Mobilità: Ti porta Firenze continua a penalizzare una parte dell’utenza

    “Ci vengono confermati problemi di cui la Giunta ha scelto di non occuparsi”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Chi non ha un sistema operativo aggiornato sul proprio dispositivo mobile non può aggiornare l’App IF e procedere alle modalità richieste per poter accedere al bonus Ti Porta Firenze.

    Il tema non è nuovo. Abbiamo depositato un’interrogazione a metà ottobre (rimasta ancora senza risposta) e ascoltato la risposta dell’Assessore Giorgio a un question time di Italia Viva, presentato dal Consigliere Grazzini. In pratica non sembra essere un problema che la maggioranza vuole risolvere.

    Però – anche ieri – la Sindaca si è vantata di aver avvicinato la Città all’obiettivo di un “trasporto pubblico gratuito”: solo se si ha un telefono di ultima generazione, altrimenti niente da fare.

    A fine 2025 Palazzo Vecchio ci sembra mostrare tutti i suoi limiti nei rapporti con la tecnologia e il digitale, arrivando a penalizzare chi non può permettersi di acquistare un dispositivo di ultima generazione (o non vuole, anche per ragioni di consumo consapevole).

    Pensiamo che il Comune debba garantire, a chi ha segnalato da tempo il problema, di non perdere il bonus, prevedendo una deroga e la possibilità di dimostrare l’uso del trasporto pubblico locale di linea anche in altri modi.

  • Autolinee Toscane e viale Cadorna: il Comune non ha sufficienti risposte

    Autolinee Toscane e viale Cadorna: il Comune non ha sufficienti risposte

    “Ci sarebbe anche un prezzo per il deposito messo in vendita: si parte da 14 milioni, ma ci sarebbero ampi margini di trattativa. Nessuna indicazione sull’uso dei 30 milioni dati dalla Regione Toscana”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Le risposte al nostro question time confermano l’errore della privatizzazione del trasporto pubblico locale e della gara regionale. La Giunta ci ha fornito dati passati da Autolinee Toscane, senza riuscire di fatto a rispondere alla sostanza delle nostre domande.

    Inoltre il personale e l’organizzazione sindacale Cobas lavoro privato hanno più dati di chi governa la Città. Dire che l’immobile di viale Cadorna, attualmente destinato anche a deposito per l’extraurbano, non è in vendita non corrisponde a quanto ci è stato segnalato: c’è anche un prezzo di vendita di partenza, trattabile, che è di 14 milioni.

    I livelli occupazionali nel Comune di Firenze sono aumentati negli ultimi anni, ma la nostra domanda era sul livello complessivo regionale. Inoltre sappiamo bene che al momento del subentro, dopo un lungo contenzioso legale, la situazione era fortemente critica, quindi non è quello il momento su cui fare paragoni.

    Prendiamo atto che non si è implementato nessun affidamento esterno, ma anche in questo caso chiediamo che la politica si rapporti direttamente con chi ogni giorno garantisce il servizio con il proprio lavoro, con sempre maggiori episodi di aggressione, tra le altre cose.

    Anche l’utenza paga le conseguenze degli errori politici fatti in questo comparto. Torneremo sul tema, ringraziando chi continua a mobilitarsi nonostante l’atteggiamento della maggioranza.

  • Autolinee Toscane: abbiamo domande anche sul bilancio

    Autolinee Toscane: abbiamo domande anche sul bilancio

    “Da parte dei Cobas numeri precisi sull’aumento del fatturato, sulla perdita di 27 milioni nel bilancio 2024 e sulla diminuzione del personale”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il fatturato di Autolinee Toscane è aumentato di oltre 66 milioni di euro in due anni, mentre il risultato economico registra una perdita di 27 milioni, stando alla denuncia di oggi dell’organizzazione sindacale Cobas lavoro privato.

    Nel frattempo il personale è sceso a 134 unità dall’inizio della gestione, quindi la causa non può essere identificata nell’aumento del costo del lavoro, anche perché sappiamo quanto siano inadeguati i salari rispetto al costo della vita, soprattutto a Firenze.

    La Regione Toscana, ricordano i Cobas, ha versato altri 30 milioni di euro ad Autolinee Toscane, perché ci sarebbe stato un calo di produttività dovuto alla pandemia Sars-CoV-2 e un aumento dei costi di manutenzione. La cifra però corrisponde a quanto mancherebbe sul bilancio del 2024, quindi è legittimo pretendere chiarezza su dove finiscano i soldi pubblici, tenuto conto delle continue denunce sulle condizioni di molti mezzi ormai molto vecchi e sull’organizzazione del lavoro.

    Lunedì saremo in aula anche con queste domande. Se si vuole superare la gara unica regionale e la privatizzazione voluta dal PD (a partire da ATAF) occorre invertire immediatamente la tendenza e raccontare in modo trasparente quanto ci costano le errate scelte politiche del centrosinistra degli ultimi anni.

  • Depositi trasporto extraurbano in vendita: il Comune aveva detto che non era possibile

    Depositi trasporto extraurbano in vendita: il Comune aveva detto che non era possibile

    “Ci erano state date garanzie in aula. Lunedì porteremo il tema in aula con un question time”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    In rete si trova facilmente un annuncio per la vendita del deposito di Autolinee Toscane di viale Cadorna, uno di quelli utilizzati per il trasporto extraurbano, su cui la Giunta di Firenze ci aveva dato garanzie a luglio 2025: “non ci sono dismissioni e comunque se ci fossero ci dovrebbe essere un confronto con il Comune, che vuole tutelare la loro funzione pubblica”, era stata – in sostanza – la risposta ricevuta.

    Quindi, cosa sta succedendo? Chiederemo alla Città se si è confrontato con il soggetto gestore del servizio, ribadendo la gravità dell’errore fatto a suo tempo di procedere verso la privatizzazione del comparto.

    Ci è sembrato di capire che alla fine gli edifici di ATAF sono rimasti a Palazzo Vecchio proprio perché AT non ha avuto interesse a partecipare all’asta della vendita, sottoscrivendo un affitto su cui ci sono stati anche contenziosi nel recente passato.

    Sembra quasi che il diritto alla mobilità non sia una priorità, guardando all’atteggiamento politico verso il trasporto pubblico locale di linea e non. Lo stesso si può dire in riferimento all’attenzione alle trasformazioni urbanistiche.

    Riteniamo necessario tornare in aula con un question time e lo faremo il prossimo lunedì.