Tag: mobilità

  • Stazione di Santa Maria Novella: c’è una sala con 110 posti, ma non è per uso quotidiano

    Stazione di Santa Maria Novella: c’è una sala con 110 posti, ma non è per uso quotidiano

    Purtroppo non è accessibile alle e ai pendolari ordinariamente.


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune**

    Il 15 aprile l’Assessore alla mobilità Andrea Giorgio ha risposto alla nostra interrogazione sulla sala d’attesa della Stazione di Santa Maria Novella. La risposta, per certi versi, è più eloquente della domanda e lo ringraziamo per averla voluta trasmettere.

    Nella galleria commerciale della stazione esiste una “Critical Caring Room” da 110 posti — cento sedie, dieci posti sui divani, venti tavolini, servizi igienici, prese elettriche, climatizzazione, personale presente. Una sala grande, attrezzata, funzionante. Eppure non è accessibile alle e ai pendolari ordinariamente. Apre solo in caso di «anormalità della circolazione o dell’esercizio ferroviario che comporti prolungati tempi di attesa», e solo su indirizzamento del personale Trenitalia di Customer Service. Per il resto del tempo rimane chiusa, restituita a GS Rail. Trenitalia «ha manifestato l’intenzione» di riaprirla nei periodi di picco del traffico “leisure”.

    Leisure: turisti, persone temporaneamente presenti, viaggiatori delle linee ad alta velocità. Non pendolari.

    Chi prende il regionale ogni mattina e aspetta sul marciapiede sovraffollato, chi cerca un posto a sedere nella sala d’attesa accanto alla biglietteria, chi arriva alla stazione con largo anticipo perché i treni sono in ritardo — queste persone non rientrano nella categoria del traffico “leisure”. Eppure sono la spina dorsale dell’utilizzo quotidiano della stazione e dovrebbero vedere garantito il loro diritto alla mobilità.

    Con la risoluzione 2025/01310, depositata il 27 agosto 2025, in attesa di essere discussa, abbiamo chiesto esattamente questo: che quella sala divenga accessibile almeno di giorno alle e ai pendolari, a chi usa il trasporto ferroviario, con adeguata segnalazione. Chiediamo che il Comune si confronti con Regione e Governo per garantire spazi d’attesa dignitosi a chi usa la stazione ogni giorno. La risposta dell’Assessore conferma che nulla di tutto questo è ancora avvenuto. Il Comune ha ricevuto la versione di Trenitalia e l’ha trasmessa, senza che risulti alcuna pressione istituzionale per cambiare lo stato delle cose.

    Il problema non è tecnico: è politico. Una stazione frequentata ogni giorno da decine di migliaia di persone — in buona parte pendolari che già sopportano ritardi, sovraffollamento e servizi insufficienti — ha al suo interno spazi inutilizzati che potrebbero garantire condizioni d’attesa dignitose. La scelta di riservarli solo ai momenti di crisi o ai picchi turistici dice qualcosa su chi si considera meritevole di cura e chi no.

    Non possiamo ignorare le segnalazioni che ci sono arrivate da chi frequenta quotidianamente la stazione e si è preso la briga di documentarsi e scrivere. Il quadro restituito dalla risposta ufficiale potrebbe non essere completo. Ringraziamo chi ha a cuore la cosa pubblica e continua a segnalare: è esattamente questo il senso del controllo democratico sul territorio.

    Continueremo a insistere: quella risoluzione non è superata dalla risposta ricevuta. È rafforzata.

  • Autolinee Toscane: dalla parte di chi lavora

    Autolinee Toscane: dalla parte di chi lavora

    “Procedura di raffreddamento con esito negativo. Il Comune non può restare indifferente.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Pare non essere una rarità che nei depositi di Autolinee Toscane si trovino mezzi con parabrezza distrutti tenuti insieme dal nastro adesivo, cabine di guida danneggiate, veicoli che hanno subito impatti gravi e che restano lì, in attesa di riparazioni che tardano. È il racconto delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno sono in strada esponendosi anche alla rabbia dell’utenza per i disservizi.

    Quei mezzi, secondo chi lavora in quei depositi, sono autobus che hanno subito incidenti. E le lavoratrici e i lavoratori indicano una spiegazione sistematica: tempi di percorrenza irrisori imposti anche a conducenti neopatentati, in una città sempre più cantierizzata, con pressioni crescenti su chi ha un’assunzione ancora fresca. Su questo il Comune intende fare verifiche precise?

    Il 13 aprile, presso la Prefettura di Firenze, si è svolto il tentativo obbligatorio di raffreddamento e conciliazione tra COBAS Lavoro Privato e Autolinee Toscane S.p.A. Il verbale firmato dal Vicecapo di Gabinetto certifica l’unica cosa che conta: esito negativo. Venticinque minuti — dalle 11.30 alle 11.55 — per dichiarare le parti su posizioni incompatibili. L’azienda ha risposto alle segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori con la solita formula: rispettiamo le normative, usiamo sistemi informatici, siamo al lavoro internamente. Nessun impegno concreto, nessuna scadenza, nessuna disponibilità reale.

    Eppure le questioni sul tavolo non sono opinioni: turni eccessivamente gravosi, pause insufficienti, tempi di percorrenza non realistici denunciati da anni, problemi di manutenzione dei mezzi e nelle condizioni delle cabine di guida, DPI e tute di lavoro senza una disciplina definita per il lavaggio, pressioni sui neoassunti e le neoassunte, “salti zona” impropri. Non una di queste criticità ha ricevuto risposta strutturata. La procedura di raffreddamento — prevista per legge proprio per evitare lo sciopero — è diventata l’ennesima occasione in cui l’azienda ha condizionato il confronto al riconoscimento formale del soggetto sindacale, sottraendo di fatto il merito a una questione procedurale.

    COBAS ha ragione a denunciare la distanza abissale tra le promesse fatte all’avvio del cambio di gestione — più ascolto, attenzione alle persone, dialogo aperto — e la realtà di una vertenza che si trascina da anni senza risposta. Non è questione di stile manageriale: è la conseguenza diretta di un modello che mette il contenimento dei costi al centro e considera il dialogo con le lavoratrici e i lavoratori un costo aggiuntivo da evitare.

    Come Sinistra Progetto Comune abbiamo posto più volte in Consiglio comunale le questioni legate ad Autolinee Toscane: i bilanci in perdita nonostante i ricavi in crescita, le condizioni di chi guida ogni giorno, la qualità del servizio per l’utenza. Il Comune di Firenze e la Regione Toscana hanno strumenti contrattuali nei confronti di AT: li usino — soprattutto ora che è documentato che risorse pubbliche rilevanti sono state erogate senza che ne seguissero miglioramenti reali né per le lavoratrici e i lavoratori né per l’utenza. Non bastano i tavoli di confronto sulla viabilità. Chi governa il territorio ha la responsabilità di pretendere che il gestore del trasporto pubblico garantisca condizioni di lavoro dignitose e sicure — per chi lavora e per chi viaggia.

    A questo si aggiunge una contraddizione politica che chiama in causa direttamente la Regione Toscana e il Comune di Firenze. Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, oltre 30 milioni di euro di risorse pubbliche aggiuntive sarebbero stati stanziati con impegni che avrebbero dovuto tradursi in miglioramenti concreti — inclusa una revisione dei tempi di percorrenza. Quegli impegni risulterebbero disattesi. Non solo: l’azienda continua a chiedere ulteriori risorse pubbliche per adeguare queste stesse questioni, mentre contemporaneamente comprime il costo del lavoro. Alcune voci del contratto non vedono un adeguamento reale da decenni: emblematico il caso dell’indennità per “evitati sinistri”, ferma a 500 lire secondo il racconto delle lavoratrici e dei lavoratori — una cifra che oggi suona come una presa in giro, soprattutto se rapportata ai rischi civili e penali che chi guida affronta ogni giorno.

    Quello che si trova nei depositi è la sintesi materiale di questa storia. Sostenere la mobilitazione di COBAS non è una scelta ideologica: è riconoscere che chi denuncia da anni problemi di sicurezza ha il diritto di essere ascoltato, non ignorato. Palazzo Vecchio ha votato la privatizzazione di ATAF: ha responsabilità enormi e non può rimanere indifferente. Altrimenti a che serve la politica?

  • Condivisione per l’appello dell’Alleanza Fiorentina per la giustizia ecologica, sociale e climatica

    Condivisione per l’appello dell’Alleanza Fiorentina per la giustizia ecologica, sociale e climatica

    “La politica deve dotarsi di scadenze, strumenti e programmazione, con trasparenza e concretezza”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Aderiamo all’appello lanciato dall’Alleanza fiorentina per la Giustizia Ecologica, Sociale e Climatica, che chiede a Regione Toscana e Comuni di introdurre uno stanziamento straordinario per sostenere le famiglie a reddito medio-basso nella transizione energetica.

    Lo facciamo notando con favore che anche parte della maggioranza consiliare ha già espresso condivisione dell’appello.

    Confrontiamoci in Consiglio comunale e nelle relative Commissioni per capire quali misure concrete, con quali risorse e con quali scadenze possiamo andare in questa direzione.

    Il governo Meloni porta avanti una politica deliberatamente regressiva: su questo è giusto costruire un fronte ampio di opposizione di denuncia.

    Ma la dipendenza dai combustibili fossili non è un’anomalia prodotta dal solo governo attuale: è strutturale a un modello economico che trasforma l’energia in rendita, esternalizza i costi ambientali e lascia le famiglie più povere più esposte — sia all’inquinamento, sia alla volatilità dei prezzi energetici legata alle instabilità geopolitiche. Questo vale anche quando a governare sono amministrazioni che si definiscono progressiste. Richiamare la responsabilità di Meloni è giusto e necessario; usarla come schermo per non fare i conti con le proprie contraddizioni non lo è.

    L’appello ricorda che la proposta di Microbonus per le famiglie indigenti — contributi minimi per interventi di efficienza energetica sugli appartamenti più inefficienti — è stata inserita nel Programma di mandato della Giunta fiorentina e non è stata ancora attuata.

    Non è un dettaglio burocratico. È la misura più orientata alla giustizia sociale tra quelle proposte, proprio perché raggiunge chi non può permettersi né il pannello fotovoltaico da 5.000 euro né la pompa di calore, nemmeno con le detrazioni fiscali del 50% — che per chi non ha liquidità o ha un’Irpef bassa restano largamente inaccessibili, dato che vanno recuperate in dieci anni di dichiarazione dei redditi.

    “Siamo al lavoro su proposte di cambiamento strutturali” è una formula che non dice nulla sulle tempistiche. Chiediamo che il Microbonus venga attuato entro l’anno, con copertura finanziaria esplicita e rendicontazione pubblica sul numero di famiglie raggiunte.

    Il Comune di Firenze deve cambiare approccio per i contributi destinati all’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale.

    L’appello lo chiede esplicitamente: vanno escluse le auto a benzina, diesel e GPL, compresi i mild hybrid non ricaricabili. Non è una posizione ideologica: è una scelta tecnica coerente con l’obiettivo dichiarato. Nel marzo 2026 le vetture elettrificate (full electric e plug-in hybrid) rappresentano già il 68% del mercato italiano.

    Va detto però un’altra cosa, che nessun incentivo all’acquisto dell’auto può risolvere: il modello urbano centrato sull’auto privata è in sé un problema climatico, sociale e di equità territoriale. Incentivare il rinnovo del parco auto — anche verso l’elettrico — senza intervenire sulla dipendenza dall’auto come unica modalità di spostamento non è una politica di transizione: è una politica di sostituzione tecnologica che lascia intatto il problema strutturale. Investire sugli abbonamenti al trasporto pubblico gratuiti o fortemente agevolati per i redditi più bassi, sul potenziamento reale del servizio, sulla ciclabilità urbana, sarebbe più coerente — e più giusto. E qui va fatto molto di più.

    L’appello indica strumenti di finanziamento concreti che i Comuni e la Regione già hanno a disposizione. Vale la pena nominarli, perché il problema non è la mancanza di leve ma la mancanza di volontà politica di usarle:

    •⁠ ⁠Addizionale IRPEF comunale: può essere modulata progressivamente, aumentando l’aliquota sulle fasce di reddito più alte e abbassandola o azzerandola su quelle più basse, per generare risorse da destinare alla transizione. Su questo ci sono diversi atti di opposizione bocciati sistematicamente nei mesi, ma anche uno di maggioranza approvato per avere uno studio. Quando sarà completato e reso noto?
    •⁠ ⁠IMU sulle seconde case sfitte: i Comuni possono applicare aliquote più alte su grandi proprietà che non destinano gli immobili a fine abitativo, recuperando risorse e al contempo disincentivando le logiche della rendita;
    •⁠ ⁠Indebitamento per investimenti strutturali: le norme contabili consentono ai Comuni di ricorrere all’indebitamento per investimenti — l’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato è esattamente quel tipo di investimento.

    Nessuno di questi strumenti è stato attivato con questa finalità. Non per mancanza di risorse, ma per mancanza di una scelta politica precisa.

    Dal novembre 2025, con il recepimento della direttiva europea RED II e i successivi decreti, gli edifici residenziali sono classificati come aree idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici, con una drastica semplificazione dei vincoli urbanistici precedenti. Eppure questa informazione non è ancora stata comunicata sistematicamente alla cittadinanza. Una campagna capillare — tramite i canali comunali, gli sportelli di quartiere, le comunicazioni alle associazioni di categoria dei condomini — costerebbe pochissimo e consentirebbe a molte famiglie di agire dove oggi rinviano per semplice ignoranza della normativa.

    L’appello dell’Alleanza fiorentina è una sollecitazione politica seria, tecnicamente fondata, che merita risposte altrettanto serie e tecnicamente fondate — non dichiarazioni di principio. La crisi climatica è reale, urgente e socialmente iniqua: chi ha meno paga di più, in termini di salute, di bollette, di esposizione agli eventi estremi.

    Da questo Consiglio comunale continueremo a verificare, misurare e rendere pubblico lo scarto tra le intenzioni dichiarate e le politiche effettivamente attuate. Perché condividere un appello è un gesto; rispondervi con atti amministrativi concreti, risorse certe e scadenze verificabili è però più importante.

  • Canale Macinante: urgente chiarire sulla sicurezza idraulica

    Canale Macinante: urgente chiarire sulla sicurezza idraulica

    “Le parole di Sergio Paderi sul Corriere Fiorentino di oggi confermano la necessità di affrontare le questioni ambientali”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Invece di ragionare di fondazioni da aprire al privato, per le Cascine, la maggioranza dovrebbe dimostrare di voler aprire una nuova stagione politica nel confronto con la cittadinanza.

    Lo ricorda Sergio Paderi sul Corriere Fiorentino oggi e lo ringraziamo per le sue parole, oltre che per aver voluto richiamare i fatti del 1992 e la necessità di mettere in sicurezza il Canale Macinante.

    In diverse interrogazioni l’Assessora con delega all’Ambiente e Vicesindaca ci ha spiegato che la direzione è quella di stombare i corsi d’acqua. Il contrario di quello che si immagina per la realizzazione della nuova strada. Tra l’altro si stanno già spendendo risorse per andare in questa direzione, senza ancora avere nuovi pareri di ARPAT.

    La mobilità non è una questione separata dall’ambiente, sotto nessun aspetto. È urgente chiarire se è possibile seguire positivamente il richiamo fatto da Paderi oggi.

  • Tramvia Firenze – Campi Bisenzio: Firenze parla solo con il Ministero

    Tramvia Firenze – Campi Bisenzio: Firenze parla solo con il Ministero

    “Preoccupa che nello scontro tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia ci rimetta un intero territorio”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ci preoccupa la risposta, parziale, senza elementi politici, che ci è stata data oggi al question time sulla linea tramviaria Firenze-Campi Bisenzio.

    Non ci sono state illustrate le ragioni dei ritardi e le uniche interlocuzioni richiamate sono solo quelle con il Ministero, quindi in una dialettica Partito Democratico – Fratelli d’Italia che rischia di far ricadere le conseguenze dello scontro politico sul Comune limitrofo al nostro.

    La progettazione esecutiva della 4.1 (Leopolda – Piagge) è in corso, insieme a delle verifiche, ma non abbiamo capito entro quando tutto dovrebbe terminare. Per la 4.2 (Piagge – Campi Bisenzio) tutto è rimandato alla rimodulazione del finanziamento.

    In sostanza non ci assumiamo le responsabilità di un ragionamento complessivo metropolitano che tuteli il diritto alla mobilità che pure dovrebbe essere centrale, soprattutto quando si parla di trasporto pubblico locale.

    Lo ribadiamo: scaricare tutto su Campi Bisenzio sarebbe una responsabilità politica del centrosinistra fiorentino, un errore miope e grave.

  • Gavinana: sotto il Varlungo dare la possibilità di svolta anche a sinistra

    Gavinana: sotto il Varlungo dare la possibilità di svolta anche a sinistra

    “Un anno fa in Commissione ci era stato detto che si sarebbe fatto, con l’arrivo dei cantieri, ma per adesso non è stato fatto e il caos è arrivato”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
    Lorenzo Fantoni – Sinistra Progetto Comune Quartiere 3

    Un anno fa, nella seduta del 30 gennaio 2025, a Commissioni 3 e 6 congiunte, l’Amministrazione comunale ci aveva garantito che in fase di cantieri della tramvia si sarebbe dato la possibilità per chi arriva dal ponte sotto il viadotto Marco Polo di svoltare anche a sinistra, verso il centro storico, senza appesantire ancora di più il traffico cittadino, in particolare per la zona di Gavinana.

    Perché ancora non è stato fatto? È urgente. Purtroppo i disagi – facilmente prevedibili – sono molti e questo accorgimento permetterebbe di alleggerire la situazione, anche se di poco.

    È vero che si deve avere pazienza di fronte a cambiamenti rilevanti, ma ci deve essere una logica, accompagnata da trasparenza, capacità di comunicazione e di programmazione.

    Sollecitiamo per questo, anche con questa nota, un’azione immediata della Giunta.