“Il Consiglio di Firenze chiede al Governo di completare il recepimento di ciò che l’Italia ha già sottoscritto”
Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
Il 25 maggio 2026 il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato la risoluzione 2025/01225 “Per completare il recepimento nel diritto interno del Codice dei crimini internazionali” con 20 voti a favore, nessun contrario e nessun astenuto. Il lavoro che ha portato a questo risultato è iniziato molto prima del voto: vogliamo ringraziare Massimo Lensi e l’Associazione Progetto Firenze, che con noi hanno elaborato l’impianto della proposta, ne hanno curato la profondità giuridica e hanno tenuto vivo il percorso dalla deposizione in luglio 2025 al parere favorevole della Commissione 7 in ottobre, fino all’approvazione in aula.
Il problema che la risoluzione affronta è semplice da descrivere e grave da ignorare. L’Italia ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale nel 1999, entrato in vigore nel 2002. Da allora, ha adottato soltanto una legge di adattamento procedurale (L. 237/2012) che regola la cooperazione con la CPI, ma non ha mai introdotto nell’ordinamento i reati previsti dallo Statuto. Genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra come categoria autonoma: non esistono nel codice penale italiano. Il crimine di aggressione nemmeno. Nel 2022 la Ministra Cartabia aveva incaricato una commissione di esperti — i professori Francesco Palazzo e Fausto Pocar — che aveva prodotto un articolato completo. Nel marzo 2023 il Consiglio dei Ministri aveva approvato un disegno di legge. Quel DDL non è mai stato assegnato a una commissione parlamentare. È fermo.
Il caso Almasri ha trasformato questo vuoto da questione tecnica a questione politica concreta. Osama Almasri, generale libico ricercato dalla CPI per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, è stato arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 e rimesso in libertà due giorni dopo, perché il Ministro della Giustizia non aveva adottato il provvedimento di convalida previsto dalla stessa legge del 2012. Il 24 gennaio veniva rimpatriato in Libia con un volo di Stato. Il 17 ottobre 2025 la Camera Preliminare I della CPI formalizzava come l’Italia avesse violato i propri obblighi internazionali. Il 26 gennaio 2026 l’Italia veniva deferita all’Assemblea degli Stati Parti della CPI. Il 9 ottobre 2025, nel mezzo di questa vicenda, la Camera dei Deputati aveva votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti dei tre ministri indagati. Il 29 maggio 2026 — tre giorni dopo il voto di Firenze — la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo comunicava di aver ricevuto due ricorsi contro l’Italia da parte di vittime di torture nelle prigioni libiche sotto il comando di Almasri.
La proposta di legge presentata in luglio 2025 alla Camera a prima firma Laura Boldrini — con il sostegno esplicito di Amnesty International e la consulenza dei professori Alessandra Annoni, Triestino Mariniello e Antonio Marchesi — contiene esattamente quello che il DDL del 2023 continuava a rimandare: la tipizzazione completa di tutti i crimini internazionali, la giurisdizione universale, l’attribuzione ai tribunali ordinari. È ferma in Commissione Giustizia. La risoluzione approvata da Firenze chiede al Governo e al Parlamento di sbloccarla, e al Comune di promuovere una campagna di sensibilizzazione sulla giustizia penale internazionale in raccordo con la Commissione 7.
Il contesto internazionale dice chiaramente che la direzione è questa. La Germania ha adottato il suo Codice dei crimini internazionali nel 2002: da allora ha aperto oltre cento indagini internazionali e ottenuto condanne per crimini commessi in Siria, Iraq, Rwanda. Il rapporto annuale sulla giurisdizione universale pubblicato ad aprile 2025 da TRIAL International, REDRESS, ECCHR e FIDH documenta 95 procedimenti in 16 Paesi e 27 condanne nel solo 2024 — quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Gli ordinamenti nazionali non sono un ripiego rispetto alla CPI: sono il pilastro su cui la giustizia penale internazionale regge quando le pressioni politiche internazionali — come le sanzioni americane agli ufficiali della Corte firmate da Trump nel febbraio 2025 — ne ostacolano il funzionamento.
Il voto del Consiglio comunale di Firenze non è un gesto simbolico: è una richiesta precisa, con destinatari precisi, su un obbligo internazionale che l’Italia ha assunto ventisei anni fa e non ha ancora rispettato per intero.
