Tag: infrastrutture

  • L’antenna Iliad oscura il Duomo. Ma il problema non è l’antenna: è un Comune senza poteri

    L’antenna Iliad oscura il Duomo. Ma il problema non è l’antenna: è un Comune senza poteri

    “Domande e proposte. Il caso di viale Belfiore può ripetersi”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Un cilindro bianco di Iliad è visibile sui tetti di viale Belfiore dalla fine del 2023. Oscura la vista sulle cupole del Duomo e di San Lorenzo da più terrazze del quartiere. La Soprintendente, vedendo le fotografie, commenta: «Speravo fosse uno scherzo. Quelle dimensioni sono esagerate», riporta oggi il Corriere Fiorentino. Ma l’antenna è regolare: autorizzata da ARPAT, dalla commissione Paesaggio del Comune, con il silenzio-assenso della Soprintendenza stessa. Il sistema ha funzionato esattamente come era stato progettato.

    Sinistra Progetto Comune non è sorpresa. A novembre 2025, durante il voto del nuovo Regolamento per gli Impianti Radioelettrici e del programma triennale degli operatori, avevamo chiesto di sospendere la delibera: la documentazione sul piano di oltre 340 nuovi impianti non era completa per una votazione consapevole; il nuovo regolamento rappresentava, sotto certi aspetti, un arretramento rispetto al precedente. Il caso di via Chiuso dei Pazzi lo aveva già mostrato nei mesi precedenti: la Giunta non voleva quell’antenna, ma non poteva impedirla. Non per colpa propria, ma per come è strutturata la legge.

    Il problema è di sistema: il Decreto Semplificazioni e il D.Lgs. 207/2021 — recepimento della Direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche — hanno progressivamente svuotato i poteri comunali sulle infrastrutture di telecomunicazione. Le sindache e i sindaci non possono vietare l’installazione di antenne 5G sul proprio territorio. I Comuni non possono imporre limitazioni generalizzate, né incidere sui limiti di esposizione elettromagnetica, riservati allo Stato. L’autorizzazione avviene attraverso il SUAP con silenzio-assenso a 60 giorni: se nessuno risponde nel termine, l’installazione è approvata. Per il Piano Italia 5G è prevista addirittura la deroga ai regolamenti comunali fino al 31 dicembre 2026.

    Il regolamento fiorentino del novembre 2025 prevede che nelle zone tutelate (aree UNESCO, zone A del piano urbanistico) l’installazione debba integrare il contesto visivo, con riferimento ai 18 punti di Belvedere del Piano Strutturale. Per i tetti di viale Belfiore — fuori da quei perimetri, eppure visibili da mezzo quartiere — il regolamento richiama criteri estetici senza misure quantitative specifiche. Davanti al TAR, quel richiamo vale poco.

    Il Consiglio comunale di Firenze si è espresso più volte, nel corso degli anni, in favore della tutela della salute rispetto all’inquinamento elettromagnetico. Oggi rischia di non avere più alcun ruolo reale sulle decisioni che modellano il profilo fisico e sanitario della città.

    Quello che si presenta come un problema tecnico-burocratico locale è in realtà l’effetto terminale di una guerra commerciale globale: gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni sugli alleati europei per escludere Huawei; la Germania ha ordinato la rimozione del suo software ‘core’ entro il 2026, ma i venditori sostitutivi faticano a tenere il ritmo. Nokia ed Ericsson hanno visto crollare la propria quota nel mercato cinese come ritorsione. La corsa agli standard 6G è già aperta.

    Qualsiasi cittadina e cittadino voglia modificare l’immobile in cui vive deve rispettare criteri estetici precisi e documentati, un operatore telefonico che installa un cilindro bianco visibile per centinaia di metri non deve risponderne? Non ci sono ragioni tecniche che giustifichino un trattamento così diverso: ci sono ragioni di potere economico e di rendita da posizione normativa.

    Il Consiglio comunale ha preso posizione, spesso all’unanimità, sul principio di precauzione sull’inquinamento elettromagnetico e l’Italia aveva storicamente limiti tra i più cautelativi d’Europa (6 V/m contro i 61 V/m ICNIRP). La loro progressiva revisione al rialzo, avvenuta sotto pressione industriale, non è stata accompagnata da un dibattito democratico adeguato.

    Presenteremo una mozione e un’interrogazione in queste ore con richieste locali e nazionali.

    A livello nazionale:

    • Revisione del D.Lgs. 207/2021 per restituire ai Comuni il potere di definire criteri quantitativi vincolanti (dimensioni massime, impatto visivo documentato, palette cromatica, verifica da punti panoramici) che reggano in sede di TAR.
    • Revisione del meccanismo del silenzio-assenso: non può applicarsi in assenza di istruttoria di merito, soprattutto in aree di interesse paesaggistico.
    • Ripristino del principio di precauzione sui limiti di esposizione elettromagnetica, con revisione indipendente fondata sulla ricerca scientifica più aggiornata.
    • Obbligo di valutazione cumulativa dell’impatto anche paesaggistico delle installazioni per densità territoriale nelle aree di pregio, non solo per singolo impianto.
    • Piena trasparenza sui programmi triennali degli operatori, con obbligo di discussione pubblica prima dell’approvazione in Consiglio comunale.

    Al livello locale:

    • Chiediamo conto dell’antenna Iliad di viale Belfiore: il regolamento del novembre 2025 si applica alle installazioni esistenti in sede di rinnovo e manutenzione?
    • Il programma triennale 2025–2027 – con oltre 340 richieste pendenti da Tim (~200), Iliad (54), Inwit (52), WindTre (40) – quanti impianti come questo prevede?
    • Si devono adottare nel regolamento criteri quantitativi vincolanti per dimensioni, colori e impatto visivo verificato dai punti di Belvedere, estesi anche alle aree fuori dal perimetro UNESCO che risultino visivamente sensibili.
    • Si deve rendere pubblica e navigabile la mappa di tutte le installazioni esistenti e delle richieste pendenti, accessibile alla cittadinanza e ai Quartieri.
    • Valutare una moratoria sulle nuove installazioni nelle aree visivamente sensibili fino all’aggiornamento del regolamento con criteri vincolanti e verificabili.
  • Taxi elettrici: se il Comune li vuole ne garantisca le condizioni

    Taxi elettrici: se il Comune li vuole ne garantisca le condizioni

    “Le colonnine spesso non funzionano e i costi di ricarica sono fuori controllo”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Comune di Firenze nel 2016 mise a bando 70 nuove licenze taxi — tutte a trazione elettrica, senza eccezioni e senza alternative. Un obbligo tecnologico imposto come condizione necessaria per accedere al servizio, presentato come avanguardia green. Dieci anni dopo, quei lavoratori e quelle lavoratrici pagano ancora le conseguenze di una scelta che non è stata accompagnata da infrastrutture adeguate, né da misure strutturali di sostegno economico.

    In sede di question time, abbiamo chiesto conto alla Giunta di questa contraddizione. La risposta ricevuta — pur apprezzabile nella disponibilità a fornire dati — non ci appare condivisibile per la parte in cui dice “lo sapevano”. No, non potevano sapere che non ci sarebbe stata un’infrastruttura adeguata e che i costi energetici sarebbero saliti in questo modo.

    Chi ha vinto il concorso del 2016 si è trovato a sostenere un differenziale di acquisto tra i 10.000 e i 15.000 euro rispetto a un veicolo ibrido o termico equivalente. Si è poi trovato a ricaricare il mezzo a colonnine pubbliche al costo medio di 0,75-0,95 €/kWh — circa tre volte il costo di una ricarica domestica — senza garage privato, senza agevolazioni tariffarie strutturali, senza compensazione del maggior costo operativo.

    Questa non è ecologia. È l’ecologia che si può permettere chi ha più capacità di spesa, o che obbliga a fare sacrifici ingiusti. Il principio “chi inquina paga” non può essere rovesciato in “chi rispetta le regole e segue le indicazioni del Comune paga di più di chi non le ha mai rispettate”.

    L’istituto della doppia guida — introdotto in via sperimentale nell’aprile 2024 e poi reso strutturale con l’accordo del 31 dicembre 2024 tra il Comune e le cooperative Socota e Cotafi — estende il turno fino a 14 ore di servizio. Per i veicoli elettrici, questo crea un problema tecnico reale: i tempi di ricarica rendono impossibile il passaggio immediato del mezzo tra conducenti. Il veicolo deve fermarsi, non può proseguire il servizio, e il reddito si riduce.

    Alla nostra domanda su questo punto, la risposta è stata: “la doppia guida non è un obbligo, ma una facoltà”. È vero. Ma chi ha un veicolo ibrido o termico può esercitare quella facoltà senza penalizzazione; chi è stato obbligato all’elettrico no. La disuguaglianza è nei fatti, non nelle norme formali. Chiediamo che l’Amministrazione faccia una valutazione quantitativa del danno economico complessivo subito dai vincitori e dalle vincitrici del concorso 2016 rispetto ai colleghi titolari di veicoli ibridi o termici. Se quella valutazione non è mai stata fatta, è già una risposta politica. Anche perché la categoria da tempo ha mostrato alla Giunta le sue richieste, che non è di avere degli aiuti economici, ma di poter effettuare concretamente il proprio lavoro.

    Da anni il nostro gruppo pone il problema delle infrastrutture di ricarica: colonnine che si surriscaldano in estate e smettono di erogare in inverno, guasti non riparati, posizioni insufficienti. Lo abbiamo fatto con atti consiliari sin dalla consiliatura precedente. La risposta ricevuta oggi ci informa di una collaborazione con Plenitude (Be Charge, società del gruppo Eni) per sostituire le colonnine con tecnologie più moderne. Il piano prevede un obiettivo di 139 colonnine Quick, 128 Fast/High Power e 15 UltraFast, a cui si aggiungono le postazioni Super Fast già esistenti e riservate esclusivamente ai taxi. Ad oggi risultano già attive circa 70 colonnine Quick.

    Prendiamo atto del piano e della distinzione tra rete generale e infrastruttura dedicata ai taxi — che è un elemento positivo se effettivamente funzionante (e se ci sono adeguati controlli che impediscono comportamenti abusivi). Rimangono però due questioni aperte. La prima è operativa: quante delle colonnine attualmente installate sono effettivamente operative in ogni momento? Il problema che abbiamo sollevato in questi anni non era solo l’assenza di colonnine sulla carta, ma i guasti ricorrenti, i tempi di ripristino lunghi e la concentrazione geografica insufficiente. Chiediamo che l’Amministrazione pubblichi dati regolari sull’uptime effettivo della rete, non solo sul numero di stazioni installate. La seconda questione è politica: affidare l’infrastruttura di ricarica pubblica a una controllata di Eni per dieci anni significa consegnare un servizio essenziale per la mobilità lavorativa a un operatore privato con interesse commerciale. Monitorare i costi di ricarica che quell’operatore applicherà negli anni sarà fondamentale, anche per evitare che il risparmio promesso oggi diventi un onere futuro per chi lavora.

    Nel frattempo, chi ha rispettato le regole — sostenendo costi di acquisto maggiori, accettando l’obbligo tecnologico, lavorando nei limiti della licenza — subisce la concorrenza di operatori irregolari che quelle regole non le hanno mai rispettate. La Polizia Municipale ha contestato oltre 150 veicoli NCC per varie violazioni; il Consiglio di Stato ha ribadito nel 2025 l’obbligo di rimessa nel Comune di autorizzazione per gli NCC; il Ministero dell’Interno ha emanato circolare per rafforzare i controlli.

    Dalla risposta scritta ricevuta oggi apprendiamo che nel 2026 sono già stati effettuati 17 servizi mirati in collaborazione con gli uffici dell’area Q1, con violazioni accertate per circolazione con licenza revocata, rimesse non idonee, mancanza di requisiti (CAP/KB) e revisioni scadute.

    Chiediamo che i dati sui controlli vengano resi disponibili con cadenza regolare — non come risposta a un’interrogazione ogni sei mesi — e che i 17 interventi dell’anno, pur apprezzabili come segnale, diventino uno standard sistematico e non episodico, di cui rendere conto puntualmente.

    Ribadiamo con chiarezza le nostre richieste, che sono emerse anche nel confronto odierno in aula:

    – Che la Giunta risponda alle richieste precise presentate da chi offre il servizio di trasporto pubblico locale non di linea con taxi elettrici.
    – Chiarezza sul numero reale di colonnine funzionanti, con pubblicazione di dati aggiornati e verificabili — non solo sul totale installato, ma sull’operatività effettiva.
    – Un piano di controlli sistematico e verificabile sull’abusivismo nel trasporto non di linea, con rendicontazione pubblica periodica.

    Il principio è semplice: se chiedi a delle persone di lavorare in un certo modo, devi metterle nelle condizioni di farlo. Non basta un obbligo tecnologico; serve un sistema che non scaricare sulle classi lavoratrici i costi della transizione ecologica. Noi insisteremo.

  • Ex Ippodromo Le Mulina: bocciata la nostra proposta

    Ex Ippodromo Le Mulina: bocciata la nostra proposta

    “Chiedevamo che fosse il pubblico a garantire il futuro dell’area, risolti i contenziosi nei tribunali”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Francesca Lupo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 1

    Ex Ippodromo Le Mulina, avevamo una richiesta chiara: garantire il futuro della struttura, visti anche gli anni di problemi avuti con il soggetto assegnatario della concessione, con cui è ancora aperto un contenzioso legale.

    Nella speranza di incontrare il sostegno della nuova maggioranza di centrosinistra, avevamo tenuto ampio lo spettro di ipotesi. Per esempio un centro equestre che risolvesse i problemi di tante realtà che svolgono ippoterapia e altre attività molto importanti per il territorio. Oppure servizi funzionali alla gestione del verde urbano, come un’area di conferimento per il materiale di risulta da interventi di sfalcio, o l’implementazione dei servizi vivaistici chiesa dal Consiglio comunale. Avevamo anche ipotizzato di recuperare magari una parte degli immobili come alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica.

    Non volevamo decidere noi cosa farci, ma dare un segnale di novità, rispetto alla gestione di privatizzazione, vendita e svendita della Città.

    Dopo interessanti approfondimenti, per cui ringraziamo il Presidente della Commissione 3, è arrivato il no. La controproposta non ci convince: troppo generica, troppo vaga e compatibile con la nascita di una Fondazione pubblico-privata, di cui non è chiara l’utilità e la funzione, guardando agli interessi di Palazzo Vecchio.

    Speriamo che nel Salone dei Duecento le cose possano andare diversamente.

  • A1 gratuita per la residenza: il PD in confusione totale

    A1 gratuita per la residenza: il PD in confusione totale

    “La nostra mozione discussa ad aprile 2025 aveva trovato ostilità dallo stesso Partito dell’Onorevole Gianassi”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Gli onorevoli Federico Gianassi e Marco Simiani hanno proposto un emendamento per azzerare il pedaggio autostradale di un tratto di A1 per la residenza della Città Metropolitana.

    Poche settimane fa era stato il Consigliere regionale Marco Stella a sostenere una posizione analoga.

    Forse il Partito Democratico e il centrodestra non dialogano con i loro gruppi consiliari in Palazzo Vecchio. Perché il 30 aprile 2025, in Commissione Urbanistica (3) è stata discussa una mozione in cui tra le altre cose si chiedeva di valutare l’ipotesi di alleggerire il carico economico su chi vive nel nostro Comune e in quelli limitrofi, in caso di uso dell’autostrada, come alternativa concreta all’ipotesi di realizzare una nuova tangenziale e per alleggerire il carico di traffico nelle strade urbane (in attesa di un effettivo rafforzamento del trasporto pubblico di linea, extraurbano e urbano su gomma).

    Abbiamo trovato ampia resistenza, con alcune eccezioni, come il sostegno di Firenze Democratica e alcune valutazioni sui tentativi passati fatti da Italia Viva e alcuni consiglieri della stessa maggioranza.

    Ricordiamo che prima della bocciatura, l’intervento di AVS-Ecolò ha permesso di sospendere la votazione, con la disponibilità del Presidente Pampaloni. Era stato preso l’impegno di invitare il soggetto gestore autostradale, per capire i costi.

    Magari in Parlamento, come in Regione Toscana, soprattutto chi è passato da Palazzo Vecchio, potrebbe ricordarsi che esiste anche un Consiglio comunale.

    Ricordiamo di essere convinti che sia necessario superare l’auto privata come cuore centrale della mobilità, ma vogliamo anche fornire alternative concrete a nuove infrastrutture dal forte impatto (come la tangenziale, un nuovo aeroporto o la stazione Alta Velocità).

  • Peretola: aumentano i flussi, ma non le tutele per la popolazione sorvolata

    Peretola: aumentano i flussi, ma non le tutele per la popolazione sorvolata

    “Depositata un’interrogazione in relazione agli utili di Toscana Aeroporti e alla necessità di garantire il diritto alla salute della residenza”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Thomas Maerten – Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

    È interessante capire se Toscana Aeroporti abbia intenzione di restituire i contributi pubblici presi in tempi di difficoltà, dato l’aumento dei flussi di utenza di cui scrive la stampa in questi giorni.

    Non solo, ci interessa comprendere come si vuole garantire immediatamente la tutela della salute e del diritto al riposo della popolazione sorvolata.

    Per questo abbiamo depositato un’interrogazione, anche alla luce dell’incontro richiesto da alcuni Comitati alla Sindaca.

    L’attuale assetto infrastrutturale è in grado di reggere i numeri di adesso? C’è una logica per cui si vuole proseguire in un modello di sviluppo che appare insostenibile?

    Erano stati promessi interventi precisi, ma a prevalere sembra essere la tutela delle regole di profitto, rispetto a quelle delle condizioni di vita quotidiane della cittadinanza.

  • Sorvolate e sorvolati davanti al tribunale, a tutela della salute

    “Ieri eravamo in piazza Signoria con le lavoratrici e i lavoratori dell’handling di Toscana Aeroporti. Oggi di fronte al Tribunale, per sostenere le richieste dei comitati e della cittadinanza, rispetto a documentazione su cui anche in Palazzo Vecchio abbiamo ricevuto risposte evasive”


    Dmitrij Palagi e Antonella Bundu -Sinistra Progetto Comune.
    Vincenzo Pizzolo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

    «Il nuovo aeroporto serve per difendere il lavoro? Difficile da credere, visto che Toscana Aeroporti aumenta precarietà ed esternalizzazioni mentre incassa soldi pubblici dalla Regione Toscana.

    Il nuovo aeroporto serve per tutelare le sorvolate e i sorvolati di Brozzi, Quaracchi e Peretola? Ancora più arduo da credere, dato che dopo mesi non viene fornita a comitati e associazioni la documentazione richiesta per capire se l’attuale struttura stia operando nel rispetto del quadro normativo. Si tratta di domande che abbiamo più volte posto anche al Sindaco e alla Giunta. Ci è stato detto spesso che il Comune non ha competenza. Ma la salute delle persone e del territorio ci riguardano eccome! Perché non si vuole chiarire se le prescrizioni del 2003 sono state rispettate? Perché non si vogliono mostrare gli atti con cui verificare la conformità urbanistica degli ultimi interventi nell’area, su cui ci sono documentati dubbi? Perché non si risponde sulla liceità dei voli dell’Airbus 319? (altro…)