“Se la società di cui il Comune è primo socio fa causa al regolatore pubblico, la questione è politica e va portata in Consiglio”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Plures ha presentato ricorso al TAR della Toscana per annullare la delibera 16/2026 di ATO Toscana Centro, l’autorità che regola il servizio rifiuti nell’area di Firenze, Prato e Pistoia. La delibera contiene la proposta tariffaria 2026-2029. L’assemblea dei Comuni l’ha approvata il 23 luglio con 43 voti favorevoli, 13 contrari e due astensioni. Da lì discende il piano economico finanziario che il Consiglio comunale ha approvato il 28 luglio, con una tariffa per Firenze di 135,8 milioni di euro nel 2026. Ne discende quindi anche l’aumento della TARI che le famiglie pagheranno a dicembre, con il conguaglio della terza rata.
Plures è la multiutility di cui il Comune di Firenze è primo socio, con il 36,8% del capitale. Stamattina, nel dibattito sul bilancio consolidato, l’Assessore Bettarini ci ha detto che i rapporti con la società non sono un tema politico. Poche ore dopo apprendiamo dall’ANSA che la società porta in tribunale l’ente pubblico che ne regola le tariffe.
I motivi del ricorso non sono ancora noti, ma la relazione allegata al piano economico finanziario descrive già un rapporto difficile. Al paragrafo 5.1.2 si legge che l’autorità di regolazione «non ha validato il Piano degli investimenti 2026-2029 presentato da Plures a causa delle carenze istruttorie emerse nel corso del procedimento e del mancato riscontro del Gestore alle richieste formulate nell’ambito del soccorso istruttorio». A gennaio, inoltre, ATO aveva contestato a Plures la violazione del contratto di servizio perché non aveva inviato i dati tariffari. Se il ricorso riguardasse quegli investimenti esclusi, la società chiederebbe al giudice di riconoscerle costi che alla fine ricadrebbero sulle bollette di cittadine e cittadini.
Un servizio pubblico essenziale, affidato a una società a maggioranza pubblica, finisce così conteso in tribunale fra due soggetti che dovrebbero rispondere agli stessi Comuni. Se il controllo pubblico resta solo nella composizione del capitale, non protegge chi paga la TARI e non garantisce la qualità del servizio.
Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di dire in Consiglio tre cose: se il Comune, come primo socio, era informato del ricorso e quale posizione ha preso negli organi della società; che cosa contesta Plures; quali effetti avrebbe sulle tariffe del 2026 l’eventuale annullamento della delibera. Lo chiederemo con una domanda di attualità nella prima seduta utile.
Quanto pagano le famiglie per i rifiuti e quale servizio ricevono dipende anche da come il Comune esercita il suo ruolo di socio. Per questo la questione è politica e non può restare nelle mani degli uffici legali.







