Categoria: Da Palazzo Vecchio

  • Mense scolastiche a Firenze: la promessa di internalizzare è saltata

    Mense scolastiche a Firenze: la promessa di internalizzare è saltata

    “Appalto privato fino al 2028, probabilmente 2030. La scelta strutturale lasciata di fatto a chi verrà dopo”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Al question time discusso stamattina in Consiglio Comunale, la Giunta, con l’Assessora Albaese, ha citato tre atti amministrativi per descrivere la situazione delle mense scolastiche, confermando quanto ormai era chiaro. Il quadro che emerge è semplice: il servizio mensa è in appalto ora, sarà in appalto dal prossimo settembre, e resterà in appalto almeno fino al giugno 2028. Con la possibilità di rinnovo biennale prevista dal contratto, si arriva potenzialmente al 2030 — e le prossime elezioni comunali sono nel 2029, se arriveremo a fine mandato.

    Prima c’era un contratto che scadeva e non si rinnovava, con la gara andata deserta nel settembre 2025. Poi una proroga forzata fino a giugno 2026 agli stessi prezzi (DD 7633/2025). Poi, a marzo 2026, una nuova gara indetta per settembre 2026–giugno 2028, per un valore complessivo di quasi 97 milioni di euro (DD 1650/2026). Adesso quella gara è in corso di valutazione: un concorrente è già stato escluso per un vizio documentale (DD 3218/2026).

    Nessuna di queste decisioni è stata portata in Consiglio Comunale per un voto di indirizzo. Nessuna è stata preceduta da un’informativa pubblica. Le abbiamo lette sulle determine, come si fa con gli atti tecnici di routine.

    Riportiamo la cronologia di una promessa che si è sgretolata. Nel 2021 la Giunta Nardella — con Funaro Assessora all’Istruzione — dichiarava formalmente di voler internalizzare le mense. Nel 2022 lo confermava. Nel 2023 pagava 70.000 euro a una società di consulenza per valutare l’ingresso nella società pubblica Qualità & Servizi: la risposta era positiva. Nel febbraio 2024, con tanto di cronoprogramma allegato, la Giunta fissava ad aprile 2024 la scadenza per completare l’iter. Aprile 2024 è passato in silenzio: nessuna delibera, nessuna spiegazione, nessun voto in Consiglio. Un anno dopo, con Funaro ormai Sindaca, la stessa coppia di consulenti veniva pagata altri 170.000 euro per uno studio più ampio che concludeva l’opposto: l’in-house è troppo costoso. Totale: 240.000 euro alla stessa società per due risposte contraddittorie.

    Oggi la catena si chiude: la Giunta ha scelto l’appalto. Non lo ha detto in modo esplicito, ma gli atti parlano da soli. Con un contratto che va almeno fino al 2028 e le elezioni nel 2029, questa amministrazione non avrà probabilmente né il tempo né, evidentemente, la volontà di invertire la rotta.

    Il costo del pasto a carico del Comune è salito da 4,90 a 5,90 euro (+20%): circa 2 milioni di euro in più all’anno sul bilancio comunale. È il prezzo che si paga per rendere la gara appetibile a un mercato che, a settembre 2025, non aveva presentato nemmeno un’offerta. Almeno il prezzo è fisso, e gli operatori competono solo sulla qualità. Ma vale la pena ricordarlo: il mercato non voleva questo servizio alle condizioni precedenti. Non è l’in-house ad aver fallito.

    513 lavoratrici e lavoratori sono in attesa di sapere chi sarà il loro datore di lavoro, insieme alle famiglie di chi fruisce del servizio.

    Sinistra Progetto Comune continuerà a fare pressione perché la questione non si chiuda nel silenzio. Gli atti che abbiamo depositato — sul rendiconto, in forma di interrogazione urgente e di mozione — chiedono alla Giunta di non abbandonare formalmente l’internalizzazione come obiettivo, di rispondere sul cronoprogramma mancato e sui 240.000 euro di consulenze. Non rinunciamo a costruire un’alternativa pubblica per le mense. Non è l’in-house ad aver fallito.

  • Vigile di Quartiere: Sindaca e Giunta dicono di no, chiudendo di fatto al confronto

    Vigile di Quartiere: Sindaca e Giunta dicono di no, chiudendo di fatto al confronto

    “L’ascolto e il dialogo devono precedere le conferenze stampa. I 40 servizi della Polizia Locale sono un’altra cosa”

    Dmitrij Palagi, Consigliere Comunale – Sinistra Progetto Comune

    Oggi abbiamo scelto di partecipare alla conferenza stampa convocata dalla Sindaca Funaro alle 12:30 a Palazzo Vecchio, con l’Assessore Giorgio e il Comandante Passaretti. Una scelta inconsueta, improvvisa, ma consapevole: volevamo ascoltare direttamente cosa l’Amministrazione ha deciso sul Vigile di Quartiere, prima che ce lo raccontasse una nota stampa scritta.

    Il problema è esattamente questo: hanno già deciso. Prima dell’assemblea dei comitati del centro storico convocata per questa sera, richiesta da settimane. Prima che la Commissione consiliare competente (la 8) si sia pronunciata, dopo aver discusso la nostra mozione (MZ/2026/00189, presentata il 4 febbraio) e quella della consigliera Innocenti (MZ/2026/00450), e dopo aver audito i comitati che su questo tema hanno lavorato in modo approfondito, a cui era stata lasciata la prospettiva di un confronto. La conferenza stampa alle 12:30. L’assemblea alle 20. La sequenza non è casuale: è un metodo. Un metodo che svuota la partecipazione di qualsiasi contenuto reale, trasformandola in ratifica di scelte già compiute: la cittadinanza può ratificare tra gli applausi, o contestare con i fischi.

    Non si convoca la stampa per annunciare un progetto quando la Città non è ancora stata ascoltata nelle sedi istituzionali. Non si presenta un piano — per quanto elaborato con i Presidenti di Quartiere — come risposta alle istanze dei comitati, se quegli stessi comitati non hanno ancora avuto la possibilità di discuterlo in Commissione. Inoltre i Consigli di Quartiere, per l’ennesima volta, vengono ignorati e per una volta abbiamo visto la e i Presidenti tutti insieme, ma non durante la votazione delle delibere di bilancio. Il Consiglio comunale, quelli di Quartiere e le loro commissioni non sono un ostacolo burocratico: sono il luogo della deliberazione pubblica: non è un dettaglio procedurale, è una scelta politica precisa.

    Il piano illustrato oggi — 40 servizi a settimana, 80 agenti, 8.568 ore di attività, cabina di regia ogni 10 giorni, integrazione con cinofili e agenti a cavallo, aree-target individuate dalla e dai dai Presidenti di Quartiere — descrive un modello di polizia territoriale potenziata. Non di polizia di comunità. La differenza non è nominale, e la letteratura scientifica è chiara al riguardo.

    La sicurezza nelle comunità urbane dipende in misura decisiva dalla coesione sociale e dalla fiducia reciproca tra residenti, prima ancora che dalla densità del controllo. Il centrosinistra si dimostra completamente subalterno al progressivo spostamento delle politiche di sicurezza verso la gestione del rischio e la neutralizzazione delle “aree problematiche”, a scapito della prevenzione sociale. Già abbiamo le zone rosse, ora abbiamo le zone “rosse attenuate”, che possono finire per produrre effetti di spostamento, non di soluzione, dei fenomeni di disagio: la sicurezza sociale e la sicurezza urbana richiedono strumenti radicalmente diversi, perché le prime agiscono sulle cause strutturali, le seconde troppo spesso si limitano alla gestione delle conseguenze visibili.

    Il modello presentato oggi — zone da presidiare, aree sensibili da “attenzionare”, integrazione con reparti specialistici nel contrasto allo spaccio — risponde a una logica di gestione del territorio per aree di rischio. Ma questa logica fino a oggi è stata insufficiente. La nostra mozione proponeva altro: vera polizia di prossimità significa costruire un rapporto fiduciario continuativo tra chi opera e cittadinanza, non agenti che transitano per zone-target ma integrazione con presidi che ascoltano, attivano, rendono conto — con una piattaforma di trasparenza che non sia strumento di controllo ma di relazione.

    Quell’esperienza fu interrotta non per insufficienza del modello, ma perché le figure che l’avevano costruita lasciarono i loro incarichi. Come ha scritto il gruppo operativo che ne aveva fatto parte: «tutto ritorna in discussione, come se due anni non fossero mai esistiti». Oggi si riparte, ma senza fare i conti con quella storia, che viene liquidata perché ritenuta insufficiente, e senza coinvolgere realmente chi quella storia l’ha vissuta e su di essa ha lavorato per proporre qualcosa di diverso.

    Lasciamo perdere le battute su chi “spara cartucce”, quando si parla di sicurezza urbana; lo ha fatto oggi, sbagliando secondo noi, la Sindaca, dicendo che ora tocca al Governo nazionale dare risposte con altre divise, come se lo Stato potesse essere presente quasi esclusivamente nell’emergenza, anziché con i suoi servizi quotidiani.

    Stasera saremo all’assemblea. Per ascoltare, come facciamo da mesi. E per ricordare che la partecipazione non è un orpello procedurale: è la sostanza di un governo della città che voglia essere democratico.

  • Consolato onorario di Israele, Fondazione Meyer, differenze tra antisemitismo e critica istituzionale

    Consolato onorario di Israele, Fondazione Meyer, differenze tra antisemitismo e critica istituzionale

    “Chi disegna svastiche sta dall’altra parte rispetto a noi e ai nostri mondi. Ribadiamo la legittimità delle nostre iniziative politiche: non hanno niente a che fare con l’odio razziale.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Abbiamo già detto ieri sera cosa pensiamo delle scritte antisemite apparse sui muri di Firenze. Lo ripetiamo senza incertezze: chi disegna svastiche e invoca il rogo sta dall’altra parte rispetto a noi, alla nostra storia e ai mondi a cui apparteniamo. Non esiste zona grigia su questo.

    Oggi il Console onorario di Israele affida alla stampa un “sorriso tiepido” rivolto a chi condanna le scritte ma non difende la sua presidenza della Fondazione Meyer. È una mossa che mescola deliberatamente due piani che non hanno niente in comune, e che non possiamo lasciare senza risposta.

    Giovedì pomeriggio si terrà un’iniziativa pubblica sul DDL Romeo — la proposta di legge che, dopo il primo via libera del Senato a marzo 2026, adotta la definizione operativa dell’IHRA sull’antisemitismo. È una definizione che tra i propri esempi applicativi include il fatto di “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele”: una formulazione che, secondo molti giuristi e organizzazioni per i diritti umani tra cui Amnesty International, rischia di trasformare la critica legittima alle politiche del governo israeliano in fattispecie perseguibile. L’iniziativa discuterà esattamente questo nodo — il confine tra antisemitismo e dissenso politico — e per noi rientra nel lavoro ordinario di approfondimento.

    La richiesta che il Console onorario di Israele lasci la presidenza della Fondazione Meyer nasce da una valutazione istituzionale precisa: quella presidenza non è compatibile, a nostro avviso, con il ruolo di rappresentanza di un governo sotto giudizio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, che ha reso Gaza uno dei luoghi più pericolosi al mondo per le bambine e i bambini. È una questione di opportunità istituzionale. Non ha niente a che fare con la persona di Carrai, con forme di odio, o con la comunità ebraica di Firenze: sostenere il contrario vuol dire costruire un teorema su presupposti falsati.

    Usare le scritte antisemite per blindare quella posizione — o per gettare ombre su chi chiede legittimamente conto di scelte istituzionali — è esattamente il tipo di operazione che rende più difficile combattere l’antisemitismo reale. Perché lo confonde con il dissenso politico, e finisce per svalutare entrambi.

    Noi teniamo i piani separati. E continueremo a fare il nostro lavoro, in modo trasparente, senza ambiguità o ipocrisie.

  • Scritte antisemite: necessaria massima serietà da parte delle istituzioni

    Scritte antisemite: necessaria massima serietà da parte delle istituzioni

    “Non può esserci ambiguità, anche rispetto ai silenzi selettivi: mescolare il Governo di Israele con la questione ebraica avvelena i pozzi della politica”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Esprimiamo una posizione molto chiara sulle scritte antisemite apparse nella notte tra il 2 e il 3 maggio 2026 a Firenze, in via dei Banchi e nel sottopasso della stazione di Santa Maria Novella.

    Le frasi — accompagnate da una svastica — mescolano violenza verbale esplicita, riferimenti al sionismo e alla questione ebraica. Non può esserci tolleranza verso alcuna forma di discriminazione razziale, e tutto il sistema politico ha il dovere di contrastare le radici profonde dell’antisemitismo. Queste scritte fanno del male anche alla causa di chi lotta ogni giorno per la dignità e i diritti del popolo palestinese: l’odio razziale non è mai uno strumento politico legittimo, va ripudiato.

    Per rafforzare questa indisponibilità verso l’intolleranza è importante evitare i silenzi selettivi. In queste stesse ore la stampa internazionale riporta le immagini del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir che festeggia il proprio compleanno con una torta decorata con un cappio – un riferimento esplicito alla legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi approvata dalla Knesset a marzo. Nel frattempo, Thiago Ávila e Saif Abukeshek sono detenuti dal governo israeliano dopo essere stati prelevati con la forza dalla nave Eros 1, che navigava in acque internazionali sotto bandiera italiana: i loro legali hanno presentato ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo proprio contro l’Italia, in quanto Stato di bandiera.

    Sono fatti diversi tra loro — ma chi ha ruoli pubblici deve applicare gli stessi parametri di fronte a ogni forma di barbarie, senza gerarchie e senza banalizzare.

    Aggiungiamo che in nessun modo i ruoli che si ricoprono possono mescolarsi con l’incolumità fisica di chi li ricopre.

    Confidiamo che anche in Consiglio comunale si smetta di confondere le categorie, avvelenando il confronto politico.

  • Assistenza domiciliare del Comune: licenziata dopo vent’anni di servizio

    Assistenza domiciliare del Comune: licenziata dopo vent’anni di servizio

    “Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di garantire immediate soluzioni. Le note di USB e CUB chiedono una risposta.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    USB e CUB hanno comunicato che giovedì 30 aprile 2026 Consorzio Blu — la cooperativa sociale che gestisce l’appalto pubblico del servizio di assistenza domiciliare del Comune di Firenze — ha licenziato Silvia Bellandi, una lavoratrice con vent’anni di esperienza nel settore.

    Un anno fa, nel marzo 2025, eravamo in presidio davanti al Comune con le lavoratrici e i lavoratori di quel servizio. Allora la vertenza riguardava gli stipendi azzerati dalla gestione uscente attraverso il meccanismo della banca ore negativa, e due persone che rischiavano di non essere assorbite dal nuovo gestore. L’Amministrazione rispose parlando di centralità della “qualità del lavoro”. Oggi, a distanza di un anno, una lavoratrice con vent’anni alle spalle viene licenziata dall’aggiudicatario dello stesso contratto pubblico.

    Il Comune di Firenze non è uno spettatore in questa storia. È la stazione appaltante: ha scritto il capitolato, ha firmato il contratto, e ha il dovere — oltre agli strumenti — per vigilare che le condizioni di lavoro vengano rispettate. Stiamo parlando di oltre 150 persone che lavorano ogni giorno a contatto con anziani e persone con disabilità. Il clima che si sta creando è insostenibile, e stride con tutte le dichiarazioni sulla centralità che si vorrebbe riconoscere a questo ambito dei servizi sociosanitari.

    Presentiamo con urgenza un atto consiliare per chiedere alla Sindaca e alla Giunta di riferire sui fatti e di dire come intendano intervenire, garantendo la nostra presenza al fianco della vertenza che si sta aprendo.

  • Mense scolastiche: la gara va avanti fino al 2028, l’internalizzazione svanisce

    Mense scolastiche: la gara va avanti fino al 2028, l’internalizzazione svanisce

    “La Giunta ha già scelto: appalto privato almeno fino al 2028, la decisione strutturale rinviata al 2029. Noi continuiamo a chiedere che si percorra la strada pubblica.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Una determina dirigenziale del Comune di Firenze datata 28 aprile 2026 chiarisce ufficialmente a che punto siamo con le mense scolastiche: c’è una nuova gara in corso, pubblicata il 9 marzo scorso, per affidare la gestione dei 15 centri cottura comunali a un operatore privato. Il contratto partirebbe a settembre 2026 e durerebbe fino a giugno 2028, con possibilità di rinnovo per altri due anni.

    Non è un dettaglio tecnico. Significa che si va in appalto, e che la prossima occasione per fare una scelta diversa — se si vuole, l’internalizzazione — arriva nel 2029, quando scade il mandato.

    Giovedì abbiamo chiesto, con un ordine del giorno collegato al rendiconto, di non chiudere quella porta. La Giunta non può usare le difficoltà attuali di Qualità & Servizi — la società pubblica dei Comuni della piana fiorentina che avrebbe potuto gestire le mense — come pretesto per archiviare definitivamente il discorso. I problemi si affrontano, se c’è volontà politica di farlo. Palazzo Vecchio lo sa.

    Lunedì, al prossimo Consiglio Comunale, discuteremo un question time per ottenere risposte su ciò che ancora non è stato spiegato: come è stato garantito il servizio mensa dopo che la gara del 2025 è andata deserta; cosa ha concluso la Giunta dopo aver commissionato a CibuSalus e Sinloc uno studio da 170.000 euro; se nel 2026 c’è stato un confronto con Qualità & Servizi; e quale sia la prossima scadenza rilevante nel percorso.

    Aspettiamo risposte.