Lotta: Diritto all’abitare

  • Immobili pubblici, tante promesse e nessun vincolo: l’accordo non garantisce un solo alloggio sociale

    Immobili pubblici, tante promesse e nessun vincolo: l’accordo non garantisce un solo alloggio sociale

    Dalla risposta a un’interrogazione all’esito di un accesso agli atti si conferma la necessità di una svolta radicale

    Il 6 maggio a Palazzo Vecchio Comune, Agenzia del Demanio e Università hanno firmato il «Piano Città degli immobili pubblici», un accordo triennale su diciassette immobili (quindici statali e due comunali). In conferenza stampa sono state annunciate destinazioni puntuali: la Corte dei Conti alla Caserma Redi, un Polo della Sicurezza con Questura e Vigili del Fuoco alla Perotti, i Carabinieri Forestali al Covercianino, l’ampliamento del Museo Marino Marini a San Pancrazio, la concessione di Villa Bardini estesa fino a cinquant’anni, residenze universitarie alle Cascine.

    Il problema è che nessuna di queste destinazioni è scritta come vincolo nell’accordo che è stato effettivamente sottoscritto. L’allegato al testo si limita a fotografare l’uso attuale degli immobili. La destinazione vera viene rimessa a un Tavolo tecnico, le cui ipotesi sono espressamente «suscettibili di modifiche», che può perfino aggiungere altri immobili e proporre modifiche normative per «semplificare la gestione del patrimonio». I dieci principi di sostenibilità sbandierati (dal consumo di suolo zero alla partecipazione) sono indicati come semplici indicatori di monitoraggio, non come vincoli preventivi. E un articolo blinda l’accordo persino in caso di controversie.

    Sul punto il gruppo aveva già presentato un’interrogazione il 7 maggio. La risposta della Giunta, arrivata a fine giugno, non ha sciolto nessuno dei nodi: nessun impegno a escludere usi turistici e di mercato, nessuna quota garantita a edilizia residenziale pubblica, nessun impegno a portare gli atti attuativi in Consiglio comunale. Sugli immobili comunali la Giunta ha indicato la porzione di Caserma Mameli e la Palazzina Grilli, che però erano già nel portafoglio di partenza.

    Qui c’è una scelta politica precisa, dentro una cornice dettata dal Ministero dell’economia che chiede di «attrarre investimenti privati» e di misurare il patrimonio pubblico sul ritorno economico. In una città con un’emergenza abitativa drammatica, diciassette immobili pubblici vengono destinati in prevalenza a funzioni di sicurezza e a uffici statali, con la porta aperta al partenariato turistico, e non si vincola un solo alloggio a canone realmente sociale, una sola residenza universitaria a canoni del diritto allo studio, un solo presidio sociosanitario di prossimità. Il tutto senza che il Consiglio comunale e quelli di Quartiere siano chiamati a decidere.

    Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta impegni espliciti: sottoporre al Consiglio gli atti attuativi che incidono su destinazioni, varianti, trasferimenti di proprietà e permute; escludere ricettività turistica privata, affitti brevi, retail di lusso e student housing a prezzo di mercato; vincolare una quota del patrimonio a uso pubblico e sociale; trasformare i dieci assi in vincoli reali; garantire la pubblicità dei lavori del Tavolo tecnico e il coinvolgimento della cittadinanza.

    Il patrimonio pubblico è di tutte e tutti. Decidere come usarlo non può essere una conferenza stampa di promesse, deve essere una scelta trasparente e pubblica, con al centro il diritto all’abitare e i servizi, non l’attrattività e il mercato.

  • Le Quinte: la Giunta si impegna sul vincolo ma si sottrae sull’acquisto

    Le Quinte: la Giunta si impegna sul vincolo ma si sottrae sull’acquisto

    “Dopo il question time, l’impegno a un incontro tra l’Assessore e una delegazione dei nuclei assegnatari, accompagnati da SUNIA e Unione Inquilini”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Giulia Marmo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 4

    Sul caso Le Quinte (i 161 alloggi a canone concordato edificati con il 45% di risorse pubbliche e oggi all’asta) registriamo anzitutto un risultato. Rispondendo al nostro question time, la Giunta si è impegnata a incontrare la delegazione dei nuclei assegnatari, presente in aula insieme a SUNIA e Unione Inquilini. È un’interlocuzione reale, che chiedevamo da tempo e che arriva grazie alla mobilitazione del Comitato nato dall’assemblea pubblica del 5 giugno. Non è un dettaglio formale: per la prima volta le famiglie hanno un canale diretto e formale con l’Amministrazione, dopo i confronti discontinui e parziali delle scorse settimane.

    Condividiamo anche la priorità indicata dall’Assessore con delega alla Casa, Nicola Paulesu: garantire la natura permanente del vincolo di locazione a canone concordato. Su questo la posizione del Comune è stata fin qui corretta (il diniego del 2023 alla richiesta di cancellare il vincolo, la costituzione in giudizio al TAR) e va difesa con ogni strumento processuale, perché su quel vincolo si regge la garanzia per oltre cento famiglie.

    Ma andiamo alla sostanza, perché restano due nodi sui quali non abbiamo avuto spiegazioni precise.

    Il primo è il diritto di prelazione. Le convenzioni prevedono un diritto di prelazione in favore dei conduttori e, in subordine, del Comune: continuiamo a chiedere che venga verificato ed esercitato. In aula non ci sono state date risposte puntuali, né sul punto della prelazione né sul perché il nulla osta alla vendita in blocco sia stato rilasciato senza alcun passaggio in Consiglio (malgrado la pendenza del giudizio al TAR e malgrado la nostra mozione sull’acquisizione pubblica fosse, ed è tuttora, ferma in commissione «per approfondimenti» dal 14 novembre 2025).

    Il secondo è la scelta di fondo. La Giunta dichiara di voler difendere il patrimonio, ma poi annuncia di promuovere «sinergie con soggetti investitori interessati all’acquisizione» e auspica l’ingresso di un fondo di investimento immobiliare. È il punto che non possiamo accettare. Quegli alloggi nascono dal programma sperimentale statale «20.000 abitazioni in affitto» del 2001, che riservava il contributo pubblico più alto (fino al 45% del costo di costruzione) proprio a chi sceglieva la locazione permanente a canone concordato, in accordo con la Regione. Sono case costruite con denaro di tutte e tutti. Affidarne il futuro ad altri fondi significa scommettere contro le famiglie: il prezzo a base d’asta (circa 33.000 euro ad alloggio, contro un costo storico tra 100.000 e 150.000) è così basso proprio perché il mercato dà il vincolo per cadente, e chi acquista subentra automaticamente nel ricorso al TAR per cancellarlo. Un fondo immobiliare può comprare per ricavarne rendita.

    Per questo ribadiamo che l’unica garanzia vera sarebbe l’acquisizione pubblica. Il Comune può presentare un’offerta migliorativa entro il 26 giugno, da solo o in raccordo con Regione Toscana, Casa S.p.A., Cassa Depositi e Prestiti, Banca Europea per gli Investimenti e fondi per la rigenerazione abitativa. Il prezzo è basso: è il momento giusto per comprare, non per cedere. E la mozione che lo chiede, depositata lo scorso ottobre, va calendarizzata e discussa prima dell’asta del 29 giugno, non dopo.

    Siamo una forza di opposizione, ma lo siamo per il bene della città e di chi la vive. Qui non c’è una bandiera da piantare: c’è la continuità abitativa di 137 nuclei e la tenuta di un patrimonio pubblico costruito con risorse statali, regionali e comunali. Chiediamo all’Amministrazione il coraggio di difenderlo davvero: comprando, non sperando.

  • Le Quinte — difesa del vincolo di canone concordato e posizione del Comune sull’asta del 29 giugno 2026

    Question time n. 1046
    Presentato 10 Giugno 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Question time a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Affitti brevi: la maggioranza boccia l’ordine del giorno per approfondire la conoscenza dello studio

    Affitti brevi: la maggioranza boccia l’ordine del giorno per approfondire la conoscenza dello studio

    “Dispiace che non si sia voluto dare un segnale di apertura per un’alleanza sociale: il contrario di quello che abbiamo chiesto giovedì”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Il Consiglio comunale ha respinto, con una maggioranza spaccata e per una manciata di voti, il nostro ordine del giorno che chiedeva una cosa semplice: rendere pubbliche le analisi scientifiche su cui si fondano le nuove regole per le locazioni turistiche brevi.

    L’atto impegnava la Sindaca Funaro e la Giunta a tre punti elementari: pubblicare sul portale Open Data le tre relazioni del Dipartimento MEMOTEF della Sapienza; convocare in audizione il responsabile scientifico, perché ne illustrasse metodo, risultati e limiti; aggiornare ogni sei mesi i dati aggregati già previsti dal Regolamento.

    Nulla di eversivo. Chiedevamo che la cittadinanza potesse leggere studi pagati con le loro tasse, sui quali il Consiglio è chiamato a deliberare. Tanto più che l’articolo 7 dell’accordo tra Comune e MEMOTEF stabilisce che quei risultati sono proprietà comune: non un favore, un diritto già scritto.

    Colpisce il modo in cui la maggioranza ha motivato il no. È stato recuperato un parere tecnico negativo che citava la privacy (un rilievo nato per tutt’altra proposta, quella di una mappa con i dati di titolarità degli alloggi) e lo si è brandito contro la richiesta di pubblicare relazioni scientifiche e dati aggregati. Ma i dati aggregati, per definizione, non identificano nessuno; e una relazione metodologica non contiene informazioni personali. La privacy, qui, non c’entra: è servita da scudo per non rendere conto.

    Quando un’amministrazione tiene riservate le analisi che giustificano le proprie scelte, il problema non è tecnico, è politico. Senza accesso ai dati non c’è controllo democratico, e non c’è modo per la città di verificare se le misure adottate siano davvero all’altezza di una crisi abitativa che espelle residenti, lavoratrici e lavoratori dal centro a vantaggio della rendita.

    Di cosa ha paura, una maggioranza che non vuole mostrare gli studi su cui dice di basare le proprie decisioni? Che la maggioranza si sia spaccata dice che la richiesta di trasparenza è ragionevole e condivisa ben oltre la nostra parte. Lo registriamo e ribadiamo quanto detto giovedì: serve apertura verso un’alleanza sociale (che non è questione elettorale) a tutela della residenza e del diritto all’abitare.

    Continueremo a chiedere che le politiche sugli affitti brevi si fondino su dati pubblici, verificabili e discussi alla luce del sole, coinvolgendo i Consigli di Quartiere, insieme a chi da anni e anni chiede di attivarci come Comune, come stiamo facendo (parzialmente e in ritardo).

  • Case a canone concordato Le Quinte: nasce il comitato dei nuclei assegnatari

    Case a canone concordato Le Quinte: nasce il comitato dei nuclei assegnatari

    “Quasi cento persone all’assemblea pubblica al Circolo ARCI 25 Aprile. Richieste precise al Comune”


    Giulia Marmo — Sinistra Progetto Comune Quartiere 4
    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Giovedì 5 giugno, al Circolo ARCI 25 Aprile, Sinistra Progetto Comune ha organizzato un’assemblea pubblica sulla vicenda degli alloggi a canone concordato della Società Le Quinte. Quasi cento persone hanno partecipato: una risposta che conferma quanto il tema dell’abitare resti urgente e politicamente irrisolto.

    [La vicenda] Tra il 2005 e il 2008, Le Quinte S.p.A. ha costruito 161 appartamenti in tre complessi fiorentini (via Niccolò da Tolentino, via di Scandicci, via Alberto Arnoldi) nell’ambito del programma nazionale «20.000 abitazioni in affitto» (L. 21/2001). Lo Stato ha finanziato il 45% dei costi di costruzione in cambio di un vincolo permanente di locazione a canone concordato: affitti calmierati attorno ai 300 euro mensili, senza scadenza. Nel 2015 la società è entrata in concordato preventivo liquidatorio. Da allora il Liquidatore Giudiziale ha ripetutamente chiesto al Comune di cancellare quel vincolo per poter vendere gli alloggi. La Giunta Nardella ha rifiutato nel gennaio 2023 — tra i favorevoli alla delibera anche l’attuale Sindaca Funaro. La società in concordato ha impugnato la delibera al TAR Toscana (RG 472/2023): il ricorso è tuttora pendente.

    [La svolta del 24 aprile] Dopo tre aste andate deserte, è arrivata un’offerta irrevocabile di acquisto in blocco per 137 alloggi (quelli in via Tolentino e via Arnoldi): 4,5 milioni di euro, circa 33.000 euro ad appartamento. Il costo storico stimato è tra i 100.000 e i 150.000 euro. L’asta competitiva è fissata per il 29 giugno 2026. Chi acquisterà subentrerà automaticamente nel ricorso TAR: se lo vincesse, il vincolo di canone concordato cadrebbe, con conseguenze dirette sui contratti delle famiglie residenti. Non sappiamo se il Comune abbia già rilasciato un nulla osta procedurale alla vendita in blocco, senza alcun passaggio in Consiglio comunale.

    [Nasce il comitato] All’assemblea erano presenti i sindacati SUNIA e Unione Inquilini. Le persone presenti hanno deciso di costituire un comitato di tutela: ne rispettiamo la piena autonomia e garantiamo il pieno sostegno alla loro lotta. Il Comitato unisce persone con sensibilità diverse, accomunate dall’urgenza di difendere il proprio diritto all’abitare su una convenzione pubblica che qualcuno sta cercando di smontare in tribunale. Gli obiettivi prioritari: tutelare il vincolo perpetuo e verificare i margini perché la proprietà diventi direttamente pubblica.

    [Il quadro politico] Questa vicenda non è un caso isolato. Firenze è da anni al centro di un processo di espulsione della residenza a favore della rendita: fondi pubblici usati per costruire case accessibili, un fallimento societario che rischia di trasformare quelle stesse case in un investimento speculativo. I numeri parlano da soli: 33.000 euro ad appartamento — meno di un quarto del costo reale — è un prezzo che incorpora già il valore del vincolo che si vuole cancellare. Il guadagno atteso per il futuro acquirente è esattamente la perdita che pagherebbero le famiglie.

    [Gli impegni di SPC] Abbiamo preso l’impegno a portare le istanze del comitato in Consiglio comunale con un question time nel mese di giugno, prima della scadenza del 29. Chiediamo che la Commissione 4 torni a discutere la mozione sull’acquisto pubblico depositata da SPC nell’ottobre 2025, esaminata una sola volta il 14 novembre e da allora ferma senza seguito.

    L’azione della Giunta a tutela del vincolo, fino a qui, è stata corretta. Ma la situazione richiede ora maggiore coraggio politico. Tra le opzioni concrete c’è quella che Palazzo Vecchio diventi direttamente proprietario degli immobili, partecipando all’asta entro il 26 giugno o presentando un’offerta migliorativa. Non è il momento delle mezze misure.

  • Dal Consiglio comunale del 4 giugno 2026

    Dal Consiglio comunale del 4 giugno 2026

    Seduta straordinaria sugli affitti brevi.

  • Affitti brevi: respinti tutti gli emendamenti. L’astensione critica e costruttiva

    Affitti brevi: respinti tutti gli emendamenti. L’astensione critica e costruttiva

    “Questa giunta ha perso mesi preziosi senza costruire politicamente una strategia politica all’altezza del problema: siamo disponibili a lavorare con chiunque voglia contrastare la rendita turistica in favore di chi la città la abita e la lavora”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio Comunale ha approvato oggi il regolamento sulle locazioni turistiche brevi (DPC/2026/00034). Sinistra Progetto Comune si è astenuta. Non perché il testo sia sufficiente, ma perché la nostra opposizione non è fine a se stessa: l’astensione è al tempo stesso una critica netta ai ritardi e all’insufficienza politica di questa giunta, e un segnale di disponibilità a costruire, in Consiglio ma soprattutto fuori nella società, un fronte che contrasti la rendita e difenda il diritto alla casa per chi lavora.

    Nel nostro intervento in aula abbiamo portato numeri che la Giunta conosce e non ha voluto affrontare, se non delegando all’importante quanto prezioso lavoro del mondo accademico e della ricerca. Firenze ha 11.321 alloggi su Airbnb (OMI/Agenzia delle Entrate, 2023): il 12,7% dello stock non principale, seconda solo a Venezia. Nel centro storico oltre il 40% degli alloggi non primari è sottratto al mercato residenziale. Ogni aumento del 10% delle strutture Airbnb spinge i prezzi di +82 euro al metro quadro (IRPET, 2024); su cinque anni, nel centro fiorentino l’effetto causale è di +132 €/mq (Congiu, Pino, Rondi, Journal of Regional Science, 2024). Il rendimento netto di una locazione breve a Firenze è del 6,7%, contro il 5,4% di una locazione residenziale: nessun proprietario torna spontaneamente al mercato abitativo finché questo differenziale non viene corretto da regole o fiscalità. Non si tratta di sharing economy: il 30% dei posti letto Airbnb in Italia è già in mano a gestori professionali multi-listing, con una redditività cresciuta del +124% tra il 2017 e il 2024 (FULL/Politecnico di Torino, 2024). È industria ricettiva, non ospitalità diffusa. Sul versante abitativo: 8 annualità di reddito per comprare 80 metri quadri; il 60% del reddito degli under-35 va all’affitto; oltre 15.000 nuclei in lista ERP a Firenze. L’Italia spende 13 euro pro capite in housing sociale: la Francia 234, la Germania 328 (Eurostat 2024).

    I nostri 12 emendamenti chiedevano misure concrete: distinzione tra host non imprenditoriale (fino a 2 unità) e operatore professionale con obbligo di P.IVA (da 3 in su); regime transitorio per le autorizzazioni già rilasciate; pubblicazione in open data di tutti i dati sulle locazioni brevi; requisiti minimi di superfici e servizi igienici; limiti nelle zone condominiali; estensione del monitoraggio all’intero territorio comunale, non solo alle zone A. Tutti respinti, in blocco, senza entrare nel merito, ma dicendo che “è troppo presto”, o che erano elementi “ridondanti”.

    Il punto più grave non è nei singoli emendamenti: è nella struttura normativa che lega le mani ai Comuni e che sembra destinato a peggiorare, se non sapremo contrastare le tendenze che vediamo. Nel nostro intervento abbiamo posto con chiarezza questo problema: Firenze non può introdurre un tetto massimo di notti perché l’art. 59 della L.R. Toscana 61/2024 non lo prevede, e introdurlo richiederebbe una riforma regionale o una legge speciale nazionale. Amsterdam, Barcellona, Berlino, Parigi lo hanno. Firenze no, non per incapacità tecnica, ma perché lo Stato ha progressivamente svuotato l’autonomia degli enti locali proprio sulle materie dove il mercato globale preme di più. Abbiamo ritirato i due emendamenti sul tetto notti per correttezza istituzionale. Ma il fatto che la struttura tecnica del Comune debba scrivere nero su bianco che il Consiglio non ha i poteri per farlo è, di per sé, una denuncia politica. A questa si aggiunge l’impugnativa governativa alla Corte Costituzionale sul TUT toscano, che tiene in sospeso l’intero quadro attuativo, compreso il regolamento speciale che Firenze sta ancora redigendo. I ritardi non sono congiunturali: sono di sistema.

    L’astensione è una posizione, non una fuga. Significa: questo regolamento non basta, questa Giunta ha perso mesi preziosi senza costruire una strategia politica all’altezza del problema, e gli strumenti più efficaci non sono stati nemmeno rivendicati a livello regionale e nazionale. Ma significa anche: siamo disponibili a lavorare con chiunque voglia contrastare la rendita turistica in favore di chi la città la abita e la lavora. La questione degli affitti brevi non è tecnica, ma è una questione sociale, di chi estrae valore dalla città e di chi ne paga il costo. Gli ordini del giorno non votati oggi torneranno in Consiglio: lì vedremo se la fretta con cui la maggioranza si è mossa in modo autosufficiente si può superare.

  • Affitti brevi: capire come siamo arrivati a questo punto è fondamentale

    Affitti brevi: capire come siamo arrivati a questo punto è fondamentale

    “L’intervento in aula nella seduta del 4 giugno 2026, sulla delibera che estende ad alcune aree il limite degli affitti brevi”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Parlare alla Città

    Grazie Presidente, grazie Sindaca.

    Provo a parlare direttamente alla Città, più che a lei o alla maggioranza. Perché nel modo in cui avete impostato questa discussione manca il punto fondamentale: capire come siamo arrivati fin qui.

    La Costituzione disattesa

    Citate la Costituzione. Dopo la vittoria referendaria capisco che convenga a tante e tanti, ma è stata disattesa trasversalmente per decenni: pareggio di bilancio, autonomia differenziata e una negazione del diritto all’abitare. Nel 1988 la Corte costituzionale scrisse che garantirlo è un compito «cui lo Stato non può abdicare in nessun caso». L’abdicazione c’è stata, si è scelto di assecondare la centralità della rendita, indebolendo quella del lavoro, disconoscendo il principio fondativo della nostra Repubblica.

    Quanto costa abitare a Firenze

    A Firenze questa scelta ha numeri precisi: ci attestano come seconda città più cara d’Italia per gli affitti. Un bilocale medio costa 1.113 euro al mese, una stanza singola 618. Chi lavora nel turismo, nel commercio, nella scuola guadagna 1.300-1.500 euro netti e si vede assorbire fino all’86 per cento del salario, quando la soglia di sostenibilità viene solitamente stabilita al 30. Siamo una grande città dove nemmeno una coppia con due stipendi copre il canone medio richiesto: chi ha meno di 35 anni destina alla casa il 60 per cento del reddito.

    Il diritto alla casa negato

    Quando il salario non basta, arriva il resto: 627 sfratti emessi nel 2024, oltre il 70 per cento per morosità incolpevole, cioè indicativamente chi perde il lavoro o non riesce più a sostenere il costo della vita, non chi non vuole pagare. Il centro storico è passato da 95 mila residenti a 62 mila. E le case popolari? Metà degli aventi diritto resta fuori: 14 mila nuclei idonei, 7.600 assegnatari, con una propaganda che da anni parla di fasce grigie e lascia tante persone negli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica con un senso di abbandono.

    Il pubblico ha finanziato la rendita

    Non è una calamità naturale: è il risultato di scelte. Per settant’anni il pubblico ha finanziato la rendita privata: le case INA-Casa e Gescal, pagate con trattenute sui salari, sono state vendute invece di restare patrimonio collettivo. Oggi l’Italia spende 13 euro a persona l’anno per la casa sociale: la Francia 234, la Germania 328. La cedolare secca si stima faccia risparmiare 2,5 miliardi l’anno alle proprietà, mentre il fondo affitti è a zero dal 2023. Il Superbonus ha trasferito 130 miliardi alla proprietà privata: alle case popolari è andato lo 0,8 per cento delle risorse economiche. Non hanno fallito le politiche sociali, hanno vinto le politiche della rendita.

    Alleanze sociali, non punizioni

    Per questo, sul verbo «punire» (che noi ripudiamo): se proprio voleste utilizzarlo, andrebbe «punita» la classe politica che ci ha portato fin qui. Il capitalismo frammenta e mette in guerra il basso contro il basso: il piccolo proprietario contro l’inquilino, il residente contro chi lavora nel turismo. Nell’assenza di salari e diritti si è formata l’idea di un presunto diritto alla rendita: altro che la retorica del merito (che pure a noi radicalmente non appartiene). Per questo vi ripetiamo in ogni ambito da tempo che serve una nuova alleanza sociale.

    Il mito della piccola proprietà

    Anche perché chi estrae valore da questa città non è anzitutto il piccolo proprietario. A Firenze l’8 per cento degli host controlla il 41 per cento degli annunci; circa un annuncio su tre è in mano a gestori con più di dieci appartamenti; l’80 per cento delle locazioni turistiche sta nei condomini dove le persone vivono. Un alloggio turistico rende in media oltre 23 mila euro l’anno; un affitto residenziale 12.800. Senza regole il mercato non si corregge: si mangia la Città. E non legittimiamo l’idea che la rendita serva a «integrare» salari troppo bassi: i salari si alzano, non si compensano trasformando case in camere d’albergo. Chi sceglie la rendita non è un nemico, ma bisogna capire che si sta illudendo di potersi salvare in solitudine: la storia ci insegna che presto anche a loro non basterà più, nell’aumento delle diseguaglianze. Chi ha potere e ricchezze punta ad accumularne sempre di più.

    Il merito: ritardi e interlocuzioni mancate

    Vengo al merito, ringraziando chi ha curato lo studio alla base della delibera. Ma gli studi devono rafforzare decisioni politiche coraggiose, non sostituirle: voi li usate al contrario. Lo strumento non è fallito: è arrivato tardi, e il prezzo della lentezza lo ha pagato la Città. La legge regionale 65 c’è dal 2014; il TAR, respingendo 19 ricorsi, ha appena confermato che potevate agire prima. Nel 2019 c’era chi proponeva le soglie nei condomini; nel 2020 figure giuridiche autorevoli dicevano che gli strumenti esistevano; più voci hanno preso parola nel tempo anche sulla stampa. La cosa peggiore: non avete cercato alleanze, né con la società che si mobilita contro chi estrae profitto da ogni metro quadro e da ogni momento dell’esistenza, né con chi da anni vi chiedeva di fare ciò che oggi parzialmente fate. Pensate di essere autosufficienti? Non lo siete: forse in quest’aula e per ora nelle urne, per tutti i compromessi che fate, per esempio con le logiche che stanno dietro al ruolo di Fondazione Cassa di Risparmio, oggi sulla stampa per l’ex Fulgor (ci avevate detto che non potevamo recuperarlo per il fallimento della proprietà in corso) e Villa Bardini. Ma là fuori, tra astensionismo e rapporti di forza, dovete scegliere da che parte state. Non vi fidate di chi non sta nei vostri circuiti, però poi chiedete sostegno.

    Servivano i rioni e i quartieri

    E ricordiamolo, ogni blocco e logica del numero chiuso cristallizza una rendita di posizione: 16.906 locazioni turistiche, il 56 per cento dei posti letto, congelate così come sono. Per questo con gli emendamenti e gli ordini del giorno proponiamo di dare centralità ai rioni e ai Quartieri. Qui avete sbagliato: avete scelto di delegare impropriamente all’università e alla ricerca decisioni che dovevamo costruire con responsabilità politica dal basso, perché anche altre zone sono destinate a essere mangiate da queste logiche, ormai estese anche in Città Metropolitana.

    Due richieste

    Oggi vi chiediamo quantomeno di tutelare chi nella società ha scelto di aiutare il pubblico, mentre sui social esplodono voci malevole e offese, magari provando a creare questioni individuali di fronte a un fenomeno sociale centrale. E vi chiediamo di costruire una mobilitazione contro il Ministro Salvini, che vuole togliere poteri ai Comuni, e purtroppo anche contro chi, in Regione Toscana, sembra voler andare nella stessa direzione, indebolendo gli enti locali.

    La libertà

    Si parla molto di libertà. Rivendichiamo la libertà di vivere del proprio lavoro; di non dover lasciare Firenze per chi, come me e come l’Assessore, si affaccia ai quarant’anni; di non abitare in un condominio che diventa un albergo. Ogni libertà sta in relazione con le altre: chi pensa che il proprio io abbia un valore assoluto lo fa anche perché centrodestra e centrosinistra glielo hanno provato a insegnare per decenni. Così oggi persino timide proposte progressiste vengono dette sovversive, perché i diritti sociali sono stati abbandonati e la sicurezza sociale ridotta a ordine pubblico.

    Chiusura

    Non vi siete fidate e fidati di questo Consiglio comunale: ci avete considerato parte del problema, dandoci pochissimi giorni per lavorare su questa proposta, che a noi appare in ritardo e non sufficiente. Il meglio è nemico del bene? Può darsi, ma anche la vostra timidezza vi costringe a inseguire il reale, rinunciando al potere che potrebbe esercitare la politica.

    Continueremo a percorrere e indicarvi una prospettiva diversa e alternativa, con trasparenza e chiarezza, perché le alleanze che contano si costruiscono nella società, non sulle schede elettorali. Se il centrosinistra vorrà guardare alle proposte di Sinistra Progetto Comune ci troverà qui.

  • Programma comunale di riconversione locazioni turistiche brevi verso l’affitto residenziale calmierato (modella Renda Segura) – collegato alla proposta di deliberazione DPC/2026/00034, avente ad oggetto Integrazioni al Regolamento per le locazioni turistiche brevi

    Ordine del giorno n. 978 · Rinviato
    Presentato 3 Giugno 2026 · Discusso 3 Giugno 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Ordine del giorno a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Le Quinte: siamo alla vendita in blocco di 137 alloggi a canone concordato?

    Interrogazione n. 967
    Presentato 3 Giugno 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Interrogazione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Affitti brevi a Firenze: dodici emendamenti per il Consiglio comunale

    Affitti brevi a Firenze: dodici emendamenti per il Consiglio comunale

    “Giovedì si vota. Occorre evitare di cristallizzare 16.906 locazioni esistenti, distribuire potere verso il basso, restituire centralità e tutele a residenza e condomini”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio Comunale di Firenze è convocato per giovedì 4 giugno per votare la delibera 2026/00034, che estende il blocco delle nuove autorizzazioni alle locazioni turistiche brevi anche alle sottozone A3 e A4 (Centro storico extra-UNESCO, Campo di Marte, Cure, parti di Rifredi e Statuto). La Sindaca e la Giunta hanno scelto di non costruire un’alleanza con il Consiglio comunale, tenendo lo studio del Professor Celata nascosto per mesi e arrivando a imporre al Consiglio un calendario che preclude qualsiasi reale confronto. Non ci convince che la ragione sia quella di evitare una corsa a nuove registrazioni: il calendario poteva essere concordato prima, anche con scadenze ravvicinate urgenti, senza per questo trattare il Salone dei Duecento come uno spazio di ratifica.

    Ciò nonostante, poiché da anni chiediamo di agire a contenimento di questo fenomeno anche usando gli strumenti urbanistici di cui il Comune dispone da tempo, abbiamo voluto depositare 12 emendamenti, ancora una volta dimostrando che ci interessa il merito di ogni processo.

    Riteniamo imprescindibile agire per evitare di cristallizzare lo stock esistente di 16.906 locazioni turistiche brevi (il 56% di tutti i posti letto della città) e distinguere chi mette a reddito una stanza di casa propria da chi gestisce decine di unità in regime industriale. Pensiamo inoltre sia importante estendere lo studio della pressione delle locazioni brevi anche a livello condominiale, dove la pressione abitativa e i costi dell’abitare si misurano davvero (l’80% delle locazioni turistiche brevi a Firenze risulta essere in condominio). Deve inoltre essere previsto un programma di riconversione e una leva fiscale dedicata, ascoltando quei mondi (sindacali, associativi, accademici) che da anni e anni suggeriscono le strade da intraprendere.

    Il primo blocco dei nostri emendamenti è di metodo: cinque correzioni puntuali che non comportano alcun costo politico per la maggioranza e che, se rigettate, configurerebbero una chiusura preconcetta al confronto.

    1. Ripristina lo standard di misure minime per tutti i servizi igienici, che la stessa delibera abbassa contraddicendo la propria motivazione.
    2. Corregge quello che appare essere un refuso tecnico nella numerazione dei commi.
    3. Chiarisce una formulazione sanzionatoria che altrimenti parrebbe configurarsi come un alleggerimento involontario.
    4. Chiude la finestra temporale tra l’adozione della delibera da parte della Giunta, il voto in aula e i 15 giorni che devono passare dalla pubblicazione del regolamento.
    5. Prevede la pubblicazione su Open Data di una mappa georeferenziata di tutti gli esercizi ricettivi regolarmente registrati, con aggiornamento trimestrale.

    Il secondo blocco mette sul tavolo le proposte politicamente forti che derivano dal lavoro importante fatto sul territorio da realtà come SUNIA e Progetto Firenze, e dal confronto con il rapporto MEMOTEF dell’Università Sapienza e le esperienze internazionali di Barcellona, Amsterdam, Parigi, Lisbona, Berlino e New York.

    1. Introduce la distinzione normativa tra regime non imprenditoriale (persona fisica, fino a 2 unità gestite direttamente) e regime imprenditoriale (3 o più unità, oppure gestione affidata a un’impresa anche con una sola unità) — la soglia delle 2 unità è quella oltre la quale la normativa fiscale impone già oggi l’obbligo di partita IVA. Per il regime imprenditoriale chiediamo una dichiarazione asseverata di rispetto dei contratti collettivi nella filiera e una superficie minima dell’alloggio.
    2. Fissa un limite di 120 giornate/anno nelle sottozone A1-A3-A4 e 150 nelle altre zone, sul modello di Parigi (Loi Le Meur 2024) e Amsterdam.
    3. Propone una variante con tetto uniforme di 120 giornate su tutto il territorio, come opzione più semplice da applicare.
    4. Sul modello Barcellona prevede che le autorizzazioni per Locazioni Turistiche Brevi con attività consolidata da almeno cinque anni al 31 maggio 2028 non siano automaticamente rinnovate alla scadenza, lasciando al Comune la valutazione caso per caso in funzione degli obiettivi di riduzione dello stock: senza misure di questo tipo i 16.906 esercizi non diminuirebbero di certo.
    5. Estende il monitoraggio ai Quartieri 3, 4 e 5, dove i dati Inside Airbnb 2025 documentano la crescita più dinamica nel 2024-2025 (la delibera interviene sulla geografia del fenomeno di due-tre anni fa).
    6. Prevede assemblee aperte obbligatorie presso ciascun Consiglio di Quartiere come precondizione operativa dell’applicazione dell’art. 8-bis, come strumento di ascolto strutturato con le decisioni amministrative che restano in capo agli organi elettivi.
    7. Introduce una soglia massima di pressione ricettiva per condominio, misurata sul rapporto tra unità destinate a locazioni turistiche brevi o altre forme di ricettività e numero totale di unità abitative dello stabile, da definirsi con deliberazione di Giunta entro 90 giorni applicando i criteri MEMOTEF (l’80% degli affitti brevi fiorentini è in condominio, il carico antropico turistico supera di molto quello residenziale, ma le ripartizioni millesimali restano invariate).

    Giovedì presenteremo ovviamente anche ordini del giorno altrettanto puntuali.

    Rispetto alla mobilitazione contraria del Ministro Salvini (che vuole togliere poteri ai Comuni) siamo dalla parte di chi vuole un pubblico forte dalla parte di chi ha meno potere. Ma siamo autonomi e fuori dalla coalizione di centrosinistra che in Regione sembra voler a sua volta smontare le competenze degli Enti Locali di maggiore prossimità.

    Come forza di opposizione continuiamo a pensare che il nostro ruolo sia quello di portare nelle istituzioni un punto di vista radicalmente alternativo a chi in questi decenni ha permesso ai nostri territori di trasformarsi in luoghi da cui estrarre continuamente rendita e profitto, a danno del lavoro e della vita quotidiana della maggioranza delle persone.

    Attendiamo i pareri tecnici e la discussione di giovedì, ribadendo che il modo in cui si sono poste Sindaca e Giunta non aiuta il confronto.

  • Via Bufalini: il Comune ha firmato l’esenzione dagli affitti brevi mentre scriveva il divieto

    Via Bufalini: il Comune ha firmato l’esenzione dagli affitti brevi mentre scriveva il divieto

    “Il TAR ha chiarito che il principio vale solo per il complesso Bufalini. Ma il principio che ha usato — le convenzioni attuative precedenti non possono essere vanificate dal regolamento successivo — è generale. Quante altre convenzioni simili esistono nel centro storico UNESCO?”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Francesca Lupo — Sinistra Progetto Comune Quartiere 1

    Il TAR Toscana ha stabilito che il complesso immobiliare di via Bufalini — 18.000 mq tra via Bufalini e piazza Brunelleschi, ex sede della Cassa di Risparmio, oggi di proprietà di una società di gestione patrimoniale milanese — può destinare i propri 150 appartamenti alle locazioni turistiche brevi. Il Comune ha risposto che si tratta di un “caso specifico”. È un caso specifico. Ma il principio giuridico che lo fonda è generale, e nessuno ha ancora risposto a una domanda semplice: quanti altri casi come questo esistono nel centro storico di Firenze?

    La storia non inizia con la sentenza TAR. Nel 2015 il Regolamento Urbanistico dell’amministrazione Nardella include la scheda norma AT 12.01 dedicata al complesso, con destinazioni d’uso ampie. Nel 2017 il Comune firma la convenzione attuativa con il proprietario dell’epoca: quella convenzione, secondo il TAR, non prevede “alcuna limitazione rispetto alla facoltà di destinare le unità immobiliari alla locazione di breve durata”. Fin qui il passato. Ma la parte più rilevante viene dopo. Nel settembre 2023 — quando il Piano Operativo era già in costruzione e la direzione politica sugli affitti brevi era chiara — la Direzione Urbanistica del Comune di Firenze ha approvato l’atto unilaterale d’obbligo relativo al complesso Bufalini (DD 07456/2023), re-consolidando il regime della convenzione 2017 e rendendo ancora più solide le pretese della proprietà. Quell’atto è del settembre 2023. La continuità politica del centrosinistra fiorentino non lo ha mai rimesso in discussione, neppure quando si stava scrivendo il regolamento anti affitti brevi. Nell’ottobre 2023 la società proprietaria dell’epoca — Colony Capital — ha versato al Comune la monetizzazione della quota di housing sociale prevista dal piano, pagando in denaro anziché costruire case: il Comune ha incassato e ha usato quei fondi per un intervento all’ex caserma dei Carabinieri di Santa Maria Novella (DD 10599/2023). La componente sociale di uno dei complessi più grandi del centro storico è stata fisicamente spostata altrove, con un assegno. Nell’aprile 2024 la proprietà è passata a una società di gestione patrimoniale milanese che gestisce oltre 1,5 miliardi di asset, subito autorizzata a eseguire il progetto operativo di bonifica del sito (DD 03350/2024). Nell’aprile 2025 il Consiglio comunale ha approvato la variante alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Operativo in materia di locazioni turistiche brevi, rafforzando il divieto nel perimetro UNESCO (DC/2025/00019): contestualmente procedeva la causa al TAR. A maggio 2026 il TAR ha dato ragione alla proprietà.

    Il TAR ha chiarito che il vizio del regolamento accertato non produce effetti erga omnes: vale solo per il complesso Bufalini. Ma il principio che ha usato per arrivarci — le convenzioni attuative che precedono il regolamento non possono essere vanificate da quel regolamento — è un principio generale del diritto urbanistico e amministrativo. Questo significa che qualunque proprietà nel centro storico UNESCO che abbia una convenzione attuativa o un atto d’obbligo stipulato prima dell’entrata in vigore della disciplina sulle locazioni turistiche brevi può teoricamente avanzare la stessa pretesa. Il numero di queste convenzioni non è pubblico. Non esiste, che risulti, una ricognizione ufficiale del Comune su quante siano e quali clausole contengano.

    Con l’interrogazione depositata abbiamo chiesto alla Giunta di rispondere a quattro domande: se abbia condotto o intenda condurre questa ricognizione sistematica; se ci siano altri ricorsi pendenti al TAR con le stesse argomentazioni; se ritenga la disciplina del Piano Operativo ancora efficace o intenda integrarla; e — questa è la domanda più diretta — se in sede di approvazione dell’atto d’obbligo del settembre 2023 fosse stata valutata la compatibilità con il Piano Operativo in costruzione e la sua variante sugli affitti brevi. La risposta a quest’ultima domanda avrà un valore chiarificatore.

    La risposta di Palazzo Vecchio alla sentenza è che il piano anti-affitti brevi “va avanti”. È possibile. Ma un piano urbanistico che ha già un buco certificato dal TAR di 18.000 mq nel cuore del centro storico UNESCO — e che non sa quanti buchi analoghi abbia — non è una politica, è un annuncio.

  • Affitti brevi, undici anni di ritardo dai verbali del Comitato di Pilotaggio UNESCO

    Affitti brevi, undici anni di ritardo dai verbali del Comitato di Pilotaggio UNESCO

    «Si continua a operare in modo parziale e insufficiente, occorre una svolta politica e la volontà di un confronto reale»


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    I verbali del Comitato di Pilotaggio del sito UNESCO «Centro Storico di Firenze» — organo consultivo del Comune presieduto dalla stessa amministrazione — acquisiti nelle scorse settimane dal gruppo Sinistra Progetto Comune via accesso atti, dimostrano che la regolazione delle locazioni turistiche brevi è richiesta da almeno undici anni. Nella seduta della Maratona dell’Ascolto del novembre 2015, il tavolo Residenza chiedeva «la regolazione delle locazioni turistiche non professionali»; nello stesso documento l’allora Sindaco Nardella in apertura ammetteva che il centro storico era «sempre più ostile alla residenza».

    Nel verbale del 9 luglio 2020, in piena pandemia, la rappresentante del Ministero dei Beni Culturali chiedeva esplicitamente di «riaffittare appartamenti che prima del Covid erano ad uso turistico ed ora potrebbero essere destinati alla residenza»: un programma di riconversione, sei anni fa, mai avviato.

    Nel verbale del 12 dicembre 2023 il Focal Point UNESCO Italia per il Ministero della Cultura indicava «Berlino e Barcellona come riferimento per buone pratiche per la gestione degli affitti brevi». Nello stesso verbale il responsabile dell’Ufficio UNESCO comunale concludeva che «Firenze non può legiferare a differenza di New York». Due anni dopo, la sentenza della Corte Costituzionale 186/2025 ha smentito quella tesi.

    E non si è trattato di un’apertura giuridica improvvisa. Le 19 sentenze del TAR Toscana del 14 maggio 2026, che hanno respinto i ricorsi contro il Regolamento comunale del 5 maggio 2025, si fondano espressamente sull’art. 99 della legge regionale toscana 65/2014 — il Testo unico sul governo del territorio approvato dalla Giunta Rossi su impulso dell’allora Assessora Anna Marson — che già attribuiva ai Comuni il potere di stabilire «specifiche condizioni e limitazioni» per i mutamenti di destinazione d’uso. Lo strumento giuridico, in altre parole, è a disposizione del Comune di Firenze da dodici anni.

    Dalle carte lette emerge la conferma di un ritardo del Comune di Firenze che rischia di non essere risolto da quanto sta avvenendo in questi giorni. Nei primi cinque mesi del 2026 sono state rilasciate 270 nuove autorizzazioni; in tutto il 2025 erano state 132. Il ritmo è raddoppiato.

    I dati restano impietosi. Firenze conta 16.906 strutture di locazione turistica registrate dall’Osservatorio Regionale e oltre 13.000 annunci attivi sulla sola piattaforma Airbnb. La pressione residenziale è la più alta d’Italia: le locazioni brevi corrispondono a due terzi delle abitazioni locate ai residenti, secondo i dati elaborati dal Dipartimento MEMOTEF della Sapienza per il Comune di Firenze. Gli effetti misurati da IRPET sono che ogni dieci per cento di crescita degli annunci nel centro storico fa salire i prezzi residenziali dell’1,6 per cento, ottantadue euro al metro quadro. Le quindicimila famiglie in difficoltà abitativa documentate dallo stesso istituto non sono un effetto collaterale: sono la conseguenza prevedibile di un’industria estrattiva sulle case della città.

    Quello che la maggioranza presenta come svolta è scritto da otto anni nei verbali dei suoi stessi organi. Allora la domanda diventa una sola: perché solo ora, e quali altre politiche si pensano di intraprendere? Perché non c’è un programma pubblico di riconversione come Renda Segura a Lisbona, sebbene il Ministero della Cultura lo abbia chiesto al Comune nel luglio 2020? Perché non si vincola una parte del gettito dell’imposta di soggiorno — 82 milioni nel 2025 — alla casa pubblica? Perché non si mette al centro l’atto sul lavoro nell’housekeeping degli affitti brevi, dove Filcams CGIL ha promosso la prima vertenza italiana?

    In queste ore lavoreremo su alcune proposte di emendamento, facendo tesoro di quello che emerge da documenti dell’Amministrazione stessa e dalla necessità di dare centralità al Comune come ente capace di incidere e programmare, mentre Regione e Governo nazionale sembrano voler togliere strumenti agli enti locali.

  • Le Quinte: c’è un’offerta per le case da 4,5 milioni di euro. Il Comune deve agire ora

    Le Quinte: c’è un’offerta per le case da 4,5 milioni di euro. Il Comune deve agire ora

    “Un’offerta irrevocabile è già sul tavolo. La nostra mozione per l’acquisizione pubblica è ferma in commissione dal 14 novembre 2025 «per approfondimenti»”


    Giulia Marmo — Sinistra Progetto Comune Quartiere 4
    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    L’avviso di gara del Concordato Preventivo Le Quinte n. 61/2014 fissa per il 29 giugno 2026, ore 9:30, l’asta competitiva per la vendita in blocco di 137 alloggi a canone concordato: 42 in via Niccolò da Tolentino 23, 72 in via Niccolò da Tolentino 92, 23 in via Alberto Arnoldi 6/A. Tutti gravati dal vincolo permanente di affitto a canone concordato, in forza delle convenzioni urbanistiche del 24 e 25 ottobre 2005 sottoscritte tra il Comune di Firenze e la società Le Quinte nell’ambito del programma sperimentale “ventimila abitazioni in affitto”.

    Il 24 aprile 2026 il Liquidatore Giudiziale ha ricevuto un’offerta irrevocabile di acquisto in blocco per 4.500.000 euro oltre IVA, accompagnata da cauzione di 500.000 euro: mediamente circa 33.000 euro ad alloggio, oltre ai relativi box e posti auto. Eventuali offerte migliorative devono essere depositate presso un notaio di Firenze, entro le ore 12.00 del 26 giugno 2026.

    Il medesimo avviso certifica che la vendita ha ottenuto il previsto nulla osta del Comune ai sensi dell’art. 11 delle convenzioni del 25 ottobre 2005? Si tratterebbe di un atto che ha sbloccato l’asta competitiva e di cui, alla data odierna, non sono noti data, numero, ufficio firmatario né istruttoria.

    Presenteremo in queste ore un’interrogazione urgente alla Sindaca e alla Giunta, accompagnata da una richiesta di accesso agli atti. Il provvedimento non risulta sia stato preceduto da alcun passaggio in Consiglio comunale, neanche è stata informata la Commissione di competenza: la nostra mozione sull’acquisizione pubblica degli stessi immobili è ferma in commissione dal 14 novembre 2025 “per approfondimenti”.

    Sul vincolo permanente che grava sugli immobili pende un giudizio al TAR Toscana (RG 472/2023), promosso dal Liquidatore Giudiziale: chi acquista all’asta subentra in quel ricorso.

    A seguito dell’eventuale aggiudicazione del 29 giugno, gli effetti del trasferimento resteranno comunque sospensivamente condizionati al nulla osta del Comune al subentro dell’aggiudicatario nelle convenzioni, da rilasciarsi entro 60 giorni dalla richiesta.

    È uno strumento che l’Amministrazione conserva nelle proprie mani, e che chiediamo venga usato politicamente: o si valuta seriamente la presentazione di un’offerta migliorativa entro il 26 giugno — anche in raccordo con la Regione Toscana, Casa S.p.A. e gli strumenti di cofinanziamento disponibili — oppure si imposta una trattativa pubblica con l’aggiudicatario, condizionando il subentro alla conferma del vincolo permanente e alla tutela dei nuclei oggi residenti.

    Resta un dato oggettivo: le aste precedenti, sui medesimi immobili, sono andate ripetutamente deserte. Vuol dire che il mercato privato non compra immobili con vincolo permanente di canone concordato. Vuol dire anche che l’unico soggetto per cui quel vincolo non è un problema è il pubblico: l’amministrazione non ricava un profitto sull’affitto, ma garantisce il diritto alla casa di 137 nuclei familiari e amplia il patrimonio dell’Ente.

    Il prezzo a cui oggi il mercato valuta quegli immobili è eloquente; per il Comune si tratterebbe di un’occasione, non di un onere.

    Ai tanti nuclei familiari che continuano a vivere in una condizione di incertezza ribadiamo il nostro impegno, invitandoli in assemblea pubblica venerdì 5 giugno 2026, alle 21:00, presso il Circolo ARCI 25 Aprile, in via del Bronzino (Firenze).

  • Affitti brevi: non ci sottrarremo al confronto e ribadiamo la necessità di maggior celerità, trasparenza e apertura alla collaborazione della città

    Affitti brevi: non ci sottrarremo al confronto e ribadiamo la necessità di maggior celerità, trasparenza e apertura alla collaborazione della città

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune


    La Giunta Funaro ha licenziato il 26 maggio le “Integrazioni al Regolamento Locazioni Turistiche Brevi” e ne ha chiesto l’esame in termini abbreviati: arriverà in Consiglio Comunale il prossimo 4 giugno e, se tutto procede, sarà in vigore in circa tre settimane. Su questo atto registriamo cinque punti che non possiamo lasciare passare.

    1. È la Giunta stessa a certificare i limiti del regolamento del 2025. La motivazione dell’urgenza, scritta nero su bianco dalla Sindaca, parla di “aumento esponenziale delle richieste” e “rilascio di un numero ingente di autorizzazioni” nelle zone su cui si intende intervenire. Nei primi cinque mesi del 2026 sono già state rilasciate 270 autorizzazioni, contro 132 in sette mesi del 2025: il ritmo è raddoppiato. Il provvedimento di un anno fa, che a parole doveva fermare il fenomeno, lo ha invece accelerato, essendo rimasto fermo e senza sviluppo. Lo diciamo da tempo: senza un tetto numerico decrescente e senza misure strutturali, ogni stretta serve solo a cristallizzare la rendita di chi è già dentro.
    2. Lo studio MEMOTEF è pronto da gennaio e ancora non è pubblico, anche se immaginiamo ora arriverà, dopo la presentazione. Il Consiglio è chiamato a votare l’estensione delle limitazioni alle sottozone A3 e A4 sulla base di indicatori di pressione ricettiva, pressione residenziale, rischio e vulnerabilità sociale che la cittadinanza, i comitati e gli stessi consiglieri non hanno potuto leggere per intero. Chiediamo la pubblicazione immediata e integrale della relazione, dei dati sulle autorizzazioni rilasciate disaggregati per zona, dei risultati dell’attività di vigilanza affidata alla società di scraping. La proporzionalità delle misure si valuta sui dati, non sulle dichiarazioni.
    3. È il momento di una mappa georeferenziata e pubblica di tutte le locazioni turistiche brevi. Una mappa online, aperta, navigabile per via e civico, con CIN, codice regionale e titolarità: lo chiedono da anni i comitati e i sindacati inquilini, lo prevede in spirito il Regolamento UE 2024/1028 in vigore dal 20 maggio. Senza, la cittadinanza non controlla e l’amministrazione perde la prima leva contro gli abusivi.
    4. Le promesse della Sindaca per il 2028 — privilegiare i piccoli sui grandi, restringere alla fine della moratoria — sono slogan finché non diventano criteri scritti. Annunci di una stretta futura non spostano nulla se nel testo non compaiono numeri, soglie e definizioni vincolanti. Cosa è “piccolo” e cosa è “grande”? Quanto si scenderà? Con quali strumenti si distinguerà l’host occasionale dalla società che gestisce decine di unità? È lo spazio in cui chiederemo emendamenti concreti, non rinvii ai prossimi atti di indirizzo.
    5. La maggioranza che a Firenze chiede di stringere, in Regione svuota i Comuni. È in discussione una modifica della legge regionale 61/2024 (Testo Unico del Turismo) che minaccia di erodere proprio le competenze comunali sul cambio di destinazione d’uso degli immobili. È un precedente pericoloso: la copertura riconosciuta dalla Corte Costituzionale 186/2025 si fonda sull’autonomia regolatoria territoriale. Togliere quella leva ai Comuni significa disarmarli contro la turistificazione, in coerenza con la pressione esercitata dal Governo Meloni e da Confedilizia. Chiederemo conto in Consiglio di questa contraddizione: ciò che la Giunta scrive a Palazzo Vecchio e ciò che il Partito Democratico vota in Regione non possono dire l’opposto.

    Firenze non si difende cristallizzando la rendita. Si difende riconoscendo che la casa è un diritto e che il turismo, per essere sostenibile, deve smettere di essere un’industria estrattiva sulle vite di chi la città la abita. Per questo continueremo a chiedere una riduzione vera dello stock LTB, una distinzione netta fra host occasionale e gestione imprenditoriale, una leva fiscale dedicata col gettito vincolato a edilizia residenziale pubblica, un programma di riconversione in affitto accessibile, tutele per chi lavora nell’housekeeping e una cabina di regia con comitati, sindacati e ricerca indipendente.

    Con questo approccio seguiremo i lavori della commissione già convocata domani e rinnoviamo la disponibilità a lavorare nell’interesse di Firenze.

  • San Salvi: c’è confusione sul quadro complessivo, il Comune deve agire diversamente

    San Salvi: c’è confusione sul quadro complessivo, il Comune deve agire diversamente

    “Meno del 12% della superficie va all’abitare permanente. Gli appartamenti sono sotto la soglia raccomandata persino per una persona sola. La strada verso via Mezzetta a noi risulta possa arrivare anche senza la rigenerazione”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    Oggi le Commissioni consiliari 3 e 4 si sono riunite in seduta congiunta esterna, direttamente nel complesso di San Salvi. È stata utile. Quello che è emerso, però, merita essere detto chiaramente, integrandolo con quello che abbiamo trovato tra determine e delibere pubblicate.

    Partiamo dall’housing sociale, presentato come il cuore dell’Operazione 1A finanziata con fondi FESR. Il progetto prevede 12 unità abitative: 9 appartamenti da 40–45 mq e 3 angolari da circa 70 mq, per circa 590 mq netti complessivi. Il DM 5 luglio 1975 — ancora vigente — fissa gli standard minimi per l’edilizia residenziale pubblica a 45 mq per una persona, 60 per due, 75 per tre. I 9 appartamenti proposti per San Salvi sono sotto la soglia raccomandata persino per chi ci abita da solo o da sola. Nessuna unità è dimensionata per famiglie con figli. La lavanderia comune ovviamente può alleggerire la situazione, ma davvero riteniamo che questa caratteristica non possa essere considerata normale.

    Il confronto che riteniamo più significativo, però, è un altro. Il Comune di Firenze ha approvato nel maggio 2025 — e difeso al TAR nel maggio 2026 — un regolamento sulle locazioni turistiche brevi che fissa a 28 mq il minimo accettabile per affittare un appartamento a una persona che viene per turismo per una notte. L’housing sociale di San Salvi propone unità permanenti da 40–45 mq. Diciassette metri quadrati in più rispetto al minimo che questo Comune considera dignitoso per una notte di ferie.

    Sul tema della viabilità, la seduta ha confermato un nodo che merita attenzione. Il collegamento via Mezzetta–via Andrea del Sarto è inserito nel Piano Operativo Comunale approvato nell’aprile 2025 in modo autonomo rispetto al progetto FESR. Questo significa che la strada può essere realizzata indipendentemente dall’esito della rigenerazione: anche se i cantieri sui padiglioni slittano, anche se i fondi europei non vengono rendicontati, anche se le gare vanno deserte. La DD 03594 dell’11 maggio 2026 — “Ampliamento Parco del Mezzetta”, accesso ai terreni ex art. 15 DPR 327/2001 — ha già avviato formalmente l’iter espropriativo propedeutico. Quella strada non si deve fare: delle perplessità sono emerse, durante la seduta di oggi, anche da esponenti dei gruppi di maggioranza: proporremo di toglierla con atti di indirizzo in Quartiere e Comune.

    Infine, il quadro dei tempi. A maggio 2026 si stanno ancora affidando gli incarichi di progettazione impiantistica per i padiglioni abitativi. I cantieri non partiranno prima del 2027–2028. La regola europea N+2 impone la firma dei contratti d’appalto entro fine 2026 per non perdere i fondi FESR. Il rischio di disimpegno è concreto, anche se la Giunta e la parte politica ci ha tenuto a dirci che la nostra preoccupazione è fuorviante.

    A noi pare che manchi anche in questo caso la capacità di programmazione complessiva: le diverse direzioni interessate dovrebbero lavorare insieme, su input politico (lo esplicitiamo la nostra non è una critica al personale dell’Ente, anzi, crediamo che troppo si scarichi su di loro, in un clima generale in cui si fa fatica ad assumersi le proprie responsabilità quando si ha un mandato elettorale).

    San Salvi merita risposte diverse e un futuro costruito insieme a comitati, residenza, a massima tutela del verde e della vivibilità.

  • Cessione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (case popolari)

    Interrogazione n. 950
    Presentato 25 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Interrogazione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Calamandrei senza acqua e con bagni chimici per cinquecento persone. La nostra denuncia di due anni fa

    Calamandrei senza acqua e con bagni chimici per cinquecento persone. La nostra denuncia di due anni fa

    “Dal 16 maggio l’edificio del 1974 che ospita quasi 500 studenti e studentesse fuori sede è senza acqua ai piani superiori. L’ARDSU ha risposto con bagni chimici nel parcheggio. Il Comune ha firmato una convenzione con la Regione su questa struttura e questa settimana ha anche deliberato su spese condominiali ARDSU. Non è uno spettatore. Deve rispondere”*


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Dal 16 maggio 2026 la residenza universitaria Calamandrei di viale Morgagni — la più grande struttura dell’ARDSU (Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana) a Firenze, con circa 500 posti letto — è rimasta senza acqua ai piani superiori a causa del guasto alle pompe idriche. La risposta è stata: dodici docce esterne e dodici bagni chimici in un parcheggio, uno ogni quaranta persone. Cinque giorni di emergenza igienico-sanitaria trattata come “disagio temporaneo”. Non è una risposta adeguata: è la resa.

    Questa crisi non è un incidente tecnico, ma la fotografia delle conseguenze di precise risposte politiche. Le realtà studentesche e sindacali lo denunciano da anni: i finanziamenti al diritto allo studio universitario vengono tagliati sistematicamente. Un edificio del 1974, mai ristrutturato in profondità, gestito con risorse decrescenti, non garantisce dignità abitativa. Lo stesso presidente dell’ARDSU ha dichiarato pubblicamente che l’edificio andrebbe demolito e ricostruito, per un investimento di 12-15 milioni di euro. Un bando in partenariato pubblico-privato è andato deserto: nessun privato ha ritenuto sufficientemente redditizia la struttura. Il mercato ha già risposto. La risposta è no.

    Come Sinistra Progetto Comune abbiamo sollevato questi temi in campagna elettorale e li abbiamo riportati in Consiglio Comunale con atti formali: ricordiamo di aver raccolto le firme grazie all’invito di Mario Bufano, già cuoco e sindacalista, oggi in pensione ma sempre attivo.

    Sul versante del mercato privato degli alloggi studenteschi abbiamo presentato nel maggio 2026 un’interrogazione al Sindaco che ha certificato posizioni debitorie TARI aperte per oltre 60.000 euro nei confronti di due gestori privati di studentati di lusso — ASAF-SICAF, riconducibile al fondo Ardian, e Campus X Srl, riconducibile al fondo Rockfield. Studentati che applicano canoni nella fascia alta del mercato fiorentino e non versano i tributi dovuti al Comune. Il paradosso è istruttivo, e lo esplicitiamo con una domanda: chi fa profitto sulla casa degli studenti non paga le tasse, chi garantisce il diritto allo studio pubblico non ha i fondi per mantenere le pompe dell’acqua?

    Il Comune di Firenze non è uno spettatore di questa vicenda. Nel 2021, con determina dirigenziale n. 00467, ha approvato lo schema di convenzione con Regione Toscana, Università degli Studi di Firenze e ARDSU — un accordo che implica corresponsabilità nella governance delle strutture sul territorio comunale. Il 21 maggio 2026, mentre al Calamandrei si aspettava di fare la doccia in un parcheggio, il Comune deliberava ancora su spese condominiali relative a strutture ARDSU. Esiste un legame formale e finanziario. Esistono obblighi che discendono da quel legame.

    Lunedì, con una domanda di attualità, chiederemo alla Giunta di chiarire quali impegni ha assunto nel quadro della convenzione del 2021; se esista un piano per garantire soluzioni abitative dignitose agli studenti del Calamandrei nell’attesa di una riqualificazione che non ha ancora una data; se intenda fare pressione sulla Regione Toscana per invertire la rotta dei tagli che stanno erodendo il diritto allo studio pubblico in Toscana.

    La stessa Giunta che non trova risorse, o non le pretende dalla Regione, per mantenere agibili le residenze pubbliche per studentesse e studenti ha promosso e tollerato il proliferare di affitti brevi, la crescita inarrestabile della monocultura turistica, la progressiva espulsione di residenti e studenti dal mercato ordinario dell’affitto. Il Calamandrei è il volto di questa contraddizione: un edificio degradato che ospita chi non può permettersi il mercato libero, in una città che ha scelto il turismo prima delle persone. Il diritto allo studio non si difende con i bagni chimici. Si difende con investimenti pubblici seri, finanziamenti strutturali, e un’amministrazione che consideri gli studenti fuori sede parte della città — non un problema residuale da gestire nell’emergenza.

    Vedremo cosa emergerà in Consiglio comunale.

  • Tracciabilità della destinazione delle risorse derivanti dalla monetizzazione della quota di Housing Sociale – ERC della convenzione AT 12.17 Sassetti e rendicontazione al Consiglio comunale – collegato alla Prop. Delib. 2026/00021 “Area di trasformazione AT 12.17 Sassetti, soggetta ad Intervento Edilizio Diretto Convenzionato. Approvazione schema di convenzione urbanistica”

    Ordine del giorno n. 887 · Non Trattato
    Presentato 17 Maggio 2026 · Discusso 26 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Ordine del giorno a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Tar respinge 19 ricorsi sugli affitti brevi: ora servono coraggio e consequenzialità

    Tar respinge 19 ricorsi sugli affitti brevi: ora servono coraggio e consequenzialità

    “La norma regge, lo studio di Celata per capire se c’è: non ci sono più alibi per non andare oltre il centro storico”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il Tar della Toscana ha respinto oggi 19 ricorsi contro il regolamento comunale sulle locazioni turistiche brevi, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale 186/2025 e la giurisprudenza europea: la protezione dell’ambiente urbano, degli obiettivi di politica sociale e culturale e del patrimonio storico-artistico costituiscono motivi imperativi di interesse generale che giustificano restrizioni alla libertà d’impresa. È una buona notizia.

    È anche una notizia che ci troviamo ad accogliere dopo anni in cui abbiamo sostenuto — in Consiglio Comunale, nelle commissioni, nel dibattito pubblico — che regolare le locazioni turistiche brevi non fosse solo necessario, ma pienamente possibile sul piano giuridico. Per anni ci è stato risposto con cautela, con rinvii, con l’argomento implicito che il rischio di soccombere in giudizio sconsigliasse interventi più netti. Oggi quel ragionamento è definitivamente sconfitto.

    Il percorso è stato lungo. Abbiamo votato a favore della prima delibera del 2023 pur indicandone i limiti (e accettando una dialettica che ci ha anche contestato per quell’apertura di credito); abbiamo registrato con preoccupazione come, dopo il blocco nel centro storico, in pochi mesi il numero di strutture nel resto della città fosse cresciuto di circa 900 unità. Nella discussione sul regolamento del maggio 2025, abbiamo ottenuto l’approvazione di un ordine del giorno che chiedeva — tra le altre cose — l’individuazione di altre aree della città colpite dagli effetti negativi dell’overtourism, l’accesso pubblico ai dati e un tavolo con la Regione per norme più incisive. Le nostre idee sono state formalmente accolte, ma non hanno trovato applicazione.

    L’Amministrazione ha commissionato al professor Filippo Celata — tra i principali studiosi del fenomeno a livello nazionale — un’analisi della concentrazione di locazioni brevi fuori dall’area Unesco. Quello studio è nella mani dell’Amministrazione da mesi, ma non è ancora stato reso pubblico né ha prodotto azioni conseguenti. Oggi non ci sono più alibi: la norma regge in giudizio e i dati sulla diffusione del fenomeno nelle periferie e nei Quartieri fuori dal centro sono sotto gli occhi di chiunque voglia guardare testimoniano l’urgenza di agire.

    Chiediamo che lo studio Celata venga pubblicato integralmente e portato in Consiglio Comunale. Chiediamo che il regolamento venga esteso, sulla base di quell’analisi, alle zone della città dove la pressione turistica sta già producendo l’espulsione dei residenti. La sentenza di oggi non è un punto d’arrivo: è il passaggio che fa venire meno ogni alibi.

  • Mappatura del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e del patrimonio privato sfitto sul territorio comunale

    Mozione n. 829
    Presentato 10 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Mozione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Piano immobili pubblici di Firenze: 150 milioni per la sicurezza, zero per la casa. E il Consiglio comunale resta fuori dalla porta.

    Piano immobili pubblici di Firenze: 150 milioni per la sicurezza, zero per la casa. E il Consiglio comunale resta fuori dalla porta.

    “Rimane troppo spazio per la discrezionalità e non ci risulta escluso l’ambito turistico”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il “Piano Città degli immobili pubblici” firmato martedì in Palazzo Vecchio dalla Sindaca Funaro insieme alla direttrice del Demanio Dal Verme, alla rettrice Petrucci, ai sottosegretari Albano (Economia) e Prisco (Interni) è un’operazione importante, ma la cornice raccontata in conferenza stampa lascia fuori almeno cinque elementi che meritano di essere conosciuti dalla cittadinanza.

    Primo: il Consiglio comunale è bypassato, come lo sono i Consigli di Quartiere. L’accordo è stato approvato con delibera di Giunta n. DG/2026/00141 immediatamente eseguibile. Le scelte sostanziali – destinazioni d’uso, varianti urbanistiche, eventuali trasferimenti di proprietà, ingresso di operatori privati – sono affidate a un Tavolo tecnico tripartito Demanio–Comune–UniFi che, come previsto dall’art. 6 dell’Accordo, può modificare in corsa anche le ipotesi di destinazione annunciate ieri. Tutto ciò che è stato presentato in conferenza è promessa politica, non vincolo giuridico.

    Secondo: il partenariato pubblico-privato è “anche turistico”, per scelta esplicita. L’articolo 1 dell’Accordo cita testualmente partenariati «con particolare riferimento a quello culturale, turistico e sociale». A Firenze, città stritolata da overtourism e affitti brevi, infilare il turismo dentro la cornice giuridica di un piano sul patrimonio pubblico significa aprire una porta che non si chiude più con un comunicato.

    Terzo: 150 milioni dichiarati per la “Cittadella della sicurezza” alla ex Caserma Perotti, zero milioni stanziati per la casa.Il sottosegretario Prisco ha annunciato 75 milioni per la Questura e 43 milioni per i Vigili del Fuoco. Almeno sette immobili su diciassette vanno a rafforzamento dell’apparato sicurezza (Perotti, Covercianino, Mameli, Panciatichi, Belfiore, Grilli, Redi). Per l’edilizia residenziale pubblica, le residenze studenti pubbliche e i presidi sociali la stessa Sindaca ha parlato di “fase embrionale” e “suggestione” futura su altri immobili. Le priorità di spesa sono state già scelte: si chiamano sicurezza, controllo, disciplinamento. Non case popolari, non presidi sanitari di prossimità, non spazi sociali.

    Quarto: studentati alla Quarleri “in forma non ancora chiara”. Per la ex Caserma Quarleri di Sesto è prevista la realizzazione di alloggi per studenti universitari, ma non è precisato se saranno residenze pubbliche a canoni del Diritto allo Studio Universitario regionale o studentati privati a prezzo di mercato, o con convenzioni.

    Quinto: bonifica incompleta a Covercianino. L’ex deposito carburanti è stato occupato dal 2006 al 2022, è stato bonificato solo in parte e diventerà la sede dei Carabinieri Forestali: va detto quale sarà lo stato della bonifica al momento del trasferimento e a carico di chi.

    A questi temi si aggiungono questioni che meritano vigilanza: la clausola di prevalenza dell’Accordo sugli accordi precedenti relativi agli stessi immobili (rilevante per la concessione ETS de La Riottosa); l’impegno del Comune a “procedure anche semplificate” e a rilascio celere di pareri e autorizzazioni urbanistiche; il federalismo culturale che scarica sul bilancio comunale costi di gestione senza risorse aggiuntive.

    Per questi motivi procederemo con accesso agli atti e interrogazioni, con cui chiedere trasparenza piena sul Tavolo tecnico, vincolo di passaggio in Consiglio per ogni atto attuativo che incida su destinazioni d’uso e varianti urbanistiche (con il coinvolgimento dei Quartieri coinvolti), esclusione esplicita di destinazioni turistiche, quota minima vincolata di edilizia residenziale pubblica e residenze studenti pubbliche nei beni dismessi, tutela degli usi sociali esistenti.

    Firenze ha bisogno di un piano per il patrimonio pubblico. Ne ha bisogno per fare casa pubblica, presidi sanitari di quartiere, residenze studenti pubbliche, beni comuni urbani, spazi sociali. Non per moltiplicare uffici delle forze dell’ordine e aprire a partenariati turistici sui suoi gioielli. Di fronte a richieste di moratoria e partecipazione, non ci si può limitare ad accordi apicali che tengono fuori le assemblee elettive.

  • San Salvi: trent’anni di promesse e nessun cantiere ancora aperto

    San Salvi: trent’anni di promesse e nessun cantiere ancora aperto

    «L’analisi degli atti pubblici 2023–2026 rivela: progettazione ancora in corso a maggio 2026, fondi europei a rischio, servizi tagliati in anticipo»


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    «Trent’anni di vergogna per il recupero di San Salvi»: così titolava perUnaltracittà già nel 2021, documentando decenni di promesse non mantenute su uno dei complessi più importanti e più trascurati della città. Oggi, a maggio 2026, il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune è in grado di aggiungere dati nuovi e più precisi a quella denuncia — e purtroppo il quadro non è cambiato.

    L’analisi di 51 atti pubblici — delibere di giunta e determine dirigenziali — pubblicati dal Comune di Firenze tra il 2023 e il maggio 2026 permette di ricostruire con precisione lo stato reale del progetto di rigenerazione FESR dei padiglioni 33-34-35-37: la progettazione strutturale è ancora in corso, la gara per gli impianti tecnologici è ancora in fase di valutazione, le indagini geologiche per le aree esterne sono state avviate ad aprile 2026. Nessun cantiere di cosiddetta rigenerazione è aperto.

    Non si tratta di un ritardo di qualche settimana: il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (il primo livello progettuale vero) è stato approvato nell’ottobre 2024 e l’Amministrazione aveva promesso l’avvio dei cantieri per il 2025–2026, ma quell’orizzonte non è stato rispettato. E il tempo che rimane si sta esaurendo. I 10 milioni di euro del progetto provengono da fondi FESR 2021–2027: la regola europea N+2 ci risulta imponga che i contratti d’appalto siano firmati entro fine 2026 per non perdere le risorse già assegnate. Con la progettazione ancora in corso a maggio, diventa ogni settimana più difficile rispettare quella scadenza: un eventuale disimpegno automatico dei fondi sarebbe molto rilevante, visti gli annunci roboanti del centrosinistra.

    A rendere il quadro ancora più inaccettabile c’è una vicenda specifica: nel giugno 2025 il Centro Diurno «Le Civette», in via San Salvi 12, 15 posti per anziani non autosufficienti, è stato chiuso. Il cantiere non era ancora partito — e non sarebbe partito per almeno un anno. Quindici famiglie hanno perso un servizio di prossimità in nome di una rigenerazione che non si vede, mentre tardano ad arrivare le risposte a una nostra specifica interrogazione su questo. Si tagliano i servizi sociali nell’immediatezza, le promesse di riqualificazione restano promesse. Alla stessa area appartiene la palestra di via San Salvi, finanziata con legge 1185/2019 e affidata a Costruzioni Vitale S.r.l.: cinque anni di cantiere, almeno quattro proroghe documentate, una variante in corso d’opera. L’ultima presa d’atto di proroga risale al febbraio 2026: il Comune non ha mai spiegato alla residenza perché i lavori non finiscono, né ha fornito una data di consegna credibile.

    I Comitati «San Salvi chi può» e «Salviamo San Salvi», insieme alle realtà che si battono per questo pezzo di città — da perUnaltracittà alla petizione «Salviamo il Parco di San Salvi» — denunciano da anni non solo i ritardi, ma una visione sbagliata: quella di un’area che rischia di essere consegnata a logiche di privatizzazione o di monofunzionalità, invece di restare pienamente pubblica, aperta, culturalmente e socialmente vitale. Noi condividiamo quella preoccupazione e ci impegniamo a portarla dentro le istituzioni con gli strumenti del mandato consiliare.

    C’è però un ulteriore elemento che rende questa contraddizione ancora più evidente. Il Piano Operativo del Comune — approvato in Consiglio Comunale il 7 aprile 2025 con il nostro voto contrario e in vigore dal 6 giugno 2025 — prevede l’apertura di due nuove strade all’interno del parco di San Salvi, con ingresso da via del Mezzetta e uscita su via Andrea del Sarto. Le osservazioni formali presentate dai comitati sono state respinte. La stessa Amministrazione che promette rigenerazione pubblica attraverso i fondi europei ha quindi già approvato, nello strumento urbanistico vigente, un corridoio di traffico veicolare nel cuore del parco. Non si può riqualificare un’area per la comunità e simultaneamente trasformare il suo parco in un’arteria stradale: chiediamo che questa previsione venga eliminata.

    Presenteremo nei prossimi giorni un’interrogazione urgente alla Giunta per chiedere: qual è la data target per la firma dei contratti d’appalto Op 1A e Op 1B; se il Comune ha già comunicato alla Regione Toscana rischi di disimpegno dei fondi FESR; quando la palestra dovrebbe essere consegnata alla città. Restiamo in attesa di capire anche il futuro del Centro Diurno e pensiamo sia necessario che anche il Quartiere 2 si attivi per capire cosa sta succedendo. San Salvi non è solo un’area da riqualificare: è un pezzo di storia della città, un parco pubblico, un luogo di memoria su cui la comunità ha il diritto di essere coinvolta davvero.