Dmitrij PalagiConsigliere comunale · Firenze · SPC

Ho sorriso

Ho sorriso, e credo sia giusto sentire sollievo.

Vedere perdere i Bolsonaro (padre e figlio) e Trump (anche se prova a dare la colpa al suo partito) incrina il mito dell’ondata nera destinata a vincere senza adeguati anticorpi.

Siamo prima di tutto singole persone, quindi c’è un livello umano comune, di sintonia forte, tra chiunque abbia provato brividi reali nel leggere quanto accade nel mondo.

Poi c’è il livello politico. Qui da giorni ho in testa le parole di Vincent Bevins, attento lettore dei fatti brasiliani (e non solo). Ha scritto un libro bellissimo, «If We Burn», su un decennio di rivolte senza rivoluzione (2010-2020).

Semplificando: la vittoria di Lula è merito di una grande mobilitazione tra il primo e il secondo turno. Al primo era dietro, 45,2% contro 47%. Al secondo sono andati a votare quasi tre milioni di persone in più. È la scelta di chi alla fine dice: non ho fiducia nell’alternativa, ma di fronte all’eccesso eversivo delle destre antidemocratiche va messo un argine. È il contrario delle piazze raccontate da Bevins: lì la rabbia senza organizzazione si è dispersa (o peggio ha portato a esiti opposti da quelli per cui erano iniziate i movimenti), qui la mobilitazione aveva un obiettivo e l’ha raggiunto.

A sinistra si ha difficoltà a stare bene, a provare sollievo e soddisfazione. Direi che è anche perché abbiamo qualche ambizione che va oltre il governare per il governare, in un sistema destinato a fare di tutto per non essere messo in discussione, anche quando ormai traballa come una Trabant su uno sterrato.

Difendere quel che rimane delle conquiste del Novecento è giusto. Non basta. Abbiamo bisogno di imparare a rispettare anche chi sente di voler andare oltre la difesa, la conservazione: per me è riaprire un’idea di rivoluzione, che vada in positivo oltre il 1789 e il 1917, senza violenza, con tutto quello che il secondo quarto del XXI secolo ha da offrire.

Una prospettiva che deve vivere nella concretezza pratica quotidiana, non in astratti dibattiti estranei ai bisogni delle persone.


Pubblicato su Facebook il 4 novembre 2026 (il post originale). Altri pezzi nel Taccuino.

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