“Il garante chiede di occuparsi di chi resta fuori dai protocolli: la residenza in carcere dipende dal Comune e chiediamo di partire da lì”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Per il Garante comunale delle persone private della libertà, Giancarlo Parissi, il tavolo sul carcere di Sollicciano del 29 ottobre non ha portato novità. Lo ha detto il 2 novembre ai microfoni di Novaradio. Secondo il garante si è discusso di un solo caso, quello di una detenuta che deve curarsi fuori, chiuso con il rinvio a un protocollo già esistente. Su come seguire le altre persone non si è discusso, eppure con protocolli e procedure, sempre secondo lui, si arriva più o meno a una persona detenuta su cinque.
Quel protocollo, firmato nel dicembre 2024 da Comune, Società della Salute, Azienda USL e amministrazione penitenziaria, riguarda persone «residenti sul territorio del Comune di Firenze», come scriveva allora il Comune stesso. Per questo presenteremo un’interrogazione sull’accordo con cui Palazzo Vecchio iscriveva all’anagrafe le persone detenute. L’accordo è stato approvato dalla Giunta nell’agosto 2023, per tre anni, e nell’aprile 2025 risultava sospeso. Vogliamo sapere se oggi è in vigore, se è stato rinnovato e quante iscrizioni ci sono state. Chiediamo inoltre che la continuità delle cure valga per tutte le persone che escono da Sollicciano, residenti o no.
I numeri spiegano perché il garante parla di un quinto. A settembre, in Commissione, lo stesso Parissi aveva indicato in circa sette su dieci le persone straniere detenute a Sollicciano, e molte non hanno né permesso di soggiorno né residenza. Finché l’accordo sull’anagrafe è stato applicato, le iscrizioni da Sollicciano e dal Gozzini sono state 57 in un anno e mezzo.
Nell’intervista il garante ha toccato anche altri punti. Ci sono quindici detenute che hanno chiesto di frequentare le superiori e non hanno avuto risposta. Sui tempi dei lavori nelle sezioni sotto sequestro nessuno dice niente. Il tavolo si vedrà ogni tre mesi, e la sede di coordinamento per le associazioni viene individuata a Brozzi, quando un coordinamento fra associazioni e servizi esiste già.
Che il tavolo si sia riunito di nuovo dopo l’estate è un bene, e lo chiedevamo anche noi. Nel luglio 2025 però il Consiglio aveva votato, con le firme di quasi tutta la maggioranza e la nostra, un tavolo istituzionale permanente con Ministero e Regione e una Consulta civica per Sollicciano coordinata dal Comune. Quello che c’è oggi è un tavolo fra servizi che si riunirà tre o quattro volte l’anno.
Sulla residenza il Comune non può rimandare al Ministero. Dal 2018 l’ordinamento penitenziario prevede che chi è detenuto senza residenza venga iscritto all’anagrafe del Comune in cui si trova il carcere, su segnalazione della direzione. Senza residenza non ci sono la carta d’identità e il medico di base. Le misure alternative diventano più difficili, e alla presa in carico dei servizi sociali una volta fuori si arriva solo per eccezione. Il carcere finisce così per essere l’unico luogo in cui la città si occupa di queste persone. Portare il carcere dentro la città, come ripete la Giunta, comincia dal riconoscere a chi ci vive un indirizzo e dei diritti.








